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AUGURARE GRAVI MALATTIE PUO' ESSERE UN'INGIURIA
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Mercoledì, 6 Agosto : 2008

AUGURARE GRAVI MALATTIE
PUO' ESSERE UN'INGIURIA


Puo' essere condannato per ingiuria chi lede l'onorabilita' altrui augurandogli una grave malattia. Lo si evince da una sentenza con cui la Cassazione ha annullato con rinvio l'assoluzione per insussistenza del fatto pronunciata dal tribunale di Treviso nei confronti di un 77enne. L'imputato, condannato in primo grado dal giudice di pace, aveva rivolto a due conoscenti, padre e figlia, qualche tempo prima colpiti da un grave lutto (la loro moglie e madre era morta di cancro), la frase in dialetto veneto "chissa' che te mori ti e to fia di tumore". Per il giudice d'appello, si trattava "indubbiamente di una frase di pessimo gusto, che rivela malanimo e totale mancanza di pieta'", ma non incideva "sull'onorabilita' della persona offesa", ne' sul "decoro inteso come dignita' sociale, fisica e intellettuale". La malattia, per il tribunale di Treviso, "non e' mai una colpa, ma un evento naturale che colpisce tutti e per la quale non c'e' motivo di vergogna: l'augurio dell'altrui sofferenza denota miseria umana ma non riveste rilevanza penale". Di diverso avviso la Suprema Corte (quinta sezione penale, sentenza n.32978), che ha accolto i ricorsi presentati dalle parti civili: in materia di ingiuria verbale, "occorre distinguere tra le espressioni di per se' obiettivamente lesive dell'onore e del decoro", e quelle che "non avendo di per se' tale carica ingiuriosa, possano acquistarla in relazione a particolari circostanze, come la personalita' delle parti, i rapporti tra loro eventualmente intercorrenti, l'ambiente in cui il fatto si svolge e gli antecedenti del fatto stesso". Nella sentenza impugnata, osservano i giudici di 'Palazzaccio', "manca totalmente una disamina del genere", anche al fine di "verificare la possibilita' che esse costituissero una manifestazione di disprezzo verso le persone cui erano dirette, e quindi un'offesa all'altrui decoro". Alla luce di cio', i giudici di Treviso dovranno riesaminare il caso.
  (AGI) - Roma, 6 agosto -

  





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