
Una pattuglia della Volante al parco Lavecchia (foto Eden)
Una ucraina 36enne ha denunciato di aver subito l’abuso sessuale nei giardini «Lavecchia» dopo una serata con connazionali a bere vodka. Il minorenne è stato fermato dalla Volante
Una storia di violenza con un epilogo di solidarietà, tra immigrati che vivono ai margini della società o tra gruppi di diverse etnie che si aggrediscono oppure si aiutano.
Il fatto dal doppio risvolto è accaduto in uno dei tanti parchetti della città. La vicenda si sdoppia con protagonisti diversi: da un lato un gruppo di stranieri dell’Est che si scolano bottiglie di vodka, dall’altro un gruppo di pakistani che si privano dei vestiti per coprire una signora nuda che piange tra i cespugli. È la storia di una violenza sessuale che si è conclusa con l’arresto di un 17enne ucraino, finito al Beccaria di Milano. Teatro dell’abuso il parco «Lavecchia», un fazzoletto di verde con tanto di giochi per bambini, tavoli e panche da pic nic racchiuso tra via del Sebino, via Carducci e via Madre Teresa di Calcutta, nella zona a sud dell’Iveco.
L’aggressione brutale
Alle 3 di notte tra venerdì e sabato una ucraina di 36 anni suona il citofono di un’abitazione, in via Madre Teresa. Chiede aiuto perché - afferma tra le lacrime - è stata aggredita. Chi viene svegliato nel cuore della notte chiama immediatamente il 113, e quando la pattuglia arriva sul posto trova la 36enne straniera che sta ancora parlando al citofono. La giovane indossa abiti che non sono i suoi, pantaloni jeans e una maglietta di qualche taglia più grande della sua. È ubriaca ma racconta, alla poliziotta che fa parte della squadra della Volante, che è stata violentata poco prima da un giovane, un suo connazionale non ancora maggiorenne, che l’aveva trascinata in un punto buio e appartato del parco e lì l’aveva costretta ad avere un rapporto sessuale, strappandole i vestiti di dosso e lasciandola poi nuda, tra i cespugli.
La solidarietà
Ed è tra i cespugli che la trovano alcuni stranieri, indiani o pakistani - la 36enne non sa dirlo - che le prestano i primi soccorsi, e trovandola nuda e con gli abiti strappati le danno qualcosa da mettersi addosso. Qualcuno si toglie la t-shirt, un altro si leva i jeans, tanto che nelle tasche, i poliziotti trovano delle banconote e la foto di uno straniero evidentemente staccatasi da un documento. La donna ucraina, una volta rivestita con questi abiti più grandi di lei, trova il coraggio di uscire dal parchetto e di chiedere aiuto alla prima casa che trova. In via Madre Teresa di Calcutta arriva un’ambulanza della Croce bianca, e subito una pattuglia della Volante.
La donna indica il presunto aggressore nel giovane connazionale che è ancora seduto, con altri, su una panchina del parco «Lavecchia», a bere vodka. Il ragazzo, che compirà 18 anni il 2 settembre, viene identificato. Solo nel pomeriggio di sabato, dopo che la 36enne, ripresasi dalla sbornia e dallo choc per la violenza subita, racconta nei dettagli quello che le è accaduto, per il giovane scattano le manette. L’accusa a suo carico è pesante: violenza sessuale. Per pochi giorni la competenza è della Procura dei minori, tanto che del fermo si occupa il procuratore capo, la dottoressa Avezzù, e il 17enne viene portato al Beccaria di Milano e non a Canton Mombello. La 36enne ucraina, che lavora in città, dopo gli esami e gli accertamenti clinici in ospedale, viene dimessa e torna a casa.
Daniela Zorat
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