Stiamo lavorando ad un Nuovo Format del sito per cui, al momento, ABBIAMO CONGELATO la registrazione di nuovi utenti.
Ci scusiamo per l'inconveniente. Preghiamo di pazientare ed attendere che sia on-line il NUOVO FORMAT
  • "PASTICCIO" ELETTORALE ECCO LE VERE RAGIONI

    CONTINUANO LE POLEMICHE DOPO IL DECRETO SALVALISTE DEL GOVERNO

    "PASTICCIO" ELETTORALE
    ECCO LE VERE RAGIONI

    La decisione del capo dello Stato di firmare il decreto "salvaliste" del Governo ha suscitato vivaci polemiche.


    Il "pasticcio" preelettorale che ha costretto il presidente Napolitano a firmare, dopo un «teso incontro» con Berlusconi (parole del capo dello Stato: i testimoni hanno riferito di "brutalità" nel comportamento del premier), il decreto salvaliste per consentire agli elettori del Pdl di votare i suoi candidati del Lazio e della Lombardia, ha portato alla luce il tormento della vita politica italiana dopo la discesa in campo del Cavaliere: il costante rifiuto delle leggi che non servano i suoi interessi personali, imprenditoriali o politici che siano.

    Il presidente Napolitano con il premier Berlusconi
    (foto Ansa).


    Nella medesima scorsa settimana un episodio ne ha dato un’efficace conferma. Un articolo di Ernesto Galli della Loggia sul Corriere della Sera del 3 marzo, intitolato "Il fantasma di un partito", partiva proprio dall’origine del pasticcio, cioè i contrasti interni allo stesso Pdl sulla composizione delle liste per le regionali, che ne avevano ritardato la presentazione oltre i termini.


    Contrasti inevitabili in una forza politica, a giudizio di Galli della Loggia, consistente in «una somma di rissosi potentati locali riuniti intorno a figuranti di terz’ordine, rimasuglio delle oligarchie e dei quadri dei partiti di Governo della Prima Repubblica». Giudizio severo, ma provato ogni giorno dai Tg, pubblici o privati, nei quali compaiono, uno dopo l’altro, in difesa del premier, un ex democristiano, un ex socialista, ma anche un ex comunista, un ex missino, un ex radicale e così via. A dimostrazione di una realtà che ha un unico referente, il Cavaliere.
    Il giorno dopo i tre coordinatori del Pdl, Bondi, La Russa e Verdini (manco a farlo apposta un ex comunista, un ex missino e un uomo d’affari ora coinvolto nello scandalo Protezione civile), in una lettera di replica al Corriere non danno la minima giustificazione del pasticcio, né tantomeno chiedono scusa ai loro elettori e a tutti i cittadini, ma soprattutto non spendono una parola per difendere il loro partito dall’accusa di essere "un fantasma".
    Nel lunghissimo testo figura una sola immagine, quella di Silvio Berlusconi, che con la sua «lucida e lungimirante follia» – parole sue – è stato l’unico salvatore della democrazia in Italia.


    Quanto ai successi del Governo Berlusconi si citano: la pulizia della "monnezza" di Napoli e il soccorso ai terremotati dell’Aquila, che comunque spettavano come compito istituzionale alla Protezione civile, e il "salvataggio" dell’Alitalia dal fallimento (con il versamento di 300 milioni di euro dalle tasche dei contribuenti); più la lotta alla mafia (portata avanti da sempre dalla magistratura e dalle forze dell’ordine) e all’immigrazione clandestina (che semmai è un "merito" della Lega); più qualche misura, comune a tutti i Governi, per smorzare gli effetti della crisi. Tutto qui.
    Non una parola su un partito che si stenta a definire con questo termine, visto che non vi si trova traccia di dibattiti, di congressi, di scelta comune dei candidati, di riferimenti a una qualsiasi filosofia politica (meno che mai alla dottrina sociale della Chiesa). Non un partito, ma un "popolo". Niente più che un elettorato, al quale basterebbe il "carisma" del Cavaliere. Non è un bel complimento, per milioni di cittadini di un Paese democratico.

    Beppe Del Colle http://www.sanpaolo.org/fc/1011fc/1011fc25.htm