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Bresso: governo vuole chiudere 816 istituti in Piemonte
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Venerdì, 10 Ottobre : 2008

Bresso:
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governo vuole chiudere 816 istituti in Piemonte


La presidente della Regione Piemonte Mercedes Bresso
    
Il decreto legge 154 impone alla Regione di cancellare le sedi scolastiche con meno di 50 allievi In caso contrario si rischia il commissariamento

Scuola, studenti in piazza in cento città italiane contro la riforma Gelmini

TORINO - «Il governo ha deciso di tagliare 816 scuole in Piemonte, è una delle sorprese contenute nel decreto legge 154 emanato dal governo Berlusconi il 7 ottobre»: la denuncia è della presidente della Regione Piemonte, Mercedes Bresso, che sottolinea come questo sarebbe il risultato del provvedimento, che impone al Piemonte il taglio di 456 milioni di euro da realizzare «cancellando le sedi scolastiche con meno di 50 allievi».

«Ma in Piemonte, dove il 52% del territorio è montano - spiega Bresso - le scuole materne, elementari e medie con meno di 50 alunni sono appunto 816, tutte concentrate in zone periferiche e montane, con grandi difficoltà di accessibilità e trasporti, soprattutto nella stagione invernale».

Il provvedimento, sottolinea, «prevede addirittura il commissariamento per le Regioni che non riusciranno a predisporre un piano di tagli entro il 15 dicembre». E tutto ciò, rimarca, «non è stato concertato e neppure annunciato» E «gli oneri derivanti dall’attivazione di trasporti e dall’adeguamento delle strutture edilizie - conclude - dovrà essere pagato dalle Regioni e dagli altri enti locali, ovviamente con risorse loro».

«Già è vergognoso - afferma la presidente del Piemonte - che un governo distrugga finanziariamente una funzione essenziale che passerà alle Regioni fra un anno senza confrontarsi con gli amministratori che si ritroveranno a gestirla con fondi molto inferiori a quelli avuti a disposizione da loro. Ora il governo decide anche che le Regioni dovranno provvedere a ulteriori tagli per 456 milioni di euro. E come dire ’noi non ci siamo riusciti, fatelo voi, cancellando le sedi scolastiche con meno di 50 allievi. È una scelta obbligatoria contenuta nel decreto, ma che formalmente dovrebbero fare le Regioni. Forse al governo non se ne sono accorti, ma l’Italia è morfologicamente complessa e zeppa di comuni piccoli».

«Raramente - commenta - si è visto in Italia un esecutivo più centralista di questo che, a parole e nell’impegno di alcuni esponenti, dovrebbe essere invece federalista. Ma a ogni teorico passo avanti ne corrispondono tre indietro. È giusto che la gente sappia: i soldi delle tasse dei cittadini, quelli destinati alle Regioni, ma anche quelli delle altre autonomie locali, vengono gestiti dal governo come se fossero di sua proprietà, senza alcun confronto, contraddicendo gli accordi presi».

«Per Ici e ticket il governo usa fondi altrui»
Durissime anche le critiche alla gestione delle risorse destinate alle aree svantaggiate. «Il governo utilizza i Fondi per le aree sottoutilizzate, destinati al preciso scopo di risollevare le aree svantaggiate del paese, per compensare nelle case comunali il buco creato con la cancellazione dell’Ici, e per finanziare i ticket sanitari. Facendolo con soldi che sarebbero destinati ad altro e ad altri, è un pò come se per pagare le bollette io usassi i risparmi del mio vicino di casa». Lo afferma la presidente del Piemonte, Mercedes Bresso.

«E questo - sottolinea - si aggiunge al fatto che ogni Regione vanta crediti miliardari nei confronti dello Stato, ovvero aspetta anni per ricevere quanto le è dovuto. Solo per il Piemonte si tratta di circa tre miliardi. Così le Regioni sono costrette ad accendere mutui per anticipare queste somme e fornire i servizi, con la beffa di dover pagare anche gli interessi».

  





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