Catanzaro, scontro Mastella-Di Pietro.
L'ex pm: ''Prodi chiamato ad assunzione di responsabilità''
L'ex pm: ''Prodi chiamato ad assunzione di responsabilità''
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» Catanzaro, Procura generale toglie a De Magistris l'inchiesta 'Why not' »
Secco botta e risposta tre il Guardasigilli e il ministro delle Infrastrutture all'indomani della decisione della Procura generale di Catanzaro di togliere l'inchiesta 'Why not' al pm De Magistris. Il ministro della Giustizia attacca: ''Analfabeta del diritto''. L'ex pm replica: ''Insultandomi non sfuggi a reponsabilità''
Roma, 21 ott. (Adnkronos/Ign) - È scontro aperto tra Clemente Mastella e Antonio Di Pietro. Ad accendere la miccia tra il Guardasigilli e il ministro delle Infrastrutture, la questione dell'inchiesta 'Why not' (che vede indagati tra gli altri il presidente del Consiglio Romano Prodi e lo stesso ministro Mastella) tolta ieri al pm Luigi De Magistris per avocazione della Procura generale di Catanzaro.
Dopo gli attacchi contro l'ex pm di Manipulite sferrati da Mastella in mattinata (''Non capisce il diritto, è un analfabeta della materia"), la risposta non si è fatta attendere: "Non è scaricando contumelie e insulti su di me che il ministro di Grazia e Giustizia - replica Di Pietro - può pensare di riuscire a sfuggire alla responsabilità politica di aver provocato , con la sua intempestiva e inopportuna azione disciplinare nei confronti del magistrato De Magistris, un corto circuito politico giudiziario che ha provocato una caduta di credibilità delle istituzioni e che rischia di travolgere l'intero governo".
Entrando poi nel merito delle osservazioni mosse dal Guardasigilli ("L'avocazione non significa interruzione dell'inchiesta. Non è un fatto in cui c'è interferenza della politica. E' un fatto che attiene, nell'indipendenza della magistratura, a giurisdizioni diverse''), l'ex membro del pool di Milano replica: ''So bene che con l'avocazione dell'inchiesta da parte della Procura generale, il procedimento penale continua il suo corso ma non è questo il punto. Il problema è che quell'avocazione è stata provocata proprio da chi era o poteva essere messo sotto indagine dal magistrato destituito".
Quindi Di Pietro chiama in causa anche il premier Romano Prodi ''chiamato ora a una delicata assunzione di responsabilità specie con riferimento all'opportunità di permettere che in capo allo stesso soggetto possa mantenersi (in quanto ministro di Grazia e Giustizia) nello stesso tempo il ruolo di titolare dell'azione disciplinare nei confronti dello stesso magistrato che lo ha sottoposto alle indagini". "Insomma - insiste il leader dell'Idv - ci troviamo di fronte ad un bivio che, se non affrontato subito e con determinazione, ci travolgerà tutti, giacché, così facendo, stiamo rischiando di mettere in pericolo lo Stato di diritto, come giustamente hanno fatto e fanno osservare oramai molti autorevoli osservatori e la stragrande maggioranza dell'opinione pubblica".
Stamattina intanto Mastella da Napoli aveva auspicato che "l'inchiesta giudiziaria vada avanti. Io sono il primo a chiedere - aveva detto - che vada avanti con velocità processuale. Sono una persona perbene, non voglio più schizzi di fango su di me".
Il Guardasigilli aveva poi commentato con durezza le ultime dichiarazioni di De Magistris che in un'intervista al 'Corriere della sera' aveva dichiarato: ''Dopo un'avocazione di un'inchiesta del genere, distrutto lo Stato di diritto, rischi le pallottole e il tritolo''.
"Non capisco questi toni esasperati, si è parlato di tritolo - aveva protestato il ministro della Giustizia - Stia tranquillo, a me piacciono solo i fuochi pirotecnici... ".
Il ministro della Giustizia tuttavia aveva ribadito che per l'inchiesta 'Why not' sul presunto uso illecito di finanziamenti pubblici, ad oggi ancora "non c'è un avviso di garanzia. Non l'ho ricevuto né io e mi pare nemmeno il presidente Prodi".
Capitolo 'De Magistris' a parte, Mastella era tornato a parlare dello stato di salute del governo. Ribadendo che "laddove non ci fosse una maggioranza o saltasse al Senato bisogna andare al voto".
A giudicare ''inopportuna'' l'avocazione dell'inchiesta 'Why not' è stato oggi anche il presidente dell'Associazione Nazionale Magistrati Giuseppe Gennaro: "Crediamo che fosse inopportuno farlo adesso - dice Gennaro ai microfoni di radio 24 - siamo di fronte a uno sbocco imprevisto, che toglie l'inchiesta a chi la stava conducendo, dunque un epilogo piuttosto forte che ci lascia perplessi".
Il presidente dell'Anm si dice inoltre d'accordo con De Magistris, che parla di "rischio per l'autonomia e l'indipendenza della magistratura". "Non è lontano dal vero - sottolinea Gennaro - leggeremo attentamente le motivazioni, comunque certo il rischio c'è". "Se questa decisione sarà seguita in futuro da altri provvedimenti analoghi in casi analoghi - conclude - sicuramente sarà un problema, perché non credo che ci siano molti precedenti al riguardo".
Dopo gli attacchi contro l'ex pm di Manipulite sferrati da Mastella in mattinata (''Non capisce il diritto, è un analfabeta della materia"), la risposta non si è fatta attendere: "Non è scaricando contumelie e insulti su di me che il ministro di Grazia e Giustizia - replica Di Pietro - può pensare di riuscire a sfuggire alla responsabilità politica di aver provocato , con la sua intempestiva e inopportuna azione disciplinare nei confronti del magistrato De Magistris, un corto circuito politico giudiziario che ha provocato una caduta di credibilità delle istituzioni e che rischia di travolgere l'intero governo".
Entrando poi nel merito delle osservazioni mosse dal Guardasigilli ("L'avocazione non significa interruzione dell'inchiesta. Non è un fatto in cui c'è interferenza della politica. E' un fatto che attiene, nell'indipendenza della magistratura, a giurisdizioni diverse''), l'ex membro del pool di Milano replica: ''So bene che con l'avocazione dell'inchiesta da parte della Procura generale, il procedimento penale continua il suo corso ma non è questo il punto. Il problema è che quell'avocazione è stata provocata proprio da chi era o poteva essere messo sotto indagine dal magistrato destituito".
Quindi Di Pietro chiama in causa anche il premier Romano Prodi ''chiamato ora a una delicata assunzione di responsabilità specie con riferimento all'opportunità di permettere che in capo allo stesso soggetto possa mantenersi (in quanto ministro di Grazia e Giustizia) nello stesso tempo il ruolo di titolare dell'azione disciplinare nei confronti dello stesso magistrato che lo ha sottoposto alle indagini". "Insomma - insiste il leader dell'Idv - ci troviamo di fronte ad un bivio che, se non affrontato subito e con determinazione, ci travolgerà tutti, giacché, così facendo, stiamo rischiando di mettere in pericolo lo Stato di diritto, come giustamente hanno fatto e fanno osservare oramai molti autorevoli osservatori e la stragrande maggioranza dell'opinione pubblica".
Stamattina intanto Mastella da Napoli aveva auspicato che "l'inchiesta giudiziaria vada avanti. Io sono il primo a chiedere - aveva detto - che vada avanti con velocità processuale. Sono una persona perbene, non voglio più schizzi di fango su di me".
Il Guardasigilli aveva poi commentato con durezza le ultime dichiarazioni di De Magistris che in un'intervista al 'Corriere della sera' aveva dichiarato: ''Dopo un'avocazione di un'inchiesta del genere, distrutto lo Stato di diritto, rischi le pallottole e il tritolo''.
"Non capisco questi toni esasperati, si è parlato di tritolo - aveva protestato il ministro della Giustizia - Stia tranquillo, a me piacciono solo i fuochi pirotecnici... ".
Il ministro della Giustizia tuttavia aveva ribadito che per l'inchiesta 'Why not' sul presunto uso illecito di finanziamenti pubblici, ad oggi ancora "non c'è un avviso di garanzia. Non l'ho ricevuto né io e mi pare nemmeno il presidente Prodi".
Capitolo 'De Magistris' a parte, Mastella era tornato a parlare dello stato di salute del governo. Ribadendo che "laddove non ci fosse una maggioranza o saltasse al Senato bisogna andare al voto".
A giudicare ''inopportuna'' l'avocazione dell'inchiesta 'Why not' è stato oggi anche il presidente dell'Associazione Nazionale Magistrati Giuseppe Gennaro: "Crediamo che fosse inopportuno farlo adesso - dice Gennaro ai microfoni di radio 24 - siamo di fronte a uno sbocco imprevisto, che toglie l'inchiesta a chi la stava conducendo, dunque un epilogo piuttosto forte che ci lascia perplessi".
Il presidente dell'Anm si dice inoltre d'accordo con De Magistris, che parla di "rischio per l'autonomia e l'indipendenza della magistratura". "Non è lontano dal vero - sottolinea Gennaro - leggeremo attentamente le motivazioni, comunque certo il rischio c'è". "Se questa decisione sarà seguita in futuro da altri provvedimenti analoghi in casi analoghi - conclude - sicuramente sarà un problema, perché non credo che ci siano molti precedenti al riguardo".
ViviCentro (art. 19 e 21)
La libertà di stampa è una benedizione quando siamo inclini a scrivere contro gli altri, e una calamità quando ci troviamo ad essere sopraffatti dalla moltitudine dei nostri assalitori. (Samuel Johnson).
















