In questo forum, sono graditi interventi da parte di persone che - sia pur mantenendo magari il loro ingresso con una user name - firmano i loro interventi con almeno il loro nome (vero) di battesimo perché parlare di cose serie, magari con Lupo Alberto o Orco felice non è molto "stimolante".
Se poi qualcuno avesse anche la "pretesa" di portarci un "verbo" tecnico o professionale che sia, allora sarà INDISPENSABILE che, qui come nell'altra area "tecnica", si registri con il suo nome e cognome esatto, qualifica ecc fornendo quindi tutti i dati necessari a soppesare e poter dare il giusto valore al quanto scriverà.
Anche qui riporto una massima che molto si addice ad argomenti seri che richiederebbero la mobilitazione e l'aiuto di tutti partendo dalla presa d'atto di un problema che esiste e che potrebbe (non lo si augura ma ...) accadere anche a qualche loro congiunto.
Non c'è niente di più deleterio e falso, infatti, del pensare:
"sono cose troppo brutte ... non è possibile .... OPPURE ... ma no, a noi non possono accadere"
Ascoltate quindi un consiglio, sarà quanto mai opportuno il "pensarci" ora perché poi:
“In Germania prima diedero la caccia ai comunisti, e io non protestai perché non ero comunista. Poi diedero la caccia agli ebrei, e io non protestai perché non ero ebreo. Poi fu la volta dei sindacalisti: non feci sentire la mia voce perché non ero sidacalista; e la volta dei cattolici, e io non alzai la mia voce perché non ero cattolico. Alla fine si accanirono su di me e in quel momento non c’era più nessuno a protestare” (Martin Niemoller)
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Don Mario Neva è la voce ufficiale della diocesi di Brescia?
Lettera consegnata a mano ai singoli interpellati nonché al Chiarissimo ed Emerito Rettore dell'Università Cattolica di Brescia.
Pedofilia/ Don Mario Neva è la voce ufficiale della diocesi di Brescia?
Mons. Sanguineti, mons. Beschi,
mons. Canobbio... dove siete?
E’ in atto un iniquo progetto di dominio sulle anime e sulle esistenze quotidiane e la Chiesa bresciana non dichiara una decisa presa di distanza da quanto esterna un suo componente.
Abbiamo lasciato trascorrere alcuni giorni prima di dare una risposta a quanto don Neva ormai dichiara a giornali, web e quant’altro, sulla pedofilia in Italia. Lo abbiamo fatto soprattutto per riflettere su quanto dire e poi per lasciare che i riflettori mediatici siano, se non spenti (impossibile!), almeno di luce soffusa, visto che in ogni modo a don Mario Neva la luce del palcoscenico mediatico piace. Afferma che per Brescia, e non solo, “il processo è mediatico”, ma è lui il primo ad alimentare interviste e prese di posizione che per forza di cose richiedono altrettanti interventi, altrettante risposte usando gli stessi mezzi di cui il nostro usa e abusa. Quindi, a don Neva piace fare il primo attore. Altrimenti non si capirebbe il motivo della sua ennesima esternazione su Il Brescia del 28 aprile 2007. Forse che intenda che solo lui può commentare e gli altri no?
Questa volta ne avremmo volentieri tutti fatto a meno, e le molte lettere allo stesso giornale - pubblicate nei giorni seguenti - di ferma condanna delle parole pronunciate da don Neva ne sono la conferma.
Cosa dire, allora. Innanzi tutto siamo amareggiati che da chi ci si aspetterebbe comprensione, una parola buona di mediazione; arriva invece tutt’altro. E pensare che don Neva ricopre l’incarico di assistente spirituale dell’Università Cattolica di Brescia, un ruolo che richiederebbe proprio queste doti.
Don Mario Neva oggi e in questi ultimi anni della vicenda bresciana di pedofilia alla scuola materna Sorelli, ha profuso una valanga di affermazioni che non trovano riscontro in una normale valutazione dei casi di pedofilia in Italia, a Brescia come ora a Rignano. Non solo. L’esigenza del silenzio - in camera caritatis diremmo - del lasciare la giustizia al suo corso, dell’attesa di conferme o smentite, del fronteggiare l’orrore di una verità che non si vorrebbe, è auspicata da don Neva , ma allo stato dei fatti si dimostra come una palese ipocrisia. A don Neva, infatti, il silenzio non si addice, anzi si è dato un’aurea d’esperto di pedofilia, e sopravanza inoltre avvocati, giudici, psicologi, in un’orgia di parole che crede opportune e dovute. Perbacco - dice a se stesso - se non parlo io chi deve parlare... nessun altro, ovvio. E se gli altri osano parlare, se i genitori esprimono le loro perplessità, se gli avvocati esercitano il loro mestiere e la giustizia il suo dovere, beh!, i primi sono presi da “psicosi collettiva”, i secondi sono “mamme ansiose”, poi “i consulenti giudiziari” sono “poco professionali” e, infine, la giustizia è “approssimativa”. Con buona pace di tutti, questo è il pensiero di don Neva, dichiarato al quotidiano Il Brescia.
Ma don Neva è portavoce di chi? Della Chiesa bresciana? Per noi e per tutti sembra di sì, giacché chi tace acconsente, e la Chiesa bresciana tace.
La Chiesa bresciana con in testa il vescovo mons. Giulio Sanguineti e i vicari episcopali lasciano che don Neva offenda il comune sentire e intervenga in casi che, sostanzialmente, non lo riguardano. E poi da cosa deriva a don Neva l’essere esperto e competente in materia d’abusi sessuali su minori? Don Neva non ha nessun titolo a riguardo e basta leggere il suo piccolissimo curriculum per rendersene conto: insegnante di religione e per alcuni anni parroco. Basta, è già finito. Si dirà, quindi: don Neva parla a titolo personale, non è portavoce di nessuno; ma questo non assolve il vescovo di Brescia perché lascia che don Neva intervenga in un procedimento ancora in corso, arrecando ulteriore turbamento alla comunità cristiana tutta. E, fino a prova contraria, il vescovo di una diocesi è tenuto a mantenere la serenità nella sua comunità e a “guidare” sulle sue prime pecorelle, i suoi religiosi, e non a perderli lasciando che bruchino dove vogliono, anche nei campi altrui.
Sarebbe facile, a questo punto, tacciare questa “esperienza” mostrata da don Neva nel decifrare i casi di pedofilia, con la facile battuta che, sì, la Chiesa ne ha esperienza, con i tanti casi di abuso di minori da parte di preti. Ma non lo facciamo, anzi ne chiediamo venia (absit iniuria verbis) e sorvoliamo - ricordando solo a don Neva il perdono chiesto da Giovanni Paolo II nell’anno giubilare - mentre ne appuntiamo l’incipit (di un discorso che ci porterebbe lontani) solo per dire che proprio per questo don Neva avrebbe dovuto scegliere il silenzio; perché altra battuta facile sarebbe: da che pulpito viene la predica. Non solo. Questa continua interferenza di don Neva nei casi di pedofilia, e in particolare in quello di Brescia, porta a pensare - ed è legittimo farlo, giacché don Neva esclude con pervicacia e a priori ogni altrui pensiero - ai tantissimi casi in cui la Chiesa ha negato la pedofilia nelle sue file e nelle sue istituzioni, come oratori, convitti e seminari, per poi essere smentita dalle tante condanne giudiziarie. E il vizietto, la Chiesa, non lo ha ancora perso, visto che in altre vicende continua a negare l’evidenza, retaggio di quel “segreto pontificio” sui reati gravi commessi dai religiosi, compresi gli stupri di minori, imposto da mons. Ratzinger (oggi papa), nel 2001, quando era a capo della Congregazione per la dottrina della fede. E sapete chi era il suo vice? Il cardinale Tarcisio Bertone, nominato da Benedetto XVI Segretario di Stato.
Viene da chiedersi, allora, il perché di quest’accanimento di don Mario Neva ad esternare sulla pedofilia e perché si è tramutato in un novello don Chisciotte, quasi ad instillarci, dunque, il dubbio: excusatio non petita, accusatio manifesta. Forse perché nel caso scuola materna Sorelli vi sono stati coinvolti due parroci e un curato della nostra città?
A don Neva non è mai venuta in mente qualche parola da trarre dai vangeli sulla tutela dei bambini e sul preservarli da ogni male. Vuoi vedere che per don Neva l’eccidio di Erode non è stato altro che un increscioso equivoco, il primo caso di “caccia alle streghe” della storia alimentato dai cronisti dell’epoca compresi Giovanni, Luca, Marco e Matteo? Potrebbe sembrare così, visto che per don Neva tutti i grandi scandali di pedofilia sono falsi e definisce il caso Rignano come una “nuova caccia alle streghe”. Per don Neva, infatti, a Brescia come a Rignano “non è successo nulla”.
Viene da chiedersi, ancora, il perché di un mancato richiamo del vescovo di Brescia a don Neva; per consigliargli cautela, per dirgli che i suoi interventi alimentano rancori, odi e non pace, dubbi e non certezze, a fronte di un irresponsabile comportamento di improvvisato “esperto”.
Mons. Sanguineti dovrebbe dire a don Neva che il “buonsenso e l’intelligenza” non sono solo una sua prerogativa e che - cum grano salis - un po’ di moderazione sarebbe opportuna. Ma questo non accade e non è accaduto visto che don Neva non manca occasione per dire la sua che surrettiziamente fa passare per verità e non per una tesi personale. E a questo concorrono i media che gli danno spazio senza riportare altre voci nella stessa pagina o nella stessa intervista.
Il vescovo di Brescia è responsabile di questo stato di cose, di queste provocazioni di un suo “dipendente”, salvo che non dica con chiarezza se don Neva canta nel coro o fuori del coro. Lo chiediamo a gran voce: mons. Sanguineti, mons. Francesco Beschi, vescovo ausiliare, mons. Giacomo Canobbio, Vicario Episcopale per la promozione della cultura e docente di Teologia Dogmatica presso la stessa Università Cattolica dove “esercita” don Neva, ... dove siete?
Perché se di pedofilia vogliamo parlare, se don Neva su questo campo continua a pascolare, allora facciamolo con una documentazione certa e non soltanto per surrettizi pensieri. Facciamolo e ci toccherà citare alcuni degli ultimi e dei tanti casi di pedofilia nella Chiesa, già passati per il primo grado di giudizio, alcuni anche l’appello, altri con condanne definitive o patteggiate, per arrivare ai casi ancora in via di giudizio, e passando per una cronistoria della pedofilia nelle parrocchie in Europa ed oltre, a partire da quelli ormai clamorosi come i 56 preti della parrocchia di Baltimora negli Stati Uniti.
Vedremo se don Neva potrà ancora dire: “Non è successo niente”.
Ciascuno è artefice del proprio destino, faber est quisque fortunae suae, e quello di don Neva è ormai alla deriva, vittima di se stesso, mentre noi non ci lasciamo andare ad accusare la sorte degli eventi, ma ci facciamo parte attiva del corso della nostra vita, dicendo a questo prete che in cauda venenum, ovvero che il veleno sta nella coda e quindi spesso le cose diventano difficili proprio alla fine, quando si pensa di aver già concluso. E a Brescia si è arrivati solo al primo grado di giudizio: c’è ancora l’appello e la cassazione, e a Rignano siamo solo all’inizio. Ma questo don Mario Neva lo sa benissimo perché per questo continua ad esternare. Excusatio non petita, accusatio manifesta?
Alcune mamme “ansiose” di Vivicentro
Brescia, 3 maggio 2007
Giornalismo è diffondere quello che qualcuno non vuole che si sappia, il resto è propaganda
- Horacio Verbitsky
Dove sono i Monsignori?
forse a preparare una lettera per accusarti di terrorismo......
.......... e sbaglierebbero una volta in più.
Confido invece che abbandonino il "giusto" silenzio che sin'ora hanno magari inteso mantenere per, almeno, far tacere chi del loro ed altrui silenzio ha fatto abuso continuando ad esternare e spacciare, come "verità", sue semplici idee o convenienze.
Tutto qui. Solo il tempo ci dirà come opereranno come solo il tempodarà una risposta definitiva a questa come a tente altre vicende similari (ed ora anche IDENTICHE, a quanto sembra).
Nell'attesa eccoti per ora, nel caso che tu non abbia trovato in giro il numero odierno del Il Brescia, quanto lo stesso ha riportato a seguito della mia lettera (inviata ad essi come a tutti gli altri giornali) e del colloquio telefonico avuto in merito al tutto.
Per don Neva era tutto una bolla di sapone. Ora loro attaccano sacerdote e diocesi. P. 31
Dopo il caso delle materne, fotocopia di Rignano, non cessano le polemiche dei genitori[*].
Caso Sorelli. Un gruppo di genitori fa sentire la propria voce dopo le parole di don Neva Pedofilia, l'angoscia delle madri «La chiesa aiuti, non ci attacchi»
Il sacerdote ha bollato Rignano come un bluff paragonandolo ai fatti bresciani
Silvana Salvadori
Brescia soffre ancora insieme a Rignano. Il caso di pedofilia nella scuola materna laziale risveglia gli animi che nella nostra città non si sono placati con la sentenza di assoluzione del caso Sorelli di aprile. Circa un mese fa, la magistratura bresciana ha assolto le sei maestre, il bidello e il curato della scuola materna dall'accusa di associazione a delinquere finalizzata alla pedopornografia perchè il fatto non sussiste. Dopo quanto dichiarato da don Mario Neva nei giorni scorsi, il prete in prima linea per la lotta alla pedofilia e prostituzione[*][*], riguardo al caso di Rignano, e con riferimento anche a quanto accaduto a Brescia si riapre il dibattito su una vicenda destinata a non trovare pace. In una lettera inviata ieri la giornale e firmata dalle “mamme ansiose”, così come le ha definite lo stesso don Neva, alcune madri coinvolte nel caso bresciano e sostenute dall'associazione di residenti cittadini vivicentro hanno voluto espreimere tutta la loro rabbia per le parole del sacerdote che ha definito il caso di Rignano una «bolla di sapone».
Invocano il silenzio e il rispetto per quello che loro stanno vivendo.
«L'esigenza del silenzio del lasciare la giustizia al suo corso, dell'attesa di conferme o smentite, del fronteggiare l'orrore di una verità che non si vorrebbe – scrivono nella lettera – è auspicata da don Neva, ma allo stato dei fatti si mostra come un'ipocrisia».
SILENZIO, DUNQUE, soprattutto perché i firmatari non capiscono di chi sia il portavoce don Neva. «È portavoce della chiesa bresciana? E la chiesa bresciana lascia che lui offenda il comune sentire e intervenga in casi che, sostanzialmente, non lo riguardano?
Da cosa deriva a don Neva l'essere esperto e competente in materia di abusi sessuali su minori?». I firmatari della lettera pongono domande aperte che gridano con forza il loro smarrimento. Lo smarrimento per non aver trovato un appoggio nella chiesa, ma anzi un oppositore in don Neva, l'unico finora che ha accettato di parlare su un caso tanto delicato e che da anni sta dividendo l'opinione pubblica bresciana.
«A don Neva non è mai venuta in mente qualche parola da trarre dai vangeli sulla tutela dei bambini e sul preservarli da ogni male».
In attesa che le motivazioni della sentenza bresciana di assoluzione siano depositate in tribunale, e di poter far ricorso in appello, le famiglie firmatarie della lettera chiedono l'intervento, con una chiara presa di posizione, della chiesa bresciana.
«Monsignor Sanguineti, monsignor Beschi, vescovo ausiliare, monsignor Canobbio, vicario episcopale per la promozione della cultura e docente di Teologia dogmatica nell'università dove esercita don Neva dove siete? Se di pedofilia vogliamo parlare, allora facciamolo con una documentazione certa e non soltanto per surrentizi pensieri», incalzano quelli di Vivicentro.
C'è voglia di chiarezza, si sente il bisogno di dire almeno «una parola che ponga un dubbio sull'intera vicenda», spiega Stanislao Barretta, presidente di Vivicentro, dopo aver inviato la lettera. «Una delle due parti in causa sta mentendo, e senza voler entrare in merito al percorso giudiziario del processo, crediamo sia giusto che venga ascoltata anche la parte che più di tutti sta vivendo questo incubo sulla propria pelle». Altrimenti la prossima mossa sarà il volantinaggio in strada, per far sentire la voce anche di chi ha visto i propri figli, in un età in cui dovrebbero pensare solo a crescere e a giocare, implicati in un processo per pedofilia, ma che a tutt'oggi non possono avere contatti fra loro per la paura di essere tacciati di complotto. «Non vogliamo degradare la vicenda con il volantinaggio, ma se non potremo far sentire la nostra voce – conclude Barretta – ricorreremo anche a questo». ¦
nota:
In città tutto inizia nel 2003 assolti i maestri e il bidello
La vicenda
Le prime denunce di pedofilia circa il caso della scuola materna Sorelli risalgono al 2003. Furono coinvolti 23 bambini, sei maestre, un bidello e un curato.
L'accusa era quella di associazione a delinquere finalizzata alla pedopornografia a danno dei piccoli. Il processo, conclusosi in primo grado lo scorso aprile, è andato avanti oltre due anni. Due delle insegnanti vennero arrestate e rimasero in cella per tredici mesi. L'accusa, rappresentata dai pm Giudi e Licci, sosteneva che le insegnanti avrebbero prelevato i bambini dalla scuola, per portarli in luoghi dove i piccoli avrebbero subito abusi.
Secondo l'accusa, durante quegli incontri sarebbe anche stato prodotto materiale pedopornografico, foto e video, che però non è mai stato ritrovato. Il 6 aprile scorso gli imputati sono stati assolti in primo grado perchè il fatto non sussiste.
La chiave
1 Una legge della Lega
È iniziata ieri in commissione regionale la discussione sul progetto di legge presentato dalla consigliere regionale della Lega Nord Monica Rizzi.
2 Diecimila abusi l'anno
Secondo la Lega Nord sarebbero diecimila gli abusi sessuali sui minori segnalati
ogni anno solo in Lombardia.
Indubbiamente un bell'articolo che da il concetto e l'idea fedele di quanto discusso". Ciò detto (bisogna sempre riconoscere anche i meriti e ringraziare, non solo lamentarsi o criticare), due piccole ma importantissime note di puntualizzazione sono quasi d'obbligo:
[*]
Citazione:
....... non cessano le polemiche dei genitori.[*]
In verità, le polemiche dei genitori NON sono mai nemmeno iniziate ne prima, ne durante ne dopo.
Questa è la prima replica tirata proprio con le pinze e per i capeli dal perdurare dell'opera di don Mario Neva (un dubbio: voleva forse proprio questo per essere funzionale alla difesa?).
Anche questa NON PUO' DEFINIRSI POLEMICA ma, più semplicemente e correttamente, una REPLICA per di più fatta con il "timore" che subito i superextrazelanti avvocati della difesa possano farne uso strumentale come sempre hanno fatto di ogni cosa nella loro difesa. Staremo a vedere anche questo.
[*][*]
Citazione:
... don Mario Neva nei giorni scorsi, il prete in prima linea per la lotta alla pedofilia e prostituzione ....
Ad onor del vero, stante ai miei ricordi, ed anche d'altri, NON ci risulta, ad oggi, alcun caso nel quale lo stesso si sia posto in "prima linea per la lotta alla pedofilia" salvo che, non si intenda che la sua costante "giustificazione" di accusati "di" o, nella migliore ipotesi, di usare prudenza nell'accusare, sia considerata lotta "alla pedofilia". A me, a noi, sembra altro. Ma sbagliamo di sicuro noi. Al solito. Questo ovviamente per quanto riguarda la "pedofilia".
Per la "prostituzione" non sappiamo ne come operi, ne il perché e ne cosa faccia in concreto.
Lo saprà lui e le prostitute che incontra.
Nel "caso" del quale ci occupiamo, di fatto, la cosa non ci riguarda ne ci interessa.
Giornalismo è diffondere quello che qualcuno non vuole che si sappia, il resto è propaganda
- Horacio Verbitsky
Re: Don Mario Neva è La Voce Ufficiale Della Diocesi Di Bres
INUTILE PARLARE O DISCUTERE CON CERTI PERSONAGGI DI CUI IN MOLTI NE ABBIAMO PIENE LE P...SCATOLE E QUINDI VI INVIO SOLO QUESTA INTERVISTA RILASCIATA DAL DR.CASTELBIANCO:
Giuseppe Pace
(direttore agenzia Dire)
PEDOFILIA. RIGNANO FLAMINIO, CASTELBIANCO: DIFESA SCUOLA SOSPETTA
PSICOTERAPEUTA: GENITORI MITOMANI E 15 PICCOLI MOSTRI, POSSIBILE?
(DIRE) Roma, 3 mag. - Un decalogo per difendersi dalle accuse di pedofilia distribuito tra tutti gli insegnanti, prelevato dal sito www.falsiabusi.it; accuse ai genitori, che avrebbero condizionato e convinto i bambini a dire cose non vere, e un muro di gomma alzato verso l'esterno, contro il quale tutto rimbalza, dalle denunce degli stessi genitori alle richieste di aiuto per i piccoli che soffrivano. Nel caso delle presunte violenze sui bambini avvenute nella scuola materna di Rignano Flaminio, in provincia di Roma, l'istituzione scolastica sembra ribaltare la situazione a sfavore dei genitori e dei loro bimbi, trattati come 'piccoli mostri' bugiardi. Federico Bianchi di Castelbianco, psicoterapeuta dell'eta' evolutiva e direttore dell'Istituto di Ortofonologia di Roma, lancia un allarme in merito alla barriera di omerta' e autodifesa alzata dalla scuola di Rignano Flaminio, che accomuna, oltre ai docenti della materna, anche gli insegnanti di elementari e medie.
"Tra i docenti e' scattato un comportamento di difesa e un atto d'accusa condiviso nei confronti dei genitori, che avrebbero creato artificiosamente 15 'piccoli mostri', istruiti nel raccontare fatti inesistenti. Ora, sembra che i colpevoli siano i bambini con comportamenti anomali e i genitori che ne hanno evidenziato il problema". Ma "come e' possibile", domanda lo psicoterapeuta, che se tanti genitori hanno verificato comportamenti anomali in bambini di tre, quattro, cinque anni ("per esempio simulazione di atti sessuali"), questi stessi comportamenti non siano stati notati e segnalati in primo luogo proprio dalle maestre? (SEGUE)
(DIRE) Roma, 3 mag. - "Anche se questi comportamenti anomali fossero falsi, frutto di 'addestramento' da parte dei genitori spiega Federico Bianchi di Castelbianco, psicoterapeuta dell'eta' evolutiva, sulla vicenda di Rignano Flaminio- i bambini avrebbero dovuto averli comunque anche a scuola. Come mai nessuno degli insegnanti ha lanciato l'allarme? Come mai nessuno di loro si e' accorto di qualcosa, denunciandolo?". Alzando una barriera verso l'esterno e chiudendosi a riccio contro ogni sospetto e richiesta di confronto, secondo Castelbianco la scuola in provincia di Roma si e' comportata e si comporta in maniera che certo non favorisce la ricerca della verita', come se tutti immaginassero che oltre alle maestre accusate possano essere coinvolte ancora altre persone. "Tutti i genitori sarebbero mitomani e nessun bambino ha comportamenti anomali in classe, nonostante il riscontro di comportamenti tipici in chi ha subito abusi: ma questo non e' possibile", sottolinea il direttore dell'Istituto di Ortofonologia.
"Come mai nessuno a scuola si e' chiesto il perche' di tutte queste denunce- prosegue Castelbianco- senza invece cercare di capire per quale motivo ci siano state, cosa che accade in tutte le scuole del mondo? In tutte le altre scuole sono le insegnanti che lanciano gridi di allarme vedendo comportamenti anomali nei bambini. Nessuno, nella scuola- evidenzia lo psicoterapeuta- si e' preoccupato di mettere in atto iniziative per capire come mai questi bambini mostrano questi segni di sofferenza, Perche'?".
Domande per il momento senza risposta, chiude Castelbianco, ma il fatto che accuse cosi' gravi vengano ribaltate sulle vittime anziche' nella direzione della ricerca dei carnefici, fa tornare a quanto accadeva, sino a poco tempo fa, nei processi per stupro alle donne.
(Sca/ Dire)
ed aggiungo ciò che una mamma ha scritto:
MI CHIEDO DOVE ERO IN QUEL MOMENTO IN CUI I NOSTRI FIGLI PIANGENTI GRIDAVANO IL LORO DOLORE E LA LORO PAURA. MUOIO OGNI ATTIMO DELLA MIA VITA PENSANDO CHE FORSE SORRIDEVO SPENSIERATA AL SOLE DI UNA BELLA GIORNATA ED ODIO ME STESSA.
Quando si guarda la verità solo di profilo o di tre quarti la si vede sempre male. Sono pochi quelli che sanno guardarla in faccia. (Gustave Flaubert)
INUTILE PARLARE O DISCUTERE CON CERTI PERSONAGGI DI CUI IN MOLTI NE ABBIAMO PIENE LE P...SCATOLE E QUINDI VI INVIO SOLO QUESTA INTERVISTA RILASCIATA DAL DR.CASTELBIANCO:
Giuseppe Pace
(direttore agenzia Dire)
PEDOFILIA. RIGNANO FLAMINIO, CASTELBIANCO: DIFESA SCUOLA SOSPETTA
PSICOTERAPEUTA: GENITORI MITOMANI E 15 PICCOLI MOSTRI, POSSIBILE?
(DIRE) Roma, 3 mag. - Un decalogo per difendersi dalle accuse di pedofilia distribuito tra tutti gli insegnanti, prelevato dal sito www.falsiabusi.it; accuse ai genitori, che avrebbero condizionato e convinto i bambini a dire cose non vere, e un muro di gomma alzato verso l'esterno, contro il quale tutto rimbalza, dalle denunce degli stessi genitori alle richieste di aiuto per i piccoli che soffrivano. Nel caso delle presunte violenze sui bambini avvenute nella scuola materna di Rignano Flaminio, in provincia di Roma, l'istituzione scolastica sembra ribaltare la situazione a sfavore dei genitori e dei loro bimbi, trattati come 'piccoli mostri' bugiardi. Federico Bianchi di Castelbianco, psicoterapeuta dell'eta' evolutiva e direttore dell'Istituto di
Ortofonologia di Roma, lancia un allarme in merito alla barriera di omerta' e autodifesa alzata dalla scuola di Rignano Flaminio, che accomuna, oltre ai docenti della materna, anche gli insegnanti di elementari e medie.
"Tra i docenti e' scattato un comportamento di difesa e un atto d'accusa condiviso nei confronti dei genitori, che avrebbero creato artificiosamente 15 'piccoli mostri', istruiti nel raccontare fatti inesistenti. Ora, sembra che i colpevoli siano i bambini con comportamenti anomali e i genitori che ne hanno evidenziato il problema". Ma "come e' possibile", domanda lo psicoterapeuta, che se tanti genitori hanno verificato comportamenti anomali in bambini di tre, quattro, cinque anni ("per esempio simulazione di atti sessuali"), questi stessi comportamenti non siano stati notati e segnalati in primo luogo proprio dalle maestre?(SEGUE)
(DIRE) Roma, 3 mag. - "Anche se questi comportamenti anomali fossero falsi, frutto di 'addestramento' da parte dei genitori- spiega Federico Bianchi di Castelbianco, psicoterapeuta dell'eta' evolutiva, sulla vicenda di Rignano Flaminio- i bambini avrebbero dovuto averli comunque anche a scuola. Come mai nessuno degli insegnanti ha lanciato l'allarme? Come mai nessuno di loro si e' accorto di qualcosa, denunciandolo?". Alzando una barriera verso l'esterno e chiudendosi a riccio contro ogni sospetto e richiesta di confronto, secondo Castelbianco la scuola in provincia di Roma si e' comportata e si comporta in maniera che certo non favorisce la ricerca della verita', come se tutti immaginassero che oltre alle maestre accusate possano essere coinvolte ancora altre persone. "Tutti i genitori sarebbero mitomani e nessun bambino ha comportamenti anomali in classe, nonostante il riscontro di comportamenti tipici in chi ha subito abusi: ma questo non e' possibile", sottolinea il direttore dell'Istituto di Ortofonologia.
"Come mai nessuno a scuola si e' chiesto il perche' di tutte queste denunce- prosegue Castelbianco- senza invece cercare di capire per quale motivo ci siano state, cosa che accade in tutte le scuole del mondo? In tutte le altre scuole sono le insegnanti che lanciano gridi di allarme vedendo comportamenti anomali neibambini. Nessuno, nella scuola- evidenzia lo psicoterapeuta- si e' preoccupato di mettere in atto iniziative per capire come maiquesti bambini mostrano questi segni di sofferenza, Perche'?".
Domande per il momento senza risposta, chiude Castelbianco, ma il fatto che accuse cosi' gravi vengano ribaltate sulle vittime anziche' nella direzione della ricerca dei carnefici, fa tornare a quanto accadeva, sino a poco tempo fa, nei processi per stupro alle donne.
(Sca/ Dire)
ed aggiungo ciò che una mamma ha scritto:
MI CHIEDO DOVE ERO IN QUEL MOMENTO IN CUI I NOSTRI FIGLI PIANGENTI GRIDAVANO IL LORO DOLORE E LA LORO PAURA. MUOIO OGNI ATTIMO DELLA MIA VITA PENSANDO CHE FORSE SORRIDEVO SPENSIERATA AL SOLE DI UNA BELLA GIORNATA ED ODIO ME STESSA.
Io mi permetto di aggiungere solo una nota in merito "all'addestramento" dei bambini.
<<Mi sarebbe piaciuto assistere alla recita scolastica di fine anno o Natalizia o quando sia di questi bambini. Con un anno intero a disposizione, da parte delle maestre per insegnare loro una semplice particina - a dire, ad esempio: "salve sire" al momento giusto, alla persona giusta e con il tono giusto - saranno stati di certo dei premi Oscar tutti e quindi una recita spettacolare. Altro che le recite che siamo abituati a vedere (comunque con orgoglio ed immensa gioia). Ricordate? Inciampi, caos, battute scordate (foss'anche una semplice parola), tempi errati, vergogna nel parlare ecc ecc>>
Ma forse è solo merito del copione. Si sà, il sesso interessa di più.
In alternativa: Maestre da quattro soldi e genitori tutti Antonioni.
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- Horacio Verbitsky
Re: Don Mario Neva è La Voce Ufficiale Della Diocesi Di Bres
Bello e profondo l'articolo del Prof. Castelbianco. Non ci avevo pensato:bambini normali a scuola, che a casa si addormentavano, oppure non mangiavano o mimavano atti sessuali. A scuola, però, nessuno si è mai accorto di nulla. Maestre pronte ad accendere una fiaccola in nome della verità, che si sono dovute sgolare con i loro inni sacri, per coprire gli insulti dei loro compagni di carcere. Che tristezza deve provare Dio, sentendosi invocare da duecento persone che non sanno cosa sia il rispetto per la sofferenza dei suoi figli più indifesi. Ai bambini di Rignano Flaminio, come a quelli di Brescia, Bergamo, Verona, Vallo della Lucania, e a quelli di tutte le città che ancora non conosciamo, il nostro bacio della buonanotte e la promessa di un futuro migliore.
Bello e profondo l'articolo del Prof. Castelbianco. Non ci avevo pensato:bambini normali a scuola, che a casa si addormentavano, oppure non mangiavano o mimavano atti sessuali. A scuola, però, nessuno si è mai accorto di nulla. Maestre pronte ad accendere una fiaccola in nome della verità, che si sono dovute sgolare con i loro inni sacri, per coprire gli insulti dei loro compagni di carcere. Che tristezza deve provare Dio, sentendosi invocare da duecento persone che non sanno cosa sia il rispetto per la sofferenza dei suoi figli più indifesi. Ai bambini di Rignano Flaminio, come a quelli di Brescia, Bergamo, Verona, Vallo della Lucania, e a quelli di tutte le città che ancora non conosciamo, il nostro bacio della buonanotte e la promessa di un futuro migliore.
..... non preoccuparti, è ormai abituato all'iter previsto dal franchising. Ora, stando allo stesso, dovrebbe aversi:
- messa in chiesa con il sig. Sindaco che va a dare solidarietà al curato ed ai parroci (pardon, questa fase è saltata, parroci inquisiti qui non ce ne sono) e quindi andiammo alla fase successiva (questa la accontoniamo, non si sa mai)
- banchetti con raccolta firme per le accusate;
a seguire:
- articoli e lettere sui giornali soprattutto del Neva locale che, se si attiene a tutte le "regole", baderà bene anche ad indicare, praticamente e con grande classe ed umanità, anche i nomi di bambini coinvolti.
Questo è l'iter e di solito, quando si entra in una catena, oltretutto che appare collaudata e "vincente", ci si attiene. Senza contare poi, che se qualcosa dovessero "dimenticare" ci penserebbe qualche solerte telefonata da Brescia a richiamare tutti alla "disciplina".
Ad ogni modo fin'ora tutte le "mosse" e le varie fasi sono state rispettate. Vedremo nel prosieguo
Ciao e grazie dei bei pensieri anche se faranno venire, come si suol dire, il "latte alle ginocchia", o l'orticaria, a Chamberlain che è più pratico.
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- Horacio Verbitsky
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Re: Don Mario Neva è la voce ufficiale della diocesi di Bres
Riporto un commento inserito su www.quibrescia.it che ha riportato la nostra lettera. A quanto si è visto sin'ora soli Il Brescia ed ora Quibrescia hanno ritenuto di poter dare spazio anche a chi fa delle domande chiare, precise e più che lecite e non solo "sermoni" e spargimento di oppiacei psicologici di una distorta (e distolta) "carità cristiana".
Pazienza, accontentiamoci di ciò che si riesce ad avere e vigiliamo sempre. Sul passsato ma anche sul futuro. Bambini, per fortuna, ce ne saranno sempre e sempre di nuovi. Pedofili, per sfortuna, idem e, normalmente - proprio per definizione - sono lì dove ci sono bambini. Dov'altro!?
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Commenti (1)
1. Scritto da Fabio il 04-05-2007
Brave, una lettera sacrosanta. Hanno ragione le mamme. Ma sicuramente qualcuno dirà che si offende l'Istituzione, si insulta la Chiesa, eccetera eccetera.
........ nel merito del paventato " ... insulto alla chiesa ..." che qualcuno potrebbe sciaguratamente intravedere o tentare di far intravedere ebbene preciso e chiarisco, per l'ennesima volta e qualora ce ne fosse bisogno che:
Quì nessuno ce l'ha con la Chiesa ne tantomeno pensa o vuole offenderLa. Anzi. Si soffre per il suo silenzio da un lato (che sarebbe anche giusto) e, soprattutto, per il NON silenzio di qualcun altro (leggi don Neva) che della stessa fa parte e pertanto, la lettera è più una invocazione di "aiuto ed attenzione" che altro. Sempre, ovviamente, che don Mario NEVA non sia invece realmente la voce ufficiale della diocesi perché, in tal caso, allora insulto sì che ci sarebbe ma della Chiesa verso i fanciulli e non viceversa (come, di fatto, ora c'è da parte di don Neva & company).
Per concludere: proprio perché la si rispetta ed in essa si crede, certe cose feriscono ancora di più e quindi chiediamo di poter continuare a farlo. Certo che, con le esternazioni di don Neva il tutto diventa sempre più arduo. Sempre più un forte atto di volontà più che di fede.
Tanto per la chiarezza.
Quello che segue è l'articolo così come è stato pubblicato su quiBrescia
Società
Pedofilia, mamme contro don Neva
venerdì 04 maggio 2007
Il caso di pedofilia nella scuola materna laziale di Rignano e i commenti che ne sono seguiti hanno risvegliato anche a Brescia la polemica e riacceso la sofferenza di chi ha patito per il caso avvenuto alla scuola materna Sorelli, che coinvolse 23 bambini e si concluse in primo grado con l'assoluzione di sei insegnanti, di un bidello e del curato dell'asilo.
La ferita è stata riaperta dalle discutibili dichiarazioni del prete bresciano don Mario Neva che, riferendosi a Rignano ma alludendo in maniera esplicita anche al caso bresciano, ha minimizzato la vicenda, definendola una "bolla di sapone" e chiamando "mamme ansiose" le madri che avevano denunciato la vicenda alle autorità, mettendo sotto accusa i presunti responsabili delle violenze sui bambini.
Una posizione sicuramente controcorrente quella del religioso bresciano, rimbalzata in tutta Italia perché ripresa da giornali e siti web. Ieri è quindi stata diffusa una lettera di madri che si richiamano alla vicenda della Sorelli e, sostenute dall'associazione vivicentro, non vogliono che queste dichiarazioni passino sotto silenzio chiedendo una presa di posizione netta e chiara della chiesa bresciana (leggi il testo integrale della lettera).
"Ma don Neva è portavoce di chi? Della chiesa bresciana? Per noi e per tutti sembra di sì, giacché chi tace acconsente, e la chiesa bresciana tace... Il vescovo mons. Giulio Sanguineti e i vicari episcopali lasciano che don Neva offenda il comune sentire e intervenga in casi che, sostanzialmente, non lo riguardano".
Le mamme bresciane chiedono il rispetto per questi drammi e una presa di distanze, soprattutto da parte della chiesa: "Questa continua interferenza di don Neva nei casi di pedofilia, e in particolare in quello di Brescia, porta a pensare - ed è legittimo farlo, giacché don Neva esclude con pervicacia e a priori ogni altrui pensiero - ai tantissimi casi in cui la chiesa ha negato la pedofilia nelle sue file e nelle sue istituzioni, come oratori, convitti e seminari, per poi essere smentita dalle tante condanne giudiziarie".
Insomma, avvertono le madri, non è proprio il caso di negare o minimizzare E concludono "dicendo a questo prete che in cauda venenum, ovvero che il veleno sta nella coda e quindi spesso le cose diventano difficili proprio alla fine, quando si pensa di aver già concluso. A Brescia si è arrivati solo al primo grado di giudizio: c’è ancora l’appello e la cassazione, e a Rignano siamo solo all’inizio".
Giornalismo è diffondere quello che qualcuno non vuole che si sappia, il resto è propaganda
- Horacio Verbitsky
Re: Don Mario Neva è La Voce Ufficiale Della Diocesi Di Bres
Cercando nel web, non ho trovato alcuna intervista o dichiarazione del parroco di Rignano. I giornalisti riferiscono solo qualche frase detta durante la messa. Sembra che abbia parlato di "pecorelle smarrite" e, in un'altra occasione, di "malelingue". Ma non ha rilasciato interviste. Un plauso a tanta discrezione. Mi sarebbe però piaciuto che spiegasse meglio chi siano per lui le pecorelle smarrite: le madri, i bambini, le maestre, la stampa, la gente di Rignano, il sindaco, il mondo intero....
Riguardo il copione che si ripete, questa sua scelta di evitare i riflettori, imporrà qualche variante.
PS SICCOME LA RACCOLTA FIRME HO LETTO CHE E' STATA GIA' FATTA, POTRESTI ISTITUIRE UNA RUBRICA DI ANTICIPAZIONI COME SI FA PER LE FICTION SU GIORNALI TIPO "RADIOCORRIERE, O GUIDA TV" IN CUI ANTICIPI IL CONTENUTO DELLA PUNTATA CHE ANDRA' IN ONDA.
Cercando nel web, non ho trovato alcuna intervista o dichiarazione del parroco di Rignano. I giornalisti riferiscono solo qualche frase detta durante la messa. Sembra che abbia parlato di "pecorelle smarrite" e, in un'altra occasione, di "malelingue". Ma non ha rilasciato interviste. Un plauso a tanta discrezione. Mi sarebbe però piaciuto che spiegasse meglio chi siano per lui le pecorelle smarrite: le madri, i bambini, le maestre, la stampa, la gente di Rignano, il sindaco, il mondo intero....
Riguardo il copione che si ripete, questa sua scelta di evitare i riflettori, imporrà qualche variante.
PS SICCOME LA RACCOLTA FIRME HO LETTO CHE E' STATA GIA' FATTA, POTRESTI ISTITUIRE UNA RUBRICA DI ANTICIPAZIONI COME SI FA PER LE FICTION SU GIORNALI TIPO "RADIOCORRIERE, O GUIDA TV" IN CUI ANTICIPI IL CONTENUTO DELLA PUNTATA CHE ANDRA' IN ONDA.
beh!, la raccolta firme mi era sfuggita. Allora il programma è ben rispettato.
Ci sarebbero ora gli articoli e le esternazioni alla stampa e magari cercare di "inguaiare" qualcuno vicino ai genitori mettendogli qualcosa di compromettente da qualche parte. Ho sentito già qualcuno, intervistato in TV che, con un bel "faccino" dichiarava che gli abusi potrebbero essere avvenuti ovunque (ndr: ma allora ci sono stati; almeno questo lo si prende in considerazione) .... anche - e qui sta la chicca - a casa dei bambini ad opera dei genitori stessi. Una perla proprio. Gente così, secondo me, si è votata alla scienza nel senso che tenta di mantenere il cervello intonso per donarlo poi alla stessa alla propria morte per suoi studi sull'evoluzione dello stesso partendo dal vuoto assoluto e con materiale mai usato. C'è da dire che ci riescono anche bene.
Più in la di così le mie conoscenze comparative o precognitive non riescono ad andare. Se poi il parroco locale non è del tipo dichiarante, come tu segnali, o troveranno altra strada o si dichiarerà ancora da Brescia. Qui ne abbiamo in abbondanza, anche per l'export come, del resto, già mostrato e realizzato.
Per il resto .... sarebbe bello se fosse una fiction ma, purtroppo, è tutta amara realtà e, come sai, spesso la realtà supera di molto ogni più fervida fantasia. Anche nel'orrore e nello schifo.
Ciao e al prossimo aggiornamento.
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Re: Don Mario Neva è la voce ufficiale della diocesi di Bres
Come vi ho già segnalato qualche post fa, anche quiBrescia ha pubblicato la lettere e, sulla stessa, ha fatto un articolo che ho anche riportato. Vi avevo segnalato anche un "commento" giunto su quiBrescia alla stessa da parte di certo Sig. Fabio che avevo anche riportato.
Dopo di lui è subentrato un certo Sig. Zucchelli (poi dichiaratosi "giudice onorario" ecc e quindi Dott. Avv., credo). Dello stesso NON ho subito riportato il post in quanto NON è che si era partiti troppo bene e non volevo tediarvi ulteriormente ne, tantomeno, rischare di far sentire "ferito" dentro qualcuno come io mi son sentito (da qui le mie risposte).
Poi la cosa è evoluta, c'è stata una specie di corrispondenza conclusasi, credo, stamane con l'invito che gli ho lasciato di venire qui da noi a discuterne, se crede, dato che questo è un forum e quindi il luogo più idoneo per discutere (li, oltre al fatto che si è ospiti in casa d'altri, c'è anche la limitazione di 50 parole per post ......... capirete cosa voglia dire per me - a parte il "lazzo", di fatto non è proprio il mezzo più idoneo per interloquire).
Nel caso che accetti quindi, riporto qui tutto l'antecedente per un chiaro e lineare proseguire di tutto il discorso.
Se poi non ci sarà prosieguo, ora il tutto è più interessante contenendo un costrutto in crescendo del discorso.
Eccovi quindi tutta la successione (qui ho messo in ordine dal primo all'ultimo post per una successione in progress):
su quiBrescia Stan/Zucchelli/Fabio ha scritto:
Commenti (8)
8. Scritto da Fabio il 04-05-2007
Brave, una lettera sacrosanta. Hanno ragione le mamme. Ma sicuramente qualcuno dirà che si offende l'Istituzione, si insulta la Chiesa, eccetera eccetera.
7. Scritto da Zucchelli il 05-05-2007
Io, invece, sono molto scettico su queste cacce alle streghe. Non difendo la chiesa, ma temo che queste persone che "sanno già chi è il colpevole", di fatto stiano favorendo i veri colpevoli, molto più potenti, che forse finanziano anche questi rigurgiti di folle inferocite, in modo da continuare imperterriti nel loro orrendo piacere, felici che i giudici se la prendano con tanti innocenti. Le giustizie sommarie sono sempre state somme ingiustizie. Io chiedo che le indagini non si fermino a chi viene deciso dalla vittima, ma che le Forze dello Stato indaghino su tutto quello che, chi non è professionista delle indagini, non può immaginare.
6. Scritto da stan il 05-05-2007
Mi permetto di rispondere (e chiedo scusa alla redazione per la lunghezza e per la libertà che mi prendo) al Sig. Zucchelli in merito alla sua \\\"insinuazione\\\": per chiedergli NON tanto COME si permette anche solo di insinuare o ipotizzare certe cose ma, semplicemente, come può \\\"pensarle\\\" - almeno se riferite a questa parte.
Anche coloro ai quali siamo vicini chiedono che giustizia sia fatta ma che sia fatta nel merito e non a mezzo di \\\"eccezioni e cavilli procedurali o processuali\\\".
Inoltre, se ci consente, ripeto:
Qui, ci sono due parti contrapposte e, a questo punto, una delle due mente! da qui non ci si scappa ed allora una domanda semplice viene fuori: cui prodest?. Se ci consente, avendo noi osservati ed ascoltati i bambini (e quindi non solo per partito preso secondo il quale un bambino di 4/5 anni NON sà mentire mentre un adulto, soprattutto certi adulti, sì)propendiamo di più per i primi. Poi starà, ripeto, alla giustizia fare il suo corso. Lasciamola quindi lavorare senza processioni, fiaccolate ed altro. E poi, mi consenta, dichiarano di aver \\\"vinto\\\" (senza ancora aver letto le motivazioni, del resto) ed allora, perché questo continuo \\\"ravanare\\\" sulla vicenda? Capisco che sanno benissimo che siamo solo alla prima fase ed allora si prepara e si ara il terreno per il futuro ma, se così è .... non si avanzino poi ipotesi offensive se l\\\'altra parte, una volta tanto, si permette di RISPONDERE a continui e gratuiti attacchi (risposte quindi, non attacchi). Si provi a far silenzio, in casa nostra ed altrove (si ricordi che alcuni, della sua parte, si sono fatti anche promotori di verità e suggerimenti nel Lazio)e si attenda, come le famiglie, l\\\'iter processuale ... che è in TRE fasi. Ricordarsene sempre. (nota: dico \\\"sua parte\\\" collegandomi al suo: \\\"... felici che i giudici se la prendano con tanti innocenti. ...\\\")
Al Sig. Fabio invece, vanno i miei ringraziamenti a nome di tutti e gli rispondo con quanto, in merito al suo dire - che ho riportato, come tutto l\\\'articolo di quiBrescia, anche sul nostro forum www.vivicentro.org - ho scritto nello stesso
5. Scritto da stan il 05-05-2007
... riprendo per il Sig. Fabio e riporto:
........ nel merito del paventato " ... insulto alla chiesa ..." che qualcuno potrebbe sciaguratamente intravedere o tentare di far intravedere ebbene preciso e chiarisco, per l'ennesima volta e qualora ce ne fosse bisogno che:
Quì nessuno ce l'ha con la Chiesa ne tantomeno pensa o vuole offenderLa. Anzi. Si soffre per il suo silenzio da un lato (che sarebbe anche giusto) e, soprattutto, per il NON silenzio di qualcun altro (leggi don Neva) che della stessa fa parte e pertanto, la lettera è più una invocazione di "aiuto ed attenzione" che altro. Sempre, ovviamente, che don Mario NEVA non sia invece realmente la voce ufficiale della diocesi perché, in tal caso, allora insulto sì che ci sarebbe ma della Chiesa verso i fanciulli e non viceversa (come, di fatto, ora c'è da parte di don Neva & company).
Per concludere: proprio perché la si rispetta ed in essa si crede, certe cose feriscono ancora di più e quindi chiediamo di poter continuare a farlo. Certo che, con le esternazioni di don Neva il tutto diventa sempre più arduo. Sempre più un forte atto di volontà più che di fede.
Tanto per la chiarezza
4. Scritto da Zucchelli il 05-05-2007
Chiamato in causa per rispondere dal signor Stan(è il cognome?) non capisco proprio se fa riferimento alla mia lettera o ad altro, perché proprio non mi ci ritrovo, nella sua risposta. Preciso quindi che, anche in base alla mia passata dodecennale esperienza di Giudice Onorario presso la Corte d'Appello del Tribunale per i Minori di Brescia, è mia intenzione richiamare ai principi di Legge che richiedono adeguati processi prima di dichiarare i colpevoli, ed invito anche a ricercarli altrove, perché rischiare di mettere in carcere un innocente vuol dire, soprattutto, accettare il rischio di lasciare un colpevole libero di commettere altri orrendi crimini.
3. Scritto da stan il 05-05-2007
Per il Dott. Zucchelli. Stan è il nome. Prendo nota della sua qualifica ma, soprattutto, del nuovo testo da lei inserito in questo post dove non vi è più traccia dell'insinuazione(che è li da rileggere)inerente a possibili finanziamenti da parte della lobby dei pedofili dei non innocentisti (mi creda, non per sadismo o follia e senza rigurgiti diversi da naturale \"vomito\" o ferocia diversa dal \"dolore\"). Insinuazioni come le sue, del tutto gratuite e fuori luogo, feriscono ed offendono famiglie già duramente \"offese\". Questo testo invece è ben diverso ed anche concordabile in buona parte. Ci sarebbero alcune note da fare ma non è questo il luogo per discuterne.
Cordialità
2. Scritto da Zucchelli il 05-05-2007
desidero precisare che non ci sono insinuazioni sulle famiglie colpite: è lì da leggere. Non escludo invece che le lobby di pedofili che anche il signor Stan riconosce esistere possano approfittare, infiltrando agitatori, di questi sistemi per fuorviare le indagini. Nel recente processo di Brescia, ho avuto modo di conoscere personalmente, in carcere, una delle imputate poi riconosciuta innocente e tutt'ora attiva a fianco di qualificatissime figure istituzionali. Se i fatti sono avvenuti, ed i processati sono risultati innocenti, dove si nascondono i veri colpevoli? Il vero pericolo sta nel perseguire una sola strada, lasciando che i veri colpevoli svaniscano nel nulla. Cordialità
1. Scritto da stan il 06-05-2007
Concordo sul fatto che ci siano(anche) altri,che si trovino.Si indaghi a fondo con la collaborazione di tutte le forze perché la pedofilia è una piaga che a Brescia c\'è ed è anche ben protetta. Questa è verità indiscutibile. Sarebbe bello poter mettere alle porte di Brescia un cartello con scritto: BRESCIA, Città depedofilizzata. Purtroppo, ad oggi, il \"de\" non lo si potrebbe antemettere e questo fa male dentro. Nuovamente cordialità e grazie per lo scambio di opinioni. Se crede si potrebbe poroseguire, anche con sue news tecniche/professionali, sul nostro sito www.vivicentro.org Qui abbiamo (ho) già abusato troppo della cortese ospitalità. Grazie, Stan
Giornalismo è diffondere quello che qualcuno non vuole che si sappia, il resto è propaganda
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