In questo forum, sono graditi interventi da parte di persone che - sia pur mantenendo magari il loro ingresso con una user name - firmano i loro interventi con almeno il loro nome (vero) di battesimo perché parlare di cose serie, magari con Lupo Alberto o Orco felice non è molto "stimolante".
Se poi qualcuno avesse anche la "pretesa" di portarci un "verbo" tecnico o professionale che sia, allora sarà INDISPENSABILE che, qui come nell'altra area "tecnica", si registri con il suo nome e cognome esatto, qualifica ecc fornendo quindi tutti i dati necessari a soppesare e poter dare il giusto valore al quanto scriverà.
Anche qui riporto una massima che molto si addice ad argomenti seri che richiederebbero la mobilitazione e l'aiuto di tutti partendo dalla presa d'atto di un problema che esiste e che potrebbe (non lo si augura ma ...) accadere anche a qualche loro congiunto.
Non c'è niente di più deleterio e falso, infatti, del pensare:
"sono cose troppo brutte ... non è possibile .... OPPURE ... ma no, a noi non possono accadere"
Ascoltate quindi un consiglio, sarà quanto mai opportuno il "pensarci" ora perché poi:
“In Germania prima diedero la caccia ai comunisti, e io non protestai perché non ero comunista. Poi diedero la caccia agli ebrei, e io non protestai perché non ero ebreo. Poi fu la volta dei sindacalisti: non feci sentire la mia voce perché non ero sidacalista; e la volta dei cattolici, e io non alzai la mia voce perché non ero cattolico. Alla fine si accanirono su di me e in quel momento non c’era più nessuno a protestare” (Martin Niemoller) |
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 BOLOGNA, STUPRATA A SCUOLA DA DUE COMPAGNI
Giovedì, 24 Aprile : 2008
BOLOGNA,
STUPRATA A SCUOLA DA DUE COMPAGNI
BOLOGNA - In due contro una compagna di classe per l'offesa più tremenda che possa subire una donna, e violando un luogo familiare e apparentemente sicuro come è la scuola per chi la frequenta tutti i giorni. L'inchiesta aperta dalla procura di Bologna dovrà fare luce su un presunto stupro subito nei mesi scorsi da una studentessa maggiorenne di un istituto superiore durante l'orario di scuola. Una storia tragica che ha coinvolto questa volta una ragazza che soffre di problemi psichici, e che poi avrebbe tentato il suicidio. E' stato proprio allora che, nelle sale del pronto soccorso cittadino, si è saputo della violenza, compiuta da almeno due studenti, anche loro maggiorenni, che condividono gli stessi banchi, su cui indaga la Polizia in un riserbo più che comprensibile. A questo punto a interrogarsi per primo è il mondo della scuola, a cominciare dai professori, osservatori privilegiati dell'universo giovanile. Uno di questi è Otello Ciavatti, di ruolo dal 1971 e da dieci anni prof di italiano e storia alle Sirani, storico istituto professionale di Bologna(ma non coinvolto nella vicenda). Convinto che la scuola non sia più percepita dai ragazzi come un luogo che bandisce l'affettività ("Oggi non ci si nasconde più nei bagni per baciarsi o abbracciarsi"), Ciavatti non avverte nemmeno segnali di violenza e tensioni di natura sessuale fra corridoi e aule. "Ai miei studenti a volte, dopo fatti di cronaca particolarmente cruenti, ho chiesto di scrivere delle lettere immaginando di rivolgersi agli aggressori - racconta - e ogni volta, specie di fronte a casi di stupro, da parte dei ragazzi c'é stata una condanna nettissima". Eppure, secondo il docente, sarebbe un errore negare la realtà, e cioé che "la scuola è una società complessa dove c'é di tutto, compresa la droga o le tensioni di chi vive in periferia". A maggior ragione se teatro dello stupro è la scuola stessa, e i suoi protagonisti dentro la classe. In quel caso non ha nessuna responsabilità l'insegnante che non si accorge dell'assenza dall'aula di più studenti contemporaneamente? "In realtà i motivi per assentarsi sono tanti e a volte è possibile eludere la sorveglianza - ammette - Tuttavia credo che tocchi al professore valutare che comportamento tenere in base alla classe che ha di fronte. E se non ha compreso eventuali tensioni interne, vuol dire che è stato superficiale e un po' la responsabilità è anche sua". In attesa di maggiore chiarezza, anche la città si interroga. Una Bologna più volte scossa da brutte storie di violenza contro le donne. Come quella contro una turista svedese di 17 anni che, appisolata su un prato nella notte tra il 15 e il 16 luglio 2006, si era svegliata seminuda e con uno sconosciuto che abusava di lei, un marocchino di 19 anni. Oppure la ventottenne che, nel luglio scorso, stordita dall'alcol dopo una festa di laurea, si è trovata in centro a faccia in giù contro una macchina con un uomo alle spalle che la stava violentando. E nello stesso mese il copione si è ripetuto: vittime l'ex fidanzata di un marocchino a Molinella, nel bolognese, e l'ex partner di un collaboratore di giustizia finito in galera per averla costretta a un rapporto .
ViviCentro (art. 19 e 21)
La libertà di stampa è una benedizione quando siamo inclini a scrivere contro gli altri, e una calamità quando ci troviamo ad essere sopraffatti dalla moltitudine dei nostri assalitori. (Samuel Johnson).
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