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Carmela va in metrò
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Martedì, 30 Ottobre 2007

Carmela va in metrò


di Luciano Scateni


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Mai sognato di evitare gli ardui percorsi sui bus intrappolati nel traffico, mai sognato di coprire l’auto con il telone argenteo anti smog e viaggiare spedita da un capo all’altro di Napoli in tempi record: Carmela Esposito non avrebbe mai elaborato un’ipotesi utopica di questa portata.

Ella, ma che fa?, non ha cultura pari all’impegnativa lettura delle stazioni d’arte che ospitano la spirale di Merz, ispirata dalla legge del matematico Fibonacci (1.200 d.c.), meraviglia della stazione Vanvitelli e le opere di Kounellis, Kosuth, ecc. Ma Carmela intuisce che deve esserne orgogliosa e va, ogni giorno avanti e indietro, dal Vomero alla stazione Dante. Anche questa mattina. Oblitera nella stazione Vanvitelli il ticket “Unico”, alle 9 e 33, sbriga le faccende programmate e  s’immerge di nuovo nel sottosuolo. Sono le 10 e 57, dunque il biglietto è valido, scadrebbe alle 11 e 3 minuti.

Scrupolosa qual è, Carmela verifica l’orario stampato dall’infernale macchinetta all’andata. C’è scritto 8 e 33, ma la signora Esposito è sicura, erano le 9 e 33. Chiede spiegazioni agli addetti ai lavori. Con modi, come definirli, bruschi, è invitata a comprare un nuovo biglietto e alle giuste contestazioni, ecco la replica: “Che ci posso fare, si vede che al Vomero non hanno aggiornato l’orario e hanno ancora quello dell’ora legale”. Riepiloghiamo: il ritorno all’ora solare è avvenuto nella notte tra sabato e domenica, oggi è martedì e al Vomero non hanno ancora spostato le lancette di un’ora?  Non finisce qui: L’addetto ripete che Carmela deve fare un nuovo biglietto, ammesso che si risolva lo stop del metrò bloccato da un black out. “Tra quanto tempo?” “E che sono, un indovino?”

I fornelli per preparare il pranzo non sono compatibili con l’incertezza del ritorno alla normalità del metrò e la signora Esposito esegue il dietro-front, in direzione funicolare. Nel frattempo il ticket da 90 minuti è scaduto, ammesso che i qualcuno possa credere alla poltronite di chi avrebbe dovuto aggiornare l’orario dei tornelli di Piazza Vanvitelli e se n’è fregato. E poi, di che male soffre ha il metrò collinare, in fermo forzato per guasti frequenti? Chi ha progettato la compatibilità delle carrozze con i binari che per l’attrito producono rumori sinistri da forte inquinamento acustico? Chi ha dimenticato che Napoli, anche in vista della desertificazione del mondo soffre il caldo (umido) per gran parte dell’anno? Quando l’afa è a mille, con temperature africane, nei forni crematori delle vetture si può anche rendere l’anima a Dio.

Non c’è aria condizionata e neppure  un sistema decente di aerazione: se poi capitasse alla signora Carmela di imbarcarsi nelle ore di punta, nel vagone di uno dei treni che la Metropolitana ha decapitato eliminando un paio di carrozze, sperimenterebbe il bello delle performance estreme degli sport che testano la sopravvivenza in condizioni disumane.


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