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  • RIFLESSIONI Demografia: investire sulla famiglia - Andrea Valenti, BRESCIA

    Ho letto con interesse l'articolo apparso domenica sul «Giornale», riguardante alcuni dati sulla popolazione della nostra città elaborati dal sempre efficiente Ufficio statistico del Comune di Brescia.

    Provo a sintetizzare. Nel ventennio 1990-2009, la popolazione è rimasta sostanzialmente invariata perché è diminuita la popolazione italiana ed è aumentata quella di origine straniera. Brescia non è una città per giovani e sta, anzi, diventando sempre di più una città per anziani e per single (impressionante la drastica riduzione dei giovani della fascia 15-29 anni, che passano da 45.387 a 27.315 unità, con un calo del 41%).

    Mi piacerebbe che nella città, a tutti i livelli, si aprisse un dibattito serio e «laico» (quindi senza pregiudizi di sorta) su questi dati, a partire da domande come le seguenti: è un bene per la città il quasi dimezzamento dei giovani in soli venti anni? è un bene per la città che la popolazione, da qui al 2031 (come tempo fa evidenziato dal medesimo Ufficio statistico), vedrà ulteriormente ridursi oltre che gli under 25 anche gli under 40? è un bene per la città che, nonostante l'apporto degli immigrati, la sua popolazione si stima da qui al 2031 in calo del 20%? è un bene per la città che il numero medio di figli per donna nel 2007 sia stato pari a 1,6 in totale, scomposto in 1,32 per le donne italiane e 3,02 per le straniere?
    Come giustamente sottolineato nel «punto» di Massimo Lanzini, si tratta di tematiche decisive per il futuro della nostra comunità cittadina. Non mi pare, invece, che la nostra «classe dirigente» (di ogni colore ed estrazione) vi stia riflettendo adeguatamente.

    La mia personale valutazione sulla questione demografica è che «la perdita di questo respiro di giovinezza» sia un fattore fortemente penalizzante e che le dinamiche fotografate dall'Ufficio statistico del Comune di Brescia portano, già nel medio periodo, al suicidio della nostra Brescia. In proposito, registro con favore la sollecitazione del nostro sindaco circa l'andamento della popolazione, con l'obiettivo di tornare, come ebbe a dire qualche mese fa, ad una Grande Brescia. Ma tale obiettivo rimanda ad azioni concrete. Una Grande Brescia che attira tanti nuovi abitanti, in primo luogo tante nuove famiglie giovani, è una città che accoglie e che da servizi; è una città, soprattutto, dove s'investe sulle famiglie in modo che siano supportate (non sostituite) nei fondamentali compiti, di immensa rilevanza sociale e civica, che svolgono; è una città in cui le famiglie (i coniugi) possono liberamente scegliere anche di diventare numerose, senza che questo comporti andare incontro a situazioni problematiche al limite della sostenibilità; è una città in cui, quindi, i bambini ed i giovani sono considerati quali essi realmente sono: il nostro futuro, le energie vitali e positive della nostra comunità senza le quali, banalmente, …la nostra comunità viene meno.

    Insomma: invertire questo trend demografico, a mio avviso, si può, a condizione di investire, non solo economicamente, nella famiglia, con quel coraggio evocato dallo stesso Lanzini che è, innanzi tutto, coraggio di prescindere per un momento dalle contingenze del breve periodo per immaginare la Brescia dei nostri figli e dei nostri nipoti.

    Tale impegno di investimento è compito di vari soggetti, ma il ruolo guida non può che essere dell'Amministrazione Comunale. So che a Brescia non partiamo «da zero» e che il Comune negli ultimi anni (sia con la precedente amministrazione sia con l'attuale) ha iniziato a destinare delle risorse ad azioni a supporto delle famiglie e dei loro figli (le famiglie nei loro compiti ordinari, che le situazioni di disagio e di bisogno particolari necessitano di misure di sostegno specifiche). È necessario proseguire con decisione ed urgenza sul percorso intrapreso, con investimenti adeguati in termini di energie e di risorse finanziarie, proprio per far diventare Brescia Grande non solo come numero di abitanti.

    Nessuno ha la bacchetta magica ma perché, per esempio, non si chiede alle stesse famiglie ed alle loro associazioni, con un'azione organica e non sporadica, quali sono i loro bisogni non soddisfatti, di cosa sentono l'esigenza, come immaginano la nostra città fra venti anni? Sono convinto che dal confronto con le famiglie, che sono le dirette interessate, potrebbero emergere molte indicazioni interessanti ed operative sia per l'amministrazione comunale che per il mondo delle imprese.
    Sono perfettamente consapevole che investire nel supporto alla famiglia, oltre che comportare una grande sfida ed un grande cambiamento culturale, ha un costo. Ma forse un'azienda cessa di destinare risorse agli investimenti, anche in momenti di crisi? Non è forse proprio la fase di crisi quella nella quale l'azienda ben gestita decide di investire in nuovi processi ed in nuovi prodotti, per uscire dalla crisi rapidamente, addirittura con un vantaggio competitivo?

    È questione di priorità nel definire gli obiettivi e le conseguenti decisioni di spesa. Penso che il supporto ai nuclei familiari sia un obiettivo che ha la massima priorità e che le azioni per perseguirlo costituiscono investimenti ad altissimo ritorno per l'intera comunità.

    Andrea Valenti

    Coordinatore cittadino
    Associazione nazionale famiglie numerose
    Brescia