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Giovedì, 26 Giugno : 2008 La Stampa
Cinema Paradiso
La scure di Tremonti ha tagliato gli incentivi fiscali per il cinema. Non si tratta dei finanziamenti pubblici con cui durante gli anni delle vacche grasse (e rosse) sono stati sovvenzionati centinaia di film inutili, ideologici o inutilmente ideologici, che non attiravano in sala nemmeno la cassiera e l’addetto ai popcorn. Gli incentivi fiscali sono il classico meccanismo liberista che premia chi rischia e investe, anziché i soliti parassiti. Purtroppo il governo si sta adeguando ai Comuni nella più scellerata e castrante delle politiche. E’ comprensibile che in un momento di crisi il primo ramo a essere segato sia la cultura. Ma è comprensibile ovunque, tranne che in Italia. Perché la cultura, di cui fanno parte il turismo e lo spettacolo, è il solo petrolio che abbiamo. L’unica ricchezza che ci distingue. Un'Italia senza cinema e teatro forti, senza musei ricchi, senza siti archeologici accoglienti, senza monti e litorali puliti, senza investimenti nel talento creativo perde ogni attrattiva agli occhi del mondo e si riduce alla sua dimensione economica di Cina d'Europa - terra di copioni e di paghe basse - ormai del tutto anacronistica da quando in scena ha fatto irruzione la Cina vera.
Difendere le ragioni superiori della cultura è una battaglia di minoranza. Tanta gente sta male, ovvio che preferisca ridurre i festival che i ticket ospedalieri. Ma dei governanti autorevoli devono sapere anche infischiarsene, ogni tanto, delle maggioranze. E pensare al futuro del loro Paese e non solo a un meschino, sempre più meschino, presente.
Difendere le ragioni superiori della cultura è una battaglia di minoranza. Tanta gente sta male, ovvio che preferisca ridurre i festival che i ticket ospedalieri. Ma dei governanti autorevoli devono sapere anche infischiarsene, ogni tanto, delle maggioranze. E pensare al futuro del loro Paese e non solo a un meschino, sempre più meschino, presente.
ViviCentro (art. 19 e 21)
La libertà di stampa è una benedizione quando siamo inclini a scrivere contro gli altri, e una calamità quando ci troviamo ad essere sopraffatti dalla moltitudine dei nostri assalitori. (Samuel Johnson).

















