Catanzaro, Procura generale toglie a De Magistris
l'inchiesta 'Why not'
l'inchiesta 'Why not'
Il procuratore generale Favi avrebbe avocato a sé l'indagine a causa di un'incompatibilità del pm, legata alla richiesta di trasferimento cautelare avanzata dal ministro della Giustizia. Il magistrato: ''Verso il crollo dello Stato di diritto''. Mastella: ''Sempre sereno in attesa di giudizio''. Sul governo: ''L'organismo è malato. Se cade si vada ad elezioni''
Catanzaro, 20 ott. (Adnkronos/Ign) - A quanto apprende l'ADNKRONOS, la procura generale di Catanzaro avrebbe tolto la titolarità dell'inchiesta 'Why not', sul presunto uso illecito di finanziamenti pubblici, al sostituto procuratore Luigi De Magistris (nella foto).
In particolare, il procuratore generale Dolcino Favi avrebbe avocato a sé l'indagine a causa di un'incompatibilità di De Magistris legata alla richiesta di trasferimento cautelare avanzata dal ministro della Giustizia Clemente Mastella nei confronti del pm di Catanzaro.
Il pm Luigi De Magistris spiega di non aver ''ricevuto alcuna notifica dell'avocazione dell'inchiesta''. ''Se quanto riportato è vero, ci avviamo al crollo dello Stato di diritto, il che significa che non si può più fare liberamente il proprio lavoro'', afferma. In questo modo, aggiunge il magistrato, ''ci si avvia alla fine dell'indipendenza e dell'autonomia dei magistrati. Ora bisognerà guardarsi non solo dai delinquenti, ma anche da altri fattori''.
Questo all'indomani della notizia dell'iscrizione nel registro degli indagati proprio del Guardasigilli nell'ambito della stessa inchiesta nella quale è coinvolto il premier Romano Prodi.
"So che è giunta notizia che l'inchiesta è sta avocata. Io sono stato sempre sereno in attesa di giudizio", commenta Mastella, a margine del congresso dei penalisti a Treviso. "Come per il caso del Calcio Napoli quando ho atteso pazientemente e sono stato prosciolto - continua - Bisogna comportarsi con serenità ed aspettare il giudizio terzo che poi arriva: a Napoli è arrivato". "Se poi quando avranno spiegato le tangenti che ho preso, i traffici in sede europea, in sede sovranzionale e mondiale, e gli abusi che avrei determinato - prosegue - per quanto mi riguarda sarò io a prendere la valigia e andrò via".
Sempre a proposito del suo coinvolgimento nell'inchiestra 'Why not', Mastella osserva che "è strano che io, da ultimo entrato in questa vicenda, ora sono il primo, e anche con grande eclatanza: adesso ci siamo solo io e Prodi. Degli altri non si parla, non vedo altri sottoposti a giudizio. Un giudizio che per noi è arrivato già perché nessuno, con me e Prodi, è finito sulle prime pagine dei giornali".
"I fatti accerteranno che il ministro si è comportato con riguardo e tolleranza, ma rivendicando il primato della giustizia. Io non ho problemi, ma mi dispiace per il mio Paese - si sfoga -. Leggo di cose assurde che mi toccherebbero, sull'Unione europea, sull'appartenenza a logge massoniche oscure. Mi sono sempre assunto le mie responsabilità di ministro, senza temere il dissenso e correndo anche il rischio di bere qualche calice amaro". Ma "è Prodi l'oggetto della caccia. E' vero anche che io sono oggetto di caccia e francamente mi potrebbero dire più tranquillamente: fatti da parte".
Quindi rende ''omaggio a moltissimi magistrati seri che nell'anonimato, con umiltà e pazientemente in condizioni difficili, e di questo chiedo scusa, applicano la giustizia" e osserva che "motivare in maniera chiassosa lede la giustizia come tale''. "Autonomia e indipendenza della magistratura - sottolinea - sono motivi di equilibrio nelle fasi della nostra democrazia".
Quanto allo stato di 'salute' del governo, "ieri ho fatto da medico la mia diagnosi: non credo sia responsabilità del medico se un organismo è malato. Quindi ho preso atto che l'organismo è malato". "Quando c'è una componente del governo che di fatto scende in piazza contro il governo, e anche contro il sindacato, è una cosa paradossale - aggiunge Mastella - A questo punto diventa diffcile stabilire un modo con il quale, in equilibrio, si possa ricomporre situazioni che appaiono, ad ora, irricomponibili". "Se cade questo governo è giusto che si vada ad elezioni - conclude il ministro - Senza indulgere a prerogative che sono del Capo dello Stato, laddove fosse proposta l'idea del governo tecnico si sappia che io sono contrario ai governi tecnici".
''Ancora una volta il misfatto è riuscito dando un colpo alla credibilità delle Istituzioni, alla giustizia e allo Stato di diritto'', dichiara il ministro delle Infrastrutture Antonio Di Pietro.
In particolare, il procuratore generale Dolcino Favi avrebbe avocato a sé l'indagine a causa di un'incompatibilità di De Magistris legata alla richiesta di trasferimento cautelare avanzata dal ministro della Giustizia Clemente Mastella nei confronti del pm di Catanzaro.
Il pm Luigi De Magistris spiega di non aver ''ricevuto alcuna notifica dell'avocazione dell'inchiesta''. ''Se quanto riportato è vero, ci avviamo al crollo dello Stato di diritto, il che significa che non si può più fare liberamente il proprio lavoro'', afferma. In questo modo, aggiunge il magistrato, ''ci si avvia alla fine dell'indipendenza e dell'autonomia dei magistrati. Ora bisognerà guardarsi non solo dai delinquenti, ma anche da altri fattori''.
Questo all'indomani della notizia dell'iscrizione nel registro degli indagati proprio del Guardasigilli nell'ambito della stessa inchiesta nella quale è coinvolto il premier Romano Prodi.
"So che è giunta notizia che l'inchiesta è sta avocata. Io sono stato sempre sereno in attesa di giudizio", commenta Mastella, a margine del congresso dei penalisti a Treviso. "Come per il caso del Calcio Napoli quando ho atteso pazientemente e sono stato prosciolto - continua - Bisogna comportarsi con serenità ed aspettare il giudizio terzo che poi arriva: a Napoli è arrivato". "Se poi quando avranno spiegato le tangenti che ho preso, i traffici in sede europea, in sede sovranzionale e mondiale, e gli abusi che avrei determinato - prosegue - per quanto mi riguarda sarò io a prendere la valigia e andrò via".
Sempre a proposito del suo coinvolgimento nell'inchiestra 'Why not', Mastella osserva che "è strano che io, da ultimo entrato in questa vicenda, ora sono il primo, e anche con grande eclatanza: adesso ci siamo solo io e Prodi. Degli altri non si parla, non vedo altri sottoposti a giudizio. Un giudizio che per noi è arrivato già perché nessuno, con me e Prodi, è finito sulle prime pagine dei giornali".
"I fatti accerteranno che il ministro si è comportato con riguardo e tolleranza, ma rivendicando il primato della giustizia. Io non ho problemi, ma mi dispiace per il mio Paese - si sfoga -. Leggo di cose assurde che mi toccherebbero, sull'Unione europea, sull'appartenenza a logge massoniche oscure. Mi sono sempre assunto le mie responsabilità di ministro, senza temere il dissenso e correndo anche il rischio di bere qualche calice amaro". Ma "è Prodi l'oggetto della caccia. E' vero anche che io sono oggetto di caccia e francamente mi potrebbero dire più tranquillamente: fatti da parte".
Quindi rende ''omaggio a moltissimi magistrati seri che nell'anonimato, con umiltà e pazientemente in condizioni difficili, e di questo chiedo scusa, applicano la giustizia" e osserva che "motivare in maniera chiassosa lede la giustizia come tale''. "Autonomia e indipendenza della magistratura - sottolinea - sono motivi di equilibrio nelle fasi della nostra democrazia".
Quanto allo stato di 'salute' del governo, "ieri ho fatto da medico la mia diagnosi: non credo sia responsabilità del medico se un organismo è malato. Quindi ho preso atto che l'organismo è malato". "Quando c'è una componente del governo che di fatto scende in piazza contro il governo, e anche contro il sindacato, è una cosa paradossale - aggiunge Mastella - A questo punto diventa diffcile stabilire un modo con il quale, in equilibrio, si possa ricomporre situazioni che appaiono, ad ora, irricomponibili". "Se cade questo governo è giusto che si vada ad elezioni - conclude il ministro - Senza indulgere a prerogative che sono del Capo dello Stato, laddove fosse proposta l'idea del governo tecnico si sappia che io sono contrario ai governi tecnici".
''Ancora una volta il misfatto è riuscito dando un colpo alla credibilità delle Istituzioni, alla giustizia e allo Stato di diritto'', dichiara il ministro delle Infrastrutture Antonio Di Pietro.
ViviCentro (art. 19 e 21)
La libertà di stampa è una benedizione quando siamo inclini a scrivere contro gli altri, e una calamità quando ci troviamo ad essere sopraffatti dalla moltitudine dei nostri assalitori. (Samuel Johnson).




















