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Martedì, 29 Luglio : 2008 Quotidiano.net
ndr: immagine di repertorio. In realtà è della "marina" (stabiae resta) ma fà niente. Serve l'immagine anche a me.
..... ed è così che se ne alimenta e giustifica la presenza
I ministri La Russa e Maroni firmeranno il decreto per l'impiego dell'esercito a partire dal 4 agosto. Il ministro della Difesa: "Compiti di pubblica sicurezza, arresteranno in caso di flagranza di reato"
Milano, - Con l'annuncio del via, il 4 agosto, all'impiego dei militari nelle città con funzioni di pubblica sicurezza e la firma del patto per Brescia sicura, prima città ad adottare l'accordo (oggi sarà la volta di Roma), il ministro dell'Interno Roberto Maroni, fissa due tasselli-chiave per la politica di sicurezza impostata dal Viminale.
La data dell'entrata in vigore del provvedimento, duramente contestato nelle scorse settimane dall'opposizione, è stata annunciata da Maroni, che ha presentato il patto per Brescia sicura, firmato ieri con il sindaco della città lombarda, Adriano Paroli. I dettagli sulla dislocazione dei soldati, le modalità di impiego e gli obiettivi saranno approfonditi domani nel corso della riunione del comitato nazionale dell'ordine e della sicurezza, al termine del quale il ministro dell'Interno incontrerà il suo omologo alla Difesa, Ignazio La Russa, per firmare il decreto per l'adozione del piano d'impiego del personale delle forze armate, previsto dal decreto legge 92/2008 approvato giovedì scorso. I contenuti del piano verranno illustrati nel corso di una conferenza stampa al termine dell'incontro.
La Russa, ieri a Milano, ha confermato che circa un terzo dei tremila militari che saranno impiegati per compiti di pubblica sicurezza, saranno utilizzati anche in pattuglia miste con agenti di polizia e carabinieri all'interno delle città. Queste pattuglie, ha precisato il ministro, perlustreranno alcuni luoghi della città a piedi "per una maggiore visibilità". I militari avranno poteri di agenti di pubblica sicurezza, non di polizia giudiziaria. Il dislocamento in pattuglie miste con poliziotti e carabinieri permetterà però agli agenti del gruppo di arrestare in qualsiasi condizione e non solo in flagranza di reato.
Interrogato sulla possibilità che i militari possano svolgere compiti di polizia giudiziaria da Brescia il ministro Maroni si è limitato a dire: "Avranno le funzioni previste dal decreto legge". Il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, che ha fatto notare di aver lavorato "spalla e spalla e in sintonia" con Maroni ha precisato che i tremila militari saranno impiegati oltreché per le pattuglie miste, per un altro terzo nei centri di identificazione e di espulsione per immigrati e un terzo nei cosiddetti "siti sensibili".
La decisione sui luoghi delle città da presidiare, ha confermato La Russa, spetterà comunque ai prefetti e ai comitati provinciali per l'ordine e la sicurezza. Una decisione del Viminale o del ministero della Difesa su questo punto "sarebbe una invasione di campo". Maroni ha espresso soddisfazione per la firma del "patto per Brescia sicura', una riforma con approccio federalista", perché il compito del Governo è "collaborare e non imporre un modello" che può variare da città a città, da Regione a Regione e può avere peculiarità legate al periodo dell'anno. Si tratta, ha spiegato, di un modello "aperto, a cui possono aderire i singoli Comuni.
La novità in chiave federalista del fatto è che viene siglato per Brescia città, ma è aperto a tutti i Comuni che vi vogliono aderire". Lo spirito dell'accordo è che gli Enti locali, conoscendo meglio il territorio, sono in grado di individuare con più precisione strumenti e obiettivi per garantire la sicurezza: "Il Governo e l'amministrazione locale diventano protagonisti sia repressione dei reati sia dell'integrazione". In altre parole, con l'adozione del patto, "si può creare un sistema di sicurezza federale che è un'integrazione alla sicurezza nazionale".
Il ministro dell'Interno ha, infine, ribadito che per il futuro non sono previste "sanatarie generalizzate, come è stato fatto negli anni passati".
La data dell'entrata in vigore del provvedimento, duramente contestato nelle scorse settimane dall'opposizione, è stata annunciata da Maroni, che ha presentato il patto per Brescia sicura, firmato ieri con il sindaco della città lombarda, Adriano Paroli. I dettagli sulla dislocazione dei soldati, le modalità di impiego e gli obiettivi saranno approfonditi domani nel corso della riunione del comitato nazionale dell'ordine e della sicurezza, al termine del quale il ministro dell'Interno incontrerà il suo omologo alla Difesa, Ignazio La Russa, per firmare il decreto per l'adozione del piano d'impiego del personale delle forze armate, previsto dal decreto legge 92/2008 approvato giovedì scorso. I contenuti del piano verranno illustrati nel corso di una conferenza stampa al termine dell'incontro.
La Russa, ieri a Milano, ha confermato che circa un terzo dei tremila militari che saranno impiegati per compiti di pubblica sicurezza, saranno utilizzati anche in pattuglia miste con agenti di polizia e carabinieri all'interno delle città. Queste pattuglie, ha precisato il ministro, perlustreranno alcuni luoghi della città a piedi "per una maggiore visibilità". I militari avranno poteri di agenti di pubblica sicurezza, non di polizia giudiziaria. Il dislocamento in pattuglie miste con poliziotti e carabinieri permetterà però agli agenti del gruppo di arrestare in qualsiasi condizione e non solo in flagranza di reato.
Interrogato sulla possibilità che i militari possano svolgere compiti di polizia giudiziaria da Brescia il ministro Maroni si è limitato a dire: "Avranno le funzioni previste dal decreto legge". Il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, che ha fatto notare di aver lavorato "spalla e spalla e in sintonia" con Maroni ha precisato che i tremila militari saranno impiegati oltreché per le pattuglie miste, per un altro terzo nei centri di identificazione e di espulsione per immigrati e un terzo nei cosiddetti "siti sensibili".
La decisione sui luoghi delle città da presidiare, ha confermato La Russa, spetterà comunque ai prefetti e ai comitati provinciali per l'ordine e la sicurezza. Una decisione del Viminale o del ministero della Difesa su questo punto "sarebbe una invasione di campo". Maroni ha espresso soddisfazione per la firma del "patto per Brescia sicura', una riforma con approccio federalista", perché il compito del Governo è "collaborare e non imporre un modello" che può variare da città a città, da Regione a Regione e può avere peculiarità legate al periodo dell'anno. Si tratta, ha spiegato, di un modello "aperto, a cui possono aderire i singoli Comuni.
La novità in chiave federalista del fatto è che viene siglato per Brescia città, ma è aperto a tutti i Comuni che vi vogliono aderire". Lo spirito dell'accordo è che gli Enti locali, conoscendo meglio il territorio, sono in grado di individuare con più precisione strumenti e obiettivi per garantire la sicurezza: "Il Governo e l'amministrazione locale diventano protagonisti sia repressione dei reati sia dell'integrazione". In altre parole, con l'adozione del patto, "si può creare un sistema di sicurezza federale che è un'integrazione alla sicurezza nazionale".
Il ministro dell'Interno ha, infine, ribadito che per il futuro non sono previste "sanatarie generalizzate, come è stato fatto negli anni passati".
ViviCentro (art. 19 e 21)
La libertà di stampa è una benedizione quando siamo inclini a scrivere contro gli altri, e una calamità quando ci troviamo ad essere sopraffatti dalla moltitudine dei nostri assalitori. (Samuel Johnson).



















