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Ciclone in Birmania, è un'ecatombe: 27mila morti e oltre 40m
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Messaggio Ciclone in Birmania, è un'ecatombe: 27mila morti e oltre 40m 
 



Martedì, 6 Maggio : 2008  La Stampa

Ciclone in Birmania, è un'ecatombe:
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27mila morti e oltre 40mila dispersi


FOTO: Birmania, la furia del ciclone Nargis
    
Migliaia senza casa né acqua potabile.
Rinviato il referendum costituzionale nelle zone più colpite dalla catastrofe


BANGKOK - Sono agghiaccianti le cifre della catastrofe provocata dal ciclone Nargis lo scorso fine settimana in Birmania, dove si contano - secondo il nuovo bilancio ufficiale - 27mila morti e 41mila dispersi. Cifra confermata anche dalla Shiab Uddin Ahamad, direttore della onlus ActionAid in Myanmar. Intanto arrivano i primi aiuti e si discute dello svolgimento del referendum costituzionale, che la giunta militare al potere nell’attuale Myanmar ha deciso di posticipare nelle aree maggiormente devastate.

Nonostante il cataclisma, le autorità birmane hanno deciso di svolgere comunque il referendum previsto sabato sulla nuova costituzione, posticipando il voto al 24 maggio in 47 località fortemente colpite dal ciclone, tra l’area di Rangoon e i distretti del delta dell’Irrawaddy, nel sud del paese. Il referendum dovrebbe teoricamente aprire la strada a elezioni multipartitiche nel 2010. Il principale partito all’opposizione, la Lega nazionale per la democrazia di Aung San Suu Kyi, ancora agli arresti domiciliari, ha definito lo svolgimento del referendum «inaccettabile», chiedendo al governo di fornire prima un aiuto significativo alle centinaia di migliaia di persone colpite.

Secondo le autorità, solo a Bogalay, situato nel cuore del delta dell’Irrawaddy, principale regione produttrice di riso del Paese, circa 10mila persone sono morte e il 95% delle abitazioni sono state distrutte dalla furia del ciclone. La maggior parte dei 190mila residenti è rimasta senza casa da quando Nargis ha colpito il delta, dove vivono 24 milioni di persone, la metà della popolazione, ha dichiarato il ministro della Protezione civile, Maung Maung Swe, nel corso di una conferenza stampa a Yangon. «Numerose persone sono rimaste uccise da un maremoto di quattro metri», ha aggiunto il ministro. Secondo alcune immagini satellitari trasmesse dalla Nasa, intere risaie sono state inondate, mentre rappresentanti delle ong riferiscono di vaste zone dove sono ammassati i cadaveri.

Vaste distese di campi sono sommerse dalle acque a Yangon, l’ex capitale situata sul delta e che conta più di sei milioni di abitanti. Tutto il delta è stato devastato, secondo quanto riferisce la tv di Stato birmana: imbarcazioni spazzate via, case distrutte e alberi sradicati. Quattro giorni dopo il passaggio di Nargis e mentre, secondo l’Onu, centinaia di migliaia di persone sono state colpite, il regime militare ha deciso di accettare gli aiuti internazionali ponendo tuttavia delle condizioni. «Le squadre di esperti internazionali dovranno trattare con il ministro degli Affari esteri e le più alte cariche», ha avvertito Maung Maung Swe, ministro della protezione civile, parlando con i giornalisti. L’ufficio che coordina gli aiuti umanitari dell’Onu (Ocha), l’Unicef e la Federazione internazionale della Croce Rossa stanno attendendo i visti per inviare gli esperti sul posto.

Per Kyi Minn, consulente dell’Ong cristiana World Vision, uno delle poche organizzazioni umanitarie straniere autorizzate a operare in territorio birmano, l'impatto del ciclone di sabato «potrebbe essere peggiore rispetto a quello dello tsunami di tre anni fa perchè è accresciuto dalla limitata disponibilità di risorse abbinata alle restrizioni imposte ai trasporti». Intanto un primo aereo militare da trasporto con beni di prima necessità è arrivato dalla Thailandia, mentre altri Paesi e organizzazioni stanno per inviare a loro volta aiuti alla Birmania. Anche gli Stati Uniti, che hanno imposto sanzioni alla giunta militare, hanno detto di essere pronti a inviare aiuti, a condizione che sia consentito l’ingresso alle squadre di soccorso americane. Il segretario generale dell’Onu, Ban Ki Moon, infine, ha promesso che la sua organizzazione farà il possibile per fornire aiuto alla Birmania, uno dei paesi più poveri dell’Asia.

  





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