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Elezioni: cifre e omissioni sulle spese [Download Discussione]
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Messaggio Elezioni: cifre e omissioni sulle spese 
 

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Sabato, 24 Maggio : 2008

CONTRIBUTI. Non tutti gli aspiranti amministratori hanno rispettato la norma, nemmeno i partiti che della trasparenza hanno fatto la loro bandiera

Elezioni:
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 cifre e omissioni sulle spese


di Massimo Tedeschi

L’«operazione trasparenza» su soldi e campagne elettorali, prescritta dalla legge 81 del 1993, fa naufragio nel piovoso maggio bresciano.
Scadevano mercoledì 14 i termini entro i quali i candidati sindaci e le singole forze politiche avrebbero dovuto «rendere pubblico il rendiconto delle spese» sostenute in campagna elettorale. L’esito è stato deludente: su 11 candidati sindaci e 23 liste che si sono contese i voti dei bresciani nelle elezioni amministrative del 13 e 14 aprile, solo 2 candidati sindaci e 3 liste si sono ricordati di adempiere a questo elementare compito di trasparenza.
Gli unici partiti che hanno rispettato l’articolo 30 della legge del ’93 che introdusse l’elezione diretta del sindaco, e che chiama appunto a un dovere di trasparenza economica tutte le forze impegnate in politica, sono il Partito Democratico, la lista Verdi per la pace e Liberaldemocratici per basta tasse. Due liste di centrosinistra e una di centrodestra. Tutto qui.

ALL’APPELLO mancano forze che hanno della trasparenza e del rigore la propria bandiera, dalla Lega Nord all’Italia dei Valori, mancano forze politiche che hanno una collaudata macchina organizzativa come il Popolo delle libertà o Rifondazione, per non parlare delle diverse civiche che hanno omesso questo semplice atto prescritto dalla legge.
Gli inadempienti non dovranno preoccuparsi più di tanto: la legge, che chiama tutte le liste indistintamente a questo atto di trasparenza, non prevede alcuna sanzione per gli smemorati o i distratti.
Resta viceversa il merito della correttezza a chi ha presentato, entro i termini previsti dalla legge, i propri rendiconto oggi visibili all’albo pretorio del Comune, a palazzo Loggia.
Certo, il divario fra i tre partiti è notevole. Per conto del Pd il responsabile Riccardo Imberti dichiara una spesa di 277.040 euro. Di questi, 66.305 sono arrivati da persone fisiche che hanno offerto fino a un massimo di 20.000 euro a testa. Gli altri 210.452 provengono da «soggetti diversi». Come sono stati spesi? 19.140 sono andati alla voce «stampa», 1.547 a radio e tv, 9.558 ad altre voci e ben 246.795 sono stati impegnati sotto forma di «contributi al candidato sindaco».
Ben diversi i valori delle altre due liste: le spese della lista Verdi per la pace si fermano a 11.768 euro, quelle dei Liberaldemocratici per basta tasse a 4.800 euro.
Quanto ai candidati sindaco, solo i due maggiori contendenti (Adriano Paroli ed Emilio Del Bono) hanno presentato il loro rendiconto. Stando ai dati esposti all’Albo Pretorio le loro spese elettorali sono assai simili. Del Bono e il suo mandatario elettorale Gianpaolo Magnini dichiarano di aver speso 225.971 euro, Paroli e il presidente del suo Comitato promotore Marco Orazi 214.728 euro. Dati che comunque rivelano quanto sia diventata onerosa una campagna da candidato sindaco con aspirazioni vincenti anche in una città come Brescia.

LE VOCI PIÙ PESANTI? Nel caso di Del Bono le inserzioni sui quotidiani (77.945 euro), i messaggi radio e tv (56.459), la pubblicità attraverso i camion vela e il camper (28.667), le affissioni e i pieghevoli (21.695).
Nel caso di Paroli, invece, le voci sono accorpate. Giganteggiano le spese per «produzione, acquisto e affitto di materiale e di mezzi per la propaganda» (105.794 euro), e poi l’acquisto di «spazi su organi di informazione, radio e tv, spot televisivi e spazi sui giornali» (91.443).
Per avere un quadro bilanciato della visibilità e dell’impatto mediatico dei due opposti schieramenti politici servirebbero naturalmente i rendiconto anche delle singole forze politiche. Ma per quelli, come abbiamo visto, non c’è nulla da fare. Grazie a chi aggira la legge.

  





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