La vendetta - Marco Lillo
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Pubblicato in 18 June 2010 20:41
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C’è una strategia dietro le ultime mosse della maggioranza. La scelta di togliere al pentito Spatuzza il programma di protezione, l'accelerazione sulla legge bavaglio e il trattamento duro ai giornalisti che svelano gli scandali berlusconiani seguono un disegno: colpirne uno per educarne cento. Dalla censura alla ritorsione, è questa l’ultima fase del berlusconismo. Fino a pochi mesi fa il Cavaliere sembrava convinto di poter nascondere i fatti. Se una sentenza condannava Marcello Dell’Utri raccontando i suoi rapporti con i boss stragisti, nessuno spiegava in tv la notizia. Se Bertolaso e il Cavaliere venivano sorpresi sul lettino di un centro benessere, Bruno Vespa montava pronto una puntata di Porta a Porta.
Alla lunga però il tappo è saltato e i fatti sono comparsi in tv grazie soprattutto ad Annozero. Per mesi Berlusconi ha cercato di chiudere la falla tempestando di telefonate la Rai e il Garante. Quando l’assalto è stato svelato dai pm di Trani e dal Fatto, la maggioranza ha puntato alla fonte primaria: pentiti e telefoni. La sequenza è impressionante: Spatuzza ha perso il programma di protezione proprio per le parole, dette fuori termine, su Berlusconi. Se non avesse riferito quello che il suo boss gli disse sul Cavaliere, oggi avrebbe ancora l’assegno per la famiglia e la casa. Il messaggio per gli altri pentiti è chiaro: ecco cosa accade a parlare del manovratore. Poi ieri il Cavaliere ha accelerato sulla legge bavaglio. E in questo clima, c’è chi si porta avanti con il lavoro. La nuova legge inasprisce le pene per investigatori e giornalisti, ma prima ancora della sua entrata in vigore i magistrati di Bari hanno pensato bene di arrestare un colonnello della Finanza.
Proprio quello che intercettava il Cavaliere. L’accusa gravissima sarebbe quella di usare il cellulare di servizio per passare notizie alle croniste e molestare le indifese escort da lui interrogate. Mentre nulla si sa del filone Tarantini-Berlusconi, i pm baresi ora puntano sui giornalisti rei di avere pubblicato scoop scomodi sui casi D’Addario e Trani. In questo clima irrespirabile Sandro Ruotolo, l’unico giornalista che ha cercato di spiegare in tv le complesse vicende di Ciancimino e Spatuzza, da mesi riceve lettere di minacce. I suoi nemici sanno dove abita e vogliono fargli male. Ma nell’era della ritorsione, per lui lo Stato non prevede alcuna tutela.
Da il Fatto Quotidiano del 17 giugno
http://antefatto.ilcannocchiale.it/g...le=la_vendetta
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