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 Caso Acc. Thyssen: Post ad aggiornamento continuo
NESSUN COMMENTO (è posibile) - Una sola nota / domanda:
MONTEZEMOLO dov'è ora? ... non ha nulla da esternare?
Venerdì, 7 Dicembre 2007-18:14
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TERZO MORTO NELL'ACCIAIERIA DI TORINO
TORINO - E' morto all'ospedale San Giovanni Bosco Angelo Laurino, 43 anni, uno degli operai coinvolti nell'incendio delle acciaierie ThyssenKrupp. E' la terza vittima. E' stato stroncato da un'insufficienza multiorgano. Aveva ustioni di terzo grado sul 95% del corpo. In mattinata era morto anche un altro operaio, anche lui ricoverato in gravi condizioni con ustioni sul 95% del corpo.
CASSINO: MUORE UN OPERAIO
Un meccanico, chiamato per riparare una bisarca, è morto all'esterno dello stabilimento Fiat di Cassino. Secondo una prima ricostruzione dei carabinieri, la vittima stava riparando una bisarca nei pressi dell'ingresso "quattro", quando per cause ancora in corso è rimasta schiacciata dal mezzo. Sono intervenuti gli operatori sanitari dell'Ares 118,ma per il meccanico, non dipendente dello stabilimento automobilistico, non c'é stato nulla da fare.Oltre ai carabinieri della compagnia di Cassino, sul posto c'é il medico legale e il sostituto della Procura, Carlo Morra.
IRPINIA: CADE DA IMPALCATURA, MUORE OPERAIO
Un operaio di 48 anni, Giuseppe Mastrullo, è morto in un incidente sul lavoro a Bisaccia, in provincia di Avellino. Secondo una prima ricostruzione, Mastrullo è scivolato dall'impalcatura, posta ad alcuni metri dal suolo, montata per eseguire lavori di ristrutturazione ad un fabbricato in corso Romuleo. La vittima è stata soccorsa dai compagni di lavoro che hanno chiamato il 118 e portato nell'ospedale di Bisaccia dove però è deceduto poco dopo il ricovero. Il cantiere è stato posto sequestrato dai carabinieri di S. Angelo dei Lombardi che hanno effettuato un primo sopralluogo; i risultati sono state consegnati al magistrato della Procura altirpina.
Terminata la lenta agonia di Angelo Laurino e Roberto Scola. Lunedì lutto cittadino e sciopero di due ore
Altre due vittime nel tragico incidente sul lavoro accaduto l’altro ieri notte all’acciaieria ThyssenKrupp di corso Regina.
Le vittime
Uno dei sei feriti gravi, Roberto Scola, 32 anni, è morto questa mattina, poco prima delle sette, all’ospedale Cto di Torino dove era stato ricoverato con il 95% di ustioni su tutto il corpo. Nel pomeriggio è poi morto all’ospedale San Giovanni Bosco anche un terzo operaio, Angelo Laurino, 43 anni. È stato stroncato da un’insufficienza multiorgano. Aveva ustioni di terzo grado sul 95% del corpo. L’altro ieri notte, appena scoppiato l’incendio, era morto Antonio Schiavone, 36 anni.
La rabbia dei sindacati
I sindacati intanto, nell’incontro avvenuto questa mattina nella sede dell’Amma presso l’Unione Industriale di Torino, chiedono controlli prima di riprendere l’attività dopo il tragico incidente. «L’azienda ci ha risposto di essere in regola con le normative - ha spiegato Michele Carbonio (Uil) - e se vogliamo i controlli da parte della Asl dobbiamo sollecitarli noi. Ci aspettavamo maggiore comprensione visto quanto capitato».
«Serve verifica su impianti»
L’appuntamento fissato molto prima del terribile incidente che ha causato la morte di due operai e il ferimento di altri cinque in queste ore in pericolo di vita, avrebbe dovuto affrontare temi sindacali. Argomenti invece rinviati perchè tra i lavoratori c’è molta paura di tornare nello stabilimento dopo l’incendio divampato per motivi ancora da chiarire nei dettagli. Fim,Fiom,Uilm e Rsu hanno insistito sulla necessità di «posticipare l’apertura in segno di lutto, ma soprattutto per fare una verifica comleta di tutti gli impianti».
Lo sciopero dei metalmeccanici
In segno di protesta, i metalmeccanici hanno proclamato uno sciopero per venerdì 14 dicembre per chiedere maggiore prevenzione e sicurezza sul lavoro. «Quello che è successo a Torino è di una gravità inaudita e assoluta - ha detto oggi il leader della Fiom-Cgil, Gianni Rinaldini -. È evidente che siamo di fronte a gravi carenze in fatto di sicurezza, ma sono mancate anche adeguate forme di controllo e sono state violate delle norme: questo lo accerterà la magistratura, ma noi vogliamo mettere in campo tutte le iniziative per riporre al centro il tema delle reali condizioni esistenti nei luoghi di lavoro».
Ultima modifica di Redazione il 31 Dic 2007 13:14, modificato 16 volte in totale
ViviCentro (art. 19 e 21)
La libertà di stampa è una benedizione quando siamo inclini a scrivere contro gli altri, e una calamità quando ci troviamo ad essere sopraffatti dalla moltitudine dei nostri assalitori. (Samuel Johnson).
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REPORTAGE
"C'erano 800 gradi
Là dentro abbiamo visto l'inferno"
PIERANGELO SAPEGNO
Antonio Michele Bocuzzi, operaio ThyssenKrupp
TORINO - La morte degli ultimi non è mai diversa. Alla ThyssenKrupp, l’acciaieria di corso Regina Margherita a Torino, era solo un fuoco che brucia senza speranza, «erano torce umane che ci chiedevano aiuto», come racconta l’operaio Giovanni Pignalosa, erano corpi che si dibattevano negli 800 gradi delle fiamme, uomini che si rotolavano per terra, «che ci guardavano negli occhi e urlavano sto morendo, salvami, ti prego». La morte degli ultimi è sempre una condanna. Fabio Simonetta è uno dei feriti e fa vedere le braccia fasciate e china lo sguardo al suolo, prima di alzarlo tirando su per il naso, come se volesse farsi forza e trattenere le lacrime: «C’erano cinque estintori, ma quattro non funzionavano. Noi gridavamo e quelli che erano lì per cercare di salvarci non potevano fare niente. Gli idranti erano bucati. Schizzavano fuori, buttavano acqua in faccia ai soccorritori, si rovesciavano nelle loro mani, mentre le fiamme ci divoravano e noi li pregavamo di non lasciarci soli».
Ecco cos’è la morte degli ultimi. Una ingiustizia che ha perso tutte le sue parole, che non ha altra voce che la testimonianza del suo dolore. Come quella di Antonio Michele Bocuzzi, 34 anni, ustioni al viso e alla mano destra, che ricorda quelle fiamme come se non potesse più cancellarle dalla memoria e come se fosse l’unica cosa da fare: «sembrava un’onda anomala del mare. Solo che non era acqua. Era fuoco. Se chiudo gli occhi vedo ancora le facce dei miei colleghi. Erano torce di fuoco. Ho cercato di aiutarli, strappavo loro i capelli bruciati, pezzi di vestiti».
Eppure era un piccolo incendio di olio, solo questo. Alla Linea 5. La rottura di un flessibile che ha preso fuoco. E chissà se era la prima volta che succedeva. Bocuzzi dice che «pensavamo di riuscire a spegnerlo e abbiamo preso gli estintori». Gli ultimi, però, hanno sempre qualche porta chiusa. Gli estintori non funzionavano, erano sigillati o perdevano acqua. «Le fiamme si sono allargate in un batter d’occhio, si sono alzate. Poi ci sono state delle esplosioni». Giovanni Pignalosa è corso lì con altri operai: «Mi avevano chiamato. Sono andato subito. Ho visto l’inferno, una scena tremenda. Erano in 5, coperti dal fuoco. Tre in piedi e due per terra. Antonio era avvolto dalle fiamme e gridava “Aiutatemi, muoio”. Ma era impossibile avvicinarsi».
Antonio era Antonio Schiavone, una moglie e tre figli. Morto bruciato. Fabio Carletti, rappresentante Fiom, racconta che quel flessibile alla Linea 5 «era diventato una sorta di lanciafiamme». Il fatto è che quella fabbrica doveva chiudere a febbraio (ma c’è chi ripete a giugno), «e da quando avevano preso questa decisione era come se l’avessero lasciata andare», come dice Angelo Sportello, 49 anni, dipendente in mobilità in attesa di pensione. «Ogni giorno un operaio veniva mandato via, e la sicurezza era diventata l’ultima cosa». E Claudio Crisanaz, delegato sindacale: «Il problema della sicurezza era stato fatto presente in parecchie occasioni ai vertici dell’azienda. Non c’erano state risposte. E quegli operai della Linea 5 stavano facendo straordinari. Credo che loro non dovessero essere lì. Doveva esserci un altro turno». Ma quello che contava, adesso, alla ThyssenKrupp, era far fuori i circa quattrocento dipendenti che avanzavano: per 20 era stato trovato un posto a Terni, altri 200 ricollocati in vario modo; e per gli ultimi 200, due anni in cassa e poi mobilità. Forse, non c’era tempo per la sicurezza. E non c’erano nemmeno più gli uomini.
Questo paradosso diventa ancora più evidente se uno si mette a scorrere il sito della ThyssenKrupp, dove può leggere che «l’interesse per la sicurezza e l’ambiente è sempre stato molto vivo nella storia della nostra azienda. Questi temi sono così radicati nella filosofia aziendale da essere ormai parte della cultura di ogni dipendente, anche grazie a una formazione specifica e agli incontri regolarmente organizzati a proposito». Tutto vero? Operaio, maglia grigia con la cerniera aperta, barba lunga, occhi rossi: «I corsi? Sì, so che li facevano. Duravano mezz’ora, e poi chi s’è visto s’è visto». Eppure, al paragrafo sei, la società ThyssenKrupp afferma candidamente: «Il risultato più evidente di questo impegno è rappresentato dalla costante discesa dell’indice di frequenza infortuni indennizzati passato da un valore di 53 nel 1995 a un valore di 19 nel 2003».
Oggi, la verità è che tutte queste parole bruciano ancora di più di fronte alle testimonianze dei colleghi, o al racconto disperato di chi l’ha scampata, come quello che Giuseppe De Masi ha lasciato a sua madre («Ero divorato dal fuoco e nessuno riusciva ad aiutarmi») o quello che un ragazzo con il contratto a termine ripete quasi timidamente davanti ai taccuini: «C’erano due miei colleghi nudi, avvolti dalle fiamme. Mi dicevano non voglio morire, non voglio morire. Avevano le facce stravolte, tutte deturpate. Erano irriconoscibili. Ma io non potevo fare niente. Nessuno poteva fare niente. Gli estintori erano sigillati. Queste cose si sapevano già, le avevamo anche fatte notare più di una volta». Smette di parlare, tace un attimo, e poi aggiunge: inutilmente. Che è la parola che riassume tutto.
Ultima modifica di Redazione il 07 Dic 2007 20:07, modificato 1 volta in totale
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INTERVISTA
"Troppi straordinari
in quella fabbrica"
PAOLO BARONI
Il ministro del Lavoro Cesare Damiano
ROMA - Turni di 12 ore in siderurgia? Siamo di fronte a orari che non tengono conto di una situazione di lavoro pesante a rischio, si tratta inoltre di verificare se c’è il rispetto del contratto», risponde Cesare Damiano. Il ministro del Lavoro, che sarà oggi a Torino per un vertice in Prefettura, vede in questo nuovo drammatico incidente di Torino una «convergenza di fattori negativi», ma anche un «eccesso di leggerezza» su cui la magistratura dovrà fare luce.
Ministro, morire sul lavoro in una fabbrica che chiude. Un dramma, ma anche una beffa.
«È una concomitanza agghiacciante. Anche perché gli stessi lavoratori hanno lottato contro la chiusura».
Le Rsu lamentavano da tempo criticità legate allo smantellamento. C’è il sospetto che manutenzioni e controlli venissero in qualche modo trascurati...
«Quello che sorprende è che parliamo di una fabbrica inserita in un grande gruppo multinazionale, non una fabbrica del sottoscala o del lavoro nero. Una fabbrica tedesca, della nazione industrialmente più forte dell’Europa. Con una significativa tradizione sindacale».
Alcuni degli operai erano alla dodicesima ora di lavoro...
«Siamo di fronte a una evidente perdita di controllo sull’organizzazione del lavoro. E’ chiaro che alla Thyssen si è creata una convergenza di fattori negativi: lo stabilimento è in via di smantellamento, con tutti gli elementi di diminuzione degli standard di sicurezza che questo può comportare, e al tempo stesso continua a funzionare per far fronte a un picco di produzione finale. E così si spinge sugli straordinari. Se ci sono leggerezze e responsabilità, vanno accertate».
Cosa dicono gli ultimi dati sugli infortuni?
«Nel 2006 ci sono stati 1302 morti. L’aumento sul 2005 è del 2,2 per cento, ma rispetto all’ultimo quinquennio c’è certamente un calo: nel 2002 erano stati 1.481. Non si può dire che non si siano fatti passi avanti, ma anche un solo morto rappresenta sempre una tragedia per la comunità».
Ma perché tanti morti?
«Purtroppo l’allentamento di interesse sul lavoro avvenuto negli anni passati ha fatto prevalere una disattenzione su questi temi e oggi una parte del sistema produttivo punta a raggiungere il risultato aziendale anche a scapito dei livelli di sicurezza e attraverso una precarizzazione del lavoro».
Ma a chi spettano i controlli in questi casi?
«Spettano alle Asl. Come ministero del Lavoro ci occupiamo soprattutto del settore edile. Nell’ultimo anno abbiamo aumentato di 1400 unità il numero degli ispettori e in 14 mesi abbiamo sospeso più di 2800 aziende edili, scoperte con lavoratori al nero. E l’Inail ci dice che con questi interventi sono “emersi” quasi 200 mila lavoratori, più della metà dei quali stranieri. Portare alla luce questo fenomeno vuol dire non solo maggiore trasparenza ma anche maggiore sicurezza, minor concorrenza sleale, una nuova cultura del lavoro».
Ultima modifica di Redazione il 07 Dic 2007 20:09, modificato 2 volte in totale
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 Desiderava un cambio turno ma glielo avevano negato
Venerdì, 7 Dicembre 2007-18:14
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Quel "no" gli è costato la vita
Desiderava un cambio turno
ma glielo avevano negato
MARCO ACCOSSATO
Antonio Schiavone aveva 36 anni
TORINO - Antonio aveva tre figli e un gran bisogno di fare straordinari: la moglie aveva smesso di lavorare dopo aver dato alla luce Michele, due mesi fa. Così il suo stipendio era rimasto l’unico per tirare avanti in cinque. Ma l’altra sera aveva chiesto (inutilmente) di essere sostituito nel turno di sera, perché voleva andare a ogni costo alla cena di compleanno del figlio del suo migliore amico.
Antonio Schiavone aveva 36 anni. La lingua di fuoco che sulla linea numero 5 dell’acciaieria di Torino ha investito lui e i sei colleghi - ancora in rianimazione fra la vita e la morte - non gli ha lasciato scampo. Neppure il tempo di fuggire. Speriamo neanche quello di accorgersi dell’inferno.
Ondata d’olio
Una morte orribile, l’ondata di olio e fiamme. «Toni» abitava a Envie, cittadina di duemila abitanti in provincia di Cuneo: lo conoscevano in molti da quando, nel 2004, si era trasferito lì da Torino, per abitare con la famiglia accanto ai suoceri. Lui, la moglie Immacolata, Giulia di sei anni e Giada di tre. E col piccolo Michele, da settembre.
Un destino spietato, una coincidenza tremenda: anche Antonio era rimasto orfano del padre poco più che trentenne. Ieri, quando la madre ha saputo, si è sentita male.
Parlano già al passato anche le mogli, le madri e gli amici degli altri operai, i superstiti. Sperano nel miracolo ma hanno la sensazione che sarà impossibile. Roberto Scola, 33 anni, forse il più grave di tutti, è ricoverato al Cto di Torino con ustioni di terzo grado sul 95 per cento del corpo. Solo le piante dei piedi non sono bruciate. Al padre, ieri mattina, la dottoressa Daniela Risso ha spiegato che le possibilità di salvarlo «sono una su cento». Anche Angelo Laurino, 43 anni, ha ustioni sul 95 per cento del corpo. Sposato, due figli, è ricoverato al San Giovanni Bosco: il figlio Fabrizio, 12 anni, ieri si è precipitato in ospedale assieme alla sorellina Noemi, 2 anni, per «vedere papà». Ma papà non si può vedere, non loro, e comunque non più di qualche minuto, in Rianimazione, circondato da monitor, tubi, flebo di soluzione salina.
Bruno Santino e Giuseppe De Masi sono i più giovani fra gli operai feriti, ma questo, purtroppo, non cambia la gravità della situazione: le bruciature, secondo e terzo grado, ricoprono il 90 per cento dei loro corpi avvolti dal fuoco. Le ambulanze del 118 li hanno trasportati entrambi al Maria Vittoria, in Rianimazione.
Soltanto Scola, il più grave tra i gravi, ha trovato un letto in un centro Grandi ustionati, perché al Cto di Torino gli altri posti erano occupati, in un reparto troppo piccolo per l’importanza che ha. Così quando i medici del Mauriziano si sono resi conto che Rosario Rodinò, il quinto ferito, 26 anni e il 95 per cento di ustioni, doveva essere trasferito dal pronto soccorso in una struttura dedicata, si è deciso di trasportarlo in elicottero da Torino al San Martino di Genova. Dove, come per Scola, i medici non danno false speranze: «E’ in condizioni disperate».
Vigilia della pensione
Per Rocco Marzo, 54 anni, quello di mercoledì era uno degli ultimi turni alla ThyssenKrupp. Maledetta serata. A fine mese sarebbe andato in pensione dopo trent’anni di lavoro. La moglie e le due figlie hanno atteso tutto il giorno una parola di ottimismo dai medici delle Molinette, di fronte al pronto soccorso dove Rocco è legato a un respiratore artificiale. Ogni ora in più è una speranza che si fa più debole, sotto il peso della disperazione. Confessa un medico che «casi come questi, con ustioni così profonde e così estese, sfiorano l’accanimento terapeutico». Non c’è più un lembo sufficiente di pelle prelevabile per tentare l’innesto dopo una coltura. «E tutti gli organi, con il tempo, cominciano a soffrire». Fegato, reni, polmoni.
Il cuore di Giuseppe, Bruno, Roberto è forte: è un appiglio nel dolore, in questo momento, ma può trasformarsi in un calvario. L’unica certezza è «una tragedia annunciata». Roberto Scola, appena giunto in pronto soccorso, ancora cosciente, ha implorato i medici: «Salvatemi, vi prego, ho due figli piccoli». Poi è entrato in coma. Il vice prefetto Russo ha portato personalmente, ai parenti in ospedale, l’abbraccio del presidente della Repubblica. Napolitano ha commentato: «Occorre più impegno da parte di tutti, non basta fare le leggi, bisogna attuarle. Bisogna estirpare l’inaccettabile piaga delle morti e degli incidenti sul lavoro».
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 SALGONO A QUATTRO I MORTI DELL'ACCIAIERIA MALEDETTA
Sabato, 8 Dicembre 2007 - 11:05
SALGONO A QUATTRO I MORTI
DELL'ACCIAIERIA MALEDETTA
TORINO - Si aggrava di giorno in giorno il drammatico bilancio dell' incendio alla ThyssenKrupp, l'acciaieria maledetta che nella notte tra mercoledì e giovedì ha trasformato in torce umane sette operai. Dopo Antonio Schiavone, 36 anni, che abitava a Envie (Cuneo) con moglie e tre figli piccoli, il più vicino alla linea 5 dell'impianto di trattamento termico dove si è sviluppato l'incendio è morto Roberto Scola, 33 anni, che era stato ricoverato all'ospedale Molinette, mentre al San Giovanni Bosco, Angelo Laurino, 43 anni, é stato stroncato da un'insufficienza multiorgano.
Entrambi avevano ustioni di terzo grado sul 95% del corpo. Ieri sera al Cto di Torino, è morto anche Bruno Santino, l'operaio, che aveva 26 anni, ed era stato trasferito in giornata dall'ospedale Maria Vittoria al centro grandi ustionati del Cto. A pregare tutto il giorno perché si salvasse il fratello Luigi, pure lui operaio alla Thyssenkrupp (ma non era di turno mercoledì notte). Intanto il pm Raffaele Guariniello ha aperto due procedimenti penali paralleli come prevede la legge: "Uno riguarda le persone fisiche responsabili dei fatti, l'altro l'impresa". Scola, viveva a Torino, era sposato aveva due figli molto piccoli (uno di 17 mesi e l'altro di quasi tre anni).Quando è arrivato al pronto soccorso del Cto era cosciente e terrorizzato all'idea di non rivedere più i suoi bimbi. Laurino, anche lui abitante a Torino, aveva due figli, Fabrizio di 12 anni e Noemi di 14. Con l'aggravarsi della tragedia aumenta anche la richiesta di trovare i responsabili della tragedia: "Grazie per quello che state facendo per mio marito, tutti si danno da fare moltissimo qui in ospedale, ma io chiedo anche giustizia dalla magistratura", ha detto la moglie di Laurino al ministro Livia Turco un paio d'ore prima di avere la drammatica notizia della morte di Angelo.
E la Turco ha risposto: "Noi ci siamo qui, ma anche la magistratura farà il suo dovere". Rabbia e dolore anche tra i familiari di Scola: "Da quando aveva capito che le acciaierie sarebbero state chiuse - ha detto oggi la mamma, Marisa Pisano - Roberto stava valutando altre offerte di lavoro. Però alla Thyssenkrupp si trovava bene e gli sarebbe dispiaciuto andarsene". Rimane appeso a un filo il destino degli altri tre feriti gravissimi, di cui tre ricoverati a Torino ed uno a Genova. All'ospedale Maria Vittoria lotta tra la vita e la morte Giuseppe De Masi, 26 anni, che vive a Torino con i genitori ed ha una madre infermiera; mentre alle Molinette è ricoverato Rocco Marzo, di 54, sposato a padre di due figli. A fine mese sarebbe dovuto andare in pensione. Tutti hanno ustioni di secondo e terzo grado su oltre il 90% del corpo. Viene tenuto in coma farmacologico, all'ospedale Villa Scassi di Genova, Rosario Rodinò, 26 anni. Le prime autopsie sulle vittime saranno eseguite lunedì e martedì prossimo.
Nel frattempo proseguono gli accertamenti in fabbrica per capire con precisione il punto in cui si è verificata la tragedia, la causa dell'incendio e se tutte le norme per la sicurezza sono state rispettate. Per questo motivo la Procura ha controllato oggi tutti gli estintori dello stabilimento dopo la denuncia di alcuni operai, che hanno detto che alcuni non funzionavano. Altro aspetto da chiarire è l'operato della squadra antincendio e la sua formazione. Pare infatti che gli operai avessero la prassi di sbrigarsela da soli quando capitavano piccoli inconvenienti. Non è chiaro se la notte dell'incidente la squadra antincendio fosse presente al completo nello stabilimento o se ci fosse un solo componente che, come emergerebbe dalle prime indiscrezioni, era in un altro reparto.
Al momento non ci sono iscrizioni nel registro degli indagati, ma ci saranno presto. La Procura ha infatti chiesto al Thyssenkrupp tutto l'organigramma della società, compreso quello della capogruppo tedesca, per valutare i ruoli e le competenze.
Gli operai: turni infernali
- Dopo il dolore, la rabbia. Gli operai della Thyssenkrupp, l'acciaieria in cui hanno perso la vita quattro operai e altri tre lottano disperatamente contro la morte, ribadiscono con più forza le loro accuse: troppi straordinari, poca manutenzione. Per i sindacati, la produzione potrà ripartire solo dopo che in tutto lo stabilimento saranno effettuati controlli, vogliono "una certificazione scritta".
A Torino, intanto, arrivano i ministri Cesare Damiano e Livia Turco. "Per scongiurare il ripetersi di gravi incidenti sul lavoro, come quello avvenuto alla Thyssenkrupp, è necessario aumentare i controlli delle Asl nelle fabbriche", dice il ministro della Salute che ha convocato l'azienda per lunedì.
Damiano partecipa a un vertice in Prefettura con i rappresentanti delle istituzioni locali e i sindacati. Il ministro del Lavoro spiega che "gli ispettori del lavoro e le Asl hanno già avviato le verifiche e che queste continueranno la prossima settimana, in stretto coordinamento con la magistratura".
"Eravamo costretti a fare fino ad otto ore di straordinario. Se non accettavamo, l'azienda ci faceva dei rapporti disciplinari. C'é un operaio che, dopo due richiami, ha deciso di licenziarsi", racconta Giuseppe Lia, 27 anni davanti all'Unione Industriale, dove i sindacati incontrano l'azienda. Il giovane operaio parla di "condizioni di lavoro abominevoli, con turni infernali", dice che "da un anno non si faceva manutenzione" e che "la magistratura deve andare a vedere le condizioni degli impianti, verificare se sono a norma". I rapporti sindacali erano tesi da tempo: in vista della chiusura della fabbrica torinese, prevista per giugno, l'organico era stato dimezzato dai 400 di addetti di maggio scorso a 200. Ma nelle ultime settimane il lavoro era aumentato perché lo stabilimento di Terni, dove sarà concentrata tutta l'attività produttiva, non era in grado di fare fronte a tutte le commesse. L'azienda aveva imposto unilateralmente il lavoro al sabato al laminatoio a caldo, il reparto in cui nel 2002 c'era stato un incendio, ma il sindacato non era d'accordo. Così da tre settimane, il sabato gli operai scioperavano otto ore e l'astensione dal lavoro era già stata proclamata, prima dell'incidente, per oggi. Sempre per oggi era stato chiesto un incontro all'azienda, che però aveva rifiutato. "Hanno accettato di incontrarci solo dopo l'incidente e la morte degli operai. E' un comportamento gravissimo", dicono Ciro Argentino e Fabio Carletti della Fiom.
"Gli strumenti per prevenire gli incidenti sul lavoro ci sono. Il problema è quello di farli applicare, e soprattutto quello di ottenere che tutti facciano la loro parte, inclusi i datori di lavoro", afferma Livia Turco, mentre il ministro della solidarietà sociale, Paolo Ferrero, invita la Confindustria "a espellere le aziende inadempienti sul fronte della sicurezza come ha fatto con quelle che pagano il pizzo".
Torino si prepara alla giornata di lutto e di mobilitazione indetta per lunedì. Il corteo si aprirà con il gonfalone della Città e lo striscione di Cgil, Cisl e Uil, con su scritto 'Basta con le morti sul lavoro'. "Vogliamo che sia una giornata di raccoglimento, ma anche di lotta - spiega il segretario della Fiom torinese, Giorgio Airaudo - per chiedere che si accertino le responsabilità dell'incidente. Vogliamo che i responsabili paghino e non finisca tutto come con l'indulto che ha compreso anche i reati per le morti bianche".
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 Re: QUARTO MORTO NELL'ACCIAIERIA DI TORINO - REPORTAGE -
Che dire ... come all'inizio segnalato, in casi del genere una parola è poca due magari sono già troppe e, soprattutto, potrebbero essere non "urbane".
Mi limito pertanto a riportarvi link per quanto già detto in altre aree più consone:
1) ThissenKrupp e Il Sole24Ore: la Pravda del padrone
8 Dic.- MAI E POI MAI, aprendo questa rubrica ( Le "altre" news), avrei immaginato che, per casi come quello di Torino, sorgesse l'opportunità di inserire un articolo in quest'area eppure .... Il Sole 24 Ore, Libero ed il Giornale ... hanno voluto distinguersi anche in questo occupando, degnissimamente, una posizione di tutto rilievo in quest'area, e su un caso per il quale, dire che "fanno schifo", è ancora buona creanza.[...]
Stamane né Libero né il Giornale, così soliti a scandalizzarsi per uno starnuto di Niki Vendola o Clemente Mastella, avevano in prima pagina una sola riga sul caso del giorno. (leggi tutto il Reportage articolato in tre parti più collegati / Commenta)
2) « Solo morire .... è questo che ci tocca? »
8 Dic. La acciaierie Thyssenkrupp di Torino erano destinate a chiudere già dal mese di gennaio. Chi ha lavorato in acciaierie destinate alla chiusura (io l'ho fatto per 8 anni) sa bene che non si cambia nemmeno un bullone degli impianti che saranno presto demoliti. (leggi tutto / Commenta) (clicca qui)
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 MORTI BIANCHE: PRODI, EMERGENZA NAZIONALE
2007-12-08 13:24
MORTI BIANCHE: Prodi,
EMERGENZA NAZIONALE
ROMA - "Quella dei morti sul lavoro è una vera emergenza nazionale". Lo afferma il presidente del Consiglio Romano Prodi in una nota diffusa a Lisbona, dove il premier si trova per il vertice Ue-Africa. Intanto arrivano le prime iscrizioni nel registro degli indagati nei confronti della ThyssenKrupp, l'acciaieria dove nella notte tra mercoledì e giovedì sette operai sono stati trasformati in torce umane. Quattro di loro sono morti. Le condizioni degli altri tre rimangono molto gravi. Sulla vicenda viene mantenuto uno stretto riserbo al Palazzo di Giustizia di Torino. Secondo indiscrezioni, tuttavia, nell'iscrizione vengono contestate le ipotesi di accusa di omicidio colposo, lesioni colpose e disastro colposo. Al momento non è chiaro quante persone siano state indagate, ma secondo voci non confermate potrebbe essere due o tre.
L'inchiesta è condotta dai pm Laura Longo e Francesca Traverso e coordinata dal procuratore aggiunto Raffaele Guariniello. Anche oggi sono in atto accertamenti per chiarire con precisione quale sia stata la causa che ha fatto scoppiare l'incendio alla linea 5 dell'impianto di trattamento termico dove è avvenuta la tragedia. La Procura ha sequestrato una sorta di scatola nera che riguarda l'apparecchiatura. Gli inquirenti si aspettano da questo materiale di avere indicazioni più precise su quello che è accaduto. Nel frattempo la Procura ha incaricato l'Asl di fare ogni accertamento sulla sicurezza dello stabilimento anche in proiezione futura. Ieri, intanto, sono iniziati i primi controlli sugli oltre 300 estintori esistenti nello stabilimento. Trenta di essi sono stati portati nella sede dei vigili del fuoco dove verranno analizzati nel dettaglio perché contengono materiale liquido e gassoso. Agli altri è stata applicata una procedura che ne permette l'uso ma non la modifica in attesa degli accertamenti della magistratura. Al momento dell'incidente alcuni operai hanno denunciato che 3 estintori su 5 non funzionavano. Obiettivo degli inquirenti è capire che uso ne venisse fatto da parte dell'azienda e degli operai. Pare infatti che alle volte, nei piccoli interventi, gli estintori fossero usati per metà e poi non più ricaricati. Una prassi, quest'ultima, che li rendeva inutilizzabili perché il materiale all'interno diventava scadente sul fronte della sicurezza.
QUATTRO I MORTI DELL'ACCIAIERIA MALEDETTA Dopo Antonio Schiavone, 36 anni, che abitava a Envie (Cuneo) con moglie e tre figli piccoli, il più vicino alla linea 5 dell'impianto di trattamento termico dove si è sviluppato l'incendio è morto Roberto Scola, 33 anni, che era stato ricoverato all'ospedale Molinette, mentre al San Giovanni Bosco, Angelo Laurino, 43 anni, é stato stroncato da un'insufficienza multiorgano.
Entrambi avevano ustioni di terzo grado sul 95% del corpo. Ieri sera al Cto di Torino, è morto anche Bruno Santino, l'operaio, che aveva 26 anni, ed era stato trasferito in giornata dall'ospedale Maria Vittoria al centro grandi ustionati del Cto. A pregare tutto il giorno perché si salvasse il fratello Luigi, pure lui operaio alla Thyssenkrupp (ma non era di turno mercoledì notte). Il pm Raffaele Guariniello ha aperto due procedimenti penali paralleli come prevede la legge: "Uno riguarda le persone fisiche responsabili dei fatti, l'altro l'impresa". Scola, viveva a Torino, era sposato aveva due figli molto piccoli (uno di 17 mesi e l'altro di quasi tre anni).Quando è arrivato al pronto soccorso del Cto era cosciente e terrorizzato all'idea di non rivedere più i suoi bimbi. Laurino, anche lui abitante a Torino, aveva due figli, Fabrizio di 12 anni e Noemi di 14. Con l'aggravarsi della tragedia aumenta anche la richiesta di trovare i responsabili della tragedia: "Grazie per quello che state facendo per mio marito, tutti si danno da fare moltissimo qui in ospedale, ma io chiedo anche giustizia dalla magistratura", ha detto la moglie di Laurino al ministro Livia Turco un paio d'ore prima di avere la drammatica notizia della morte di Angelo. E la Turco ha risposto: "Noi ci siamo qui, ma anche la magistratura farà il suo dovere". Rabbia e dolore anche tra i familiari di Scola: "Da quando aveva capito che le acciaierie sarebbero state chiuse - ha detto la mamma, Marisa Pisano - Roberto stava valutando altre offerte di lavoro. Però alla Thyssenkrupp si trovava bene e gli sarebbe dispiaciuto andarsene".
Rimane appeso a un filo il destino degli altri tre feriti gravissimi, di cui tre ricoverati a Torino ed uno a Genova. All'ospedale Maria Vittoria lotta tra la vita e la morte Giuseppe De Masi, 26 anni, che vive a Torino con i genitori ed ha una madre infermiera; mentre alle Molinette è ricoverato Rocco Marzo, di 54, sposato a padre di due figli. A fine mese sarebbe dovuto andare in pensione. Tutti hanno ustioni di secondo e terzo grado su oltre il 90% del corpo. Viene tenuto in coma farmacologico, all'ospedale Villa Scassi di Genova, Rosario Rodinò, 26 anni. Le prime autopsie sulle vittime saranno eseguite lunedì e martedì prossimo.
Nel frattempo proseguono gli accertamenti in fabbrica per capire con precisione il punto in cui si è verificata la tragedia, la causa dell'incendio e se tutte le norme per la sicurezza sono state rispettate. Per questo motivo la Procura ha controllato tutti gli estintori dello stabilimento dopo la denuncia di alcuni operai, che hanno detto che alcuni non funzionavano. Altro aspetto da chiarire è l'operato della squadra antincendio e la sua formazione. Pare infatti che gli operai avessero la prassi di sbrigarsela da soli quando capitavano piccoli inconvenienti. Non è chiaro se la notte dell'incidente la squadra antincendio fosse presente al completo nello stabilimento o se ci fosse un solo componente che, come emergerebbe dalle prime indiscrezioni, era in un altro reparto.
COLLEGATE:
Tutti gli articoli che precedono questo e che potrai consultare facendo scorre indietro la pagina
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 Re: QUARTO MORTO NELL'ACCIAIERIA DI TORINO - REPORTAGE -
Il nostro dolore si associa a quello dei familiari delle vittime.
Tuttavia non possiamo non chiederci alcune cose che sono balzate agli occhi in questi tristissimi giorni relativamente alla fabbrica di Torino, ma anche, evidentemente, in tutti i posti di lavoro sparsi sul territorio nazionale ove purtroppo gli incidenti non mancano.
1) Gli estintori non erano tutti funzionanti, i telefoni interni (non so cosa servissero, ma è stato denunciato con allarme in questi giorni dagli altri operai), i turni erano massacranti, gli straordinari oltre al limite di resistenza umana in quelle terribili condizioni di lavoro, gli impianti cadenti e, quindi, ad alto rischio incidente (come purtroppo è accaduto), invece che una intera squadra di riparatori ed ispettori del perfetto funzionamento vi era un solo addetto che era impgnato in altro reparto, e via di seguito.
Qui domando: sono chiaramente inefficenze e negligenze che non si sono realizzate nel volger di una notte, un parparear, come dicono gli spagnoli per indicare il brevissimo tempo del battere delle palpebre, per cui in questi giorni, settimane, mesi (o anni?) gli Ispettori del lavoro e l'ENPI non sono mai andati a verificare gli impianti anche considerando che non si tratta dell'ultimo insediamento di lavoro sperduto nelle campagne MA una intera grossa acciaieria?
Come mai non hanno mai rilevato anomalie e non hanno mai provveduto a verificare che, se riscontrate e segnalate, fossero state messe in essere le correzioni?
2) in ogni insediamento produttivo la Legge 626 impone un responsabile della sicurezza che, dopo aver fatto un corso di preparazione, rimane responsabile penalmente (e civilmente) di incidenti e/o danni a persone o cose.
All'acciaieria torinese non c'era questa figura voluta dalla legge? e se c'era era talmente incosciente e cretino da non capire a cosa andava incontro se non avesse messo in essere strumenti atti a garantire la sicurezza degli addetti ai lavori e delle strutture?
3) I sindacati hanno denunciato le anomalie da tempo (così è stato detto nei vari servizi dei mass media) ed hanno anche indetto uno sciopero prima dell'incidente, ma ... nessuno ha detto loro che avevano NON IL DIRITTO bensì il dovere di rivolgersi alla Procura della Repubblica denunciando il pericolo cui erano esposti i lavoratori?
Perchè si sono astenuti dal farlo?
Come mai hanno creduto che protestare a parole o al massimo con uno sciopero li assolvesse come rappresentanti dei lavoratori e come uomini (non rimorde loro adesso la coscienza per quelle vite spezzate?).
Sono tre tremende domande che ci poniamo e che potrebbero identificare, se se le porranno gli inquirenti, seriamente le responsabilità di quanto avvenuto e potrebbero evitare nuovi incidenti e nuovi morti.
Ciò salverebbe vite umane, salverebbe l'immagine dell'Italia come nazione allo sbaraglio, salverebbe molti politici ed autorità dal dover fingere un dolore cocente che non provano affatto, ... farebbe risparmiare alla comunità le spese inutili per viaggi e soggiorni di autorià che dovranno colà recarsi per far finta di essere addolorati e piangenti mentre esprimono solidarietà e cordoglio a chi veramente è addolorato (e magari distrutto anche economicamente avendo perduto oltre alla persona cara l'unica fonte di sostentamento rappresentanta dal congiunto scomparso).
Io credo che il popolo italiano chieda a gran voce che si adottino misure adatte per evitare gli incidenti sul lavoro, ma anche di non essere costretti ad assistere ad esternazioni di routine che lasciano il tempo che trovano espresse mentre si pensa ai cavoletti propri, ad interessi lasciati in sospesi a Roma ed a cosa rispondere a sera alla ennesima ridicola diatriba politaca in TV.
Franz
COLLEGATE:
Leggi tutti gli articoli precedenti (facendo scorrere indietro questa pagina).
L'insieme costituisce un "reportage" abbastanza completo. Utile, comunque, a "forse" almeno riflettere!
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fromor
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 Re: Acciaieria ThissenKrupp: Tre semplici eppur terribili do
Leggo nelle News di Yahoo le "accorate" dichiarazioni del Presidente Prodi per l'incidente alle acciaierie e ... mi ribolle il sangue per l'indignazione!
Mi rivolgo alla signora Sabina Laurino moglie di Angelo morto dopo l'incidente presso il CTO del capoluogo piemontese, ma contemporaneamente mi rivolgo alle altre vedove, ai figli rimasti orfani, alle madri che hanno perso i propri figli nell'incidente.
No, signora, non speri nella giustizia! nella quasi totalità dei casi non si fa giustizia quando destinatario è un poveraccio!
I responsabili, i veri responsabili, sono troppo in alto per essere raggiunti dagli strali dei Giudici (e se ciò avvenisse ... sarebbero assoggettati a procedure di punizione ecc.) ed alla fine tutto si placa, tutto annega in una calma piatta magari necessaria "per ragioni di stato" ... per non turbare un processo di scambi commerciali e/o rapporti fra due nazioni (quasi) amiche.
E poi ... proprio lei parla e dice di volere giustizia? l'ha avuta tempo addietro quando la lastra d'acciaio colpì alla testa suo marito? tutto fu insabbiato, ha dichiarato lei stessa.
Le ragioni di stato e di interscambi commerciali , l'interesse superiore della collettività non possono essere turbati dalla morte di uno o dieci poveracci
Si parla di "omicidio colposo", ma io direi altrimenti; come si può parlare di omicidio colposo quando ci si trova in presenza di gravissime omissioni? sarebbe come sparare ad alzo uomo fra la folla con un mitra e poi parlare di omicidio colposo! ma allora quando è volontario? è merito di chi ha sparato inopinatamente se nessuno è stato colpito a morte? io direi che solo la buona sorte ha fatto si che non morisse qualcuno, per cui è omicidio volontario (non deve esserci sempre il dolo, ma anche la grave colpa di omissione configura l'omicidio volontario).
Non chieda giustizia, cara signora Sabina, altrimenti suo marito sarà ucciso una seconda volta dall'indifferenza di chi di ragione quando il "il caso sarà archiviato" o verrà condannato il portiere dello stabilimento!
Non si illuda per il gran fracasso che se ne fa adesso ... i colleghi stanno cavalcando l'onda dell'evento, ma domani un altro evento distrarrà i mass media e ... l'opinione pubblica.
Il dolore sarà allora solamente suo, dei suoi figli delle altre vedove e delle madri ... il mondo avremo dimenticato, magari satolli per aver visto condannare un altro poveraccio di operario che ha usato l'estintore a metà ... ma non vedrà mai condannato il funzionario dello Stato che avrebbe dovuto verificare che l'estintore era fuori uso, mai il dirigente che non ha curato le norme di sicurezza, mai ... qualcuno che conta ...
vuolsi così colà dove si puote ciò che si vuole ... e più non domndare!
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 La Thyssen: "Cause da accertare"
domenica, 9 Dicembre 2007 (17:29)
LA Stampa ha scritto: La Thyssen: "Cause da accertare"
Il gruppo tedesco si difende: non c'è conferma che vi sia stato mancato rispetto degli standard di sicurezza
Il dolore di fronte agli stabilimenti dell'acciaieria
TORINO - Le cause precise dell`incendio che ha devastato la fabbrica di Torino della ThyssenKrupp, causando 4 morti, «sono tuttora in corso di accertamento e, al momento, non c`è alcuna conferma che, all`origine dello stesso, vi sia la violazione di standard di sicurezza». Lo si legge in un comunicato diramato dalla ThyssenKrupp Acciai Speciali Terni.
La Thyssen precisa poi che «nonostante la produzione dello stabilimento torinese sia progressivamente diminuita a solo il 30 % delle sue capacità produttive, la ThyssenKrupp Acciai Speciali Terni non ha mai smesso di effettuare la manutenzione ordinaria e straordinaria degli impianti del sito torinese; impianti la cui buona parte è appunto destinata ad essere trasferita a Terni per la realizzazione di prodotti di assoluta eccellenza e qualità».
«La Thyessen - prosegue il comunicato - ha, pertanto, continuamente mantenuto elevati standard di sicurezza, regolarmente verificati dalle autorità preposte. Non è stato ridotto il numero degli addetti al servizio antincendio aziendale né degli addetti al servizio sanitario interno e anche le ore di straordinario sono diminuite continuamente in questo periodo».
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 THYSSENKRUPP, TORINO SI PREPARA AL GIORNO DI LUTTO
Domenica, 9 Dicembre 2007 17:58
THYSSENKRUPP,
TORINO SI PREPARA AL GIORNO DI LUTTO
 ROMA - Torino si prepara ad un lunedi' di lutto, giorno del silenzio per le quattro vittime dell'incendio all'acciaieria Thyssenkrupp. Tutto si fermerà: bandiere a mezz'asta, negozi con serrande abbassate, luci di Natale spente. I metalmeccanici torinesi sciopereranno otto ore, mentre un'astensione generale dal lavoro di due ore è stata indetta da Cgil, Cisl e Uil. Intanto prosegue l'inchiesta, coodinata dal procuratore aggiunto Guariniello. L'azienda tedesca nega che ci siano state violazioni degli standard di sicurezza. "Non c'é alcuna conferma che, all'origine" dell'incendio avvenuto durante la notte del 6 dicembre scorso in una delle linee di produzione del laminatoio a freddo dello stabilimento della ThyssenKrupp Acciai Speciali Terni di Torino "vi sia la violazione di standard di sicurezza". Intanto la solidarieta' arriva anche dai campi da calcio: Juventus e Torino hanno giocato con il lutto al braccio.
Intanto continuano a lottare contro la morte i feriti dell'incidente alle acciaierie. I costanti monitoraggi su Giuseppe De Masi, l'operaio di 26 anni ricoverato in rianimazione all'ospedale Maria Vittoria, oggi hanno fatto registrare un leggero aggravamento delle sue funzioni cerebrali. Nell'apprenderlo la fidanzata, che da mercoledì notte trascorre le giornate in ospedale insieme con la mamma e il papà del giovane, ha avuto un malore ed è stata assistita dal personale sanitario del pronto soccorso.
Alle 14 l'operaio, ustionato sul 97% del corpo, è stato sottoposto a una Tac di controllo: le sue condizioni al momento sono giudicate gravissime ma stabili. Stabili anche le condizioni dell'altro operaio ricoverato alla rianimazione dell'ospedale Molinette di Torino. Rocco Marzo, 54 anni, è stato assistito in questa giornata di festa dalla moglie Rosetta e dai due figli, Alessandro di 26 anni e Marina di 22. Il caposquadra, prossimo alla pensione dopo 30 anni di lavoro in fonderia, nell'incidente ha riportato ustioni sull'80% del corpo. Sempre gravi anche le condizioni di Rosario Rodinò, l'operaio torinese di 26 anni trasferito nel centro grandi ustionati dell'ospedale Villa Scassi di Genova. Ha il 90% del corpo coperto da gravi ustioni. Rodinò viene mantenuto in coma farmacologico e supportato dalla respirazione assistita.
INCIDENTI LAVORO: SIRCANA, MARTEDI' IN CDM SE NE PARLERA'
ROMA - Il Consiglio dei ministri gia' convocato per martedi' prossimo si occupera' anche delle questioni relative alla sicurezza sul lavoro. Lo ha affermato il portavoce del governo, Silvio Sircana, appositamente interpellato al riguardo.
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 MORTI BIANCHE, A TORINO SFILA LA RABBIA DEGLI OPERAI
Lunedì, 10 Dicembre 2007 - 19:25
MORTI BIANCHE,
A TORINO SFILA LA RABBIA DEGLI OPERAI
ROMA - ''Gli operai della Thyessen rientreranno in fabbrica solo dopo che l'asl avra' terminato le sue ispezioni e verificato se ci sono le condizioni per la ripresa del lavoro. Altrimenti non torneranno''. E' quanto ha assicurato il sottosegretario alla Salute, Gianpaolo Patta, oggi ad una conferenza stampa al ministero della Salute, dopo gli incidenti in cui sono morti quattro operai. ''Le asl e le altre amministrazioni competenti - ha spiegato - hanno iniziato oggi un'indagine sulla parte sequestrata dalla magistratura e il resto dello stabilimento, per vedere se ci sono le condizioni di sicurezza per la ripresa del lavoro. Se no non rientreranno''. Appena saranno terminate le ispezioni, sara' il ''tavolo organizzato presso la prefettura di Torino, che decidera' la ripresa o meno dell'attivita' lavorativa, cosi' come lo smantellamento in sicurezza dello stabilimento nei prossimi mesi. Su questo la Thyssen Krupp ha dato il suo assenso''.
E il ministro del lavoro Damiano portera' in Consiglio dei ministri una relazione sulla vicenda, mentre da Palazzo Chigi si fa sapere che 'quella degli incidenti sul lavoro e' un'emergenza alla quale il governo intende dare risposte', a cominciare dal 'far rispettare in modo rigoroso tutte le leggi esistenti'.
Ma la strage non si ferma. Ancora due vittime, a Roma e a Salerno, mentre sull'Autosole, nell'aretino, un operario e' rimasto gravemente ferito.
A TORINO IL LUTTO E LA RABBIA
TORINO - L'emblema del dolore e della rabbia e' Nino Santino, il papa' di Bruno, uno dei quattro operai morti nel rogo della Thyssenkrupp. Sfila dietro allo striscione di Fim, Fiom e Uilm che apre la manifestazione di Torino, nel giorno del lutto cittadino per ricordare le vittime e chiedere che non si muoia piu' per il lavoro.
Sono trentamila le persone presenti al corteo. Chiedono giustizia, gridano slogan contro l'azienda, scandiscono i nomi dei responsabili dello stabilimento, ma fischiano e contestano anche i sindacati. Ci sono il presidente della Camera, Fausto Bertinotti, i ministri Livia Turco e Paolo Ferrero, i segretari nazionali di Fim, Fiom e Uilm, i vertici delle istituzioni locali con i gonfaloni. I negozi abbassano le serrande, la gente ai lati delle strate applaude. Nino Santino piange e, | |