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  • Macché accordo o armistizio Gianfranco il Roccioso non arretra di un millimetro - MARCELLO SORGI

    Gianfranco Fini sta seguendo con qualche sorpresa le indiscrezioni che negli ultimi giorni lo descrivono tentato da una pace con Berlusconi e disposto a trovare una soluzione tecnica anche per il «processo breve», il più spinoso tra i provvedimenti che dividono il premier e il presidente della Camera, e a giudizio di tutti il punto più controverso della verifica avviata per capire se la (ex) maggioranza di centrodestra può essere ricomposta.

    Le voci sulla presunta disponibilità di Fini a cercare o accettare un armistizio si sono fatte più forti in vista dei due appuntamenti che a cavallo del fine settimana l’ex leader di An avrà con Rutelli e il suo partito e con la neonata formazione finiana di «Futuro e libertà». Dopo la rottura di fine luglio tra i due cofondatori del Pdl e dopo il mese di silenzio che Fini ha fatto seguire, rotto solo da un comunicato sulla vicenda della casa di Montecarlo, regalata ad An da un’anziana sostenitrice e finita in affitto al cognato del presidente della Camera dopo una vendita con non pochi lati oscuri a una società straniera.

    Chi ha avuto modo di parlarci nel corso della sua estate più difficile riferisce che Fini, pur provato dalla durezza della campagna nei suoi confronti e dai ripetuti attacchi di Berlusconi, non s’è spostato di un millimetro, e al di là degli aspetti personali delle questioni aperte tende a riproporre le sue posizioni tali e quali erano al momento precedente la rottura. A cominciare dal suo legittimo contributo all’elaborazione delle politiche del Pdl, che Berlusconi si ostina a considerare un tradimento, alla necessità di definire in materia di giustizia una riforma che non contrasti con la difesa della legalità, all’opportunità di un approfondito chiarimento con la Lega prima di arrivare all’approvazione definitiva del federalismo, all’improcrastinabilità di una ridefinizione delle cariche di governo e di partito, visto che Fini e i finiani non si sentono più rappresentati dagli ex An.

    A giudizio di Fini tutto ciò può essere affrontato nel tempo (proprio perché non sopporta gli ultimatum del Cavaliere, il presidente della Camera si guarda bene dal porne), con la gradualità necessaria, con un giusto tasso di compromesso, ma non può in alcun modo essere aggirato, sostituendo a quest’ordine del giorno, che almeno da aprile Berlusconi si rifiuta di affrontare, l’elenco delle urgenze, anche personali, del premier. E se per questa strada la rottura dovesse rivelarsi insanabile e si arrivasse alla fine alle elezioni anticipate? Fini non se le augura, ma non le teme. Almeno, pensa, non più del Cavaliere.




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