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Case degradate, La Loggia punta all’esproprio
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Mercoledì, 13 Agosto : 2008  Roberto Manieri, Giornale di Brescia

Il modello varato con successo dal Progetto Carmine applicato all’intera città.
Se non si ristruttura il Comune acqusisce gli edifici.


Case degradate,
Image
La Loggia punta all’esproprio


Per chi avvia i lavori agevolazioni e deroghe alle norme tecniche

L’ipotesi sarà proposta al vaglio del Coniglio comunale: gli immobili interessati saranno inseriti in una lista


Image  Estendere le prerogative del Progetto Carmine all’intera città per affrontare i nodi irrisolti delle molte case fatiscenti o abbandonate e sottrarre quindi i quartieri al degrado. Questa l’ipotesi che l’Amministrazione Paroli accarezza da qualche tempo e che potrebbe trovare nell’arco di qualche settimana una sua definizione con un passaggio in Consiglio comunale.

    Si tratterebbe in realtà di un fatto epocale per la sua portata in termini urbanistici e che, seppur limitata da qualche mediazione, darebbe un nuovo impulso nel rivoluzionare buona parte della periferia della città. <<Le arre degradate sono oggi marginali al quartiere Carmine e la bontà dell’iniziativa del progetto di recupero per la sua parte edile è emersa in modo significativo, tanto che in questi giorni il Comune di Genova si sta interessando al nostro modello per applicarlo al suo centro storico>>, conferma l’assessore ai lavori pubblici, Mario Labolani.

    L’intendimento della Loggia si gioca dunque sulla scorta di un’esperienza positiva (anche se targata centrosinistra … ) minacciando l’esproprio di una lista dettagliata di edifici portata all’attenzione del Consiglio, i proprietari si attivano per la ristrutturazione e per farlo dispongono di una serie di incentivi (o sgravi) e di deroghe alle norme tecniche che prevedono soluzioni architettoniche precluse fuori dal quartiere del Carmine.
<<Dei molti casi affrontati, in realtà nessuno è giunto alla fase della procedura in cui si depositano gli atti per adire all’esproprio: il ravvedimento dei proprietari o la ricomposizione dei dissidi tra condomini, è giunto in modo da permettere l’avvio dei lavori di recupero, evitando quindi la soluzione estrema dell’esproprio>>, confermano i tecnici del Progetto Carmine. In effetti gli edifici che si sono posti in modo più problematico per una serie di questioni specifiche sono stati quattro (due in vicolo Borgondio, uno in Rua Sovera ed uno in Contrada Calzaveglia) mentre per i rimanenti, una decina, tutto si è svolto senza problemi.

    Va anche detto che l’esproprio da parte del Comune avviene con una stima di mercato che riferisce di un valore che oscilla dai 400 ai 500 euro al metro quadrato (a fronte del valore di mercato reale di 700/800 euro al mq) mentre lo stesso edificio, una volta ristrutturato, viene ceduto nell’ordine dei 2.700/2.800 euro al mq. Nel caso poi di singole palazzine, come noto, la trattativa è del tutto riservata e fuori dai parametri citati. Ora, l’estensione dei parametri e delle iniziative del Progetto Carmine al resto della città (al netto di tutti i ritocchi o le mediazioni sulle agevolazioni da valutare e per edifici ricompresi in un elenco con i dettagli dei singoli immobili ai quali si applica) permetterebbe una serie di vantaggi ai proprietari, tali e quali quelli che valgono in Brescia Antica: resterebbero le due distinzioni di gradi di degrado, mentre nel concetto stesso di ritrutturazione entra l’ipotesi dell’abbattimento con la ricostruzione totale dello stabile, come spiegano i tecnici. Fermi restando i limiti imposti dagli organismi superiori al rispetto dello strumento urbanistico (Prg) si tratterebbe in buona sostanza di una netta spallata, seppur già da ora si annuncia gestita con buon senso, allo stato delle cose di oggi, a vantaggio di una città più vivibile e abitabile. Ora la parola passa al Consiglio comunale e alle riflessioni, deduzioni e controdeduzioni di rito.

  





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