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Via XX Settembre stretta o larga?
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Brescia Oggi, sabato 14 aprile 2007

Via XX Settembre stretta o larga?


C’è chi apprezza gli ampi marciapiedi. E chi rimpiange le quattro corsie

di Mimmo Varone


A vederla così, anche via XX Settembre ha il suo fascino. Era un vialone «selvaggio» del ring a quattro corsie, dominio assoluto delle quattro ruote. Dal settembre 2005 mostra marciapiedi larghi e aiole curate, lampioni da «city» e, va da sé, la Linea ad alta mobilità che anche qui si addita a responsabile di nefandezze. Nemmeno da queste parti i bresciani sono teneri con le linee riservate dei bus, anche perché non ci salgono spesso. Sul viale dell’onda verde si va in macchina da sempre, e rinunciare ad abitudini ataviche sembra ancora fuori portata. Meglio fare un giro in più, o anche due e tre, a seconda delle ore, per trovare uno straccio di posto all’inseparabile quattroruote.

Via XX Settembre è via di negozi e di banche, di uffici e di bar. Ad abitarci sono rimasti in pochi da tempo, per lo più anziani. E almeno a loro, a quanto pare, la via piace proprio così com’è, tanto che qualcuno si produce in un «bravo!» al sindaco Paolo Corsini. Ma sono mosche bianche, e l’esodo dicono che continui. Qualcuno imputerebbe alla Lam pure questo, se trovasse le argomentazioni giuste. La realtà è che il «vialone» si converte di suo al terziario. Gli uffici si attrezzano con parcheggi privati. Gli avvocati e i dirigenti di banca aprono cancelli automatici e s’infilano in cortili nascosti. Quando proprio non è possibile, usano la bici. E il bus lo lasciano agli extracomunitari.

Pure i negozi, almeno quelli che possono come «Granati Concept», sfoggiano parcheggi privati per clienti poco abituati al parcometro. Ci sarebbe il parcheggio Stazione a un tiro di schioppo, comodo e libero, ma i commercianti lo snobbano e i clienti preferiscono rischiare una multa.

E’ la norma. E come tale, tuttavia, ha le sue eccezioni. Dall’ottica «Visus», Paola raccoglie con fastidio le lamentele di chi non trova da parcheggiare lì davanti. E però «i clienti non ci mancano - dice -, se vogliono venire da noi devono organizzarsi». E lo fanno, perché «vengono in tanti che non abbiamo proprio nessun problema, il lavoro non ci manca e siamo davvero contenti». Va da sé che l’assedio delle auto c’è, e si vede. Tuttavia, «è un problema di tutta la città - dice Paola -, le auto aumentano di anno in anno, e trovare un parcheggio diventa difficile per forza di cose». E poi, «la verità è che siamo abituati ad arrivare con la macchina dentro il negozio, e facciamo fatica a capire che non è più possibile».
Sono cose che molti pensano e pochi dicono. Ma tra i pochi c’è pure Carla Pollastri, che guarda la via verso i giardini Zanardelli e «il Comune ha fatto una cosa bellissima - esclama -, qui mi piace tutto e non cambierei neanche una virgola, il viale è grande, la fontana illuminata di notte è una delizia, questa via ha acquistato molto».

Ormai non guida più, sebbene l’età ancora glielo consentirebbe. E neanche la sorella Fausta, che sembra avere ancora in mente le quattro ruote ed è pronta a smorzare gli entusiasmi di Carla. «Per conto mio si stava meglio prima - le replica -, ora con le auto è un problema, è vero che hanno razionalizzato gli spazi ma scovare un parcheggio libero è diventato più difficile».

Per trovare ancora qualcuno pronto a graziare il restyling formato Lam bisogna andare da Amos Albe del bar «Acqua dolce», che se non assolve nemmeno condanna. «I miei clienti sono sempre gli stessi perché lavorano negli uffici qui intorno - dice - non ho notato nessun cambiamento tra il prima e il dopo, e quasi non mi sono neanche accorto dei cantieri perché sto sempre chiuso nel bar».

Poi non c’è più storia, e la litania delle lamentele diventa persino noiosa. Carlo, il portiere del palazzo al civico 8 della via, è un fiume in piena. Si capisce che con quelle Lam ce l’ha proprio, chissà perchè. «Qui già tre o quattro famiglie sono andate via e anche una del secondo piano lo sta facendo, da quando hanno ristretto la strada c’è un caos incredibile di traffico, sono qui da 10 anni e non ho mai visto tante auto in coda… mi piacerebbe capire perché non andavano bene le quattro corsie».

Ma neanche il restringimento è capace di spiegargli fino in fondo «il caos che comincia al mattino presto e salvo una pausa verso le 11 va avanti fino alle sei e mezza di sera». Forse «sarà per la tangenziale rotta - dice -, ma i ponti devono pur farli». Inveisce contro gli automobilisti che invadono i posti di carico e scarico merci per entrare nei negozi, «e gli ausiliari del traffico non possono neanche dargli la multa perché sono autorizzati a controllare solo i parcometri».
Al portiere non vanno bene neppure i marciapiedi larghi, che «con il viale intasato diventano dominio delle moto sparate a tutto gas da travolgerti quando meno te l’aspetti». E naturalmente cancellerebbe quella Lam «mal concepita», che «continua a creare incidenti agli incroci con le auto ancora non abituate a dar la precedenza ai bus in transito sulla corsia». Sullo stesso tono, lo sfogo di Mauro Uberti. A chiedergli se abita lì, «neanche pitturato», risponde. Ci viene tutte le mattine per lavoro e gli basta. «Qui è peggiorato tutto, non si circola e non si parcheggia più - sbotta -, non so se dipende solo dalle Lam e dai cantieri o dal traffico che aumenta, ma prima si stava meglio e a questo punto lo chiuderei proprio tutto, il centro».

Proprio le Lam, invece, sono nel mirino di «Divani Italia», al numero 6 della via. «Qui non si trova mai un parcheggio - esordisce la commessa che da anni lavora in quel negozio - , un cliente si è fermato 5 volte prima di trovare un posto, lui è tornato ma tanti non lo hanno fatto più». Si ripete il pianto per i clienti che fuggono, continuo e monotono nelle vie delle Lam. E poi, «da quando le macchine non possono più fermarsi, questa è diventata zona di extracomunitari - aggiunge la commessa -, di coppie a spasso sui marciapiedi non se ne vedono più». Rimpiange «i parcheggi a spina di pesce scomparsi per far posto ad aiole larghe due metri». E «se il Comune voleva agevolare i mezzi pubblici c’è riuscito a danno nostro», sottolinea mentre invoca «più equilibrio» da parte di una Giunta che «non dovrebbe seguire solo le sue priorità ma prendere in considerazione anche le nostre esigenze». E magari pensare di più che «le cose devono essere funzionali, prima che belle».

Come al solito, tra i commercianti l’ostilità alle corsie dei bus è quasi norma. «Si stava meglio prima - ripete il titolare del “Caffè Tiffi” -, di 50 bus sulle Lam ce ne vanno tre, non capisco a cosa serviva». Ma tant’è, «il caos che stanno facendo - osserva - è per giustificare la metropolitana». Rimpiange «il calo netto di clienti non più recuperati dopo 8 mesi di lavori», parla di clienti che «si lamentano del traffico e arrivano tardi in ufficio», punta l’indice contro i controlli ai parcometri «senza una briciola di elasticità». E dal vicino «Brescia Ufficio» si aggiunge «il problema serio dell’aria peggiorata, che ormai richiede misure drastiche».

Persino l’83enne Edvige Ferrari non ama più la via in cui abita da anni. «Hanno allargato i marciapiedi - dice -, ma non sapevo di queste Lam e un bus mi stava venendo addosso». Aggiunge che sua figlia ha rischiato un incidente attraversando la corsia riservata, «così poco segnalata da essere pericolosa anche per i bambini che giocano nei giardini». E con il fotografo Capuzzi tornano i rimpianti per le quattro corsie, i lamenti per i parcheggi che «mancano», le invettive dei clienti per le multe che collezionano. Intanto, lui proprio dalle multe ha imparato, e ora confessa di lasciare l’auto al parcheggio Palagiustizia. Chissà che prima o poi non imparino pure i suoi clienti. E quelli degli altri.

(3 - continua - Già pubblicate: 18 marzo, via Cremona; 1 aprile, via Crocifissa Di Rosa- Reperibili in vivicentro)
 





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- Horacio Verbitsky
 
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