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CALCIO, L'INTER BATTE IL CATANIA
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Domenica, 14 Settembre : 2008

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L'INTER BATTE IL CATANIA


MILANO - Ci sono tanti modi per perdere al Meazza contro i campioni d'Italia, ma Walter Zenga ha scelto sicuramente uno dei più strani. Difficilmente il tecnico del Catania dimenticherà la sua prima partita da 'nemico' nello stadio che è stato suo per 11 stagioni contro la squadra di cui ha vestito la maglia sin dalle giovanili. I rossoblù perdono per colpa di due strambi autogol grazie ai quali Ibrahimovic e compagni ribaltano lo svantaggio iniziale vincendo una partita complicata per l'espulsione nel primo tempo di Muntari.
Per Mourinho doveva bastare ''una partita normale'' da parte dei suoi giocatori per conquistare i primi tre punti del campionato, ma in realtà di normale c'è stato poco in una gara che la sua squadra ha faticato a portare a casa molto più di quanto ci si aspettasse. La scelta del 4-4-2 con Balotelli assieme a Ibrahimovic e la coppia portoghese Figo-Quaresma sulle fasce non dà esattamente tutti i frutti sperati e, dopo un buon inizio, l'Inter fatica a entrare nell'area del Catania. Walter Zenga dimentica in fretta l'emozione dovuta all'ovazione che il
Meazza giustamente gli concede, ricordando le sue 473 partite con la maglia dell'Inter, e la sua squadra scende in campo con un'idea precisa su come comportarsi.
Il Catania gioca una partita molto ordinata, con pochi rischi e tanti ringraziamenti alle nazionali che hanno ridato a Mourinho una discreta serie di giocatori piuttosto stanchi, a partire da Ibrahimovic. Si gioca praticamente solo nella metà campo difensiva dei siciliani, ma di fatto Bizzarri corre il numero minimo di pericoli dovuti soprattutto alle palle alte, con Ibrahimovic e Balotelli che colpiscono di testa ma senza centrare la porta. Dalle parti di Julio Cesar non succede pressoché nulla e Plasmati, preferito a Paolucci, cerca senza riuscirci di far salire la squadra ma i suoi compagni si guardano bene dall'avanzare troppo. E infatti l'Inter fatica tremendamente a creare azioni palla a terra e a tenere alto un ritmo che i giocatori di Zenga tendono ovviamente sempre ad abbassare.
Ne viene fuori la partita che il Catania voleva fare e che Mourinho invece non voleva vedere, a maggior ragione quando gli etnei passano in vantaggio in un finale di tempo pieno di colpi di scena. Al 42' Plasmati segna di testa il suo primo gol in serie A, sfruttando un ottimo cross di Tedesco e la marcatura di Muntari, ben più basso di lui. Il vantaggio degli ospiti dura solo un minuto perché, giusto il tempo di arrivare dall'altra parte: Quaresma trova con la sua trivela una fortunosa deviazione di Silvestri e così quello che doveva essere un cross diventa un tiro che finisce alle spalle di Bizzarri.

Si scaldano gli animi negli ultimi minuti e Muntari conferma di dover lavorare ancora parecchio sul suo comportamento, rifilando una manata a Tedesco che Damato giustamente punisce con il rosso. Accusato di simulazione, il centrocampista etneo viene preso di mira dagli interisti e, prima di rientrare negli spogliatoi, nasce una mezza rissa con Zenga che ha il suo bel da fare per calmare gli animi. E per fortuna che a inizio gara le due squadre erano entrate in campo con una maglietta con la scritta 'Stop alla violenza'.
Che sia una serata comunque fortunata per l'Inter lo si capisce al 3' della ripresa, quando solo l'assistente D'Agostini ha la certezza che il pallone colpito di testa da Terlizzi su fallo laterale battuto da Maicon finisca effettivamente nella sua porta. Trattasi di incredibile caso di autogol-non gol, con Damato che si fida della segnalazione del suo guardalinee. Probabilmente fa male perché il pallone, dopo aver colpito il palo, non pare essere del tutto entrato in porta. Sotto nel punteggio senza neanche sapere come, il Catania ha la colpa di non riuscire a sfruttare la superiorità numerica e anzi, è l'Inter ad andare vicina alla terza rete con una meravigliosa discesa di Maicon al 26' e con due tiri ravvicinati di Ibrahimovic che Bizzarri respinge.

Walter Zenga si porta a casa un'altra dose di applausi al fischio finale, ma forse avrebbe preferito un punto al calore del Meazza. Mourinho per ora è speciale solo nella fortuna, per il bel calcio c'è ancora da aspettare.

MICCOLI TRASCINA IL PALERMO, ROMA TRAVOLTA

PALERMO - Dopo la burrasca, il ribaltone e le polemiche, a Palermo torna il sereno. Travolta la Roma per 3-1, il Barbera può ricominciare a fare festa. E' il giorno di Davide Ballardini, che ha raccolto una squadra in crisi di gioco, ha cambiato, ha rischiato e alla fine ha avuto ragione. E' il giorno dello scatenato Miccoli, vero apriscatole della partita che mette a segno una doppietta, e di Cavani, l'uruguayano triste che torna al gol. Niente da fare per una Roma che procede a fari spenti, orfana di idee a centrocampo, una difesa inguardabile, dopo un ottimo inizio concretizzato dalla rete di Baptista. Ballardini cambia il volto del Palermo che si presenta con Cassani al posto di Raggi sulla destra, garantendo più copertura. A centrocampo salta Migliaccio, uno dei punti fermi di Colantuono, per fare posto a Simplicio. In avanti Bresciano a supporto delle punte Miccoli e Cavani.

Anche Spalletti mischia le carte e schiera Okaka al posto di Vucinic, alle prese con il mal di schiena. Ma è stato il centrocampo l'anello debole, con Pizarro davvero fuori forma, Aquilani forse stanco per la Nazionale e De Rossi che ha dovuto lasciare il campo nel primo tempo per infortunio. Unica consolazione per i tifosi romanisti aver visto in campo Menez. Partono subito forte i giallorossi che sfiorano il gol al 5'. Punizione al veleno di Baptista che Amelia riesce a deviare sulla traversa, togliendola dal 'sette': si fa trovare pronto Aquilani che conclude debole sull'estremo difensore. Gli uomini di Spalletti passano all'8'. Okaka si incunea sulla sinistra dell'area rosanero, perfetta triangolazione con Aquilani e assist per Baptista che da due metri non può sbagliare. Il Barbera trema, sembra l'inizio di un'altra disfatta. Invece, il Palermo non si disunisce e ricomincia a macinare gioco, approfittando di qualche distrazione della Roma, svagata a centrocampo. Ci vogliono però due reti per raggiungere il pareggio. La prima è infatti annullata per dubbio fuorigioco di Cavani su assist di Simplicio dalla destra. Buona la seconda: stavolta è Miccoli a prendere per mano il Palermo al 18'. Il salentino riceve palla al limite dell'area e lascia partire un destro alla Del Piero che si insacca, preciso e potente, all'incrocio. E' il momento del Palermo che si ripresenta altre due volte davanti a Doni. In entrambi i casi è Cavani a rendersi pericoloso nel giro di tre minuti, dal 24' al 26'. L'uruguagio prima si invola sulla sinistra e, sull'uscita del portiere giallorosso, tenta di mettere la palla sul secondo palo, poi il suo tiro nel cuore dell'area di rigore capitolina si infrange sul corpo di Doni.

La Roma si sveglia alla mezz'ora con una punizione di Riise, deviata dalla barriera e raccolta da Taddei. Il tiro del brasiliano finisce di poco al lato. Al 38' altra tegola per la Roma che deve rinunciare anche a De Rossi per un problema al collo. Nessun cambio nella ripresa, che si apre con una punizione di Liverani che sfiora l'incrocio alla sinistra di Doni. Il Palermo appare più convinto e affonda il colpo al 12'. Eccezionale Simplicio che recupera il pallone a centrocampo e serve lo scatenato Miccoli. Il bomber rosanero si invola sulla sinistra, colpo sotto e rete. Esplode il Barbera che da mesi non vedeva un Palermo così in palla. Spalletti corre ai ripari e sostituisce un evanescente Taddei con la promessa Menez. Ma la musica non cambia. E' il rinato tandem ex Parma Simplicio-Bresciano a dare spettacolo al 24'. Cross del brasiliano che trova Bresciano in area sulla sinistra. Tiro di prima intenzione dell'australiano respinto da Doni in corner. La Roma tira i remi in barca e tracolla al 28'. La terza firma è di Cavani. L'uruguagio, servito alla perfezione da Simplicio sulla destra, stavolta non sbaglia e infila Doni in uscita. La Roma cerca di ributtarsi in avanti, ma senza pungere. Tornano gli applausi al Barbera, che saluta i rosanero con l'ovazione finale. E Zamparini può sorridere.

  





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