Domenica siamo andati a fare una bella gita in montagna, in Valle Camonica.
Dapprima in auto, poi a piedi su un sentiero che si addentra nel bosco e che sembra ti conduca fuori dalla realtà, dalla vita di tutti i giorni. E un po’, credetemi, è stato davvero così. Abbiamo camminato per ore su questo sentiero di montagna e l’aria passo dopo passo è diventata sempre più balsamica. Abbiamo visto tanti funghi, molti buoni ed altri meno buoni ma non eravamo lì per quello. Abbiamo visto tante specie di piante e di fiori, uno splendore, ma non eravamo andati là per questo. Ci siamo andati per sentirci ancora vivi, per davvero, per sfuggire temporaneamente da una società che lentamente ma inesorabilmente è alla fine riuscita nell’intento quasi diabolico di trasformare il significato della parola vita e a darle un senso completamente diverso, alterato rispetto a quello che una volta possedeva.
Attualmente adoperiamo ancora questo termine, vita, per descrivere la nostra esistenza ma dovremmo deciderci a definirla per quello che è diventata davvero e, pertanto, a chiamarla sopravvivenza. Senza però che ci consenta di stare al di sopra di niente in quanto, al contrario, spesso ci obbliga a vivere ben al di sotto delle aspettative, dei desideri e dei sogni che vorremmo si realizzassero. Sempre in cerca di un qualcosa che, una volta trovato o ci sfugge dalle mani o, addirittura, ci lascerà più vuoti di prima.
Il valore e la bellezza di una vita semplice, tranquilla e felice, come dovrebbe essere veramente, lo abbiamo dimenticato tutti da un bel po’ di tempo. L’alchimia della vita, che termine curioso, un tantino anacronistico e forse un po’ misterioso ed affascinante per tentare di descrivere questa cosa tanto fuggevole quanto fragile. Tutti i giorni sempre uguale eppure tanto incerta ogni giorno. Rifletto su domani, lunedì, a quando torneremo alle nostre occupazioni quotidiane ed avverto ciò quasi con un curioso stupore. Qui in mezzo ai boschi, tra tanto verde, in questa palpabile pace dove sentiamo solo il battito del nostro cuore riusciamo a dimenticare un momento i mille problemi quotidiani, le mille cose da fare, il questo ed il quello... Domani il telefono potrebbe suonare cento volte portandoci cento cose da sbrigare oppure potrebbe non suonare mai e questo risultare altrettanto preoccupante. Domani potremmo incontrare cento persone che ci riempirebbero e condizionerebbero la giornata oppure non vedere anima viva per tutto il dì. Si, ma è domani e domani è un altro giorno.
Oggi, adesso, siamo qui in mezzo alla pineta e stiamo percorrendo questo sentiero. Lassù vediamo le cime dei monti coperti qua e la dalle nuvole o forse è nebbia e l’immagine che ci arriva è identica a quelle dei film di fantasia e di avventura in cui vivono maghi e fate e vi accadono magiche storie. È uno spettacolo suggestivo, potrebbe succedere di tutto in un momento come questo. E tutto questo succede, qui, nella nostra Valle Camonica, in questa splendida Valle tanto piena di paesaggi, montagne e tanto ricca di fantastiche realtà. Vediamo un uccello volare senza sbattere le ali, sta giocando con il vento.
Vediamo le nuvole fare a gara nel cielo, colorandolo velocemente ora di bianco ora di azzurro. Vediamo la natura che tante, troppe volte, non vogliamo vedere ma che pazientemente aspetta come si può aspettare un figliol prodigo.
E poi quassù possiamo finalmente ritrovare in abbondanza una cosa che credevamo persa per sempre e della quale dovremmo sentire quotidianamente la mancanza.
Una cosa che è diventata tanto rara da farci dimenticare quanto sia ancora per noi indispensabile, un autentico benefico toccasana per il nostro corpo ed il nostro spirito. Il silenzio.
Giuseppe Agazzi
Rovato



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