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BERLUSCONI RICUSA GIUDICE VELTRONI: STOP DIALOGO
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Martedi, 17 Giugno : 2008

BERLUSCONI RICUSA GIUDICE
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VELTRONI: STOP DIALOGO


Collegata:
- BLOCCA-PROCESSI, SCHIFANI: SARA' UNA SEDUTA VIVACE
- PROCESSO MILLS: BERLUSCONI HA RICUSATO IL GIUDICE GANDUS
- Le ricusazioni presentate negli anni dal premier  

AGGIORNAMNTO:
(18/6)
- Il giudice sulla ricusazione: "Non c'è grave inimicizia"

ROMA - "Le conclusioni le ha tratte Berlusconi che ha strappato la tela del dialogo possibile". Così il leader del pd Walter Veltroni, in un'intervista al Tg3, spiega che il dialogo tra maggioranza ed opposizione si è interrotto dopo l'iniziativa del premier Silvio Berlusconi in materia giudiziaria.

PROCESSO MILLS, BERLUSCONI HA RICUSATO IL GIUDICE - E' stata depositata nella cancelleria della quinta sezione della Corte d'Appello di Milano l'istanza con la quale Silvio Berlusconi ha ricusato il presidente della decima sezione del Tribunale di Milano, Nicoletta Gandus. La ricusazione riguarda il processo in cui il premier è imputato per corruzione in atti giudiziari con l'avvocato inglese David Mills.

Da parte del giudice Nicoletta Gandus sarebbero state fatte "reiterate manifestazioni di pensiero" che "appalesano" una "inimicizia grave nei confronti dell'imputato Berlusconi". Lo si legge nell'istanza di ricusazione del giudice, presentata dai legali del premier. Il procuratore della Repubblica di Milano Manlio Minale, "deve con forza respingere" le "illazioni" dopo aver letto "così come riportato sulla stampa" il testo della lettera di Silvio Berlusconi al presidente del Senato, Renato Schifani, in cui si parla di "stupefacente tentativo di un sostituto procuratore milanese di utilizzare la giustizia a fini mediatici e politici" nel processo Mills-Berlusconi. Lo si legge in una nota del capo della Procura.

PM MILANO, RESPINGIAMO CON FORZA ILLAZIONI - Il procuratore della Repubblica di Milano, Manlio Minale, "deve con forza respingere" le "illazioni" dopo aver letto "così come riportato sulla stampa" il testo della lettera di Silvio Berlusconi al presidente del Senato, Renato Schifani, in cui si parla di "stupefacente tentativo di un sostituto procuratore milanese di utilizzare la giustizia a fini mediatici e politici" nel processo Mills-Berlusconi. Lo si legge in una nota del capo della Procura.

Nella nota, a firma del procuratore della Repubblica di Milano, Manlio Minale si spiega che "il procedimento per corruzione in atti giudiziari pendente dinanzi al Tribunale di Milano nei confronti dell'attuale presidente del Consiglio e dell'avvocato Mills, al quale evidentemente si fa riferimento nella lettera sopra ricordata, è stato iscritto a seguito di precise dichiarazioni rese dallo stesso avvocato Mills in data 18 luglio 2004, alla presenza del difensore nel corso di un interrogatorio quale persona indagata in altro procedimento". "Le indagini - prosegue Minale - sono state condotte nel più assoluto rispetto delle garanzie della difesa e nell'esclusiva ottica dell'accertamento della verità. All'esito delle indagini preliminari è stata esercitata l'azione penale e gli atti, superato positivamente il vaglio dell'udienza preliminare, sono pervenuti al Tribunale". "All'esito di un dibattimento iniziato in data 13 marzo 2007 e prossimo alla conclusione - conclude la nota - il tribunale deciderà in ordine alla fondazione o meno delle accuse".

LUNA DI MIELE ADDIO, SCONTRO TRA POLI - E' durata un mese e mezzo la luna di miele al Senato fra maggioranza ed opposizione. La lettera del presidente del Consiglio a sostegno degli emendamenti battezzati "salva-premier", letta dal presidente Renato Schifani in Aula, ha cambiato del tutto il clima nell'Aula del Senato dove si discute sul decreto sicurezza, riportando le lancette dell' orologio indietro ai tempi dello scontro frontale tra gli opposti schieramenti che ha contraddistinto le due precedenti legislature. Quasi tutti i senatori dell'opposizione chiedono la parola per stigmatizzare l'intervento del premier rievocando il tempo delle "leggi ad personam" che, secondo l'opposizione, ha segnato la precedente esperienza berlusconiana di governo. La linea d' attacco, concordata da Idv e Pd è la richiesta di non passaggio agli articoli considerando la presentazione ieri degli emendamenti "salva processi" come un fatto che "stravolge le finalità del decreto" come ha sostenuto il costituzionalista Stefano Ceccanti, su cui l'Aula non ha potuto pronunciarsi essendo stati depositati dopo la discussione generale del provvedimento chiusasi giovedì scorso. Dai banchi del Pd e dell'Idv si succedono parole sui "rischi di regime" oltre ad espressioni di "sconcerto, amarezza, stupore" per la lettera considerata, sopratutto dai senatori del Pd, "uno schiaffo al dialogo" fino a parlare di "insulti al Parlamento".

"La lettera di Berlusconi - osserva il vice presidente dei senatori del Pd, Luigi Zanda - spiega in modo spudorato che l'emendamento ha un obiettivo specifico: escludere dal giudizio dei magistrati i comportamenti del presidente del Consiglio". Il capogruppo dell'Idv Felice Belisario parla di un tentativo di "dittatura dolce" con "l'evidente volontà di mettere il bavaglio alla magistratura". Per Belisario l'iniziativa di Berlusconi è "la pietra tombale di questa legislatura". Dai banchi della maggioranza qualcuno irride, Belisario non si scompone e replica "governerete o sgovernerete per cinque anni ma non ci sarà nessun dialogo e soprattutto salirà la protesta nel paese perché tornate ad occuparvi delle vicende personali del premier considerandole problema di rilevante urgenza e necessità". "In nessun altro paese europeo - tuona Emma Bonino - si potrebbe assistere per decreto alla sospensione dei processi, qualsiasi siano le motivazioni. Tutto questo conferma lo scarso senso istituzionale del premier". Intervengono anche gli ex pm Gerardo D' Ambrosio e Felice Casson che non nascondono le loro preoccupazioni per il "vulnus alle regole della democrazia". "Quando ho visto l'emedandamento - confessa Casson - sono saltato sulla sedia. Qui si stravolge la Costituzione. Siamo in fortissimo contrasto con i principi fondamentali del nostro ordinamento, con particolare riferimento al principio dell'obbligatorietà dell'azione penale e della separazione e dell'autonomia della magistratura rispetto al potere politico in senso lato, in particolare al Governo ed al Parlamento". Schifani dà la parola a tutti facendo rispettare rigorosamente i tempi di intervento e spegne d'autorità il microfono quando si eccede il minuto, minuto e mezzo concesso mentre i senatori della maggioranza rimasti in Aula non prendono la parola seguendo con aria distratta i lavori. Poi, a fine seduta, il presidente mette in votazione la richiesta di "non passaggio agli articoli" che il Senato boccia con tondo 159 contro i 122 a favore. I lavori riprenderanno nel pomeriggio con l'esame dei contestati emendamenti.

PROCESSI:DI PIETRO,CON SALVA PREMIER
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PER PROVENZIANO MEGLIO CANDIDARSI

 
(ASCA) - Roma, 17 giu - ''Se passa quella norma che blocca i processi del presidente del Consiglio iniziati anche prima dell'elezione, a Provenzano d'ora in poi conviene di piu' candidarsi anziche' essere latitante''. Lo ha affermato il leader dell'Idv, Antonio Di Pietro, interpellato a Montecitorio.

Ribadendo la battaglia che il suo partito e' intenzionato a condurre contro quella che definisce la norma 'salva premier', Di Pietro ha detto che ''la maggioranza va avanti agli ordini del Presidente del Consiglio che deve sistemare i suoi processi''. Riferendosi al processo Mills, l'ex pm ha aggiunto che ''la corruzione in atti giudiziari commessa da un Premier e' un atto gravissimo''. E se per il presidente del Consiglio diventa possibile la sospensione del processo ''gli altri imputati possono dire: 'lo vogliamo anche noi'''.

Quanto alla 'virata' del segretario del Pd, Walter Veltroni, che ha preannunciato la fine del dialogo se la maggioranza continuera' ad introdurre norme ad personam, Di Pietro ha detto di ''aspettare i fatti. Il Pd ha solo detto 'no' all'uso del decreto ma non ha preso una posizione forte sul fatto che non si devono sospendere i processi che preesistevano all'elezione a presidente del Consiglio''.

  





ViviCentro (art. 19 e 21)

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