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Giovedì, 4 Settembre : 2008
di NEIL MARSHALL; USA-UK-SUD AFR, 08.
30 anni dopo che l’intera Scozia è stata chiusa in un novello Vallo di Adriano per difendere il resto dell’Inghilterra dal contagio di un virus omicida, esso si ripresenta. Ma oltre il Muro vi sono dei sopravvissuti. Una squadra d’élite deve prenderne qualcuno per sviluppare la cura contro il virus. Il cinema horror sta avendo una nuova primavera creativa. Non solo in Usa, ma anche in Inghilterra, in Spagna, e perfino da noi, vi sono registi che stanno portando una buona dose d’innovazione nel genere. Tra questi c’è il regista e sceneggiatore del film. Sua opera precedente è stato “The Descent-Discesa nelle tenebre” (UK, 05), un’originale opera ad alto tasso adrenalinico che ha inventato un sub-genere: l’horror speleologico, perché ambientato sotto terra. Velocità fantasmagorica delle riprese, con un taglio di montaggio sincopato, ma rispettoso di coordinate unitarie e coerenti nella caratterizzazione strutturale della storia e dei personaggi, rendono il suo cinema del tutto caratteristico. Qui affronta un tema e una specialità ritornata assai in auge : il disaster movie, ma di tipo apocalittico. A partire dal fantascientifico “28 Giorni dopo”, il terrore che un virus possa infettare l’intera umanità indifesa, è divenuta l’”altra” paura. La società della complessità e delle contaminazioni di popoli e di genti, ha come faccia nascosta, la possibilità che dalla promiscuità nasca la minaccia alla salute, cui le istituzioni non sono in grado di rispondere: e da questa il caos puro. E quindi la regressione, verso la subumanità collettiva. Però il regista non si limita a registrare i dati. Egli vi riflette e sviluppa una visione che coglie delle precise responsabilità: tutti questi fenomeni hanno sempre delle precise, ciniche gestioni politiche. Vi sono gruppi, persone che puntano al potere assoluto e sono fermamente intenzionati ad ottenerlo, dovessero passare sul cadavere di milioni di persone. Non è stato questo il comportamento di gente come Milosevic, Karazic, Mladic, i boia della pulizia etnica nella ex-Jugoslavia? Il film individua e mantiene con forza un suo spazio visuale e sonoro, fatto di un senso incombente della distruzione diventata scenario abituale. Sicuramente è citato il Carpenter di “1997 Fuga da New York” (81): come anche il nostro Enzo G. Castellari. Ma c’è soprattutto il ciclo di Mad Max, che lanciò Mel Gibson, e che viene considerato, specie il terzo episodio, il vero archetipo del genere post-apocalittico. Però, il regista, con molta ironia, “usa” anche scenari medievali: e qui c’è perfino “Il Gladiatore”…Ma il tutto è costruito in una silloge piena di amore e rispetto per i temi usati.
















