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Draghi: ''In Italia i redditi più bassi''
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Messaggio Draghi: ''In Italia i redditi più bassi'' 
 
L'intervento alla 48ma Riunione Scientifica Annuale all'Università di Torino



Il Governatore della Banca d'Italia: ''I salari devono tornare a crescere in modo stabile''. E sottolinea: ''I giovani guadagnano meno, è necessario spalmare i costi della flessibilità in modo da impedire che questi si scarichino solo su di loro''. Corteo statali, ''oltre 100mila contro la Finanziaria''


Image Torino, 26 ott. (Adnkronos/Ign) - “I livelli retributivi sono in Italia più bassi che negli altri paesi dell'Unione europea”. A dirlo è il Governatore della Banca d'Italia, Mario Draghi, che ha dedicato al tema del lavoro buona parte della sua lezione 'Consumo e crescita in Italia', in occasione della 48ma Riunione Scientifica Annuale all'Università di Torino.

Il reddito "deve tornare a crescere in modo stabile" e la produttività "resta una variabile chiave", sottolinea Draghi. "Il recente aumento dell'occupazione si è associato a una minore produttività del lavoro: è diminuito il ritmo di crescita dell'intensità di capitale, sono divenute profittevoli occupazioni a basso valore aggiunto”, osserva il Governatore.

In questo contesto, la politica economica "può aiutare il rilancio della produttività e della crescita". Secondo Draghi, infatti, "la concorde diagnosi dei mali italiani porta in primo piano l'esigenza di misure volte a riformare le regole dell'economia e della spesa pubblica. Saranno quelle stesse misure 'strutturali', mirate ad aumentare l'efficienza e la competitività della produzione interna, a sostenere i redditi e i consumi delle famiglie, assicurando la crescita dell'economia. Il ventaglio dell'azione pubblica è ampio".

Ad essere penalizzati, secondo il Governatore, sono soprattutto i giovani. "Le nuove generazioni guadagnano meno delle precedenti perché la loro produttività è meno adeguata al paradigma tecnologico corrente", osserva. Nel mercato del lavoro, aggiunge, "vanno individuati gli strumenti per ripartire più equamente i costi derivanti dalla maggiore flessibilità". Il Governatore non ha dubbi sulla strada da percorrere: "Vi sono modi, sperimentati anche in altri paesi, per contemperare le esigenze di imprese competitive con le aspirazioni dei lavoratori che entrano nel mercato, con i bisogni di stabilità e crescita professionale di coloro che già vi sono".

"E' necessario - osserva - un contratto di lavoro che permetta di spalmare i costi della flessibilità su una vasta parte della popolazione in modo da impedire che questi si scarichino solo sui giovani ma vengano distribuite sull'intera popolazione lavoratrice".

"Nell'ultimo decennio - sottolinea - l'incidenza di impieghi temporanei tra i lavoratori dipendenti di età compresa tra i 25 e i 35 anni è raddoppiata, raggiungendo il 17%''. ''L'entità complessiva del fenomeno è tuttavia più ampia - aggiunge - poiché ricomprende i molti fra i lavoratori classificati come autonomi che prestano il loro lavoro secondo modalità e tempi caratteristici dell'occupazione alle dipendenze. Tra questi la quota dei più giovani è elevata e sfiora il 45%".

"Una ripresa della crescita del consumo è fondamentale per il benessere generale, per la crescita del prodotto, per la stessa stabilità finanziaria - insiste -. Destinatari e protagonisti di questo processo sono in particolare i giovani. La politica economica avrà successo se li aiuterà a scoprire nella flessibilità la creatività, nell'incertezza l'imprenditorialità".

Draghi interviene in conclusione anche sul nodo pensioni. Un innalzamento dell'età effettiva di pensionamento, osserva, "può ricostruire l'equilibrio fra attesa di vita, attività lavorativa e modelli di consumo". Il Governatore della Banca d'Italia ribadisce, ancora una volta, la sua posizione sul sistema previdenziale. "Aggiungo che la necessità di accumulare ricchezza a fini precauzionali è tanto meno cogente quanto più è avanzata l'offerta di strumenti finanziari e assicurativi adeguati ai nuovi profili di rischio e incertezza", prosegue.

  





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