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Mercoledì, 2 Aprile : 2008 aprileonline
Marisa Nicchi
La sicurezza di una città è anche e prima di tutto la possibilità per tutti di andare per strada senza rischi. Adesso però l'assessore Cioni ci comunica che il problema sono i mendicanti sdraiati sui marciapiedi: una gara in corso per il consenso tra gli amministratori del centrodestra e del Partito Democratico a chi criminalizza di più la marginalità sociale.
Chi vive come me a Firenze conosce bene le difficoltà di muoversi in sicurezza. La strada del centro storico in cui abito, via dell'Agnolo, è frequentata poco da turisti e molto da donne e uomini che ci vivono. Fuori dal triangolo d'oro del consumo affaristico, dunque fuori anche delle cure pubbliche. Quando mio figlio era piccolo gli ripetevo, con grande apprensione, di camminare rasente al muro degli stretti marciapiedi. Talvolta, su di essi debordano i mezzi pubblici, quelli ingombranti che percorrono ancora troppo le strade del centro storico, insieme al traffico privato che, nonostante la ZTL, è ancora molto consistente.
La sicurezza di una città è anche e prima di tutto questo: la possibilità per i bambini, per le persone disabili, per le mamme con la carrozzina, di andare per strada senza rischi, senza essere mortificati dalle tante barriere architettoniche, senza inciampare nelle pietre sconnesse, nelle buche che appena fuori dei circuiti turistici sono disseminate ovunque. Questi sono i problemi che chi abita questa città incontra nella vita quotidiana, problemi che per le persone disabili diventano una sofferenza inumana.
Adesso, però, l'assessore Cioni ci comunica che il problema di Firenze sono i mendicanti sdraiati sui marciapiedi. Un increscioso caso (una signora disabile ha inciampato e si è ferita) viene usato per toglierli di mezzo. L'obiettivo dell'incolumità delle persone scivola volutamente in rifiuto di queste ombre sociali e cancella tutto il resto. Lo stesso piano inclinato dell'estate scorsa quando, sempre per gli sceriffi cittadini, erano i lavavetri che infastidivano le donne sole al volante, a mettere in discussione il decoro di una città, in ben altri modi degradata e mercificata.
E' inaccettabile la gara in corso per il consenso tra gli amministratori del centrodestra e del Partito Democratico a chi criminalizza di più la marginalità sociale. E' inaccettabile affrontare la convivenza lottando contro le persone emarginate e abbandonate, alle quali invece una città "amica" dovrebbe guardare per affrontarne i problemi, oltre la cortina dell'indifferenza e dell'assuefazione. E' inaccettabile che si continuino a cercare capri espiatori. E' inaccettabile che le donne, e in questo caso una donna disabile, vengano usate come pretesto per produrre rifiuto verso le "vite di scarto", dimenticando che chi le uccide è solitamente un uomo normale, non sdraiato sulla strada, ma nel salotto di casa.
Una città "amica" per tutte e per tutti è una città dove ci si può muovere in libertà e sicurezza, dovunque e in qualunque ora del giorno e della notte. Non costrette, illusoriamente, a chiudersi in casa o a rasentare i muri come invocavo a mio figlio. E per muoversi in sicurezza non servono gli editti contro i poveri ma, in primo luogo, politiche dei trasporti pubblici e sostenibili, scelte urbanistiche basate su una cultura dell'attenzione reciproca, della cura, del rispetto di tutte le soggettività e abilità che coinvolgano istituzioni e abitanti, donne e uomini, e una lotta senza "ma, anche" contro l'emarginazione sociale. Ma per fare scelte coraggiose in materia di urbanistica e di mobilità, bisogna contrastare i poteri forti, la rendita, le lobby, in qualunque forma si presentino.
Bisogna scegliere da che parte stare. Bisogna smettere di essere forti con i deboli e deboli con i forti.
Chi vive come me a Firenze conosce bene le difficoltà di muoversi in sicurezza. La strada del centro storico in cui abito, via dell'Agnolo, è frequentata poco da turisti e molto da donne e uomini che ci vivono. Fuori dal triangolo d'oro del consumo affaristico, dunque fuori anche delle cure pubbliche. Quando mio figlio era piccolo gli ripetevo, con grande apprensione, di camminare rasente al muro degli stretti marciapiedi. Talvolta, su di essi debordano i mezzi pubblici, quelli ingombranti che percorrono ancora troppo le strade del centro storico, insieme al traffico privato che, nonostante la ZTL, è ancora molto consistente.
La sicurezza di una città è anche e prima di tutto questo: la possibilità per i bambini, per le persone disabili, per le mamme con la carrozzina, di andare per strada senza rischi, senza essere mortificati dalle tante barriere architettoniche, senza inciampare nelle pietre sconnesse, nelle buche che appena fuori dei circuiti turistici sono disseminate ovunque. Questi sono i problemi che chi abita questa città incontra nella vita quotidiana, problemi che per le persone disabili diventano una sofferenza inumana.
Adesso, però, l'assessore Cioni ci comunica che il problema di Firenze sono i mendicanti sdraiati sui marciapiedi. Un increscioso caso (una signora disabile ha inciampato e si è ferita) viene usato per toglierli di mezzo. L'obiettivo dell'incolumità delle persone scivola volutamente in rifiuto di queste ombre sociali e cancella tutto il resto. Lo stesso piano inclinato dell'estate scorsa quando, sempre per gli sceriffi cittadini, erano i lavavetri che infastidivano le donne sole al volante, a mettere in discussione il decoro di una città, in ben altri modi degradata e mercificata.
E' inaccettabile la gara in corso per il consenso tra gli amministratori del centrodestra e del Partito Democratico a chi criminalizza di più la marginalità sociale. E' inaccettabile affrontare la convivenza lottando contro le persone emarginate e abbandonate, alle quali invece una città "amica" dovrebbe guardare per affrontarne i problemi, oltre la cortina dell'indifferenza e dell'assuefazione. E' inaccettabile che si continuino a cercare capri espiatori. E' inaccettabile che le donne, e in questo caso una donna disabile, vengano usate come pretesto per produrre rifiuto verso le "vite di scarto", dimenticando che chi le uccide è solitamente un uomo normale, non sdraiato sulla strada, ma nel salotto di casa.
Una città "amica" per tutte e per tutti è una città dove ci si può muovere in libertà e sicurezza, dovunque e in qualunque ora del giorno e della notte. Non costrette, illusoriamente, a chiudersi in casa o a rasentare i muri come invocavo a mio figlio. E per muoversi in sicurezza non servono gli editti contro i poveri ma, in primo luogo, politiche dei trasporti pubblici e sostenibili, scelte urbanistiche basate su una cultura dell'attenzione reciproca, della cura, del rispetto di tutte le soggettività e abilità che coinvolgano istituzioni e abitanti, donne e uomini, e una lotta senza "ma, anche" contro l'emarginazione sociale. Ma per fare scelte coraggiose in materia di urbanistica e di mobilità, bisogna contrastare i poteri forti, la rendita, le lobby, in qualunque forma si presentino.
Bisogna scegliere da che parte stare. Bisogna smettere di essere forti con i deboli e deboli con i forti.
ViviCentro (art. 19 e 21)
La libertà di stampa è una benedizione quando siamo inclini a scrivere contro gli altri, e una calamità quando ci troviamo ad essere sopraffatti dalla moltitudine dei nostri assalitori. (Samuel Johnson).
















