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Giovedì, 18 Settembre : 2008 Il Messaggero
ROMA - Nuova crociata di Renato Brunetta. Dopo l'attacco ai fannulloni e alle consulenze, il ministro della Pubblica amministrazione ha annunciato che intende rendere pubblici i curriculum e gli "score" professionali dei chirurghi. Il ministro ha ovviamente scatenato l'immediata reazione, per lo più contraria e stizzita, del mondo medico.
Intervenendo a Radio Radicale, il ministro si è chiesto perché uno deve leggersi tutto sullo yogurt o sul succo di frutta e poi non sapere nulla su chi ti opera. «Se è bravo o no, se è un macellaio, quanti ne ha ammazzati», ha detto senza tanti giri di parole il ministro. Secondo Brunetta, questa «pubblicizzazione» non dovrà limitarsi al campo sanitario, ma riguardare anche altre professioni come, per esempio, i maestri.
«Sono d'accordo con Brunetta sul fatto che il cittadino vada informato meglio, ma le informazioni da rendere trasparenti non dovrebbero essere limitate ai curricula e ai punteggi e alle pubblicazioni scientifiche», ha affermato l'oncoloco e senatore Pd Umberto Veronesi. «Non contano solo i singoli medici, ma contano anche le istituzioni nelle quali essi lavorano. Un chirurgo - ha aggiunto Veronesi - può essere bravissimo, ma se opera in una struttura poco organizzata oppure organizzata alla vecchia maniera, senza alcuna attenzione alla centralità della persona il rischio per il paziente di non avere un buon trattamento rimane».
Con «sconforto e proccupazione» ha reagito invece il presidente dell'Ordine nazionale dei medici, Amedeo Bianco. «L'intenzione di voler pubblicare i curricula dei chirurghi, ci ha lasciati sorpresi e amareggiati», ha spiegato Bianco. «Leggere dalle Agenzie che la volontà di rendere trasparenti i curricula medici viene espressa dal Ministro come si trattasse di sapere se un chirurgo "è bravo o no, se è un macellaio, quanti ne ha ammazzati", ha impresso in tutta la Federazione e nei medici italiani lo sconforto preoccupato di una professione che fa della qualità un tema di continua attenzione e puntuale formazione. Per questo prendiamo le distanze dai toni e dalle parole gravi che gettano un'ombra sinistra e indistinta su una professione che tanto dà alla società civile tutta».
Anche l'Anaao Assomed, il più rappresentativo dei sindacati medici pubblici, ha preso le distanze. Il segretario nazionale Carlo Lusenti ha infatti precisato che «l'area della dirigenza medica è l'unica nel pubblico impiego a prevedere nei contratti di lavoro ben due organismi di valutazione e a applicare provvedimenti valutativi. Se si vuole rendere trasparenti le competenze professionali, tradizione peraltro già in uso negli Stati Uniti, ha concluso, vanno resi noti anche l'orario di lavoro e l'effettivo impegno che ogni medico dedica alla professione».
«Non servono - ha rincalzato il segretario dei medici della Cgil, Massimo Cozza - se non alla propaganda politica, i toni inquisitori ed offensivi del ministro Brunetta che alzano solo polveroni e gettano allarme e discredito contro medici e chirurghi, quotidianamente impegnati ad operare negli ospedali.Il tempo è galantuomo, e la verità su chi vuole realmente far funzionare il pubblico per garantire i diritti ai cittadini, verrà a galla. Speriamo che non sia troppo tardi».
Francesco Musumeci, medico chirurgo dell'ospedale San Camillo di Roma plaude invece apertamente a Brunetta: «L'utente ha il diritto di sapere chi lo opera». Tutto quello che ha come obiettivo il miglioramento della vita del paziente, è un buon contributo, ha aggiunto Mesumeci, che ha lavorato per 15 anni in Inghilterra, dove si pubblicizzano anche i dati relativi ai diversi centri ospedalieri.
Favorevole infine l'associazione di tutela dei diritti del cittadino, CittadinanzAttiva, che ha puntato l'attenzione sull'indice di umanità del medico, che andrebbe pubblicizzato nel curriculum tra gli "score professionali".
Intervenendo a Radio Radicale, il ministro si è chiesto perché uno deve leggersi tutto sullo yogurt o sul succo di frutta e poi non sapere nulla su chi ti opera. «Se è bravo o no, se è un macellaio, quanti ne ha ammazzati», ha detto senza tanti giri di parole il ministro. Secondo Brunetta, questa «pubblicizzazione» non dovrà limitarsi al campo sanitario, ma riguardare anche altre professioni come, per esempio, i maestri.
«Sono d'accordo con Brunetta sul fatto che il cittadino vada informato meglio, ma le informazioni da rendere trasparenti non dovrebbero essere limitate ai curricula e ai punteggi e alle pubblicazioni scientifiche», ha affermato l'oncoloco e senatore Pd Umberto Veronesi. «Non contano solo i singoli medici, ma contano anche le istituzioni nelle quali essi lavorano. Un chirurgo - ha aggiunto Veronesi - può essere bravissimo, ma se opera in una struttura poco organizzata oppure organizzata alla vecchia maniera, senza alcuna attenzione alla centralità della persona il rischio per il paziente di non avere un buon trattamento rimane».
Con «sconforto e proccupazione» ha reagito invece il presidente dell'Ordine nazionale dei medici, Amedeo Bianco. «L'intenzione di voler pubblicare i curricula dei chirurghi, ci ha lasciati sorpresi e amareggiati», ha spiegato Bianco. «Leggere dalle Agenzie che la volontà di rendere trasparenti i curricula medici viene espressa dal Ministro come si trattasse di sapere se un chirurgo "è bravo o no, se è un macellaio, quanti ne ha ammazzati", ha impresso in tutta la Federazione e nei medici italiani lo sconforto preoccupato di una professione che fa della qualità un tema di continua attenzione e puntuale formazione. Per questo prendiamo le distanze dai toni e dalle parole gravi che gettano un'ombra sinistra e indistinta su una professione che tanto dà alla società civile tutta».
Anche l'Anaao Assomed, il più rappresentativo dei sindacati medici pubblici, ha preso le distanze. Il segretario nazionale Carlo Lusenti ha infatti precisato che «l'area della dirigenza medica è l'unica nel pubblico impiego a prevedere nei contratti di lavoro ben due organismi di valutazione e a applicare provvedimenti valutativi. Se si vuole rendere trasparenti le competenze professionali, tradizione peraltro già in uso negli Stati Uniti, ha concluso, vanno resi noti anche l'orario di lavoro e l'effettivo impegno che ogni medico dedica alla professione».
«Non servono - ha rincalzato il segretario dei medici della Cgil, Massimo Cozza - se non alla propaganda politica, i toni inquisitori ed offensivi del ministro Brunetta che alzano solo polveroni e gettano allarme e discredito contro medici e chirurghi, quotidianamente impegnati ad operare negli ospedali.Il tempo è galantuomo, e la verità su chi vuole realmente far funzionare il pubblico per garantire i diritti ai cittadini, verrà a galla. Speriamo che non sia troppo tardi».
Francesco Musumeci, medico chirurgo dell'ospedale San Camillo di Roma plaude invece apertamente a Brunetta: «L'utente ha il diritto di sapere chi lo opera». Tutto quello che ha come obiettivo il miglioramento della vita del paziente, è un buon contributo, ha aggiunto Mesumeci, che ha lavorato per 15 anni in Inghilterra, dove si pubblicizzano anche i dati relativi ai diversi centri ospedalieri.
Favorevole infine l'associazione di tutela dei diritti del cittadino, CittadinanzAttiva, che ha puntato l'attenzione sull'indice di umanità del medico, che andrebbe pubblicizzato nel curriculum tra gli "score professionali".
ViviCentro (art. 19 e 21)
La libertà di stampa è una benedizione quando siamo inclini a scrivere contro gli altri, e una calamità quando ci troviamo ad essere sopraffatti dalla moltitudine dei nostri assalitori. (Samuel Johnson).
















