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Domenica, 3 Agosto : 2008 da ANTONIO DI PIETRO.COM
Rassegna a cura di:
Castellammare di Stabia (NA)
Riporto il video ed il resoconto stenografico del mio intervento al Senato sui tagli alla scuola previsti dalla manovra finanziaria.
"Signor Presidente, onorevoli colleghi, è in discussione una legge che presenta larghi profili d'incostituzionalità nel metodo e nel merito. È antifederalista, perché storpia la potestà delle autonomie locali, produce ingiustizia e avvia un generale processo di degradazione delle strutture pubbliche.
Io mi soffermerò qui solo sulle questioni di scuola, università e ricerca. La riduzione di spesa, che si annuncia impressionante, diminuirà in modo pesantissimo le risorse e peggiorerà lo stato complessivo della scuola. Hanno parlato prima di me tre componenti del Partito Democratico, i senatori Mercatali, Bastico e Rusconi, che hanno svolto degli interventi analitici e mi sollevano quindi dal peso di fornire delle cifre. Il confronto europeo, però, dà un ritratto impietoso. Appare chiara, per esempio, la carenza di conoscenze in matematica negli studenti delle scuole medie superiori e si manifestano diffuse difficoltà espressive e una certa difficoltà a ragionare sulla base dell'italiano.
La carenza in matematica prepara ad un futuro scoraggiante, perché c'è chi ha fatto la previsione che in futuro dovremo ricorrere agli indiani, che sono bravissimi in matematica, per avere dei professori di matematica. Il problema dell'italiano, invece, è cosa che si commenta da sé. Di fronte a queste carenze, non vi è stata nessuna iniziativa riformistica, ma si sono ridotti il personale e la dotazione finanziaria. Chi mi ha preceduto ha parlato di 200.000 addetti in meno nel futuro.
La condizione dell'università attuale è molto critica, non vale nascondercelo, ed è appesantita in modo idropico dalla proliferazione di sedi e corsi di laurea, prodotti forse in modo insensato. L'università è anche in difficoltà nell'interpretare, sia con efficacia che con efficienza, la riforma del cosiddetto "3 più 2". L'università non sta bene, ma proprio per questo necessitava di un'iniziativa riformistica, che invece non c'è. L'unica riforma è che a cinque professori che andranno in pensione se ne sostituirà uno solo e ci saranno, perciò, conseguenze gravissime sia sulla didattica che sulla ricerca.
Sulla didattica, è ovvio, si aggrava all'istante il già difficilissimo rapporto tra docenti e studenti che, dal punto di vista statistico, è tra i peggiori in Europa. Dal punto di vista della ricerca è ancora peggio, perché questo restringimento dell'imbuto determina una sorta di stroncatura delle prospettive di migliaia di ricercatori, ricerche interrotte ed abbandonate. Si apre, perciò, un vuoto di proporzioni incalcolabili. Vorrei che si riflettesse su questo fatto: cosa vuol dire abbandonare a metà strada una ricerca iniziata e non avere la possibilità di continuarla? Professori che fanno i senatori avranno il loro problema a garantire un perseguimento di carriera ai loro allievi, e qui non vi è un richiamo alla solidarietà corporativa ma, soprattutto, una valutazione delle speranze frustrate e l'osservazione della dissipazione di un largo patrimonio culturale, in quanto i nostri ricercatori giovani sono generalmente bravi e apprezzati. È la dissipazione di un patrimonio culturale, di un vero patrimonio comune che noi rischiamo di dilapidare.
Arrivano poi le fondazioni private, cioè le università sono invitate o portate a diventare fondazioni private. Qui si possono immaginare con facilità due conseguenze: è facile prevedere un restringimento selettivo del finanziamento agli studi e alla ricerca. Infatti, cosa pensate che finanzieranno i soggetti privati? L'economia, l'ingegneria, la chimica e la giurisprudenza, con agganci limitati al campo del falso in bilancio e dei reati corruttivi commessi dai potenti. Perfino la fisica potrebbe essere disertata, a causa dell'incertezza dell'efficacia applicativa e del ritorno di risultati in tempi utili. E le discipline cosiddette disinteressate? Ricordiamo, tra parentesi, che spesso sono state le discipline cosiddette disinteressate ad aver fatto scoperte fondamentali applicate in seguito. Che fine farà la letteratura greca, la storia medievale, la geomorfologia e perfino il diritto costituzionale, dato l'uso che se ne fa in questo Parlamento? La geomorfologia, per esempio, è già ignorata con crassa ignoranza dal progetto di trivellare il Nord dell'Adriatico, dove è facilissimo prevedere processi di subsidenza, dato che quella pianura è già subsidente di suo. Ma che ce ne importa? Che ce ne importa di leggere il greco? Il greco a cosa serve? Il greco serve a leggere Antigone e a scoprire dentro Antigone la differenza che c'è tra la volontà del monarca e il diritto del singolo o, se preferite, la differenza tra la ragion di Stato e il diritto consuetudinario.
C'è una seconda conseguenza delle fondazioni. Ereditano un colossale patrimonio con esborsi, probabilmente, irrisori e forse addirittura finanziati da banche che saranno orientate politicamente. Una volta insediati, questi operatori privati chissà, potranno avere forse mano libera nell'adottare la prassi di natura putiniana di alienazione in mani amiche di beni assai preziosi. Si assisterà - temo - alla formazione di una nuova schiera di roditori privati avidi, capaci di aggredire, divorare, metabolizzare vasti beni pubblici. Fra parentesi (è solo una piccola notazione), si assiste al conferimento di vari lacerti della struttura pubblica all'Istituto italiano di tecnologia, piccolo mostro voluto a suo tempo dal ministro Tremonti e posto sotto il controllo, guarda caso, non del Ministero della ricerca e dell'università, ma del Tesoro: l'università privata di Tremonti.
Alla fine ci sono anche i tagli all'editoria, ma sulla questione ha già parlato benissimo il senatore Vita e non ripeterò le argomentazioni esposte. Sottolineo soltanto che la legge sull'editoria costituisce pressoché la fine del finanziamento e della vita per i piccoli giornali indipendenti. Ma chi se ne importa del finanziamento dei piccoli giornali indipendenti, quando si ha il monopolio dell'informazione e ce se ne può fregare anche e perfino della questione della Vigilanza RAI?
Finisco colloquiando con il collega Zanda, il quale ha stigmatizzato, secondo me giustamente, l'assenza del Ministro dell'economia a questo dibattito. Ma anche in questa assenza bisogna trovare una ratio. È un fattore che determina l'evanescenza della statura dei Ministri ed è esattamente la sopravvalutazione smisurata e insensata della figura dell'attuale Presidente del Consiglio, la riduzione della collegialità del Governo, che è una cosa nobile, al primato di un uomo solo, che è una cosa assai meno nobile: primato di un uomo solo rafforzato, per di più, da un potere extra istituzionale senza precedenti. Ma anche qui ci soccorre la letteratura greca: anche la rana di Fedro, a forza di gonfiarsi, alla fine scoppiò. (Applausi dai Gruppi IdV e PD)."
Io mi soffermerò qui solo sulle questioni di scuola, università e ricerca. La riduzione di spesa, che si annuncia impressionante, diminuirà in modo pesantissimo le risorse e peggiorerà lo stato complessivo della scuola. Hanno parlato prima di me tre componenti del Partito Democratico, i senatori Mercatali, Bastico e Rusconi, che hanno svolto degli interventi analitici e mi sollevano quindi dal peso di fornire delle cifre. Il confronto europeo, però, dà un ritratto impietoso. Appare chiara, per esempio, la carenza di conoscenze in matematica negli studenti delle scuole medie superiori e si manifestano diffuse difficoltà espressive e una certa difficoltà a ragionare sulla base dell'italiano.
La carenza in matematica prepara ad un futuro scoraggiante, perché c'è chi ha fatto la previsione che in futuro dovremo ricorrere agli indiani, che sono bravissimi in matematica, per avere dei professori di matematica. Il problema dell'italiano, invece, è cosa che si commenta da sé. Di fronte a queste carenze, non vi è stata nessuna iniziativa riformistica, ma si sono ridotti il personale e la dotazione finanziaria. Chi mi ha preceduto ha parlato di 200.000 addetti in meno nel futuro.
La condizione dell'università attuale è molto critica, non vale nascondercelo, ed è appesantita in modo idropico dalla proliferazione di sedi e corsi di laurea, prodotti forse in modo insensato. L'università è anche in difficoltà nell'interpretare, sia con efficacia che con efficienza, la riforma del cosiddetto "3 più 2". L'università non sta bene, ma proprio per questo necessitava di un'iniziativa riformistica, che invece non c'è. L'unica riforma è che a cinque professori che andranno in pensione se ne sostituirà uno solo e ci saranno, perciò, conseguenze gravissime sia sulla didattica che sulla ricerca.
Sulla didattica, è ovvio, si aggrava all'istante il già difficilissimo rapporto tra docenti e studenti che, dal punto di vista statistico, è tra i peggiori in Europa. Dal punto di vista della ricerca è ancora peggio, perché questo restringimento dell'imbuto determina una sorta di stroncatura delle prospettive di migliaia di ricercatori, ricerche interrotte ed abbandonate. Si apre, perciò, un vuoto di proporzioni incalcolabili. Vorrei che si riflettesse su questo fatto: cosa vuol dire abbandonare a metà strada una ricerca iniziata e non avere la possibilità di continuarla? Professori che fanno i senatori avranno il loro problema a garantire un perseguimento di carriera ai loro allievi, e qui non vi è un richiamo alla solidarietà corporativa ma, soprattutto, una valutazione delle speranze frustrate e l'osservazione della dissipazione di un largo patrimonio culturale, in quanto i nostri ricercatori giovani sono generalmente bravi e apprezzati. È la dissipazione di un patrimonio culturale, di un vero patrimonio comune che noi rischiamo di dilapidare.
Arrivano poi le fondazioni private, cioè le università sono invitate o portate a diventare fondazioni private. Qui si possono immaginare con facilità due conseguenze: è facile prevedere un restringimento selettivo del finanziamento agli studi e alla ricerca. Infatti, cosa pensate che finanzieranno i soggetti privati? L'economia, l'ingegneria, la chimica e la giurisprudenza, con agganci limitati al campo del falso in bilancio e dei reati corruttivi commessi dai potenti. Perfino la fisica potrebbe essere disertata, a causa dell'incertezza dell'efficacia applicativa e del ritorno di risultati in tempi utili. E le discipline cosiddette disinteressate? Ricordiamo, tra parentesi, che spesso sono state le discipline cosiddette disinteressate ad aver fatto scoperte fondamentali applicate in seguito. Che fine farà la letteratura greca, la storia medievale, la geomorfologia e perfino il diritto costituzionale, dato l'uso che se ne fa in questo Parlamento? La geomorfologia, per esempio, è già ignorata con crassa ignoranza dal progetto di trivellare il Nord dell'Adriatico, dove è facilissimo prevedere processi di subsidenza, dato che quella pianura è già subsidente di suo. Ma che ce ne importa? Che ce ne importa di leggere il greco? Il greco a cosa serve? Il greco serve a leggere Antigone e a scoprire dentro Antigone la differenza che c'è tra la volontà del monarca e il diritto del singolo o, se preferite, la differenza tra la ragion di Stato e il diritto consuetudinario.
C'è una seconda conseguenza delle fondazioni. Ereditano un colossale patrimonio con esborsi, probabilmente, irrisori e forse addirittura finanziati da banche che saranno orientate politicamente. Una volta insediati, questi operatori privati chissà, potranno avere forse mano libera nell'adottare la prassi di natura putiniana di alienazione in mani amiche di beni assai preziosi. Si assisterà - temo - alla formazione di una nuova schiera di roditori privati avidi, capaci di aggredire, divorare, metabolizzare vasti beni pubblici. Fra parentesi (è solo una piccola notazione), si assiste al conferimento di vari lacerti della struttura pubblica all'Istituto italiano di tecnologia, piccolo mostro voluto a suo tempo dal ministro Tremonti e posto sotto il controllo, guarda caso, non del Ministero della ricerca e dell'università, ma del Tesoro: l'università privata di Tremonti.
Alla fine ci sono anche i tagli all'editoria, ma sulla questione ha già parlato benissimo il senatore Vita e non ripeterò le argomentazioni esposte. Sottolineo soltanto che la legge sull'editoria costituisce pressoché la fine del finanziamento e della vita per i piccoli giornali indipendenti. Ma chi se ne importa del finanziamento dei piccoli giornali indipendenti, quando si ha il monopolio dell'informazione e ce se ne può fregare anche e perfino della questione della Vigilanza RAI?
Finisco colloquiando con il collega Zanda, il quale ha stigmatizzato, secondo me giustamente, l'assenza del Ministro dell'economia a questo dibattito. Ma anche in questa assenza bisogna trovare una ratio. È un fattore che determina l'evanescenza della statura dei Ministri ed è esattamente la sopravvalutazione smisurata e insensata della figura dell'attuale Presidente del Consiglio, la riduzione della collegialità del Governo, che è una cosa nobile, al primato di un uomo solo, che è una cosa assai meno nobile: primato di un uomo solo rafforzato, per di più, da un potere extra istituzionale senza precedenti. Ma anche qui ci soccorre la letteratura greca: anche la rana di Fedro, a forza di gonfiarsi, alla fine scoppiò. (Applausi dai Gruppi IdV e PD)."
NO COMMENT!!!
















