
Gli over 65 hanno raggiunto quota 46mila
Saldo 2008-2009 positivo con l'immigrazione
Un paese per vecchi? La domanda, che riprende il romanzo di Cormac Mc Carthy (e il film omonimo dei fratelli Cohen, premio Oscar nel 2008), viene spontanea leggendo i dati demografici del Comune di Brescia. Dopo vent'anni la popolazione della città si trova più o meno ai livelli di partenza, dai 196mila e rotti abitanti del 1990 ai 195mila del 2009. Ma se la quantità, pur con alti e bassi, è cambiata poco, la qualità, ovvero la composizione della popolazione, è completamente rivoluzionata.
Lo dicono i dati, forniti dall'Unità di staff statistica della Loggia. E lo dicono in particolare due grafici speculari e opposti: l'andamento della popolazione «giovane» e quello della popolazione «anziana». I bresciani da 15 a 29 anni sono passati da 45mila a 27mila unità. I bresciani dai 65 anni in poi da 32mila a 46mila. In pratica, giovani e vecchi si sono scambiate le parti.
Le altre fasce di età (sotto i 14 anni, dai 30 ai 44 e dai 45 ai 64) non sono cambiate di molto. Bambini e adulti sono cresciuti un po', gli ultraquarantacinquenni sono calati leggermente. Per giovani e anziani, è un'altra città rispetto a vent'anni or sono.
«Frenata» nel 2007
L'estinzione dei giovani tra i 15 e i 29 anni è stata progressiva e inarrestabile fino al 2007: 45mila nel 1990, 39mila nel 1994, 35mila nel 1997, 33mila nel 2000, 30mila nel 2003, 27mila nel 2006. Negli ultimi anni sembra essersi arrestata e anzi si assiste a un «rimbalzo tecnico», come si dice degli andamenti di un titolo di Borsa quando dopo un lungo periodo di caduta risale leggermente. Nel 2007 il dato era sceso sotto i 27mila, nel 2008 e 2009 è risalito raggiungendo l'anno scorso quota 27.315.
Progressiva senza soluzione di continuità, invece, la tendenza della popolazione anziana over 65, che nel 2009 ha superato per la prima volta le 46mila unità. Questo rende la situazione di Brescia abbastanza particolare a livello nazionale. «La popolazione dai 65 anni in poi a Brescia rappresenta il 23,6% della popolazione totale e gli anziani dai 75 anni in poi l'11,8%. Di contro, la popolazione sotto i 15 anni è solo il 13,3%». Ancora, «Le famiglie con almeno un anziano a Brescia sono il 36% delle famiglie totali»; mentre «gli anziani che vivono soli sono quasi il 45% delle famiglie con almeno un anziano e sono il 16% delle famiglie totali».
L'indice di vecchiaia
L'indice di dipendenza, ovvero il rapporto esistente tra popolazione giovane e anziana da un lato, e popolazione attiva dall'altro, nella Leonessa è di 58,3 contro un valore medio nazionale di 52. Mentre l'indice di vecchiaia (il rapporto tra la popolazione di 65 anni e più e la popolazione di età 0-14 anni) è di 178 contro una media nazionale di 144. Il rapporto del Comune segnala che l'indice di vecchiaia dei bresciani di nazionalità italiana è 242, mentre quello dei cittadini stranieri è di 5,3.
L'invecchiamento della popolazione è evidenziato anche dalla «piramide delle età», una tipica rappresentazione grafica usata dagli studiosi di demografia. La piramide ha forma di... piramide appunto quando la popolazione è caratterizzata da un'elevata mortalità. Nei momenti di stabilità la piramide diventa un rettangolo e nel caso di Brescia assume invece la forma ad albero, conseguenza di un calo dei tassi di natalità e di un decremento del tasso di mortalità: si vive più a lungo, si fanno meno figli.
Stranieri al 16,3%
L'altro fenomeno demografico rilevante è l'aumento della popolazione straniera, passata dall'1% del 1990 al 16,3% del 2009 (da poco meno di 2mila persone a più di 32mila). «La popolazione totale resta più o meno uguale, ma diminuisce quella italiana». La popolazione straniera è caratterizzata anche da una diversa distribuzione per sesso. Tale diversità emerge soprattutto in alcune popolazioni come quella pakistana ed egiziana (molti bambini e squilibrio evidente tra i sessi a favore di quello maschile) e quella ucraina (squilibrio evidente tra i sessi a favore di quello femminile nelle età adulte).
Diversa anche la struttura per età degli stranieri: un italiano su 7 è un giovane di età inferiore ai 18 anni. Per gli stranieri il rapporto è di 1 su 4. Fra gli stranieri la classe di età più numerosa è quella dei 30-44 anni, poi 15-29 anni, poi 0-4 anni, poi 45-64 anni, mentre la popolazione dai 65 anni in su rappresenta poco più dell'1%.
Saldo residenti positivo
Alla popolazione straniera si deve il saldo positivo della popolazione di Brescia città, aumentata dal 2008 al 2009 dello 0,3% (da 194.464 a 195.093 unità). Il saldo naturale è stato negativo (1.769 sono stati i nati e 1.923 i deceduti per una differenza di 154), ma il saldo sociale è stato positivo (7.053 iscritti all'Anagrafe e 6.125 i cancellati, con una differenza di 928).
Il dato è in linea con la tendenza nazionale: la popolazione italiana è aumentata dello 0,5% (da 60.045.068 del 2008 ai 60.340.328 del 2009) ma anche in questo caso il saldo naturale tra nati e deceduti è stato negativo (di 22.806 unità) mentre il saldo sociale è risultato ampiamente positivo (di 318.066). E a fare la differenza sono le migrazioni dall'estero.
Infine, i neonati: in Italia quelli stranieri sono passati in 15 anni dall'1,7% al 13,6% del totale dei nati vivi. E a Brescia i bambini stranieri sono passati dall'1,3% al 39% del totale dei nati vivi (nel 1993 erano 18, nel 2009 sono stati 690).
Un altro elemento in trasformazione nella demografia bresciana è rappresentato dai matrimoni, che a Brescia sono passati dai 1.231 del 1978 ai 546 nel 2009. Più recentemente, dal 2000 al 2008 sono calati del 36,5% (quelli tra italiani sono calati del 40%). I matrimoni religiosi erano l'83,6% del totale, e sono diventati il 50,7%. I secondi matrimoni erano il 16,6% del totale, e sono diventati il 21,4%. I matrimoni tra coniugi, almeno uno dei quali di cittadinanza straniera, erano nel 1995 l'8% del totale dei matrimoni: nel 2005 erano passati al 20%, mentre nel 2009 sono calati al 16,5%. Gli sposi alle prime nozze nel 2008 hanno un'età media di oltre 34 anni, e le spose di oltre 31 (aumentata negli ultimi otto anni per entrambi). I cittadini stranieri, sia uomini che donne, si sposano a un'età mediamente più giovane dei cittadini italiani.
Il tasso di natalità, ovvero il numero di nascite ogni mille abitanti, raggiunse il suo livello record a Brescia nel 1971: 15,7. Da allora, spiega L'Ufficio Statistica del Comune, la discesa è stata continua per diciassette anni, fino al valore minimo del 1987 con 6,5. Ha poi iniziato a risalire e nel 2009 è stato del 9,25%. Per l'Italia, il tasso di natalità 2008 è stato pari a 9,6 nascita ogni mille abitanti.
Il tasso di fecondità, ovvero il numero medio di figli per donna, in Provincia di Brescia nel 2007 era pari a 1,6, frutto della combinazione di 1,32 per le donne italiane e di 3,02 per le straniere. L'età media delle donne al parto è 31,7 anni per le italiane e di 27,6 per le straniere. L'incremento dei nati dal 2007 al 2008 è stato dell'1,3%: ma i nati italiani sono diminuiti del 2,1%, mentre i nati stranieri sono aumentati del 7,5%.
Una città che rischia il futuro

«Cosa farò da gran-de?» Una domanda che si pone solo chi grande non è ancora. Solo chi ha dalla sua tutte le incertezze - e tutte le opportunità - di cui la giovinezza è ineguagliabile portatrice.
Oggi Brescia fatica sempre più a chiedersi e a immaginare cosa farà da grande: sarà una città industriale o culturale? edificata o verde? luogo di incontro o di scontro fra culture? La ragione di questa difficoltà a progettarsi è semplice e terribile, e sta nel fatto che da noi i giovani sono ormai una specie in via d'estinzione: all'inizio degli anni Novanta un bresciano su quattro aveva un'età compresa tra i 15 e i 29 anni (la fase della vita nella quale di fatto si definisce cosa saremo per il resto dei nostri giorni) mentre oggi nella stessa classe d'età c'è solo un cittadino ogni otto.
Un dato clamoroso. Il quale si intreccia inesorabilmente con l'altro evidente fenomeno che ha segnato l'ultimo ventennio bresciano: l'immigrazione. Quando decidono di metter su famiglia i già pochi giovani di origine bresciana tendono a lasciare la città, sostituiti numericamente da giovani provenienti da altri Paesi che arrivano a Brescia a cercare un tetto e un lavoro.
La perdita di questo respiro di giovinezza è per Brescia un cammino inesorabile? E se invece si tratta di un fenomeno arginabile, quali strumenti è possibile mettere in campo?
Domande complicate a cui non è possibile dare una risposta semplice. Non è un caso se - al di là di alcune inevitabili e addirittura comprensibili punte polemiche dettate dalla passione politica - il dibattito amministrativo che si è sviluppato negli ultimi due anni all'ombra di Palazzo Loggia ruota proprio qui attorno. Le ricette proposte da maggioranza e opposizione sono ovviamente differenti tra di loro, ma entrambe nascono perché sollecitate da un identico interrogativo: come far sì che Brescia riacquisti appeal nei confronti di quelle giovani coppie cittadine che oggi invece cercano casa a Rodengo piuttosto che a Montichiari.
Davanti a questi temi è evidente che nessuno ha la bacchetta magica. Peccato. Perché forse qui un po' di magia - intesa come capacità di coltivare progetti e suggestioni, di guardare avanti e in alto, di offrire un orizzonte nuovo anche se lontano - aiuterebbe. Così come aiuterebbe il coraggio di sognare. Quel coraggio che - ancora una volta - è tutto dei giovani, quando si chiedono «Cosa farò da grande?».
Marco Sampognaro
http://www.giornaledibrescia.it/gdb-...b-online-7.373



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