(Questo racconto è colpa di Fedro che mi ha mosso qualcosa)...quando me ne andrò non sarà un giorno ordinario.Le palpebre caleranno adagio come una bandiera dall'asta,variopinta e leggera,che affronta ancora l'aria,fino ad adagiarsi a terra quieta.Il mio buio puntinato si mischierà a cotone che gonfiandosi mi porterà altrove.Accogliendomi.Il mare per una frazione di tempo,sfumerà nel rosa.La sabbia in ogni continente,mi regalerà un mulinello,minuscolo,soffiato dal nucleo della terra.L'erba si pettinerà tutta da un lato e gli animali mi saluteranno con un canto breve.Vorrei che fosse qualcosa di dolce,per nulla tragico.Vorrei la paura che si affronta prima di un viaggio aereo,mista di curiosità ed avventura.Preferirei andare in un clima caldo e poco gregoriano,escludendo l'inferno,naturalmente.Vorrei donare ogni parte del mio corpo terreno.Far felici gli altri è stato un mio desiderio,più o meno riuscito.Vorrei che i miei occhi andassero ad un cattivo per smussargli l'ottica ed addolcirgli l'alito.Sono la cosa di me che ho cercato di sfruttare al meglio,ingordi di luci,di altri occhi.Curiosi.Occhi lavatrice,hanno lavato grappoli di emozioni senza centrifuga,gocciolanti.Gli organi interni li ho utilizzati con rispetto e proprietà.Nè fumo,alcool,droghe leggere,persino pochi fritti.Un vero affare!Un discorso a parte merita il cuore.Quello lo donerei con estrema attenzione,accompagnato da un foglio d'avvertenze.Come nei farmaci..indicazioni ed effetti collaterali..cuore impegnativo.Tenerlo dentro di sè comprendendone la responsabilità!Per quel che rimane di me vorrei il fuoco,così vicino al mio temperamento.Quando mi assenterò vorrei i miei cari intorno,il cielo come cappello,l'amore come cibo.Coraggiose catene che festeggiano il mio commiato.Un quadro impressionista con bimbi accennati,nastri e ghirlande nei capelli,abiti leggeri,movimenti scalzi.Io,arco di Gibran non più teso.Deposto.Vorrei canzoni,mentre mani abilitate dal ricordo di ciò che avrei fatto a chi tentava di chiudermi dentro qualcosa,aprono quel forziere sigillato.Liberarmi e spargermi.Un ultimo ballo,cullatemi,impalpabile,anonima,rasserenata,definitiva,plano come un aliante sulle colline del mio lago.Briciole di donna polverosa,frullare sparsa.Ogni particella è un bacio per chi mi ha amato.Immobile fino al prossimo refolo d'aria,al temporale che mi disfa nella terra.Sarò nel vento, humus,sarò passero che svogliatamente mi assaggia,gatto cacciatore orgoglioso della sua zampata.Sazio.Naso umido appallottolato su un cuscino vicino al fuoco.Gatto che inarca la schiena ad ogni carezza;Che guarda con sbircio sornione...sembra un sorriso,e lì,forse,un pò,sarò tornata.
* Le poesie si scrivono sulle pietre, con le ginocchia piagate * ( Alda merini )



















