La solidarietà sociale, in breve, è dovuta all’influsso di idee filosofiche e dottrine di uguaglianza e libertà, ma soprattutto a quella immensa “rivoluzione” storica che è stato il cristianesimo perché si diffonda nel mondo l’idea di fraternità universale di una comune appartenenza alla famiglia dei figli di Dio.
La Chiesa Cattolica ci ricorda spesso che la sofferenza umana può essere alleviata e non va lasciato solo chi è malato nel corpo e chi soffre, con la necessità di donare agli infermi una efficiente assistenza come chi, in breve, é :
* affetto da patologie dolorose, in specie in fase terminale, al quale vanno applicate tutte le cure possibili;
* come l’anziano “dimenticato” dai parenti, trascorre i tempi della vecchiaia nella perfetta solitudine subendo una maggiore sofferenza
* come la donna nella “ inattesa gravidanza” a volte “vede“ nell’aborto una efficace soluzione del proprio problema;
* come per attenuare i dolori della malattia e dell’agonia, alcuni vedono nell’eutanasia il “senso” più pratico ;
* come chi subisce l’abbandono delle cure o l’accanimento terapeutico quale malato terminale.
In questi nostri “strani tempi”, logiche di convenienza ci vorrebbero allontanare dal rispetto della vita, della sofferenza e dalla solidarietà per l’individuo, sia esso grave, soprattutto cronico, quale “moda” che ho chiamato “budget del ricoverato” che costituisce una significativa indicazione, drammatica ed inquietante, se vera, ( e questo ce lo devono chiarire le Istituzioni in risposta ad una n/s Petizione 911 al Senato e 787 alla Camera dal 30 ottobre 2009) che tende ad abbandonare al loro destino per lo più ammalati anziani, disabili o persone in fin di vita, dimettendoli anzi tempo dalle strutture ospedaliere per il superiore concetto del risparmio senza una adeguata protezione alternativa.
Se questa “forma” si allarga , lo ripetiamo da molto tempo, sarebbe un meccanismo incivile, vigliacco ed anticristiano, una eutanasia mascherata, “fuori” dall’ordinamento giuridico italiano, una omissione di soccorso.
Ma ragioni antropologiche ci portano ad incontrare e considerare anche coloro che portano nel loro corpo la sofferenza dell’anima, come alcuni definiscono di natura psichica.
I problemi sociali non possono ignorare quelli dove esiste la ordinaria follia, la quale affolla le cronache quasi quotidiane, pur tuttavia questa realtà palesemente evidenzia aspetti molto complessi, difficili da interpretare e con sbrigative risposte tanto da indurci in un ordinario relativismo nei nostri privilegi.
Da molto tempo siamo di fronte ad una superficiale cultura che sottrae alla ragione il perché si soffre e si muore, ritenendo quasi impellente il ricorso a pratiche “distruttive” della vita, mentre gli psicologi dicono che la richiesta nel momento della morte è un forte grido di non essere lasciati soli nella drammaticità della vita che termina
La vita è un dono del Creatore e va rispettata.!
E’ indubbio che da tempo in Italia, come abbiamo sempre detto, si registrano tentativi di legalizzare l’eutanasia, trascurando problemi di assistenza ai malati non solo di natura grave, ma cronici, spingendo la società ad essere selettiva sulla vita e sulla morte dei suoi membri attraverso una, anche se impropria, licenza di uccidere in contrasto con gli insegnamenti di Ippocrate, il Padre della medicina e quale “testamento alla sanità” , l’invito ad adottare il principio della protezione della salute, guarire le malattie, alleviare le sofferenze-
Nella società violenta il rispetto dell’uomo, soprattutto debole ed indifeso, che inizia fin dalla sua fecondazione la sua meravigliosa avventura nel genere umano, oggi rischia sempre più di dissolversi nel proprio sfrenato egoismo, nel diverbio pressante, nel relativismo smodato, e ci dovrebbero far riflettere e sperare che di fronte ai duri temi della vita, come ci ricordano spesso il Santo Padre ed i Vescovi, occorre dare rispetto alla dignità della persona malata, mentre una cultura falsa e trasgressiva sta svuotando il vero significato del valore della vita.
Ma domandiamo e ci domandiamo: come viene considerato l’uomo visto che per un niente uccide ?
Per interpretare le condizioni socio-culturali della persona, bisogna considerare la solidarietà verso il prossimo un preciso dovere e non un atto di generosità che spesso ci vede prodighi verso chi ci è simpatico e non verso chi ne ha veramente bisogno!
Altri “problemi” esistono ed insistono nella società, “circostanze”che si verificano in un contesto difficile per la sicurezza sociale, dove silenzi, ipocrisie, contraddizioni trovano solo rilevanza a parole, come violenza spesso spicciola tra adolescenti o aggressività tra consanguinei dove spesso ci scappa il morto, stupri, molto ricorrenti in questi ultimi tempi, mostruose azioni che danneggiano irrimediabilmente la dignità umana della donna.
Nessuno grida allo scandalo per l’indifferenza ed il disinteresse verso queste problematiche, nemmeno coloro che dicono di difendere la famiglia.
Solo vane parole innanzi a storie straordinarie di sofferenza nelle famiglie dove insistono handicappati psico-fisici, malati terminali, persone anziane, tutti alla ricerca affannosa di una soluzione al loro status sociale.
Le famiglie dignitose nel loro dolore, non scendono in piazza a gridare il loro disagio.!
Per concludere, una parola ci viene dalla Sede Apostolica e dai Vescovi nella ricorrenza del 1° settembre per la “5° Giornata per la salvaguardia del Creato” per sottolineare il principio della coltivazione della pace per un legame più profondo tra connivenza umana e custodia del Creato.
Un segno di speranza per creare una unità d’intenti sui “problemi” delle impostazioni ideologiche o sociali, perché prevalga per tutti, soprattutto anche per i cattolici, “la voglia di essere testimoni di Gesù Risorto, speranza del mondo, contro un tecnicismo che rischia di diventare abusivo e di un relativismo veramente distruttivo” ( Messaggio dei Vescovi per la XXXI “Giornata per la vita” ).
Previte
http://digilander.libero.it/cristianiperservire



Utenti attivi
Sezioni
Valuta questo articolo