 | DL SICUREZZA (di Berlusconi): STOP PROCESSI MINORI: Sviluppi |  |
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 Re: DL SICUREZZA (di Berlusconi): STOP PROCESSI MINORI: Svil
Recita bene la foto ... IL CAIMANO E' TORNATO!!!!
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 Blocca-processi, oggi il parere del Csm
Martedì, 1 Luglio : 2008
Blocca-processi, oggi il parere del Csm
Attesa tra maggioranza e opposizione
ROMA - Salvo sorprese dell’ultima ora il Csm licenzierà oggi il parere al dl sicurezza che boccia la norma blocca-processi. In tempo, dunque, perchè i rilievi dell’organo di autogoverno della magistratura alla norma che sospende i dibattimenti per i reati puniti con meno di 10 anni e commessi fino al 30 giugno 2002 vengano presi in considerazione alla Camera, dove il decreto ha cominciato il suo cammino.
Un intervento travagliato, quello di Palazzo dei Marescialli, che qualcuno nelle ultime ore era arrivato anche a mettere in discussione, dopo le prime indiscrezioni sull’incontro al Colle tra il presidente della Repubblica e i presidenti delle Camere. Il documento che sarà discusso nell’aula Bachelet è stato già approvato in prima battuta dalla Sesta Commissione, giovedì scorso, con un solo voto contrario, quello del laico di centrodestra Michele Saponara. E lo scontro con i rappresentanti del centrodestra si riproporrà domani in plenum. «Stanno abusando dei loro poteri, ha ragione Cossiga, hanno usurpato le loro funzioni», tuona l’altro rappresentante della Cdl a Palazzo dei Marescialli, Gianfranco Anedda, anticipando parole che domani pronuncerà davanti ai colleghi riuniti in seduta straordinaria.
Non va giù al centrodestra il giudizio pesante sulla norma inserita nel dl sicurezza: i dubbi di costituzionalità della norma "blocca-processi". Non tocca al Csm nè il vaglio di costituzionalità nè il giudizio sulla ragionevolezza delle norme, sostengono. Rilievi che però non hanno fermato i colleghi: quella disposizione - è scritto nel documento che domani sarà approvato - non solo non rispetta il principio della ragionevole durata del processo (articolo 111 della Costituzione), ma «pone delicati problemi di compatibilità» anche con l’obbligatorietà dell’azione penale (articolo 112). Non solo. La norma in questione - rincara la Commissione del Csm - presenta anche «profili di grave irragionevolezza», uno dei parametri a cui proprio la Corte costituzionale fa riferimento nel valutare la «legittimità» delle norme: lo «spartiacque temporale» fissato al 30 giugno 2002 per stabilire i processi che devono essere sospesi è «casuale a arbitrario». Cosí come «ugualmente non ragionevole» è la scelta dei reati, tra i quali vi sono «numerosi delitti che, secondo altre previsioni dello stesso decreto, determinano particolare allarme sociale».
Il documento non mette in luce solo i dubbi di costituzionalità, ma anche gli effetti «gravemente negativi» per la funzionalità del servizio giustizia che la norma ’blocca-processì è destinata a produrre: costringerà a fermare «un numero ingente di processi», secondo alcuni «piú della metà di quelli in corso». Una scelta «incongrua» rispetto all’obiettivo che si pone - avvertono i consiglieri di Palazzo dei Marescialli - e che anche nel «breve termine» provocherà «l’effetto opposto di una ulteriore dilatazione dei tempi della giustizia». E ancora. Nella norma ’blocca-processì c’è anche «una sorta di amnistia occulta», si avverte nel documento. Il riferimento è ad un aspetto particolare, quello che dà la possibilità al presidente del Tribunale di sospendere i processi per reati prossimi alla prescrizione o coperti da indulto. «La sua struttura - è scritto nel testo proposto dalla Commissione del Csm - la fa apparire una sorta di amnistia occulta applicata al di fuori della procedura prevista dall’articolo 79 della Costituzione».
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La libertà di stampa è una benedizione quando siamo inclini a scrivere contro gli altri, e una calamità quando ci troviamo ad essere sopraffatti dalla moltitudine dei nostri assalitori. (Samuel Johnson).
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 Giustizia, sfuma l'intesa sul lodo Alfano e sul blocca-proce
Lunedì, 7 Luglio : 2008 Il Sole 24 Ore
Giustizia, sfuma l'intesa
sul lodo Alfano e sul blocca-processi
Niente accordo fra Pd e maggioranza sulla Giustizia. Le commissioni Giustizia e Affari Costituzionali della Camera hanno concluso l'esame di tutti gli emendamenti al decreto sicurezza. Il capogruppo del Pd in commissione Giustizia Donatella Ferranti ha chiesto che si passi subito a discutere la norma «blocca-processi», che era stata accantonata in attesa della conferenza dei capigruppo di Montecitorio in programma alle 20 per decidere il seguito dell'esame di decreto sicurezza e lodo Alfano. «Non vediamo perchè non si possa discutere subito - ha dichiarato la deputata del Pd Paola Concia - gli emendamenti li abbiamo visti tutti, ora discutiamo anche di quello accantonato».
Le commissioni avevano accantonato l'esame dell'articolo 2 ter del decreto di legge sulla sicurezza che contiene la cosiddetta norma «blocca-processi». L'intenzione della maggioranza sembrava quella di anticipare l'esame del lodo cosiddetto Alfano (che stabilisce l'immunità per le quattro massime cariche dello Stato) e subito dopo annunciare la volontà di far decadere la «blocca-processi.
«Non c'è nè ci sarà nessuna trattativa, nessuno scambio fra il ritiro della norma sciagurata salva-processi e il cosiddetto lodo Schifani-Alfano». Lo ha detto il vicesegretario del Pd Dario Franceschini, a margine della raccolta delle impronte digitali, organizzata a Roma dall'Arci in segno di solidarietà ai rom. «Il Pd - ha continuato Franceschini - dall'inizio di questa vicenda, dice sempre la stessa cosa: ritirino la norma salva-processi e lo facciano subito».
Un'ipotesi, quella dello scambio fra "blocca-processi" e "lodo Alfano"contro cui si è gia scagliato il leader dell'Italia dei Valori, Antonio Di Pietro. «E' una vergogna - sostiene Di Pietro a Montecitorio- e si profila la consumazione di un reato: il Parlamento sotto ricatto si appresta a pagare un riscatto al presidente del Consiglio. Il presidente del Consiglio compravende una norma di legge per una propria necessità e il Parlamento accetta supinamente. Una cosa così non succedeva neanche nel ventennio». Anche contro il lodo Alfano si svolgerà la manifestazione di domani a Roma, voluta dallo stesso Di Pietro e altre forze d'opposizione.
Ma c'è anche chi si schiera a favore del discusso lodo. Oggi, 7 luglio, trentasei costituzionalisti e studiosi di diritto pubblico hanno risposto al documento diffuso nei giorni scorsi su iniziativa di Alessandro Pace con un «appello alla ragione per un nuovo rapporto tra politica e giustizia, per dire un sì consapevole e motivato al cosiddetto »lodo Alfano.
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 Montecitorio, D'Alema: Berlusconi rinunci al Lodo
Giovedì, 10 Luglio : 2008 L'Unità
» Immunita' alte cariche dello Stato, le norme all'estero
r.g.
Piazza Navona e Berlusconi sono le «due facce della crisi italiana». Massimo D'Alema- dopo aver anticipato a Il Foglio i punti salienti della sua «dottrina», come viene definita dal quotidiano ancora firmato da Giuliano Ferrara - spiega intervenendo in aula alla Camera sul Lodo Alfano, cosa pensa dello scontro politico in atto.
Con il suo stile pacato ma tagliente, inizia proprio dalla manifestazione girotondina. «Per storia personale sono per la piazza, ma la differenza la fa ciò che si dice in queste manifestazioni - e continua - mi preoccupa la virulenza, la volgarità, lo scontro che non ha regole, che di fatto eccita le minoranze ma allontana la grande maggioranza dei cittadini dalla vita pubblica».
Insomma, un imbarbarimento, più che un alzare la voce, che spaventa anche Piero Sansonetti dalle colonne di Liberazione, che parla «non di rischio democrazia ma di rischio civiltà». Inutile contestare l'autoritarismo e il personalismo di un capo se se ne assumono le forme, semplificando fino alla brutalità, pontificando senza concedere rispetto, indignandosi senza dare un messaggio di solidarietà e di civiltà.
Così D'Alema prima di chiedere a Silvio Berlusconi di rinunciare all'immunità che gli procurerà il Lodo Alfano che mette a riparo da qualsiasi giudizio le cinque più alte cariche dello Stato, si concede questa riflessione sul clima pesante che c'è, e che rischia di allontanare ancor più i cittadini dalla politica. E sulla realtà degli interessi in gioco, sottesi allo scontro tra Berlusconi e la magistratura.
L'origine di tutto sta nella «sovrapposizione tra gli interessi personali di Berlusconi e i reali problemi della giustizia», sovrapposizione che ha costituito un reale impedimento ad affrontare quei problemi, «ha tolto alla politica quella serenità ad affrontare i grandi problemi del paese». Il «rischio è che, su una questione così delicata, si presenti al paese l'immagine di uno scontro tra caste, tra corporazioni».
«E questo favorisce un degrado della vita pubblica», ha detto riferendosi alla manifestazione organizzata dall'Italia dei Valori a piazza Navona.
L'ex ministro degli Esteri, ora impegnato nel think-thank della fondazione ItalianiEuropei, rivolge due appelli:uno ai riformisti, a non lasciarsi travolgere da questo clima barbarico e l'altro a Berlusconi, perché smetta con le leggi ad personam, in particolare con il Lodo Alfano che il Pdl invece sembra intenzionato a voler approvare in tempi record.
D'Alema definisce il lodo, lo "Schifani bis" - una«leggina» volta «a bloccare in modo sbrigativo e rozzo il processo per corruzione in cui è coinvolto il presidente del Consiglio e forse ad evitare che un'altra indagine per corruzione si concluda con un processo». Berlusconi - dice D'Alema - ci rinunci e «affronti i giudizi che lo riguardano a testa alta e lasci al Parlamento il compito di affrontare questioni di fondo come quella della Giustizia in quel clima di confronto sulle riforme prima auspicato e poi compromesso da scelte autoritarie che hanno creato imbarazzo» anche «in parte della maggioranza».
D'Alema presenta poi il pacchetto di emendamenti Pd «volti a circoscrivere il danno prodotto da questa leggina, così da ridurne l'incongruenza e la incostituzionalità».
La verità è dunque che Berlusconi vuole il Lodo perché è lui sotto processo. Un processo per corruzione in atti giudiziari che lo vede chiamato in causa dal suo ex commercialista David Mills. «Questa legge serve solo a bloccare in modo sbrigativo e rozzo il processo per corruzione in cui il presidente del Consiglio è coinvolto e forse per evitargliene un altro. La verità è questa, e le finzioni non aiutano», ha spiegato l'ex premier manifestando «solidarietà alle altre cariche dello Stato che non c'entrano nulla e che sono coinvolte solo per far compagni a a Berlusconi così da dare la sensazione di un interesse generale». Un discorso su questo aspetto molto simile, nei contenuti, a quello pronunciato da Marco Travaglio dal palco di piazza Navona.
D'Alema lancia quindi un appello a tutti i riformisti per non sprecare la legislatura e affrontare i grandi problemi del Paese. L'ex vice premier parla in aula alla Camera nella discussione sul lodo Alfano e avverte la «grande responsabilità dei riformisti» mettendoli in guardia «dal rischio che questa legislatura venga compromessa sin dall'inizio».
«Noi non crediamo di avere il monopolio del riformismo, il mio appello si rivolge a tutti i riformisti: il paese ha bisogno di coraggio», rimarca D'Alema. La politica, sottolinea, sta offrendo «uno spettacolo negativo». «Il sentiero tra il qualunquismo e l'arroganza del potere è stretto, ma è l'unico sentiero -avverte D'Alema- che porta ad affrontare e risolvere i problemi del Paese».
Il vero «rischio- ammonisce ancora l'ex presidente Ds è che tutti ci allontaniamo dal sentimento dei cittadini», consolidando il «senso di una dolorosa distanza tra la politica ripiegata su se stessa e su interessi persino personali e la crisi drammatica del Paese».
Fin qui l'intervento a Montecitorio. Nell'intervista su Il Foglio, D'Alema parla invece più direttamente dell'alleanza con l'Italia dei Valori. una scelta «legittima», presa durante la campagna elettorale da Walter Veltroni nella convinzione di poter vincere le elezioni. Ma «così come allora, legittimamente si è fatta la scelta di allearsi con Di Pietro, alle prossime elezioni, altrettanto legittimamnte, se ne possono anche fare delle altre». Il che dimostra secondo D'Alema «quanto sia infondato il dibattito sull'autosufficienza: perchè il Pd non è andato da solo neanche alle ultime elezioni», sottolinea l'ex vicepremier.
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 ALLA CAMERA SI' AL LODO ALFANO, ORA PASSA AL SENATO
Giovedì, 10 Luglio : 2008
ALLA CAMERA SI' AL LODO ALFANO,
ORA PASSA AL SENATO
ROMA - Sì dell'Aula della Camera al lodo Alfano, che sospende i processi per le quattro massime cariche dello Stato. Il testo ora passa al Senato. I voti a favore sono stati 309, 236 quelli contrari, 30 gli astenuti (il gruppo dell'Udc).
ECCO IL DDL Un solo articolo, otto commi. E' il testo del cosiddetto 'lodo Alfano', il disegno di legge in materia di "sospensione del processo penale nei confronti delle alte cariche dello Stato", che ha ottenuto il primo sì del Parlamento, con il via libera della Camera, e che ora passa all'esame del Senato. Nessuna modifica rispetto al testo approvato dal Consiglio dei ministri è stata apportata dalle commissioni. L'Aula ha invece accolto un emendamento del Pd (l'Idv ha votato contro) che stabilisce che la sospensione dei processi non si applichi nel caso di successiva investitura in altra delle cariche o delle funzioni. Ecco quanto prevede il testo del lodo e l'emendamento dell'opposizione, accolto dall'Aula:
* SOSPENSIONE - Sono sospesi, per tutta la durata della carica, i processi penali nei confronti del presidente della Repubblica, del presidente del Consiglio e dei presidenti di Camera e Senato. I procedimenti giudiziari che restano sospesi possono anche riferirsi a fatti commessi prima della assunzione dell'Alta carica e possono essere già in corso, in ogni fase o grado di giudizio. Per il capo dello Stato e per il premier restano esclusi i reati commessi nell'esercizio della loro funzione. Continuano infatti ad applicarsi gli articoli 90 e 96 della Costituzione, che prevedono che il presidente della Repubblica possa essere posto in stato di accusa per alto tradimento e attentato alla Costituzione e il premier possa essere imputato per 'reati funzionali', previa autorizzazione della Camera di appartenenza.
* NON REITERABILITA' - La sospensione del processo non è reiterabile. Ciò vuol dire che una stessa persona non può goderne se, cessata una carica, ne assume un'altra. Il testo del lodo prevede espressamente una sola eccezione, quella del capo del governo che venga nominato di nuovo nella stessa legislatura. Ma l'opposizione sostiene che la norma non è abbastanza chiara da escludere ogni altra possibilità.
* RIPRESA PROCESSO IN CASO DI NUOVA CARICA - L'emendamento del Pd, che la maggioranza ha accolto, prevede in maniera esplicita che uno dei quattro vertici dello Stato non possa cambiare carica o funzione, nella stessa legislatura, senza che si riprenda il processo nei suoi confronti. Si eliminerebbe così ogni possibile dubbio: il presidente del Consiglio se eletto capo dello Stato non potrebbe godere di nuovo della sospensione, neanche se assumesse la nuova carica nella stessa legislatura.
* RINUNCIABILITA' - Per tutelare il proprio diritto a difendersi in giudizio, chi ricopre l'Alta carica può comunque rinunciare "in ogni momento" alla sospensione.
* NON DECORRE PRESCRIZIONE - Quando il processo si blocca, viene sospesa anche la prescrizione. Il giudice può in ogni caso assumere le prove non rinviabili.
* TUTELA DELLE ALTRE PARTI - Accogliendo una delle indicazioni della Corte Costituzionale, che nel 2004 aveva bocciato l'allora 'lodo Schifani', il nuovo ddl prevede che l'altra parte possa sempre trasferire il processo in sede civile, dove la sua causa gode di una priorità.
* ENTRATA IN VIGORE - Il lodo entra in vigore e quindi i processi alle Alte cariche vengono sospesi, dal giorno successivo alla pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale. Non dovranno, dunque, decorrere i 15 giorni previsti di solito per le leggi ordinarie.
D'ALEMA: Berlusconi SI FACCIA GIUDICARE, REPLICA LA RUSSA
Silvio Berlusconi rinunci'' al lodo Alfano, ''affronti i giudizi che lo riguardano a testa alta e lasci al Parlamento il compito di affrontare questioni di fondo come quella della Giustizia in quel clima di confronto sulle riforme prima auspicato e poi compromesso da scelte autoritarie che hanno creato imbarazzo'' anche ''in parte della maggioranza''. E' l'appello che Massimo D'Alema (Pd) lancia nell'Aula della Camera durante l'esame del lodo Alfano, presentando ''gli emendamenti volti a circoscrivere il danno prodotto da questa leggina, cosi' da ridurne l'incongruenza e la incostituzionalita'''. ''Questa legge serve solo a bloccare in modo sbrigativo e rozzo il processo per corruzione in cui il presidente del Consiglio e' coinvolto e forse per evitargliene un altro. La verita' e' questa, e le finzioni non aiutano'', ha spiegato l'ex premier manifestando ''solidarieta' alle altre cariche dello Stato che non c'entrano nulla e che sono coinvolte solo per far compagnia a Berlusconi cosi' da dare la sensazione di un interesse generale''.
Per Berlusconi replica il ministro della Difesa Ignazio La Russa."Quando D'Alema chiede al premier di non usufruire della legge fa una valutazione incredibile. Dimostra che deve fare i conti con un certo antiberlusconismo che è duro a morire". "Purtroppo - aggiunge - analogamente a quanto denunciò un tempo Leonardo Sciascia , come ci furono i professionisti dell'anti-mafia, oggi ci sono i professionisti dell'anti-berlusconismo, persone che traggono da Berlusconi l'unica loro ragione di esistere". Tuttavia, anche La Russa, loda le aperture di D'Alema sulle riforme: "La sua propaganda sulla giustizia, ormai è chiaro, era necessitata, diciamo che è di maniera. Proporre a Berlusconi di non godere del lodo Alfano era lo zuccherino che D'Alema era costretto a dare ai suoi prima di riaprire al dialogo. Purtroppo la verità è che anche lui deve fare i conti con l'antiberlusconismo".
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 Re: DL SICUREZZA (di Berlusconi): STOP PROCESSI MINORI: Svil
Venerdì, 11 Luglio : 2008
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Blocca processi, la svolta del governo
Giulia Bongiorno, presidente della commissione Giustizia
+ "Dal premier 36mila euro alla Sanjust" (leggi sotto)
M. CASTELNUOVO
Scompare la sospensione automatica, sparisce la data del luglio 2002 come discrimine. Il Pdl: «Critiche recepite»
ROMA - Il governo, presentando gli emendamenti al decreto sicurezza che modificano la cosiddetta norma blocca processi «ha recepito le critiche dell’opposizione» e per questo «auspico che già nel comitato dei nove della commissione Giustizia, che si riunirà lunedì, ci possa essere un parere favorevole unanime». Giulia Bongiorno, presidente della prima commissione di Montecitorio, illustra la nuova norma «per il rinvio» dei processi meno importanti e sottolinea subito le sostanziali novità: «in primo luogo - dice - scompare la sospensione automatica dei processi e arriva il rinvio pianificato dai dirigenti degli uffici. In secondo luogo - prosegue Bongiorno - sparisce la data del 30 giugno 2002 come ’discriminè per i processi da rinviare e si introduce quella del 2 maggio 2006, ovvero il termine per i reati coperti da indulto. Infine, il controllo dei rinvii e la decisione su di essi è a discrezione della magistratura, come chiesto da più parti».
Le modifiche alla norma, però, non finiscono qui. Il governo, infatti, mantiene priorità per i processi per reati di maggiore gravità, per quelli commessi in violazione delle norme sulla sicurezza sul lavoro e, più in generale, per tutti quelli che prevedono pene superiori ai 4 anni di reclusione. Quelli con pene inferiori ai 4 anni, invece, possono essere rinviati secondo «i criteri e le modalità - si legge nel testo dell’emendamento - individuati dai dirigenti degli uffici». A loro, dunque, spetta il compito di stabilire se, come e in che termini rinviare i processi, anche se all’imputato è sempre consentito rinunciare al rinvio e chiedere la celebrazione del processo. Inoltre, il rinvio del procedimento passa da un massimo di un anno (come stabiliva la norma precedente) a 18 mesi, con prescrizione sempre congelata.
Infine, la politica giudiziaria degli uffici, che con le norme precedenti era affidata ’in totò al dirigente, torna sotto il controllo del Csm e del Guardasigilli. Al comma 4 dell’articolo 2-ter del nuovo testo del Dl sicurezza si legge infatti che «il Csm e il ministro della Giustizia valutano gli effetti dei provvedimenti adottati dai dirigenti degli uffici sull’organizzazione e sul funzionamento dei servizi relativi alla giustizia. Il ministro riferisce alle Camere le valutazioni effettuate».
Il nuovo testo, poi, stabilisce che per i reati coperti da indulto, sia possibile ricorrere al patteggiamento anche se sono scaduti i termini, mentre le parti terze nel processo possono sempre ricorrere in sede civile, con una corsia preferenziale per la trattazione del processo.
"Dal premier 36mila euro alla Sanjust"
Virginia Sanjust, 26enne annunciatrice televisiva
L'Espresso pubblica le carte dell'esposto fatto dall'ex marito dell'annunciatrice televisiva
ROMA - L’«Espresso» in edicola da oggi pubblica alcune carte dell’esposto fatto dall’ex marito di Virginia Sanjust, l’agente segreto Federico Armati. Secondo le carte, l’allora premier Silvio Berlusconi avrebbe conferito un incarico tra i portavoce di Palazzo Chigi a Virginia Sanjust, 26enne annunciatrice televisiva. «Per lo svolgimento dell'incarico è attribuito un compenso annuo lordo di 36 mila euro e Iva. La relativa spesa trova copertura per euro 7 mila e 200 oltre Iva nelle disponibilità finanziarie iscritte nel capitolo 167 del bilancio», si legge nella lettera d’incarico. Poi, lo 007 racconta che il premier accompagna il regalo pubblico con uno privato: un bracciale di brillanti di Damiani. L’inchiesta, in cui il Cavaliere è indagato su denuncia dell'agente segreto per abuso d'ufficio e maltrattamenti, potrebbe essere archiviata. Secondo la Procura di Roma non ci sono elementi per sostenere che Berlusconi abbia in qualche modo influito negativamente sulla carriera di Armati.
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 Governo cambia 'blocca-processi', ma Pd non cambia linea
Venerdì, 11 Luglio : 2008
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Governo cambia 'blocca-processi',
ma Pd non cambia linea
di Roberto Landucci
ROMA (Reuters) - Il governo ha presentato stamattina alla Camera due emendamenti al decreto legge sulla sicurezza che modificano la norma "blocca processi", ma l'opposizione non intende spianare la strada al provvedimento e Palazzo Chigi comincia a pensare alla fiducia.
Gli emendamenti cercano di ridurre l'impatto sui procedimenti della precedente norma, che era stata contestata dalla magistratura, mentre l'opposizione accusava il premier Silvio Berlusconi di averla creata su misura per bloccare il processo stralcio sui fondi neri Mediaset in cui è imputato per corruzione in atti giudiziari con l'avvocato britannico David Mills.
"Ora che il provvedimento è stato modificato", ha detto la presidente della commissione Giustizia della Camera, Giulia Bongiorno, "non c'è motivo per cui l'opposizione non lo voti".
Il centrosinistra non contesta nel merito gli emendamenti, ma sostiene che la loro presentazione all'indomani del voto alla Camera del disegno di legge sulle immunità dimostra che la "blocca processi" serviva innanzitutto a Berlusconi.
"'Berlusconi ha ottenuto il lodo Alfano, e adesso, forse, messosi in salvo lui, lascia libera la giustizia", ha commentato il capogruppo dell'Idv alla Camera, Massimo Donadi. Sulla stessa linea di pensiero è il ministro ombra della Giustizia del Pd, Lanfranco Tenaglia, per il quale gli emendamenti dimostrano che "quella norma serviva solo a bloccare il processo Mills".
GOVERNO PENSA A FIDUCIA SUL DL, VUOLE CHIUDERE MARTEDI'
Ieri Montecitorio ha approvato una legge firmata dal Guardasigilli Angelino Alfano che garantisce l'immunità dai processi penali al premier e ad altre tre cariche dello Stato, e quando passerà in via definitiva al Senato -- il voto è previsto la prossima settimana -- avrà l'effetto di bloccare il processo Mills finché Berlusconi rimarrà presidente del Consiglio.
La legge di conversione del decreto sulla sicurezza sarà invece votata dall'aula della Camera a partire da lunedì pomeriggio e dovrà tornare poi al Senato per la terza lettura ed essere approvata in via definitiva entro il 25 luglio.
La modifica della 'blocca processi' non fa però arretrare il centrosinistra, che ha presentato un migliaio di emendamenti al decreto legge.
Di fronte al muro dell'opposizione, il ministro per i Rapporti con il Parlamento Elio Vito ha ventilato la possibilità di ricorrere al voto di fiducia alla Camera.
"Vogliono costringerci a mettere la fiducia, vista la presentazione di quasi 1.200 emendamenti al decreto sicurezza, che è del tutto sproporzionata e ingiustificata", ha detto il ministro. "Ci dispiacerebbe se dovessimo ricorrere alla fiducia... Ma noi entro martedì dobbiamo chiudere".
RINVIO DEI PROCESSI DECISO DAI MAGISTRATI, CSM: "AVEVAMO RAGIONE NOI"
La "blocca processi" disponeva la sospensione automatica per un anno dei processi per i reati commessi fino al giugno 2002 punibili con una pena inferiore a 10 anni.
Ora, per effetto degli emendamenti, viene a cadere l'automatismo, in quanto i criteri e le modalità del rinvio dei processi sono stabiliti dai dirigenti degli uffici giudiziari e l'applicazione concreta del rinvio è rimessa alla valutazione del giudice che procede nel caso.
Inoltre i rinvii vengono comunicati al Csm, che insieme al ministero della Giustizia ne valuterà gli effetti: in tal modo, si coinvolge nell'esame dell'impatto del provvedimento l'organo di autogoverno della magistratura.
Soddisfatto si mostra il vicepresidente del Csm Nicola Mancino, che non manca tuttavia di rimarcare che negli emendamenti si tiene conto del parere sulla norma fornito dallo stesso Csm e criticato dal centrodestra come una indebita ingerenza.
"Qualcuno dovrà pure ammettere di avere esagerato... Nel parere reso al Guardasigilli, il Csm aveva esattamente sostenuto quanto poi in sede parlamentare è stato proposto", ha detto Mancino in una nota.
Quanto ai processi che potrebbero slittare -- per dare la precedenza ad una lista di procedimenti prioritari -- gli emendamenti restringono l'ambito in ragione della minore gravità dei reati contestati.
Negli emendamenti non si parla più di sospendere per un anno tutti i processi per i reati punibili con pena inferiore a 10 anni, ma di rinviare per un anno e mezzo quelli per i reati "meno gravi" coperti da indulto -- cioè commessi fino al maggio 2006.
In pratica il rinvio potrebbe riguardare la grande maggioranza dei processi per reati con pena inferiore ai quattro anni -- per i quali non è prevista l'emissione di misure cautelari -- perché i processi in cui l'imputato rischia dai quattro anni in su vengono definiti prioritari.
Tra gli altri processi da celebrare con "priorità assoluta" ci sono quelli in cui l'imputato è in stato di arresto o fermo, quelli afferenti a reati di criminalità organizzata e terrorismo, infortuni sul lavoro, circolazione stradale, oltre che i processi in cui è stata contestata la recidiva e da celebrare con giudizio immediato.
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