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Co.co.co del sesso per pagarsi gli studi
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Venerdì, 12 Settembre : 2008  MIRELLA SERRI

LA STORIA

Co.co.co del sesso per pagarsi gli studi
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Universitarie in vendita su Internet


- "Carcere per chi va con le prostitute" Via libera del governo
- Ira delle lucciole: ci tolgono la libertà

    
Il fenomeno si allarga ai maschi: gigolò e prostitute part time

Se son rose fioriranno... Mandami tante rose... Linguaggio, è il caso di dirlo fiorito, per gentili signorine, tutte in regola con le tasse universitarie. Se non son rose, per le studentesse pazienza. Vanno bene anche le ricariche di cellulari. Please, paga gestore Tim, Tre, Wind, Vodafone e «ti farò divertire». Con la web cam, per esempio. Già, proprio così. Chi allude e fa l’occhiolino per uno «spettacolino maialino» è una studentessa di 22 anni di Perugia molto «bisognosa» e un po’ «porcellina»; è una frequentatrice del corso di cinema a Torino «colta, spigliata, trasgressiva»; o è un’accompagnatrice universitaria «carina, intraprendente». Che siano iscritte a medicina o a legge o a scienze della comunicazione, sempre di lavoratrici «precarie» si tratta.

Un’inedita figura si aggiunge così alla generazione 1.000 euro, quella delle/degli studenti sex workers «flessibili» e a tempo determinato. Il fenomeno è nuovissimo. E quasi del tutto inesplorato. A raccontarci gli inediti risvolti del boom degli iscritti a semiotica, linguistica e matematica che, per arrotondare il risicato ménage, si danno al commercio erotico, è la ricerca del saggista e giornalista Alessandro Calderoni che ci propone gli ultimi sviluppi del «Mestiere più antico del mondo» (Bur saggi).

I messaggi arrivano in gran parte sui siti gratuiti più gettonati: sul milanese Kijiji.it che appartiene allo sconfinato universo eBay e sul torinese Bakeca.it che, nato in sordina, è diventato un gigante della comunicazione. La parola d’ordine è sempre la stessa: se con la paghetta di papà e mamma non ce la fai, integra con il mercato del sesso. Matricole birichine e indigenti, disinibite fuori corso desiderose di comprarsi una borsetta Prada: l’anno scorso hanno inserito circa 800 nuovi messaggi amorosi on line al giorno mentre i giovanotti ne hanno emessi circa 400 al giorno proponendosi come gigolò.

Tutto nasce nelle severe aule accademiche non solo italiane: il giornale d’Ateneo di Cambridge racconta storie di lussuria a pagamento per fascinose allieve che sotto la dicitura «escorts», accompagnatrici di lusso, racimolano fino a 300 sterline a prestazione; una ricerca della Kingston University di Londra vede i sex workers triplicati negli ultimi anni. Da Berlino a Seattle all’università di Oslo è tutto un fiorire di iscritti rei confessi: «Ho fatto sesso a pagamento».
In Italia gli ultimi dati della Presidenza del Consiglio fotografano però solo le belle di giorno di professione, 70 mila, metà delle quali straniere (9 milioni di clienti e un giro d’affari di circa 90 milioni di euro al mese). E trascurano il fervido mondo dei pornouniversitari. «Ciao, non sono la solita studentessa improbabile, sono vera e genuina, italiana molto bella...»; «sono una ragazza di 22 anni, taglia 42, quarta di reggiseno... le tasse universitarie sono elevate, gli affitti aumentano»: in un anno, ecco 250 mila annunci da parte di lei per lui (impossibile conteggiare esattamente quelli degli studenti-amatori part time e quelli degli arruolati non occasionali nella prostituzione) e 100 mila offerte da parte di lui per lui. Ma ci sono anche quelli in cerca della studentessa del cuore, 350 nuove inserzioni al giorno e 95 mila all’anno su Bakeca («cerco rapporto solo virtuale su msn messenger con studentessa non dal vivo. Se interessata contattami su msn e ne parliamo», recita una calorosa offerta).

Quanto si spende, dunque, per il sesso che prolifera tra l’on line e le pieghe dei curricula accademici? Le «rose» nel linguaggio convenzionale sono gli euro e uno streap tease di 30 minuti gustato tramite web cam può costarne 5. Ma con un mazzo dieci volte quelli che D’Annunzio inviava a Eleonora Duse si può trascorrere un weekend di passione (2 mila euro e anche qualche cosina in più). Qual è la città più ardente dello stivale? A Milano viene emesso il maggior numero di perturbanti sollecitazioni virtuali; mentre la città che si dà meno da fare dal punto di vista tecnoerotico è proprio l’antica sede universitaria di Urbino.

Le giovani che si offrono sul web affermano tutte di essere italiane ma c’è anche qualcuna che bara, è una studentessa che viene dall’Est e sbaglia qualche parola in italiano. Anche le allieve nostrane si concedono qualche strafalcione pur scrivendo sms e in chat («sono in kam quindi nn kiedete incontri»).

Dopo la laurea e il bacio accademico, alla fine che succede? Per i sex workers del doman non v’è certezza: un’indagine condotta dal Dipartimento di epidemiologia dell’Imperial College di Londra che ha seguito per 15 anni la vita di 130 prostitute riporta che il 37 per cento ha ottenuto il bramato titolo di studio. Ma il 59 per cento, però, non ha smesso di prostituirsi.

L’invasione delle girls e dei gigolò universitari non manca comunque di ben altre conseguenze. Influisce negativamente, per esempio, sul mercato del porno. Oggi con l’arrivo dei ragazzi e delle ragazze acculturate che debordano sul web e inflazionano il mercato, una top star intasca 5 mila euro per una pellicola. Moana, la mitica, prendeva invece ben 150 milioni a film. E non era nemmeno laureata.

  





ViviCentro (art. 19 e 21)

La libertà di stampa è una benedizione quando siamo inclini a scrivere contro gli altri, e una calamità quando ci troviamo ad essere sopraffatti dalla moltitudine dei nostri assalitori. (Samuel Johnson).
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