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CASO ELUANA,: sviluppi
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Messaggio CASO ELUANA,: sviluppi 
 
La sentenza è stata deposiatata oggi

- LA SENTENZA N. 21748 DEL 16 OTTOBRE DELLA CASSAZIONE - IL TESTO 1

- LA SENTENZA N. 21748 DEL 16 OTTOBRE DELLA CASSAZIONE - IL TESTO 2

Caso Englaro,  

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 la Cassazione dispone nuovo processo


Piazza Cavour ha rinviato la causa alla Corte d'appello di Milano indicando il principio di diritto cui dovrà adeguarsi per decidere se il sondino che tiene in vita Eluana, in coma da 15 anni, debba esere staccato o meno: il diritto alla vita prevale se lo stato vegetativo non è irreversibile e se non contrasta con la volontà del paziente


Image Roma, 16 ott. - (Adnkronos) - La Corte di Cassazione, con sentenza depositata oggi, ha rinviato il caso di Eluana Englaro (nella foto) "ad una diversa sezione della Corte d'Appello di Milano", indicando il principio di diritto cui tale Corte si adeguerà per decidere se il sondino che tiene in vita la ragazza debba esere staccato o meno.

"Ove il malato giaccia da moltissimi anni (nella specie, oltre quindici) in stato vegetativo permanente, con conseguente radicale incapacità di rapportarsi al mondo esterno, e sia tenuto artificialmente in vita mediante un sondino nasogastrico che provvede alla sua nutrizione ed idratazione, su richiesta del tutore che lo rappresenta, e nel contraddittorio con il curatore speciale, il giudice può autorizzare la disattivazione di tale presidio sanitario (fatta salva l'applicazione delle misure suggerite dalla scienza e dalla pratica medica nell'interesse del paziente), unicamente in presenza dei seguenti presupposti", indica la Corte di Cassazione

ImageIl primo presupposto si concretizza "quando la condizione di stato vegetativo sia, in base ad un rigoroso apprezzamento clinico, irreversibile e non vi sia alcun fondamento medico, secondo gli standard scientifici riconosciuti a livello internazionale, che lasci supporre la benché minima possibilità di un qualche, sia pure flebile, recupero della coscienza e di ritorno a una percezione del mondo esterno". "Sempre che tale istanza sia realmente espressiva - indica la Corte di Cassazione quale secondo presupposto - in base a elementi di prova chiari, univoci e convincenti, della voce del paziente medesimo, tratta dalle sue precedenti dichiarazioni ovvero dalla sua personalità, dal suo stile di vita e dai suoi convincimenti, corrispondendo al suo modo di concepire, prima di cadere in stato di incoscienza, l'idea stessa di dignità della persona".

"Ove l'uno o l'altro presupposto non sussista, il giudice deve negare l'autorizzazione - sottolinea ancora la Cassazione - dovendo allora essere data incondizionata prevalenza al diritto alla vita, indipendentemente dal grado di salute, di autonomia e di capacità di intendere e di volere del soggetto interessato e dalla percezione, che altri possano avere, della qualita' della vita stessa".

Nella sentenza la Cassazione specifica che "diversamente da quanto mostrano di ritenere i ricorrenti, al giudice non può essere richiesto di ordinare il distacco del sondino nasogastrico''. "Piuttosto l'intervento del giudice esprime una forma di controllo della legittimità della scelta nell'interesse dell'incapace'', sottolinea piazza Cavour.

La vicenda specifica, ricostruisce la Cassazione in sentenza, prende le mosse dal ricorso ex articolo 732 codice di procedura civile, di Beppino Englaro, quale tutore della figlia interdetta Eluana Englaro, che ha chiesto al Tribunale di Lecco, previa nomina di un curatore speciale, "l'emanazione di un ordine di interruzione della alimentazione forzata mediante sondino nasogastrico che tiene in vita la tutelata, in stato di coma vegetativo irreversibile dal 1992. Il curatore speciale, nominato dal presidente del Tribunale, ha aderito al ricorso. Il Tribunale di Lecco, con decreto in data 2 febbraio 2006, ha dichiarato inammissibile il ricorso ed ha giudicato manifestamente infondati i profili di illegittimita' costituzionale prospettati in via subordinata dal tutore e dal curatore speciale".



Ultima modifica di Redazione il 14 Nov 2008 08:30, modificato 4 volte in totale 






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Messaggio Re: Caso Englaro, la Cassazione dispone nuovo processo 
 
Mercoledì, 17 ottobre 2007- 11:55

CASO ELUANA, CASTAGNETTI:
 MAGISTRATURA NON COLMI VUOTO LEGGE


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ROMA - "Il potere legislativo appartiene al Parlamento. Non lo può avere la magistratura". Così a 'RaiUtile' il vice presidente della Camera, Pierluigi Castagnetti commenta la decisione della Cassazione di disporre un nuovo processo sul caso di Eluana Englaro, la ragazza in coma da 15 anni, per la quale il padre chiede da tempo l'interruzione dell'alimentazione artificiale. "La Cassazione - aggiunge Castagnetti - con questa sentenza provoca il Parlamento ad esprimersi, perché riconosce che c'é un silenzio della legge. Ma non sono d'accordo sulla supplenza della Corte rispetto al potere legislativo".

"Credo che dovremmo arrivare a fare la legge sul testamento biologico - prosegue il deputato dell'Ulivo - anche se le dichiarazioni fatte in astratto e quando si vive in una condizione di benessere, a futura memoria hanno invece un valore relativo". Secondo Castagnetti il Partito democratico "deve tentare di affrontare i temi etici con strumenti culturali nuovi, che non possono essere recuperati nelle vecchie ideologie. Quando non ci riesce deve riconoscere i propri limiti e lasciare libertà di coscienza". Castagnetti quindi sottolinea come "già nelle elezioni del 2006" ci sia stato "un calo di adesione dell'elettorato cattolico". "Ho già detto a Veltroni - conclude - che la questione di rendere il Pd luogo di riconoscibilità anche per i cattolici è nelle sue mani. Il segretario se ne deve far carico e so che pure Veltroni ne è convinto".

  





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Messaggio Eluana, autorizzato lo stop all'alimentazione forzata 
 

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Mercoledì, 9 Luglio : 2008 TGcom

Caso Eluana, scoppia la polemica
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Eutanasia o no? La sentenza fa discutere


Come per Terry Schiavo, la donna americana riddotta in stato vegetativo alla quale venne sospesa l'alimentazione forzata, anche la sentenza sul caso di Eluana Englaro ha innescato una ridda di polemiche tra chi crede che staccare le macchine sia un gesto di civiltà e rispetto nei confronti della ragazza e chi, invece, condanna fermamente quella che interpreta come una forma di eutanasia.

Per monsignor Rino Fisichella, neopresidente della Pontificia accademia per la vita, la decisione dei giudici giustifica "di fatto un'azione di eutanasia". La sentenza però, sottolinea il prelato, "può essere impugnata presso una corte superiore", dando la possibilità di "ragionare con maggiore serenità e meno emotività". Monsignor Fisichella si dice però anche "amareggiato e stupito": amareggiato "per come si risolverà purtroppo una vicenda di dolore, perché Eluana è ancora una ragazza in vita, il coma è una forma di vita e nessuno può permettersi di porre fine a una vita personale". Poi, "profondo stupore, per come sia possibile che il giudice si sostituisca in una decisione come questa alla persona coinvolta, al legislatore, perché non mi risulta che in Italia ancora ci sia una legislazione in proposito".

Dello stesso avviso Renato Farina, deputato del PdL, che polemizzando con i giudici ("chi ha dato loro una simile potestà?", si domanda) chiede l'intervento del presidente della Repubblica affinché "conceda la grazia ad Eluana". Critica anche il sottosegretario al Welfare con delega alla Salute, Eugenia Roccella, secondo la quale "la Cassazione che ha stabilito criteri sorprendenti e inquietanti: si può decidere di interrompere una vita umana sulla base della ricostruzione di una volontà presunta, desunta da dichiarazioni generiche, legate a carattere e stile di vita". Un fatto, rileva, "estremamente grave per quanto riguarda il rispetto della libertà della persona".

Di avviso opposto l'associazione Luca Coscioni, secondo cui "finalmente, dopo sedici lunghi anni, la Cassazione e ora la Corte di Appello di Milano hanno ristabilito lo stato di diritto, riconoscendo la piena libertà di scelta di Eluana Englaro, libertà sancita dall'articolo 32 della Costituzione Italiana oltre che dalla Convenzione di Oviedo". Sulla stessa lunghezza d'onda anche il leader dei Radicali, Marco Pannela, che parla dell'affermazione "della civiltà giuridica, umana e politica. E' quell'amore civile, con ardore e passione, che noi evochiamo da sempre, e oggi viene premiata l'attesa di tanti anni".

E mentre per il sottosegretario all'Interno, Alfredo Mantovano, la decisione della Cassazione e della Corte d'Appello di Milano "determinano una lesione inaccettabile dei principi posti a tutela della vita umana, scavalcando i limiti che in passato gli stessi sostenitori dell'eutanasia avevano indicato come insuperabili", Demetrio Neri, Ordinario di Bioetica all'Università di Messina e Membro del Comitato Nazionale per la Bioetica spiega di aver accolto la decisione "con grande gioia, perché so che la ragazza aveva effettivamente espresso il desiderio, quando era in vita, di non essere tenuta in queste condizioni. 16 anni di stato vegetativo persistente, da un punto di vista scientifico vanno oltre ogni limite immaginabile: solitamente, la comunità scientifica dopo due anni dichiara la persistenza del caso senza nessuna possibilità di recupero".

Proprio sull'impossibilità di recupero batte il medico curante di Eluana, Riccardo Massei, direttore del reparto Anestesia e rianimazione dell'ospedale Lecco. Che però non si sbilancia nel dare un giudizio morale sulla decisione: "Siamo assolutamente certi che non riprenderà coscienza. Mi aspettavo questa sentenza? Nì, non è né un sì né un no. Credo però che ad averla elaborata siano persone di straordinaria visione morale, sociale ed etica". Il legale della famiglia, Vittorio Angiolini, spiega invece che il pronunciamento "distingua con molta precisione tra il caso di Eluana e l'eutanasia. E' diverso sospendere un trattamento invasivo, e come tale già riconosciuto come rifiutabile dal paziente, rispetto ad agire o omettere azioni che portano qualcuno alla morte". Una distinzione "di sostanza": chi polemizza su questo, secondo il legale, "rende un cattivo servizio a una causa giusta. E' paradossale che venga riconosciuto il diritto di rifiutare un trattamento medico a tutti tranne che a chi non può rifiutarsi proprio perché in stato vegetativo. Una persona che va comunque tutelata nei suoi diritti".



Ultima modifica di Redazione il 09 Lug 2008 20:05, modificato 2 volte in totale 






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Messaggio Eluana Englaso, i giudici: sia fatta la sua volonta' 
 

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Mercoledì, 9 Luglio : 2008 Aduc

Eluana Englaso, i giudici: sia fatta la sua volonta'


Il padre di Eluana Englaro, la donna che dal 18 gennaio 1992 vive in coma permanente dopo un incidente stradale, è stato autorizzato dai giudici della Corte d'Appello civile di Milano a interrompere il trattamento di alimentazione e idratazione forzato che tiene in vita la figlia. La decisione dei giudici arriva a nove anni dalla prima richiesta di Beppino Englaro che già nel 1999 aveva chiesto la sospensione del trattamento. Eluana si trova in stato di coma vegetativo dal 18 gennaio del 1992 in seguito ad un incidente.
Il provvedimento e' immediatamente efficace, secondo quanto appreso da fonti giudiziarie, e puo' essere attuato. Spettera' pero' alla sensibilita' del tutore di Eluana, cioe' il padre Beppino Englaro, e del curatore speciale, l'avvocato Franca Alessi, attendere il termine di legge - 60 giorni - per l'eventuale impugnazione in Cassazione.

'Ha vinto lo stato di diritto'. E' questo il primo commento del padre.
La sentenza della Corte d'Appello di Milano  "e' chiara, rispetta correttamente il pronunciamento della Cassazione" e soprattutto "non si presta ad alcun rischio di deriva eutanasica o di polemiche". E' il parere di Vittorio Angiolini, legale della famiglia Englaro, che sottolinea interpellato dall'Agi come il pronunciamento di oggi "distingua con molta precisione tra il caso di Eluana e l'eutanasia. E' diverso sospendere un trattamento invasivo, e come tale gia' riconosciuto come rifiutabile dal paziente, rispetto ad agire o omettere azioni che portano qualcuno alla morte". Una distinzione "di sostanza": chi polemizza su questo, secondo il legale, "rende un cattivo servizio a una causa giusta. E' paradossale che venga riconosciuto il diritto di rifiutare un trattamento medico a tutti tranne che a chi non puo' rifiutarsi proprio perche' in stato vegetativo. Una persona che va comunque tutelata nei suoi diritti". Una sentenza chiara, dunque, "che non presenta alcun rischio di fraintendimenti o di derive". La famiglia ora la mettera' in atto, seguendo le indicazioni contenute nella stessa sentenza. "Sanno gia' benissimo come agire dove farlo e con quali medici farlo. Ora diventa un fatto privato, un dramma su cui e' bene non interferire".  

GIUDICI: SIA FATTA LA SUA VOLONTA' - I giudici prendono in considerazione anche la sua sfera religiosa. "Alla luce del quadro personologico di Eluana - si legge nel provvedimento - emerso in sede istruttoria, e dunque al cospetto della sua indipendenza di giudizio e insofferenza verso qualunque imposizione esterna, anche di tipo religioso, sembra ragionevole escludere che, se anche fosse stato comprovato un preciso orientamento della Chiesta cattolica sul tema in oggetto, esso avrebbe potuto costituire efficace controindicazione ad una presumibile scelta di Eluana orientata al rifiuto di tale trattamento". I giudici fanno poi riferimento alle testimonianze del padre di Eluana, Bettino Englaro, dalla quale emerge che "Eluana non è mai stata di fatto una cattolica praticante e che, al di là della sua intima religiosità, è stata sempre critica verso qualunque richiesta istituzionale di adesioni a pratiche o ideologie che fosse basata sul puro e semplice principio di autorità". I giudici rilevano poi che per dimostrare "il modo del tutto soggettivo e libero di interpretare il sentimento religioso da parte di Eluana" è la testimonianza di un'amica, Laura Portaluppi, che raccontava come la ragazza avesse acceso un cero in chiesa per chiedere come grazia che un suo amico in coma potesse morire.

LA SENTENZA: http://www.aduc.it/dyn/documenti/allegati/sentenza_englaro.pdf

COMMENTI

"Sono soddisfatta della decisione dei giudici della Corte di appello di Milano. Finalmente Eluana avra' quello che ha desiderato (la giovane, prima dell'incidente stradale di cui fu vittima nel 1992, aveva espresso la volonta' di non subire accanimento terapeutico, se si fosse trovata in stato vegetativo, ndr), mentre il papa' Beppino potra' continuare la sua vita ed elaborare il suo lutto". A parlare cosi' del caso della giovane lecchese e' Mina Welby, vedova di Piergiorgio Welby, deceduto il 21 dicembre del 2006, l'uomo malato di distrofia muscolare, aiutato a morire da un medico (Mario Riccio) che interruppe la ventilazione meccanica
Mina Welby, che ha seguito da vicino, nella scorsa legislatura, l'iter in Parlamento del provvedimento sul testamento biologico, che non e' riuscito a diventare legge dello Stato, ha le idee chiare sulla vicenda di Eluana: "Ora spero solo che la politica si metta la mano sulla coscienza, poiche' non credo che tutte le volte che si solleva un caso come questo, o come quello di mio marito, debba intervenire la giustizia". Cio' di cui c'e' bisogno, osserva ancora la donna, "e' una legislazione efficace sui diritti civili della persona.
Piergiorgio- va avanti la vedova- aveva diritto di chiedere di morire, cosi' come Giovanni Nuvoli", l'uomo di Alghero malato di Sla, che aveva piu' volte invocato che fossero spente le macchine che lo tenevano in vita.
E quella di Nuvoli, ricorda Mina Welby, "fu una fine atroce, poiche' si lascio' morire di fame e di sete essendo cosciente, mentre Eluana non lo e'. Tuttavia- prevede la donna- ci saranno molti che, sicuramente, adesso si ribelleranno, pensando 'ecco, la lasciano morire di stenti'. Io dico, invece, che tutti abbiamo il diritto di non subire un accanimento terapeutico all'infinito".
Mina Welby, che e' stata anche candidata nelle fila dei Radicali alle precedenti elezioni, sollecita ancora una volta il mondo politico "a calendarizzare quanto prima una proposta di legge per introdurre la possibilita' di stilare un testamento biologico. Lo si faccia presto- chiude- ce ne e' bisogno davvero".

La Corte d'appello di Milano "ha deciso di condannare a morte di Eluana, una ragazza colpevole di essere in coma." Lo dichiara Renato Farina, deputato del Pdl, che aggiunge: "la condanna a morte sara' eseguita nel modo piu' crudele possibile: per sete e per fame. Qualcosa del genere- continua- e' accaduto in America nel 2005 per Therry Schindler Schiavo, l'orrore della cui fine disumana e' stato raccontato a suo tempo da Oriana Fallaci sul Corriere della Sera. Per ragioni umanitarie si finisce per accedere alla barbarie. Ma almeno negli Usa la condanna capitale e' consentita, da noi no". "C'e' un'altra questione- conclude Farina- chi ha assegnato ai giudici di qualunque Tribunale una simile potesta'? Se c'e' una legge che consente un simile scempio, tocca alla politica cambiarla. Intanto intervenga il presidente Napolitano, e conceda la grazia ad Eluana."

La sentenza della Corte d'Appello civile? E' di un livello di crudelta' inaudito, il peggiore della specie animale, meglio sarebbe stata una siringa o la sedia elettrica. E' la secca risposta del genetista Bruno Dallapiccola alla sentenza con cui e' stata autorizzato lo stop all'alimentazione forzata per Eluana Englaro in coma dal 1992 dopo un incidente stradale. "Vorrei ricordare la morte atroce che subi' Therry Schiavo dopo la sospensione dell'alimentazione - avverte Dallapiccola che e' anche presidente di 'Scienza e Vita' - non e' che sospesa l'alimentazione e l'idratazione arriva la morte immediata: per questo la sentenza e' di un livello inaudito di crudelta'". Poi aggiunge "il peggiore della specie animale: sarebbe stato piu' civile l'impiego - conclude Dallapiccola - di una siringa oppure della sedia elettrica piuttosto che una morte lenta e queste cose le dico da medico".

"Una decisione abnorme, un pericolosissimo precedente. I giudici di Milano, autorizzando la soppressione di Eluana Englaro, aprono scenari inquietanti ed imprevedibili nel nostro Paese. Comprendiamo lo strazio del padre e della famiglia di Eluana, ma allo stesso tempo siamo estremamente preoccupati per le drammatiche conseguenze che questa sentenza potrebbe provocare". Commenta cosi' Isabella Bertolini, deputata del Popolo della liberta'. In Italia, osserva la parlamentare, "pare che vi sia una parte della magistratura molto impegnata ad affermare la cultura della morte. Molto spesso- va avanti- ci troviamo davanti a pronunciamenti che, di fatto, servono per introdurre surrettiziamente nel nostro ordinamento l'eutanasia ed il testamento biologico". "Noi- prosegue Bertolini- siamo decisamente contrari e consideriamo questa 'cultura' aberrante ed indegna di un Paese civile. Combattiamo da sempre, con forza e determinazione in Parlamento e nella societa', per affermare il diritto alla vita, dal concepimento fino alla morte naturale. Alla luce di tale sentenza- chiude l'esponente del centrodestra- bisognera' ragionare sull'opportunita' di intervenire prontamente per frenare questa deriva pericolosissima."

'E' incredibile che ci siano voluti almeno nove anni e almeno sette gradi di giudizio (per ben due volte si e' arrivati in Cassazione) per affermare un diritto, quello alla libera scelta dei trattamenti sanitari, sancito dall'articolo 32 della Costituzione'. Lo ha affermato Donatella Poretti, parlamentare radicale. 'Niente - ha aggiunto - potra' far dimenticare l'assurdo calvario giudiziario imposto alla famiglia Englaro, proprio quando viveva al suo interno una delle piu' tragiche perdite che si possano immaginare'. 'Grazie al coraggio e alla determinazione di Beppino Englaro, ma anche alle battaglie di Piergiorgio Welby e Giovanni Nuvoli - ha concluso - oggi abbiamo fatto un enorme passo verso il rispetto del dettato costituzionale e dei diritti civili. Per quanto mi riguarda, in commissione Sanita' del Senato, continuero' la mia battaglia per l'approvazione di una legge sul testamento biologico, affinche' nessun altro sia costretto a subire il trattamento indegno ed umiliante riservato ad Eluana Englaro'.

'Si tratta di una decisione di buon senso'. Con queste parole Marco Cappato segretario dell'Associazione Luca Coscioni ha commentato la sentenza. 'I giudici del caso Englaro hanno dimostrato rispetto - afferma Cappato - oltre che della Costituzione, sia della storia e del vissuto di Beppino Englaro che di quella di Eluana. E' tempo che il corpo di Eluana, trattato come un oggetto da una politica ottusa e ideologica sia dissequestrato e restituito alla volonta' da lei espressa'.

E' critico sulla decisione dei giudici sul caso Englaro il centro di bioetica dell'universita' Cattolica di Roma diretto dal professor Adriano Pessina. 'L'interruzione dell'alimentazione e dell'idratazione comporteranno una lenta agonia di Eluana Englaro, colpevole soltanto di essere ancora viva - si legge in una nota - ci auguriamo che questa decisione non venga attuata e ci appelliamo, ancora una volta, al sig. Beppino Englaro affinche' permetta che Eluana continui a vivere'. 'Si deve constatare - afferma la nota - la gravita' di una simile decisione, che di fatto scardina il principio della non disponibilita' della vita umana e del dovere, proprio di ogni societa' civile, di non legittimare forme di abbandono terapeutico e assistenziale nei confronti dei propri cittadini, che non sono in grado di provvedere a loro stessi. Di fatto viene attribuito a un tutore un vero e proprio potere di vita e di morte nei confronti della persona che gli e' affidata, stravolgendo lo stesso significato della tutela. Questa decisione, inoltre, introduce un serio e grave problema deontologico nella medicina: sospendere trattamenti ordinari come quelli somministrati a un paziente in stato vegetativo a motivo di una decisione che non ha fondamento clinico, significa di fatto scardinare il dovere fondamentale del prendersi cura dei pazienti che non sono in grado di intendere e volere'.

"Non ho mai ritenuto che l'idratazione a le nutrizione potessero configurare una condizione di accanimento terapeutico nei malati in coma vegetativo". Cosi' Enzo Saraceni, presidente dell'Associazione italiana dei medici cattolici (Amci). "Mi sembra pertanto- sottolinea- che la decisione della Corte d'appello di Milano, di cui pure bisognera' leggere con attenzione la motivazione, vada oltre ogni orientamento giustamente favorevole all' autodeterminazione del paziente e dei suoi familiari nelle condizioni irreversibili di fine vita e introduca un precedente pericoloso a favore della pratica dell'eutanasia".

Dichiarazione di Giampietro Sestini, segretario “LiberaUscita”:
E’ dal 18 gennaio 1992, da quando è stata coinvolta in un incidente stradale, che Eluana giace in una clinica di Lecco, alimentata con un sondino nasogastrico, paralizzata, incosciente, muta, praticamente morta, ininterrottamente e inutilmente torturata per seimiladiciotto giorni, proprio lei che, avendo vissuto un caso analogo accaduto ad un suo amico sciatore, si era pronunciata contro tale accanimento terapeutico, peraltro vietato dalla Costituzione.
Per tutto questo tempo suo padre Beppino si è battuto con dignità e con determinazione per ottenere il riconoscimento del diritto di sua figlia ad interrompere la tortura alla quale era sottoposta, rifiutandosi sempre di tentare scorciatoie all’italiana.
Oggi finalmente, dopo la storica sentenza della Corte di Cassazione che ha accolto l’ultimo degli otto ricorsi da lui presentati disponendo che “il giudice può autorizzare la disattivazione” del sondino previo accertamento della volontà del paziente, la Corte d’Appello di Milano ha posto fine alla dolorosa vicenda.
“LiberaUscita”, associazione per la legalizzazione del testamento biologico e la depenalizzazione dell’eutanasia, ritiene che un ulteriore passo verso il riconoscimento giuridico del principio della autodeterminazione sia stato compiuto. In un paese civile, sarebbe peraltro logico che in casi del genere si riconoscesse - contestualmente al distacco del sondino alimentatore - il diritto ad una morte dignitosa, senza attendere che sopravvenga dopo diversi giorni la cosiddetta “morte naturale”.
Anche per questo “LiberaUscita” continuerà la sua battaglia di civiltà e di libertà, insieme ai cittadini che vorranno sostenerla.

"La decisione del Tribunale Civile di Milano e' rilevante e giusta. Il padre di Eluana ha lottato per sedici anni contro tutto e contro tutti per rispettare le volonta' della figlia, che finalmente saranno accolte". E' questo il commento di Ignazio Marino, medico e capogruppo del Pd in commissione Sanita' al Senato, che nella scorsa legislatura si e' impegnato per introdurre anche in Italia una legge sul testamento biologico. L'alimentazione artificiale, spiega Marino, "e' un mezzo straordinario che esiste da poche decine di anni e oggi si associa a tutte le altre terapie a cui viene sottoposta una persona in stato vegetativo permanente. Si tratta di una condizione in cui non vi e' piu' nessuna ragionevole possibilita' di recupero dell'integrita' intellettiva a causa di un grave danno cerebrale". Per l'esponente del partito Democratico, quindi, "mantenere pazienti perennemente incoscienti liberi da infezioni, dal rischio di embolie polmonari, da decubiti, da alterazioni metaboliche che possono causarne la morte, implica uno sforzo straordinario dal punto di vista dell'intervento medico e delle tecnologie utilizzate". Uno sforzo, aggiunge Marino, "che non porta pero' ad alcun miglioramento delle condizioni di salute". Perche' "la sospensione di tutti questi atti implica inevitabilmente la fine della vita, ma si tratta di una fine naturale. Si tratta di non accanirsi piu', di non prolungare l'agonia, di accettare che non c'e' piu' nulla da fare. Ed e' cosa sostanzialmente diversa dal procurare volontariamente la morte attraverso l'iniezione di un farmaco letale".
La sentenza di oggi, continua Ignazio Marino, "riflette cio' che viene sancito nell'articolo 32 della Costituzione e anche nella Convenzione di Oviedo sulla biomedicina". Per l'ex presidente della commissione Sanita' di palazzo Madama "e' una sentenza rigorosa che pone fine ad un vero e proprio calvario ma testimonia ancora una volta la carenza di una legislazione che regoli la materia nel nostro paese". Negli ultimi anni, infatti, spiega ancora Marino, "sono stati i tribunali a prendere le decisioni piu' delicate nell'interesse dei cittadini. Non mi pare che si possa e che si debba proseguire cosi'. Io sono convinto, e lo ribadisco con forza, che serve una legge sul testamento biologico che permetta ad ognuno di indicare, soltanto se lo vuole, le proprie volonta' sulle terapie che ritiene accettabili se un giorno si trovera' nella condizione di non potersi piu' esprimere".
Mi auguro, conclude l'esponente del Pd, "che questa maggioranza sia d'accordo con me e che si possa riprendere a discutere con serieta', rigore e pacatezza di questo tema al piu' presto in Parlamento".

"Amarezza e stupore" sono espressi dall'Associazione "Scienza e Vita". Cosi', spiega una nota, "si legittima l'uccisione di un essere umano privandolo delle cose piu' elementari: l'alimentazione e l'idratazione. La societa' dei sani ha deciso di non prendersi cura di un essere umano in condizioni di grandissima fragilita' e dipendenza, condannandolo ad una morte atroce per fame e per sete". Quanto al dato di fatto della richiesta ripetutamente avanzata dal padre di Eluana "dobbiamo chiederci - si legge nel testo - cosa non e' stato fatto in termini di cura e di sostegno ad una famiglia, che, come tante altre, si trova a dover fronteggiare una situazione ingestibile o per la quale la solitudine e la disperazione sono cattive consigliere". Secondo "Scienza e Vita" invece "fino a quando c'e' vita biologica, quella e' sempre e comunque una vita personale, espressione di una dignita' che interpella in modo forte le coscienze e la responsabilita' di tutti". Il rischio ora, conclude la nota, e' quello di "una pericolosa deriva culturale: che si consideri come criterio fondamentale l'esercizio dell'autonomia, anche laddove questa non possa piu' essere esercitata. E che, in nome di questa falsa autonomia, si metta in gioco anche quel rispetto per la dignita' umana che proprio nella vita fisica trova la sua ragion d'essere".    

"Ho accolto questa sentenza con grande gioia, anche se certamente provo tristezza". E' il commento a caldo di Demetrio Neri, Ordinario di Bioetica all'Università di Messina e Membro del Comitato Nazionale per la Bioetica sentito da Apcom.  "Con gioia - aggiunge Neri - perche' dalle testimonianze che ho potuto esaminare e parlando anche con il padre di Eluana, so che la ragazza aveva effettivamente espresso il desiderio, quando era in vita, di non essere tenuta in queste condizioni". Secondo Neri a questo punto il problema era superare incertezze di ordine scientifico e giuridico. "Ma 16 anni di stato vegetativo persistente - sottolinea - da un punto di vista scientifico vanno oltre ogni limite immaginabile, perche', solitamente, la comunità scientifica dopo due anni dichiara la persistenza del caso senza nessuna possibilità di recupero".  Un provvedimento importante, "per il quale mi batto da anni e che non mancherà di sollevare discussioni - ha detto Neri - e che, probabilmente, aiuterà a elevare il livello del dibattito bioetica in Italia sulle tematiche di fine vita. Mi rendo conto - puntualizza - che c'e' chi affronta queste tematiche da un punto di vista assolutamente ideologico, un'ottica che punta esclusivamente a salvare i principi della bioetica, qualunque cosa possa, poi, succedere alle persone che sono coinvolte. E' una bioetica che io non condivido, che non pratico e che anzi considero l'esatto contrario della bioetica".  Quanto all'ipotesi che i medici dell'Ospedale di Leggo si oppongano al provvedimento praticando l'obiezione di coscienza, secondo Neri è un'ipotesi incomprensibile. "Non riesco neppure a discutere di un'ipotesi del genere - ha chiosato - a meno che non mi si portino delle ragioni. Perch‚ possiamo spegnere il respiratore artificiale e non l'alimentazione, dato che la respirazione è il primo sostegno della vita, mentre l'alimentazione viene dopo? Dire sí allo spegnimento del respiratore artificiale e dire no all'alimentazione mi sembra un'assurdità".    

Fa molto discutere il mondo scientifico e medico, la sentenza della Corte d'Appello Civile di Milano sullo stop all'alimentazione forzata di Eluana Englaro. Cosi' se il vice-Presidente del Cnb, Comitato Nazionale di Bioetica, Luca Marini esorta "fatte salve le opinioni di ognuno" a "non strumentalizzare" la decisione "anche dai media in senso politico e semantico", il direttore del Dipartimento Scienze Chirurgiche dell'Universita' 'La Sapienza' di Roma, Adriano Redler, ritiene improcastinabile l'istituzione del "testamento biologico che chiarisca e definisca le linee di un corretto comportamento sanitario: e non l'accanimento terapeutico". La questione non puo' insomma "esser affidata alle sentenze della magistratura", avverte Redler. "A nessuno, credo, piaccia vivere allo stato vegetativo - aggiunge - pero' neanche si puo' chiedere al medico di sospendere le cure: la questione e' piu' di ordine morale che sanitario, per cui serve quel testamento biologico con cui ciascuno esprime le sue volonta'", conclude il chirurgo romano. E' infatti evidente che "il pubblico non specialistico non dispone ancora - dice Marini - di informazioni chiare sulla definizione di 'stato vegetativo'. E' pur vero che la decisione dell'autorita' giudiziaria deve indurre a riflettere sull'evoluzione della morale comune". La decisione, tuttavia, "non scioglie alcuni nodi etici, con riferimento al ruolo del tutore e del curatore speciale - spiega Marini - soprattutto nell'eventualita' di un ricorso presso la Corte di Cassazione o dell'espressione di possibili obiezioni di coscienza". Infine, "occorre prender atto che il caso - conclude Marini - costituira' un significativo precedente pure per quanto riguarda gli sviluppi del dibattito legislativo sul testamento biologico".  

Una "lesione inaccettabile dei principi posti a tutela della vita umana". Cosi' il sottosegretario all'Interno Alfredo Mantovano. "Nel doveroso rispetto per lo strazio che ha colpito i congiunti di Eluana - rileva Mantovano in una nota - c'e' da essere sgomenti di fronte alla prospettiva che sia sospesa la somministrazione degli alimenti a una persona in stato di incoscienza, determinandone cosi' volontariamente la morte". Nella vicenda che riguarda Eluana, secondo il sottosegretario, "sono stati scavalcati i limiti che in passato gli stessi sostenitori dell'eutanasia avevano indicato come insuperabili: Eluana non viene tenuta in vita mediante cure mediche che possano essere qualificate come 'accanimento terapeutico', ma solo mediante la somministrazione di alimenti, la cui interruzione determinera' la morte per inedia". Eluana, ricorda Mantovano, "non ha lasciato un 'testamento biologico', e l'ipotesi che possa preferire la morte al suo attuale stato di vita privo di coscienza si fonda su mere supposizioni" e la cura con cui "le strutture sanitarie tengono in vita persone in gravi difficolta' - continua l'esponente dei Governo - non costituisce imposizione di 'un assurdo calvario', come ha sciaguratamente affermato qualcuno esprime invece il rispetto per il valore della vita". Per questo, conclude Mantovano, "nessuno puo' comprendere fino in fondo il dolore dei familiari, ma la sentenza della Corte di Cassazione e la decisioni della Corte d'Appello hanno scavalcato il Parlamento ed aperto una via, certamente dal punto di vista della struttura sanitaria piu' comoda e meno costosa: la soppressione del paziente".    

"La decisione dei giudici della Corte d'Appello civile di Milano di autorizzare, in qualita' di tutore, il padre di Eluana Englaro in coma irreversibile da 16 anni, a interrompere l'alimentazione e l'idratazione che le permette di vivere e' gravissima". E' il commento della senatrice Laura Bianconi vicepresidente dei senatori del Pdl che si e' sempre battuta per il rispetto della vita umana. "Pur comprendendo l'angoscia che vivono da anni i genitori di Eluana nel vedere una figlia in questo stato non si puo' pensare che il diritto alla vita - sostiene la senatrice -rientri tra quelli di cui possono disporre altri, tanto meno i giudici con una sentenza. Questo e' un esempio palese di quello che accadrebbe con il testamento biologico dove ad un terzo verrebbe attribuito il diritto di decidere se dobbiamo smettere di vivere - e continua - ecco perche' sostengo da sempre che non si puo' aprire questa porta legislativa ma e' necessario aumentare in tutti i modi possibili forme di assistenza e sostegno a questi malati e alle loro famiglie, anche attraverso le cure palliative, invece di legittimare forme di vero e proprio abbandono terapeutico come in questo caso".

  





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Venerdì, 11 Luglio : 2008

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BEPPINO ENGLARO: NON IMPORTA SE SARO' IO A STACCARE LA SPINA

"Pochi giorni, poi Eluana morirà"
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Eluana Englaro in una immagine d'archivio

    
Il padre della ragazza: «Non abbiamo ancora deciso come muoverci, stiamo cercando una struttura idonea»

MILANO - Non è stato ancora deciso quando e dove verrà trasferita Eluana Englaro per dare esecuzione alla sentenza emessa due giorni fa dai giudici della Corte d’Appello civile di Milano. Ma Beppino Englaro, tutore legale della ragazza dal 1997, non ha dubbi: andrà avanti. Ora resta solo da attendere il parere dei legali per capire se si può procedere immediatamente o occorre aspettare i 60 giorni di tempo che ha la Procura per fare ricorso. «Non abbiamo ancora deciso come muoverci - ha detto- Non è facile attenersi a tutti gli obblighi di legge. Finora abbiamo sempre rispettato la legalità. Quel che è certo è che ora si tratta di giorni, che siano due o tre o sessanta non conta. Ormai non sono più anni».

Difficile individuare una struttura dove accompagnare verso la morte Eluana. La sentenza parla di «un hospice o di altro luogo di ricovero». In ogni caso bisognerà trasferirla dalla casa di cura «Beato Luigi Talamoni» gestita dalle Suore Misericordine che «non sospenderanno mai l’alimentazione a Eluana». In merito Beppino dice: «Stiamo cercando la struttura dove farlo. Per certo non entreremo mai in una struttura con medici obiettori. E quello che posso dire è che l’ospedale di Lecco non è una struttura che può essere presa in considerazione. Il Manzoni non c’entra».

Beppino prende anche le distanze dalla posizione assunta ieri dell’ospedale lecchese. «È diventata una situazione così confusa quando invece è così limpida - si è limitato a dire il signor Englaro - Ha fatto tutto Massei io non sono mai intervenuto e non lo farò mai. Non non abbiamo alcuna confusione in testa. La sentenza è chiara e di massimo livello e noi vogliamo agire al massimo livello con trasparenza cristallina». Alla iniziale disponibilità ad aiutare la ragazza in questa ultima fase della sua vita, espressa dal primario Riccardo Maffei, ieri è arrivato il dietro front del professore che con una dichiarazione ufficiale chiarisce che la sua posizione «è sempre stata e sempre sarà per la vita, qualunque essa sia».

Per il papà di Eluana, che da circa nove anni si batte per poter staccare la spina alla figlia, togliere il sondino che la alimenta e la idrata non è un problema. «Non ho ancora chiarito se sarò io a togliere il sondino a Eluana. Ma non è un problema nè per me nè per un medico».

Eluana, il padre: "Agire subito"

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Eluana Englaro

    
Richiamo ai media: «Riservatezza»

MILANO - Beppino Englaro non ha intenzione di attendere la decisione della Procura generale di Milano sull’eventualità di impugnare il decreto col quale la Corte d’appello civile ha autorizzato la sospensione dei trattamenti che tengono in vita la figlia Eluana. Lo ha reso noto uno degli avvocati, Vittorio Angiolini, che ha tutelato gli interessi della giovane donna nel procedimento.

«Preso atto del carattere esecutivo del pronunciamento della Corte d’appello - si legge in una nota diffusa dal legale - in adesione ai principi di diritto della Corte di Cassazione, in qualità di tutore Beppino Englaro rende noto di aver valutato, in accordo con la curatrice speciale avvocata Franca Alessio, che l’interesse di Eluana comporti il disporre l’interruzione dei trattamenti di sostegno vitale artificiale in atto, quale è stata autorizzata e di cui si sta valutando l’attuazione nel più rigoroso, pieno e trasparente rispetto di ogni direttiva e indicazione espressa in sede giurisdizionale». Il papà di Eluana, inoltre, «richiama la stampa e tutti i mezzi di informazione all’esigenza di rispetto della riservatezza dovuto per il mantenimento della dignità personale di Eluana, in relazione allo stato in cui si trova e ai suoi personali convincimenti come giudizialmente accertati». L’avvocato Angiolini ha poi aggiunto che l’interruzione dei trattamenti terapeutici avverrà «in modo chiaro e controllabile dall’opinione pubblica in modo tale da sapere come verrà fatto».

«Beppino Englaro ci tiene a far sapere - ha precisato - che, ora che finalmente i giudici gli hanno dato ragione, non ha cambiato idea e non ha alcuna esitazione; è una persona cosciente di quel che fa e di quel che pensa». Secondo quanto riferisce l’avvocato, non è ancora stata individuata la struttura nella quale avrà luogo l’ultimo ’attò della vita di Eluana.

  





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Messaggio Eluana, l'affondo dei vescovi 
 

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Mercoledì, 16 Luglio : 2008 La Stampa

DA SYDNEY

Eluana, l'affondo dei vescovi

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Il cardinale Angelo Bagnasco in un'immagine d'archivio


AUDIO: Il padre di Eluana: si alla sentenza
VIDEO: Caso Eluana, intervista al padre


+ Nell'antica canonica dove morirà Eluana
+ Eluana, il padre: "Agire subito"
+ "Pochi giorni, poi Eluana morirà"
+ Eluana, il Vaticano: "Sentenza grave"
   Il padre: "Conta solo la sua volontà"

    
Bagnasco: una sentenza non metta fine a una vita.
Il papà: è la natura


Sul coma irreversibile di Eluana è scontro totale: tutti contro tutti. Il padre Beppino vuole andare avanti, la procura generale di Milano però lo mette in guardia da eventuali conseguenze mentre Bagnasco lancia un altro appello perchè una vita non sia spenta da una sentenza.

Sono di ieri le dichiarazioni della Procura generale di Milano che, per bocca del Procuratore generale facente funzioni, Gianfranco Montera, ha annunciato che nell’arco di una settimana deciderà se impugnare o meno la sentenza della Prima sezione civile della Corte d’Appello che autorizza l’interruzione alimentare dell’idratazione artificiale della giovane donna, in coma vegetativo da 16 anni. Il Pg ha lasciato chiaramente intendere che se Beppino dovesse procedere prima che la Procura generale abbia preso una decisione «se ne assumerà le conseguenze del caso», come dire che potrebbe finire sotto inchiesta e processato per omicidio volontario.

La sentenza, difatti, seppur immediatamente eseguibile come indica la Corte d’Appello, non può considerarsi definitiva prima di 60 giorni dal suo pronunciamento o, in caso di ricorso in Cassazione, fino a decisione della Suprema Corte. Dichiarazioni che non paiono scomporre Beppino Englaro, tanto che l’avvocato Vittorio Angiolini liquida la nota dicendo che «è un atto che non ha alcun effetto giuridico e non cambia nulla». Angiolini dice di «non capire cosa potrebbero scrivere nel ricorso: la vicenda di Eluana ha avuto otto gradi di giudizio passando per due volte in Cassazione e quest’ultima ha tracciato in maniera inequivocabile e vincolante la strada nella sua sentenza di ottobre».

Ieri sera nello studio milanese di Angiolini c’è stato un incontro cui hanno partecipato il papà di Eluana, il medico Carlo Alberto Defanti (che si dice disponibile a compiere il distacco del sondino naso gastrico che alimenta Eluana) e la curatrice speciale Franca Alessio, per definire le ultime decisioni. «Sui modi e sui tempi preferiamo non dire nulla», spiega l’avvocatessa Alessio, confermando che «si procede come nostra volontà». Il presidente della Cei Angelo Bagnasco spiegando il giudizio preoccupato della Chiesa Italiana sulla decisione della Corte d’Appello di Milano riguardo al caso Eluana è stato netto: «Togliere idratazione e nutrimento è come togliere da mangiare e da bere a una persona che ne ha bisogno». «Non possiamo tacere - ha concluso - che questo è un momento molto delicato, e persino drammatico se si dovesse arrivare a consumare una vita per una sentenza».

  





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Messaggio Re: CASO ELUANA,: sviluppi 
 
DAL MIO BLOG: http://www.maciste.it/pagine/commiu...9813&off=5&dis=

DEVO DIRE CHE IN QUESTI GIORNI DI CAZZATE NE HO SENTITE TANTE IN MERITO ALLA DECISIONE DI BEPPINO ENGLARO DI SOSPENDERE L'ALIMENTAZIONE ARTIFICIALE DI SUA FIGLIA ELUANA!!! IO CREDO CHE SE QUEL GENITORE HA PRESO QUESTA DECISIONE L'HA PRESA IN PIENA COSCIENZA E NON STA A NESSUNO GIUDICARE CIO' CHE E' MEGLIO PER SUA FIGLIA!!! NEMMENO LA CHIESA DEVE INTROMETTERSI!!! CONCORDO CON LE PAROLE DI BEPPINO ENGLARO QUANDO ALLE PAROLE DEL PRESIDENTE DELLA CEI, IL CARDINALE ANGELO BAGNASCO CHE HA DETTO: “Non possiamo tacere” la nostra “preoccupazione se si dovesse procedere a una consumazione di una vita per una sentenza”, RISPONDE: “Qui non si tratta di una consumazione di una vita, ma di fare in modo che la natura riprenda il suo corso che è stato interrotto” ... BEPPINO ENGLARO HA PIU' VOLTE PRECISATO CHE NON VUOLE ENTRARE IN POLEMICA CON LA CHIESA, MA VUOLE SPIEGARE CHE "IL CORSO DELLA NATURA E' STATO INTERROTTO DAI PROTOCOLLI RIANIMATIVI CHE HANNO PORTATO ELUANA ALLOSTATO VEGETATIVO PERMANENTE!!! QUINDI AD UNA CONDIZIONE INNATURALE!!!" ... INOLTRE HA PIU' VOLTE DETTO CHE LA VOLONTA' DI SUA FIGLIA NON ERA QUELLA DI DIVENTARE UN VEGETALE PER CUI PERCHE' NEGARE QUESTA VOLONTA'?!?! GLI UOMINI DI CHIESA MI FANNO PARECCHIO INCAZZARE, COSI' COME MI FANNO INCAZZARE I POLITICI COME SCHIFANI CHE SI VOGLIONO INTROMETTERE IN QUESTIONI CHE NON LI TOCCANO DA VICINO!!! L'ALTRO IERI PER RADIO HO SENTITO LA TESTIMONIANZA DI UNA MADRE CHE CIRCA 7 ANNI FA HA PERSO SUA FIGLIA DI 14 ANNI PERCHE' MALATA DI TUMORE! EBBENE LEI AVEVA DUE POSSIBILITA' DI  SCELTA: O FAR PROSEGUIRE ALLA FIGLIA LA CHEMIOTERAPIA PUR SAPENDO CHE NON SAREBBE VALSA A NULLA O SCEGLIERE DI ACCOMPAGNARE DOLCEMENTE ALLA MORTE SUA FIGLIA!!! LEI HA SCELTO LA SECONDA STRADA E ANCORA NE PORTA IL RICORDO CHE LA LACERA OGNI GIORNO DELLA SUA VITA!!! SONO SCELTE DOLOROSE E CREDO CHE NESSUNO DEBBA INTERFERIRE IN QUESTE SCELTE, ANCHE PERCHE' QUANDO SI E' AL CAPEZZALE DI PERSONE MALATE TERMINALI O NELLE CONDIZIONI DI ELUANA, LO ST