Via Crocifissa: «Fiasco Lam»
I commercianti: «Perdite del 50 per cento».
I residenti: «Non si parcheggia»
I commercianti: «Perdite del 50 per cento».
I residenti: «Non si parcheggia»
di Mimmo Varone
Il pomeriggio di sole incerto del sabato che annuncia una domenica di pioggia non le giova. E per la verità non le giova neanche il sabato, privo com'è di vivacità. Via Crocifissa Di Rosa sembra una piacente e fascinosa signora dagli occhi tristi volti a un passato migliore. Le pietre nere di nordica eleganza dei larghi marciapiedi, l'ordine geometrico della strada tornata all'antico asfalto ma rimasta stretta come un budello, i parcheggi semivuoti, le fioriere e i lampioni che strizzano l'occhio alle linee tese dei grandi palazzi un po' demodé... tutto rende allo sguardo un'identità forte e stanca.
C'è poca gente per strada, poca e frettolosa, nel pomeriggio spazzato dal vento freddo. E molti giurano che c'era più animazione quando la «piacente signora» si mostrava in abiti più dimessi, con i marciapiedi stretti invasi dalle auto, le due carreggiate e lo spartitraffico da vialone di periferia. Quel disordine piaceva di più persino ai residenti, e i commercianti lo vedono come una biblica manna finita per sempre.
Tutti scontenti, insomma. Scontenti di quella corsia Lam che s'è presa un bel pezzo di strada e ti costringe a guardarti le spalle dal bus pronto ad arrivarti addosso a tradimento, scontenti dell'ordine estetico della modernità. Le camere da letto sono tornate ad affacciarsi sulla via, dopo il ripiegamento verso il retro dei condomini per sfuggire al rumore delle ruote sulle pietre nere subito sconnesse e presto rimosse.
I 18 mesi di cantieri che dal 2001 al 2003 avevano costretto a un percorso di guerra sono un ricordo appassito.
Ora tutto è come doveva essere. E non piace.
E' la «vendetta» per un'operazione maldigerita? La testardaggine dell'essere contro purchessia?
Resta che i commercianti mostrano bilanci dimezzati, che i negozi cercano di migrare altrove, che la gente non vuol saperne di quei marciapiedi così ampi, belli e ordinati. E tutti rimpiangono il parcheggio davanti all'uscio o alla vetrina. Non c'è nemmeno da attaccarsi agli extracomunitari, che nella via ci sono ma si fanno i fatti loro.
I poliziotti di quartiere sono lì tutti i santi giorni, entrano nei negozi, chiacchierano con la gente e controllano la tranquillità. Che è pure troppa, e non piace. La bella stagione potrebbe portare ciò che manca a questo panorama di lusso, portare la gente che ora prende la Lam e va in centro.
Ma a quanto pare neanche il sole basta a rendere amabile ciò che non si vuole amare. Alla signora della pasticceria Rcs la strada piacerebbe anche, e si dice contenta del «bel viavai» che si vede ogni tanto. Tuttavia «la situazione dei parcheggi è assurda - aggiunge -, tutte le volte che vengo a lavorare passo quarti d'ora a girare alla ricerca di un posto, perché usare tutti i giorni il parcometro è una follia». E adesso teme le strisce blu che stanno invadendo pure via Galilei e chiudono gli spazi residui.
Non solo lei.
«Gli abitanti sono sanno più dove lasciare la macchina», sbotta Euplio Mosca, un giovanotto che abita nel condominio al civico 52. Con aria sconsolata aggiunge che riesce a trovar posto solo in via Chiassi, «ma lì - rivela - mi hanno già spaccato l'auto una volta». D'altronde, il suo condominio ha «sette garage per trenta famiglie, e bisogna per forza arrangiarsi in qualche modo».
E poi c'è quella Lam che si confonde con il marciapiede e crea pericoli. Tanto che «a una signora stava sfuggendo di mano la nipotina proprio mentre passava il bus e l'ha afferrata all'ultimo momento - racconta il giovane -, e l'episodio ha scatenato una raccolta di firme per chiedere almeno la posa di paletti lungo la corsia».
Se i residenti si lamentano, i commercianti fanno suonare le sirene dell'allarme.
Da Adrian Pam sono un fiume in piena e il titolare Gianmarco sottolinea che «gli incassi sono calati decisamente da quando abbiamo ripreso l'attività dopo i 18 mesi di lavori, e non sono più tornati ai livelli di prima». Dopo tre anni di normalità, «il recupero è ancora difficile». Avrà giocato la contingenza generale, tuttavia «la Lam non ci ha aiutato e paghiamo perdite fino al 50 per cento». Ricorda gli investimenti fatti per promuovere la strada, ma «neanche quelli ci hanno dato un ritorno e ora siamo convinti che il nascente centro commerciale Freccia Rossa ci metterà in ginocchio del tutto». Rimane un residuo di speranza che in futuro il piccolo negozio possa riprendersi, chissà. Per ora resta l'incertezza e la costernazione per gli outlet che portano via i clienti. «Se la gente passa il sabato a Rodengo Saiano, magari senza comprare nulla - osserva Gianmarco -, vuol dire che non resta qui, e questo è già un danno». La situazione è complessa e neanche lui riesce a capire fino in fondo come mai «in una via più bella non passeggi più nessuno».
In ogni caso, «c'è il problema dei parcheggi», e si torna a puntare l'indice contro la Loggia, a invocare il «tapis roulant» sotto la Galleria Tito Speri, «altra promessa da campagna elettorale mai mantenuta». E allora «molti di noi - assicura il commerciante - stanno pensando di andar via». Il pianto per i parcheggi che furono è collettivo, e risuona pure dal «Fiore giusto», lì a due passi. «Se almeno li avessero fatti a spina di pesce ci sarebbe stata qualche auto in più», obbietta la signora mentre osserva i tre posti davanti al negozio. «Qui le macchine si fermano con molta difficoltà - aggiunge -, i parcheggi sono tutti a pagamento e la gente non si ferma per 10 minuti con gli ausiliari del traffico pronti ad appioppare multe. Prima, almeno si andava di più a piedi, e gli incassi erano migliori».
Si ammette che non tutte le colpe sono della Lam, in ogni caso «le cose sono cambiate», confermano pure da «Mimosa», una boutique che è lì da 30 anni. Ora «c'è anche meno gente a piedi e non so perché», riflette la signora mentre invoca il rimedio radicale di «ribaltare di nuovo tutto e tornare ai vecchi tempi per smetterla con la strada stretta e le multe a raffica che non ti lasciano fermare neanche per cinque minuti».
Se i residenti sono contenti, «beati loro», certo è che «noi commercianti soffriamo». Il fatto è che neanche loro, i residenti, in realtà sorridono, e Luciana e Filippo, due anziani che passeggiano senza guardarsi intorno, parlano di «via demenziale». Bastava «far passare la corsia Lam da via Galilei - dice lui - e non ci sarebbero stati problemi».
Ora, «almeno mettessero dei paletti per separare questa corsia pericolosa... Una cosa può essere anche bella, ma se non è funzionale non serve a niente». E pure per Laura, che da anni abita nella via, «si stava meglio prima, che almeno non c'erano le code di automobili a rendere l'aria irrespirabile».
A rincarare la dose è la titolare della Torrefazione Nova Moka, altra «istituzione» della via. La signora ricorda i tempi in cui doveva assumere una ragazza e ora «anche se sono molto conosciuta riesco a far tutto da sola, tanto la strada è stretta, non viene più nessuno e alle sei del pomeriggio potremmo chiudere». Insomma, «hanno rovinato tutto». Persino Luigi, un medico che ha lo studio proprio lì, lamenta «le molte difficoltà dei pazienti che non riescono a trovare un parcheggio». Ha perso «clienti» pure lui. E tutto questo appanna di tristezza gli occhi della «piacente signora».
Il pomeriggio di sole incerto del sabato che annuncia una domenica di pioggia non le giova. E per la verità non le giova neanche il sabato, privo com'è di vivacità. Via Crocifissa Di Rosa sembra una piacente e fascinosa signora dagli occhi tristi volti a un passato migliore. Le pietre nere di nordica eleganza dei larghi marciapiedi, l'ordine geometrico della strada tornata all'antico asfalto ma rimasta stretta come un budello, i parcheggi semivuoti, le fioriere e i lampioni che strizzano l'occhio alle linee tese dei grandi palazzi un po' demodé... tutto rende allo sguardo un'identità forte e stanca.
C'è poca gente per strada, poca e frettolosa, nel pomeriggio spazzato dal vento freddo. E molti giurano che c'era più animazione quando la «piacente signora» si mostrava in abiti più dimessi, con i marciapiedi stretti invasi dalle auto, le due carreggiate e lo spartitraffico da vialone di periferia. Quel disordine piaceva di più persino ai residenti, e i commercianti lo vedono come una biblica manna finita per sempre.
Tutti scontenti, insomma. Scontenti di quella corsia Lam che s'è presa un bel pezzo di strada e ti costringe a guardarti le spalle dal bus pronto ad arrivarti addosso a tradimento, scontenti dell'ordine estetico della modernità. Le camere da letto sono tornate ad affacciarsi sulla via, dopo il ripiegamento verso il retro dei condomini per sfuggire al rumore delle ruote sulle pietre nere subito sconnesse e presto rimosse.
I 18 mesi di cantieri che dal 2001 al 2003 avevano costretto a un percorso di guerra sono un ricordo appassito.
Ora tutto è come doveva essere. E non piace.
E' la «vendetta» per un'operazione maldigerita? La testardaggine dell'essere contro purchessia?
Resta che i commercianti mostrano bilanci dimezzati, che i negozi cercano di migrare altrove, che la gente non vuol saperne di quei marciapiedi così ampi, belli e ordinati. E tutti rimpiangono il parcheggio davanti all'uscio o alla vetrina. Non c'è nemmeno da attaccarsi agli extracomunitari, che nella via ci sono ma si fanno i fatti loro.
I poliziotti di quartiere sono lì tutti i santi giorni, entrano nei negozi, chiacchierano con la gente e controllano la tranquillità. Che è pure troppa, e non piace. La bella stagione potrebbe portare ciò che manca a questo panorama di lusso, portare la gente che ora prende la Lam e va in centro.
Ma a quanto pare neanche il sole basta a rendere amabile ciò che non si vuole amare. Alla signora della pasticceria Rcs la strada piacerebbe anche, e si dice contenta del «bel viavai» che si vede ogni tanto. Tuttavia «la situazione dei parcheggi è assurda - aggiunge -, tutte le volte che vengo a lavorare passo quarti d'ora a girare alla ricerca di un posto, perché usare tutti i giorni il parcometro è una follia». E adesso teme le strisce blu che stanno invadendo pure via Galilei e chiudono gli spazi residui.
Non solo lei.
«Gli abitanti sono sanno più dove lasciare la macchina», sbotta Euplio Mosca, un giovanotto che abita nel condominio al civico 52. Con aria sconsolata aggiunge che riesce a trovar posto solo in via Chiassi, «ma lì - rivela - mi hanno già spaccato l'auto una volta». D'altronde, il suo condominio ha «sette garage per trenta famiglie, e bisogna per forza arrangiarsi in qualche modo».
E poi c'è quella Lam che si confonde con il marciapiede e crea pericoli. Tanto che «a una signora stava sfuggendo di mano la nipotina proprio mentre passava il bus e l'ha afferrata all'ultimo momento - racconta il giovane -, e l'episodio ha scatenato una raccolta di firme per chiedere almeno la posa di paletti lungo la corsia».
Se i residenti si lamentano, i commercianti fanno suonare le sirene dell'allarme.
Da Adrian Pam sono un fiume in piena e il titolare Gianmarco sottolinea che «gli incassi sono calati decisamente da quando abbiamo ripreso l'attività dopo i 18 mesi di lavori, e non sono più tornati ai livelli di prima». Dopo tre anni di normalità, «il recupero è ancora difficile». Avrà giocato la contingenza generale, tuttavia «la Lam non ci ha aiutato e paghiamo perdite fino al 50 per cento». Ricorda gli investimenti fatti per promuovere la strada, ma «neanche quelli ci hanno dato un ritorno e ora siamo convinti che il nascente centro commerciale Freccia Rossa ci metterà in ginocchio del tutto». Rimane un residuo di speranza che in futuro il piccolo negozio possa riprendersi, chissà. Per ora resta l'incertezza e la costernazione per gli outlet che portano via i clienti. «Se la gente passa il sabato a Rodengo Saiano, magari senza comprare nulla - osserva Gianmarco -, vuol dire che non resta qui, e questo è già un danno». La situazione è complessa e neanche lui riesce a capire fino in fondo come mai «in una via più bella non passeggi più nessuno».
In ogni caso, «c'è il problema dei parcheggi», e si torna a puntare l'indice contro la Loggia, a invocare il «tapis roulant» sotto la Galleria Tito Speri, «altra promessa da campagna elettorale mai mantenuta». E allora «molti di noi - assicura il commerciante - stanno pensando di andar via». Il pianto per i parcheggi che furono è collettivo, e risuona pure dal «Fiore giusto», lì a due passi. «Se almeno li avessero fatti a spina di pesce ci sarebbe stata qualche auto in più», obbietta la signora mentre osserva i tre posti davanti al negozio. «Qui le macchine si fermano con molta difficoltà - aggiunge -, i parcheggi sono tutti a pagamento e la gente non si ferma per 10 minuti con gli ausiliari del traffico pronti ad appioppare multe. Prima, almeno si andava di più a piedi, e gli incassi erano migliori».
Si ammette che non tutte le colpe sono della Lam, in ogni caso «le cose sono cambiate», confermano pure da «Mimosa», una boutique che è lì da 30 anni. Ora «c'è anche meno gente a piedi e non so perché», riflette la signora mentre invoca il rimedio radicale di «ribaltare di nuovo tutto e tornare ai vecchi tempi per smetterla con la strada stretta e le multe a raffica che non ti lasciano fermare neanche per cinque minuti».
Se i residenti sono contenti, «beati loro», certo è che «noi commercianti soffriamo». Il fatto è che neanche loro, i residenti, in realtà sorridono, e Luciana e Filippo, due anziani che passeggiano senza guardarsi intorno, parlano di «via demenziale». Bastava «far passare la corsia Lam da via Galilei - dice lui - e non ci sarebbero stati problemi».
Ora, «almeno mettessero dei paletti per separare questa corsia pericolosa... Una cosa può essere anche bella, ma se non è funzionale non serve a niente». E pure per Laura, che da anni abita nella via, «si stava meglio prima, che almeno non c'erano le code di automobili a rendere l'aria irrespirabile».
A rincarare la dose è la titolare della Torrefazione Nova Moka, altra «istituzione» della via. La signora ricorda i tempi in cui doveva assumere una ragazza e ora «anche se sono molto conosciuta riesco a far tutto da sola, tanto la strada è stretta, non viene più nessuno e alle sei del pomeriggio potremmo chiudere». Insomma, «hanno rovinato tutto». Persino Luigi, un medico che ha lo studio proprio lì, lamenta «le molte difficoltà dei pazienti che non riescono a trovare un parcheggio». Ha perso «clienti» pure lui. E tutto questo appanna di tristezza gli occhi della «piacente signora».



















































