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In questo forum, sono graditi interventi da parte di persone che - sia pur mantenendo magari il loro ingresso con una user name - firmano i loro interventi con almeno il loro nome (vero) di battesimo perché parlare di cose serie, magari con Lupo Alberto o Orco felice non è molto "stimolante".

Se poi qualcuno avesse anche la "pretesa" di portarci un "verbo" tecnico o professionale che sia, allora sarà INDISPENSABILE che, qui come nell'altra area "tecnica", si registri con il suo nome e cognome esatto, qualifica ecc fornendo quindi tutti i dati necessari a soppesare e poter dare il giusto valore al quanto scriverà.

Anche qui riporto una massima che molto si addice ad argomenti seri che richiederebbero la mobilitazione e l'aiuto di tutti partendo dalla presa d'atto di un problema che esiste e che potrebbe (non lo si augura ma ...) accadere anche a qualche loro congiunto.

Non c'è niente di più deleterio e falso, infatti, del pensare:

"sono cose troppo brutte ... non è possibile .... OPPURE ... ma no, a noi non possono accadere"

Ascoltate quindi un consiglio, sarà quanto mai opportuno il "pensarci" ora perché poi:

“In Germania prima diedero la caccia ai comunisti, e io non protestai perché non ero comunista. Poi diedero la caccia agli ebrei, e io non protestai perché non ero ebreo. Poi fu la volta dei sindacalisti: non feci sentire la mia voce perché non ero sidacalista; e la volta dei cattolici, e io non alzai la mia voce perché non ero cattolico. Alla fine si accanirono su di me e in quel momento non c’era più nessuno a protestare” (Martin Niemoller)
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Brescia: 16enne costretta a prostituirsi - sviluppi
Autore Messaggio
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Messaggio Brescia: 16enne costretta a prostituirsi - sviluppi 
 

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Sabato, 26 Luglio : 2008

Polizia libera a Brescia minorenne
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Ungherese di 16 anni obbligata a prostituirsi


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BRESCIA,  - L'invocazione d'aiuto, lasciata su un foglio gettato per strada, ha permesso la liberazione di una ragazza di 16 anni, ungherese.La giovane era costretta a prostituirsi. Il biglietto, con alcune foto della ragazza e' stato lasciato, non da lei ma da altri, per strada a Brescia e trovato da alcuni agenti della Volante di Brescia. La squadra mobile ha poi rintracciato la ragazza mentre si prostituiva e l'ha liberata. li aguzzini, 4 connazionali e un romeno sono stati tutti arrestati.

Un foglietto con una disperata invocazione di aiuto accompagnato da alcune foto di una ragazzina in atteggiamenti sessuali espliciti, lasciate sul ciglio di una strada di via Milano a Brescia e ritrovate il 18 luglio scorso da una pattuglia della polizia, ha permesso agli investigatori della locale Squadra mobile di liberare una 16enne ungherese, sgominando una banda di feroci sfruttatori composta da ungheresi e rumeni che la costringevano a prostituirsi insieme ad altre ragazze. La notte scorsa gli agenti hanno anche messo i sigilli al circolo privato "Enigma", sempre a Brescia, dove le giovani prostitute adescavano i clienti.

Trovato il drammatico biglietto che spiegava che la ragazzina ungherese aveva 16 anni e si prostituiva in zona Rezzato e utilizzava i documenti d'identità della sorella maggiorenne, i poliziotti si sono messi sulle sue tracce riuscendo nel giro di poco tempo a fermarla. Malgrado la sua reticenza, gli investigatori sono riusciti a risalire a un albergo nel quale la ragazzina alloggiava insieme ad altre prostitute. E' stata propria una di queste a spiegare come le ragazze venissero "reclutate" nella città di Debrecen (la piu grande città dell'Ungheria orientale) da una coppia di ungheresi con la falsa promessa di un lavoro come barista nel loro locale di Brescia.

Quando le ragazze arrivavano nel comune lombardo venivano invece costrette a battere il marciapiede sotto la minaccia di morte o di essere sfregiate con l'acido e di pesanti ritorsioni sulla famiglia in patria. Nella sua testimonianza la prostituta ha raccontato che erano costrette a lavorare tutti i giorni (anche con il ciclo mestruale), acconsentendo alla richiesta dei clienti di non utilizzare il preservativo e consegnando tutti i guadagni all'organizzazione. In circa sei mesi la ragazza ha calcolato di aver consegnato ai suoi sfruttatori circa 60mila euro e ha poi raccontato di essere riuscita a fuggire ma di essere stata ritrovata in Ungheria dai suoi aguzzini e costretta a rientrare in Italia.

Il racconto è stato confermato da una altra lucciola che alle 6.30 del 20 luglio scorso si è presentata in Questura affermando di essere riuscita a sfuggire alla stessa organizzazione. Domenica scorsa gli agenti hanno dunque proceduto al fermo dei coniugi Dobos (residenti a Brescia), di altri due ungheresi e di un cittadino rumeno. Il gip ha poi convalidato i fermi, acconsentendo alla scarcerazione di solo uno degli ungheresi, che rimane però indagato. Questa notte gli agenti hanno poi posto sotto sequestro il circolo privato "Enigma" dopo aver verificato che qui una decina di prostitute rumene adescavano i clienti per poi consumare i rapporti in un vicino albergo.

  





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La libertà di stampa è una benedizione quando siamo inclini a scrivere contro gli altri, e una calamità quando ci troviamo ad essere sopraffatti dalla moltitudine dei nostri assalitori. (Samuel Johnson).
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Messaggio Liberata baby-prostituta In manette gli sfruttatori 
 

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Domenica, 27 Luglio : 2008

IL BLITZ. Un’ungherese ritrova la libertà insieme a una ventina di colleghe dopo aver subito per mesi minacce di morte. Arrestati tre connazionali e un romeno

Liberata baby-prostituta
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In manette gli sfruttatori


di Daniele Bonetti

È stata salvata grazie a un biglietto incollato alla cabina del telefono di via Milano. Una segnalazione anonima aveva fatto pervenire la richiesta d’aiuto alla Squadra Mobile della questura. Da lì, in pochi giorni, un mercato nemmeno troppo sommerso ha portato all’arresto di quattro persone e all’iscrizione nel registro degli indagati di un quinto complice. Sono quattro ungheresi e un rumeno, che da tempo gestivano in città una ventina di prostitute, costringendole a una vita da schiave, dalla quale sono state ora liberate. Una di loro ha 16 anni compiuti da poco e un bimbo di 2 anni in Ungheria, a Debrecen, e - al pari delle collghe - soltanto grazie alla polizia è riuscita a sottrarsi a questa serie di barbarie, trattamenti atroci che la portavano ogni giorno a prostituirsi senza di fatto potersi lamentare, pena una serie di minacce indirizzate direttamente alla famiglia residente in Ungheria.

IL BIGLIETTO scritto in un italiano stentato e accompagnato dalla sua fotografia mentre veniva maltrattata da un uomo con il volto invisibile non è passato inosservato: in pochi giorni gli agenti guidati dal capo della Mobile Carmine Grassi hanno rintracciato la giovanissima che si prostituiva a Rezzato insieme ad altre connazionali. Grazie alla fotografia trovata attaccata alla cabina del telefono, l’identificazione è stata semplice e immediata. Meno agevole, come prevedibile, l’approccio con la giovane donna. In un primo momento la ragazza ha fornito alle forze dell’ordine il documento della sorella, salvo poi, pressata dagli inquirenti certi della bugia appena ascoltata, raccontare tutta la sua drammatica verità di una vita condivisa con altre prostitute, reclutate come lei in Ungheria, per poi essere portate in Italia con la promessa di un lavoro vero che rimaneva, appunto, solo una promessa ben lontana dalla realtà. Proprio una prostituta, sempre di origine ungherese, ha confermato la versione dei fatti, rivelando agli agenti il nome dell’albergo in cui l’«organizzazione» aveva a disposizione alcune stanze per far dormire le giovani donne: le stesse stanze che, qualche volta, erano anche teatro di incontri a luci rosse con alcuni clienti particolari.
Collegati tra loro, i vari indizi hanno consentito agli agenti di arrivare all’organizzazione gestita dai coniugi ungheresi Olivir Dobos Zoltan, 29 anni, e Isabella Jonas, 25 anni. Con loro, a controllare l’attività delle donne magiare, anche Miko Dezso, 28 anni, e Ferenc Jonas, di 27. È invece rumeno il quinto anello della banda, Francisc Danko, 38 anni, che aveva un ruolo spiccatamente logistico curando il trasporto delle giovani ed evitando che provassero a darsi alla fuga.

PER CHIUDERE
il cerchio è servita una testimonianza volontaria di un’altra prostituta ungherese: accompagnata da un cliente italiano in Questura il 20 luglio alle 6.30 del mattino, ha permesso di identificare la base della banda, un appartamento del Villaggio Sereno dal quale l’organizzazione gestiva sia il reclutamento delle donne sia la loro «immissione» sul mercato. Nell’appartamento domenica mattina sono arrivati gli agenti che hanno messo in manette tutti e cinque le persone; quattro sono tuttora incarcerati a Canton Mombello, mentre Ferenc Jonas, che ha avuto un ruolo marginale nella vicenda, risulta solamente indagato.

  





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Messaggio L’incasso? 10 mila euro al mese 
 

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Domenica, 27 Luglio : 2008

UNA VITA SENZA GIOIA. Costrette a rapporti sessuali in qualsiasi condizione: ricattate con continue minacce alle famiglie

L’incasso?
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10 mila euro al mese


Rumene, russe, ucraine. Il mercato bresciano della prostituzione per tradizione è poggiato sulle donne provenienti dall’Est europeo. Mai, però, in passato gli agenti della Mobile si erano imbattuti nella prostituzione ungherese. Un’organizzazione capillare che con gli anni ha acquisito un «modus operandi» che portava sulle strade bresciane giovani prostitute soggette a una serie di passaggi e di valutazioni mai casuali.
La fase del reclutamento avveniva a Debrecen, cittadina nell’Ungheria del nord. Da lì le donne venivano portate in Italia: una «fase A» che con l’ingresso dell’Ungheria nella Ue risultava negli ultimi mesi più semplice che in passato. Prelevate da Debrecen, le ragazze venivano portate a Brescia: qui lavoravano per qualche tempo al club privato Enigma, uno dei tanti locali di via Orzinuovi. Dopo qualche giorno, le ragazze che l’organizzazione riteneva più meritevoli e pronte per passare sulla strada venivano estromesse dall’organico dell’Enigma e accompagnate ogni sera sulla strada statale a Rezzato.

E PROPRIO sulla strada iniziava il momento peggiore: ogni sera dovevano portare a casa almeno 300 euro, praticamente 10 mila euro al mese, che dovevano essere il risultato di un tariffario minimo, in base alla prestazione, imposto dai malviventi. La baby prostituta liberata ha raccontato che in sei mesi avrebbe consegnato ai suoi sfruttatori quasi 60 mila euro. Un incasso considerevole che, però, non finiva mai, nemmeno in minima percentuale, nelle loro tasche. «Sembra che l’accordo iniziale fosse la divisione equa dell’incasso - ha sottolineato il capo della Mobile, Carmine Grassi - : poi, però, risulta che l’organzzazione si tenesse per intero la cifra raccolta durante la notte».
Un lavoro no-stop da condurre sempre, anche nei giorni del ciclo mestruale e per di più senza alcuna precauzione, secondo il volere dei clienti. E se si fossero rifiutate? Le conseguenze sarebbero state terribili. Il primo passo era un «maltrattamento», mentre il secondo era caratterizzato da una duplice minaccia: in primis alla ragazza, in secondo momento alla famiglia d’origine, che aveva un contatto diretto con l’organizzazione, anche se era all’oscuro del vero lavoro che la figlia svolgeva in Italia.

SOLO UNA RAGAZZA, stando a quanto raccontato dalle tre prostitute sentite dalla Squadra Mobile, era riuscita a fuggire: la disperazione l’aveva portata a tornare in Ungheria. I coniugi Dobos Zoltan, però, forti di rapporti ben radicati nella loro terra d’origine, l’avevano rintracciata, minacciata e costretta a tornare subito in Italia e sul marciapiede.

Ora le venti (secondo una stima della Mobile) prostitute «liberate» potranno sognare un futuro migliore. Non dimenticheranno mai quello che è accaduto, ma forse un giorno riusciranno a cambiare vita e a considerare questi mesi bresciani solamente un brutto ricordo.D.B.

  





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Messaggio Enigma sotto sequestro 
 

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Domenica, 27 Luglio : 2008 Brescia Oggi

IL PROVVEDIMENTO. Il club privato era un punto nevralgico dell’attività degli sfruttatori

Enigma sotto sequestro
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D.BO

Oltre a effettuare i quattro arresti gli agenti della Mobile hanno posto sotto sequestro l’Enigma, un circolo privato di via Orzinuovi 129/O, in cui secondo l’accusa la banda ungherese aveva forti interessi.
Zona di «smistamento» di ragazze e clienti, l’Enigma è stato oggetto di un’indagine da parte della Squadra Mobile. Un lavoro che, oltre a portare a galla il giro di prostitute ospitato all’interno, ha fatto emergere alcune irregolarità amministrative che creeranno non pochi guai al titolare, un imprenditore bresciano.

«Un nostro uomo - ha sottolineato Grassi - si è introdotto nel locale: non essendo iscritto al circolo privato, non lo avrebbe potuto fare. Questa, però, è solo un’irregolarità amministrativa: più problematica la situazione riguardo la prostituzione. Ogni mezz’ora una consumazione, obbligatoria e a tempo, veniva fatta pagare 30 euro. Dopo un paio d’ore e qualche centinaio di euro spesi, il cliente veniva invitato in un albergo nelle vicinanze, dove per 210 euro poteva consumare un rapporto sessuale della durata massima di due ore. Oltre le due ore serviva un supplemento»
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