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Domenica, 20 Luglio : 2008
Portici (NA)
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Non è nemmeno passata la “Luna di miele” tra gli eletti e gli elettori, che già il gradimento dell’opera di Silvio B. di Governo è sceso. Infatti c’è il periodo fatidico dei Cento giorni iniziali in cui solitamente il sostegno al suo operare è altissimo. B., infatti, ad onta delle dichiarazioni di volontà di dialogo con il PD veltroniano, esibite come un Mantra, ha fatto riemergere con ostinazione la “Questione Giustizia”: ovvero l’ossessiva, ostinata lotta da lui portata alla Magistratura giudicante di questo paese, da cui è tenuto in mezzo a numerosissimi processi, che hanno occupato gran parte del suo tempo di politico. Ma la cui storia è di gran lunga precedente alla sua entrata in politica. Lotta sostenuta contro non solo l’opposizione, il CSM, ma anche la componente leghista del governo. Tale questione è diventata, con tutto il corollario di problematiche connesse, come la forte limitazione delle intercettazioni, al centro dell’azione di governo, come fosse un punto esiziale della vita nazionale. Mentre così non è: riguarda soprattutto il “cittadino” B., i suoi problemucci e fobìe. “Tutto il resto” se lo sta vedendo il ministro Tremonti: l’unico che abbia manifestato piena consapevolezza della tremenda crisi economica che si sta abbattendo sull’economia nazionale. Sono dati che riguardano la discesa del fatturato delle industrie, il calo della produzione, il calo del PIL, dell’occupazione, l’aumento dell’inflazione, attacco alle stesse condizioni di vita di molti italiani che si stanno affacciando alla soglia di povertà. Al di là della discussione sull’efficacia delle misura prospettate, che mi sembra soprattutto contraddittoria, le sue dichiarazioni raramente sono riprese dal Capo. B. non vi indulge che occasionalmente e senza dare molta enfasi alla complessità della congiuntura economica: Lui è di per sé l’immagine del vincente e non può che farsi carico delle vittorie e dei successi da annunciare, veri o presunti che siano, lasciando a i suoi “collaboratori” la sottolineatura elle difficoltà. Esse, una volta prospettateGli, sono passate al vaglio della Sua capacità di scioglierle, e diventano occasioni dei suoi risolutori interventi taumaturgici, che “trasformano” queste negatività in successi: e solo allora sono rese “esistenti”, prima erano vuoti sussurri d’impotenza. E così per ravvivare la componente d’immagine taumaturgica che è tra i “contenitori” comunicazionali che più e meglio lo caratterizza, nel cuore del torrido luglio, è “ridisceso” a Napoli, per “annunciare” al popolo festante che Lui ha “eliminato” il problema della munnezza di questa che “prima” era un’”infelice” città, che oggi grazie a Lui potrà tornare a “risplendere”. Accanto al dato della scomparsa dei cumuli dalla città di Napoli, un po’ meno dalla Provincia, bisogna registrare che la munnezza, una parte ha ripreso la via della Germania e dell’Alta Italia, un’altra parte è stata semplicemente spostata in quei siti, che già all’epoca di Prodi e del Commissario De Gennaro erano stati indicati, benché solo come “provvisori”; e che la disponibilità materiale di essi, per le questioni riferentisi al controllo, la messa in sicurezza e controversie giudiziarie è giunta solo ora a maturazione, sicuramente accelerata da un esponente governativo centrale (Bertolaso), che da Sottosegretario del Governo, ha tolto finalmente di mezzo lo scempio del Commisariamento Straordinario, inutile, costoso. La maggiore decisionalità politica, che ha bypassato le autorità regionali ha pagato: anche perché Bassolino e la sua Giunta, sputtanatissimi, per B. sono dei nemici. La stessa presenza dell’Esercito era già nel Protocollo Prodi. Ma i veri problemi sono stati semplicemente rimandati: sia il sito terminale di Chiaiano, che non è stato ancora aperto, che l’”apertura” del Ciclo dei Rifiuti non sono stati toccati. Ad Acerra è sempre un inceneritore superato tecnologicamente, benché (un po’) ristrutturato, e rispondente alla vecchia e pericolosa concezione del “Conferimento del tal quale”, quello da mettere in funzione. Però è indubbio il successo d’immagine. E l’opposizione come si mette? Niente. Semplicemente, sconfortamtemente non c’è. Si pensi che, ad esempio, i Socialisti nel loro ultimo Congresso, benché scesi al di sotto dell’1%, ancora sono presi dal vecchio fantasma della memoria di Craxi da “difendere”; che i Verdi hanno riproposto in P.Francescato, legatissima a Pecoraro Scanio, le stesse tesi identiche a quelle prima di Prodi; che il paradigma di Veltroni, che ha di fatto accelerato la caduta del Governo Prodi, è fallito e ha dato credibilità politica alla cosiddetta “Agenda politica” berlusconiana; e si sta assistendo al “ritorno” di D’Alema, che con la sua Fondazione Red (Riformisti e Democratici), sta preconizzando la scissione del PD: cui sta alacremente lavorando lo stesso Rutelli che fa l’occhiolino a Casini; che in Vendola, persona seria e stimabile, c’è la continuità con Bertinotti e del fatuo e ambiguo bertinottismo, nel PRC; i PDCI parlano, oggi…, di unità dei comunisti. L’unica seria opposizione la fa Di Pietro; ma, con tutta la simpatia, quella di Grillo e la Guzzanti, non può sostituire la politica. C’è bisogno di una strategica, unitaria, propositiva alternativa di governo, che manca del tutto, e non del semplice e ovvio antiberlusconismo.
















