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  • LOMBARDIA - Caccia, ricorso al Tar: preapertura in bilico


    + Vivicentro - Il calendario della stagione venatoria bresciana

    La Lac chiede l’annullamento della delibera provinciale che prevede dal 2 settembre una limitata possibilità di sparare a quattro specie

    I cacciatori sono lì, ai blocchi di partenza. Lo starter li ha già chiamati, ha pronunciato il fatidico «Ai vostri posti!», ma il momento dello sparo (del giudice di partenza così come dei seguaci di Diana) è ancora di là da venire. E questo nonostante il calendario venatorio sia lì, stampato e pubblicato su Internet, da quasi un mese, con la sua serie di date e norme ben dettagliate. Quel calendario, reso noto dall’Assessorato provinciale alla caccia, prevedeva - e prevede ancora - l’apertura al 19 settembre (e su questo non ci piove) e una preapertura, con una serie di limitazioni, al 2 settembre. Ebbene, a tutt’oggi questa data è avvolta dall’incertezza, perché su di essa pende un ricorso al Tar di Brescia presentato dalla Lac, la Lega per l’abolizione della caccia.
    Il ricorso è stato presentato nel pomeriggio di ieri alla seconda Sezione del Tar. La Lac chiede l’annullamento della delibera della Giunta provinciale numero 278 del 21 giugno, di approvazione del calendario venatorio provinciale integrativo, nella parte in cui prevede la preapertura del periodo di caccia alle specie tortora, merlo, cornacchia grigia e nera, nonchè del parere al riguardo reso dall’Ispra (l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) in data 26 maggio e di ogni altro atto connesso.
    È evidente che i tempi sono alquanto stretti, ma comunque sufficienti per arrivare ad una pronuncia cautelare del giudice amministrativo, che potrebbe emettere già oggi, in composizione monocratica, qualora ravvisasse i requisiti di urgenza ed il fumus boni iuris, un decreto sospensivo. Dopodiché seguiranno, ma questo interessa fino ad un certo punto, la discussione collegiale sulla sospensiva (il 30 settembre) e, eventualmente, la decisione nel merito.
    Si diceva delle limitazioni di questa preapertura. Innanzitutto essa riguarda solo la caccia da appostamento fisso e da appostamento temporaneo nella zona di pianura (non dunque nella zona Alpi). Il calendario venatorio provinciale sul punto è chiaro: «dal 2 settembre fino al 16 settembre è consentita la caccia alle seguenti specie: cornacchia grigia, cornacchia nera, merlo e tortora (Streptopelia turtur) nelle giornate di domenica e giovedì sino alle ore 13. Per la tortora ed il merlo è autorizzato un prelievo giornaliero massimo di cinque capi per specie».
    La spada di Damocle incombente sui fucili da caccia procura una qualche amarezza all’assessore provinciale Alessandro Sala: «Non vedo perché gli ambientalisti nell’imminenza della data della preapertura, fissata venendo incontro alle richieste delle associazioni venatorie nel pieno rispetto di tutte le norme che regolano la materia, abbiano deciso di proporre questo ricorso. Secondo me le associazioni contrarie alla caccia dovrebbero sedersi attorno a un tavolo con i sodalizi dei cacciatori e con l’Assessorato, ma si sottraggono a questo confronto. Attendiamo la decisione del Tar, nella piena convinzione di aver fatto tutto secondo la legge».
    Detto che il mondo venatorio lombardo attende ancora la legge regionale sulle specie in deroga (gli assessori provinciali sono stati convocati a Milano per il giorno 13), Sala sottolinea anche un altro aspetto: «Questa situazione d’incertezza ha ricadute negative anche sulla nostra economia. Si parla tanto di crisi, ma si dimentica che il nostro tessuto economico si fonda anche sulla produzione armiera e su un grande indotto collegato alla caccia, fra cartucce, abbigliamento, mangimi e altro ancora».




    E fra venti giorni arriva l’apertura vera


    Tar o non Tar, che passi o meno la richiesta di sospensiva per la preapertura di giovedì 2 settembre, l’attenzione dei cacciatori bresciani è concentrata soprattutto su un’altra data, quella di domenica 19 settembre. Quello è il giorno dell’apertura vera e propria della stagione, che si protrarrà fino al 31 gennaio. Per alcune specie, invece, si concluderà il 31 dicembre. La giornata di caccia inizia e termina secondo gli orari riportati sul tesserino regionale. La settimana venatoria inizia il lunedì e termina la domenica, fermo restando che la caccia è sempre vietata il martedì e il venerdì.
    I dettagli sulle date in riferimento alle varie specie, sempre in attesa della decisione della Regione Lombardia su quelle in deroga, sono rinvenibili sul calendario venatorio provinciale, pubblicato sul sito Internet della Provincia (www.provincia.bs.it) e suddiviso in tre diverse sezioni (appostamenti fissi, caccia vagante in zona alpi e caccia vagante in zona pianura).
    Fra le principali novità della stagione vanno ricordati l’aumento delle giornate di interscambio, vale a dire dei periodi durante i quali un cacciatore può dedicarsi ad un tipo di prelievo venatorio differente da quello per cui ha optato (passate da dieci a quindici), e la possibilità di dedicarsi all’addestramento dei cani in zona alpi all’interno di terreni incolti liberi da colture in atto e nei terreni boschivi, possibilità comunque subordinata al versamento della quota di accesso per la caccia vagante nel comprensorio di appartenenza.
    Dunque i cacciatori preparano le doppiette, sperando in carnieri ricchi al ritorno dalla giornata di caccia. A questo proposito dall’Assessorato provinciale giungono indicazioni incoraggianti per i cacciatori, in relazione al buon esito delle campagne di ripopolamento.




    Nel 2009 i tesserati scesi a quota 29.008

    I cacciatori bresciani al 31 dicembre 2009 (gli ultimi dati completi disponibili sono questi) erano 29.008. Il loro numero ha subito una netta diminuzione negli ultimi vent’anni, se si pensa che nel 1987 i tesserati erano 48.499. Insomma, un calo di circa 20.000 unità in poco più di quattro lustri. Guardando i dati elaborati dall’Assessorato provinciale alla caccia, si osserva anche una consistente diminuzione degli appostamenti fissi, che dai 10.548 del 1987 sono scesi a 7.611 nel 2009.
    Facendo un rapido conto di quanto costi questo sport emerge una delle motivazioni che hanno portato a questo ribasso di tesseramenti: un equipaggiamento adeguato, dalle armi agli abiti appositi, il rinnovo della tessera che a seconda del tipo di caccia varia comunque dai 60 ai 100 euro e il rinnovo del porto d’armi e dell’assicurazione, comportano una spesa non indifferente da sostenere, tenendo peraltro conto della situazione economica di crisi nella quale stiamo vivendo.
    I «verdi», con le battaglie ambientaliste e contro l’uccisione degli animali, anche se in misura non facilmente quantificabile hanno sicuramente contribuito ad aumentare la sensibilità nei confronti della natura e degli animali e quindi probabilmente concorso a convincere i meno appassionati a cambiare sport.
    La diminuzione è stata abbastanza graduale nel corso degli ultimi vent’anni, anche se si sono registrati un paio di picchi considerevoli: il -9,8% fra il 1990 ed il 1991 (quando si passò da 47.079 tesserati a 42.471) ed il -7,1% fra il 1994 ed il 1995 (i cacciatori calarono da 35.534 a 33.017). La variazione percentuale complessiva, dal 1987 fino al 2009, è del 40,19%; più limitata, ma pur sempre ragguardevole, quella degli appostamenti fissi: -27,84% nello stesso periodo.

    Alessandro Carini



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    Commenti 1 Commento
    1. L'avatar di Redazione
      Vivicentro - LOMBARDIA -
      Caccia, sulla preapertura il Tar si prende altre 24 ore



      La preapertura della caccia in provincia di Brescia
      attende il pronunciamento del Tar su istanza della Lac

      La delicatezza del tema e le date ravvicinate (scadenza il 2 settembre) danno un significato più ampio all’istanza cautelare presentata dalla Lac



      Per saperne di più