
Alle 130 telecamere del Comune collegate con le forze di polizia si connetteranno le oltre cento dei parcheggi. Poi ci sono i privati
Una vita sotto l’occhio delle telecamere. E senza essere Vip né concorrenti di qualche reality show, ma cittadini comuni. Basta uscire di casa la mattina e, durante la giornata, farci un po’ d’attenzione: sulla strada e negli uffici pubblici, in banca e nei centri commerciali le telecamere «inseguono» automobilisti, clienti, passanti. Secondo «Il Sole 24 Ore», si può stimare che gli abitanti delle grandi città siano ripresi anche cento volte in un giorno (addirittura 300 a Londra). Record a parte, di sicuro l’utilizzo di apparecchiature che rilevano in modo continuativo immagini relative a persone identificabili è in aumento, come evidenziava già nel 2004 il Garante per la protezione dei dati personali nel provvedimento generale sulla videosorveglianza che sta per essere aggiornato (vedi box a sinistra e scheda in alto a destra). L’impiego delle telecamere, infatti, solleva delicate questioni di privacy. Non a caso le zone videosorvegliate vanno segnalate; e presto, secondo il nuovo provvedimento dell’Authority competente - attualmente all’esame del Ministero dell’interno, dell’Anci e dell’Upi -, l’informativa dovrà dar conto anche dell’eventuale connessione della telecamera con le forze di polizia.
Presto il collegamento con Sintesi
A Brescia le telecamere collegate con Polizia e Carabinieri sono 130, installate dall’Amministrazione comunale prima nel centro storico e poi - soprattutto a seguito dell’avvento della tecnologia wireless - nel resto della città, individuando di volta in volta luoghi problematici o «strategici», spiega Fabio Rolfi, vicesindaco e assessore alla Sicurezza.
Alle 130 apparecchiature comunali - con centrale in via Donegani, al Comando di Polizia municipale - saranno connesse a giorni le oltre cento che controllano i parcheggi di Brescia Mobilità gestiti da Sintesi. Si realizzerà così un sistema con più di 230 telecamere. Poi ci sono tutte le apparecchiature private, che però non possono essere quantificate perché non necessitano di autorizzazione (ma, com’è ovvio, devono rispettare le regole) né sono collegate con le forze di polizia. Di certo c’è soltanto un centinaio di telecamere installate con i contributi assegnati dal Comune attraverso un concorso a proprietari di abitazioni singole e condomìni, aziende e imprese commerciali. Mancano all’appello banche e tabaccherie, farmacie e stazioni di servizio (alcune delle quali, chiaramente anche in base alle loro disponibilità economiche, potrebbero aderire all’accordo pure proposto dal Comune)...
Un sistema «intelligente»
Tra i progetti dell’Amministrazione comunale sulla videosorveglianza (nella quale non rientrano sistemi come quelli che regolano l’accesso alle zone a traffico limitato) c’è proprio un censimento di tutte le telecamere esistenti in città. Ma non soltanto. Innanzitutto in futuro si perseguirà la «qualità», ovvero l’«intelligenza» dell’attuale sistema grazie alle nuove tecnologie che consentono, per fare soltanto un esempio, di ricevere segnali d’allarme oltre un certo livello di decibel rilevato.
L’implementazione delle singole postazioni, insomma, ha raggiunto numeri tali da poter essere per il momento sospesa. Con l’eccezione delle telecamere mobili, che possono essere spostate velocemente da un luogo all’altro e l’anno scorso, testimonia il vicesindaco, sono state sperimentate con successo soprattutto sul fronte della lotta allo spaccio di droga: alle quattro già acquistate dal Comune ne saranno aggiunte di nuove. E a chi guarda con sospetto gli occhi elettronici che finiscono per scrutare la vita quotidiana di ognuno, Rolfi manda a dire: «Chi non ha nulla da nascondere non ha nulla da temere da apparecchiature utilissime per la sicurezza e regolate in modo preciso».
Dall’Authority un presupposto e quattro princìpi
Il provvedimento generale sulla videosorveglianza del Garante per la protezione dei dati personali che sta per essere aggiornato dà una serie di prescrizioni a partire da un presupposto: «Il rispetto dei diritti e delle libertà fondamentali dei cittadini e della dignità delle persone con particolare riferimento alla riservatezza, all’identità ed alla protezione dei dati personali».
I princìpi generali sono: quello della liceità prevista per gli organi pubblici da un lato e per soggetti privati ed enti pubblici economici dall’altro; quello della necessità (secondo cui «va escluso ogni uso superfluo e vanno evitati eccessi e ridondanze»); quello della proporzionalità («va evitata la rilevazione di dati in aree o attività che non sono soggette a concreti pericoli, o per le quali non ricorre un’effettiva esigenza di deterrenza» e «gli impianti di videosorveglianza possono essere attivati solo quando altre misure siano ponderatamente valutate insufficienti o inattuabili»); e il principio di finalità: «possono essere perseguite solo finalità determinate e rese trasparenti, ossia direttamente conoscibili attraverso adeguate comunicazioni e/o cartelli di avvertimento al pubblico (fatta salva l’eventuale attività di acquisizione di dati disposta da organi giudiziari o di Polizia giudiziaria)».
IL NUOVO PROVVEDIMENTO
INFORMATIVA
Oggi vanno segnalate le aree videosorvegliate e l’eventuale registrazione delle immagini. In futuro l’informativa dovrà dare conto anche del collegamento con le forze di polizia
TEMPI DI CUSTODIA
Oggi le registrazioni possono essere conservate per 24 ore al massimo, o sette giorni in casi particolari. In futuro quest’ultimo limite potrà essere superato previa valutazione del Garante
RIFIUTI
Potranno essere installate - dietro adeguata motivazione - telecamere anche per prevenire fenomeni di degrado urbano, come il deposito di rifiuti ingombranti in particolari aree della città
Francesca Sandrini http://www.giornaledibrescia.it/gdbo...BRESCIA&page=6
A Torbole il sistema provinciale record
La piattaforma operativa coinvolge 41 Comuni ed è la più grande d’Italia
Uno dei temi «caldi» che ogni amministratore locale deve affrontare è la sicurezza. Sempre più spesso infatti i cittadini si sentono insicuri nel proprio paese (per una reale criminalità diffusa o per una «percezione» di paura); i sindaci devono però fare i conti con ristrettezze di bilancio che non consentono di ampliare più di tanto il proprio organico di polizia locale. Come in molti altri casi, la tecnologia viene in aiuto grazie ai sistemi di videosorveglianza: le telecamere insomma. E Brescia, anche da questo punto di vista, è all’avanguardia; dispone infatti del più grande sistema di monitoraggio mai realizzato in Italia: la piattaforma provinciale operativa nella sede della Mega Italia a Torbole Casaglia. Il progetto coinvolge 41 Comuni della provincia, dalla Bassa al Garda, al Sebino, dalla Valsabbia alla Valcamonica: da Barghe a Castel Mella, Gardone Valtrompia, Gavardo, Iseo, Lumezzane, Maclodio, Montichiari, Ponte di Legno, Trenzano, Vobarno, solo per citarne alcuni.
All’interno della centrale di telecontrollo personale qualificato tiene monitorate le registrazioni 24 ore su 24 per 365 giorni l’anno, segnalando anomalie e malfunzionamento degli occhi elettronici e permettendo così interventi concordati con gli enti locali che coinvolgeranno poi gli agenti di polizia locale o eventuali altre forze di pubblica sicurezza. L’impianto, costruito grazie a finanziamenti regionali, provinciali e comunali, per un totale di circa due milioni di euro, è stato realizzato in tre fasi, iniziate nel 2006 e concluse l’anno scorso. L’eccezionalità del progetto consiste nella sua operatività su più piani. Le immagini rilevate dalle telecamere comunali transitano, attraverso un punto di ripetizione che sfrutta la trasmissione senza fili (wireless), alla centrale operativa della polizia locale del Comune interessato; da qui si avrà la possibilità di gestire direttamente l’impianto e le immagini registrate. A quel punto le informazioni viaggiano online e raggiungono il cervellone centrale di Mega Italia che a sua volta le mette a disposizione della polizia provinciale che può così monitorare tutto il territorio coinvolto nel progetto; ogni Comune può invece monitorare soltanto le proprie telecamere.
Dare una risposta concreta ed efficace al crescente bisogno di sicurezza espressa dai cittadini; disporre di un presidio elettronico continuativo del territorio in alternativa alla presenza fisica di personale; centralizzare le capacità di gestione e supervisione del sistema e del territorio, razionalizzare i costi di gestione dei servizi di vigilanza: questo è ciò che si prefigge il sistema di videosorveglianza urbana. Ovviamente ogni Comune può scegliere a quale ditta affidarsi per il proprio impianto, così come può decidere se affiliarsi alla piattaforma provinciale o dotarsi di un sistema autonomo, e autogestito. Il Comune di Desenzano, per esempio, proprio nei giorni scorsi ha iniziato le operazioni per l’installazione di 32 nuove telecamere; che andranno a sommarsi alle 11 già in funzione in paese e alle cinque pronte a partire. In questo caso l’installazione è stata affidata alla Pramelit spa di Cinisello Balsamo, la stessa ditta che sta posizionando migliaia di telecamere sulla metropolitana di Milano.
Francesco Alberti http://www.giornaledibrescia.it/gdbo...rticolo=T4.xml



Utenti attivi
Sezioni
Valuta questo articolo