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EUROPA, AL VIA PERCORSO DI RATIFICA DEL TRATTATO [Download Discussione]
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Messaggio EUROPA, AL VIA PERCORSO DI RATIFICA DEL TRATTATO 
 
Venerdì, 19 Ottobre 2007- 20:43



 di Francesco Cerri

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LISBONA - Incassato il laborioso "sì" di tutti i leader comunitari nella notte di Lisbona al nuovo trattato delle riforme, per l'Unione inizia ora un nuovo percorso di ratifica, potenzialmente a rischio referendario. L'Ue vuole evitare ad ogni costo che si ripeta la terribile battuta d'arresto del 2005, quando i cittadini di Francia e Olanda, per referendum, hanno affossato il progetto "alto" della Costituzione europea, frutto di un anno di lavoro della Convenzione presieduta da Valery Giscard d'Estaing. Un implicito fronte del consenso riunisce i leader comunitari nell'auspicio di evitare referendum nazionali. Il solo Paese in cui è costituzionalmente obbligatorio consultare i cittadini è l'Irlanda. Nella maggior parte degli altri Paesi il referendum é solo facoltativo, in alternativa alla ratifica parlamentare. Finora nessun governo ha scelto l'opzione referendaria. Francia e Olanda l'hanno già esclusa, malgrado le proteste dell'opposizione e degli euroscettici. E potrebbe prendere corpo l'ipotesi che si possa arrivare al referendum anche in Finlandia e Danimarca.

Nel Regno Unito il premier Gordon Brown è sotto forte pressione da parte dell'opposizione e di parte della stampa perché convochi un referendum. Il rischio di perderlo sarebbe alto. Brown finora ha scartato questa ipotesi, ma l'opposizione gli rinfaccia la promessa fatta dal suo predecessore Tony Blair nel 2005 di sottoporre qualsiasi nuovo trattato europeo al voto del popolo. "Non si può ancora escludere completamente un referendum" rileva l'eurodeputato britannico Andrew Duff, uno dei tre negoziatori dell'Europarlamento sul trattato. Secondo un recente sondaggio europeo una maggioranza di cittadini è favorevole al referendum sul nuovo trattato non solo nel Regno Unito, ma anche in Germania - dove non è costituzionalmente possibile - Italia, Francia e Spagna. Ci sono tensioni politiche al riguardo anche in Portogallo, il Paese che ha la presidenza Ue fino al 31 dicembre e che ha pilotato i negoziati per l'approvazione del trattato. L'opposizione chiede al premier socialista José Socrates di mantenere la promessa che aveva fatto al riguardo nel 2005 in campagna elettorale. Socrates finora ha dribblato gli appelli rinviando la decisione a dopo l' adozione del trattato.

Ora afferma che deciderà dopo la firma del "trattato di Lisbona", prevista il 13 dicembre. Ma, stando alla stampa portoghese, Socrates non intende prendere il rischio di un voto referendario. Potrebbe aiutarlo nell'evitarlo la recente nomina di Luis Felipe Menezes alla guida del principale partito di opposizione, il Pds. Menezes, in carica da dieci giorni, ha fatto capire di non insistere più per il referendum. Il quadro generale è quindi ancora incerto. I sostenitori dei referendum invocano l'esigenza di fare partecipare i cittadini alla costruzione dell'Europa, dopo che per decenni le decisioni sono state prese al di sopra delle loro teste. Ma il rischio di un 'no' - ne basterebbe uno - nei Paesi che non potranno fare a meno di consultare i cittadini, non può essere escluso. In Francia nel 2005 molti votarono alla Costituzione in realtà per protestare contro le difficoltà economiche del Paese, o contro il governo, o ancora contro l'ipotesi di una adesione turca all'Ue. Tutte cose che con il trattato costituzionale c'entravano molto poco. Nulla garantisce che questo cocktail micidiale non possa ripetersi nel 2008.


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PRODI: MANTENUTO PUNTO SU SEGGI,
 MESSE COSE A POSTO


dell'inviato Giuseppe Tito

LISBONA - Romano Prodi e Massimo D'Alema lasciano Lisbona e rientrano in Italia con la certezza di essersi tolti un peso, di aver alleggerito l'Unione da una zavorra che rischiava di rallentare il cammino europeo. Trovata una soluzione al contenzioso sulla ripartizione dei seggi al Parlamento Europeo e dato il via libera alla nuova Costituzione, i 27 possono finalmente dire di essersi liberati dalla "fatica"- sostengono - di lavorare quasi esclusivamente sui trattati. "Ora ci si può dedicare a cose più concrete", annuncia il presidente del Consiglio ricordando che soprattutto la trattativa sui seggi ha visto per l'Italia una partenza "in salita". Ma coronata, alla fine, dal successo di aver raggiunto la parità numerica con la Gran Bretagna: 73 parlamentari invece dei 72 previsti dal documento di Nizza. Uno in meno della Francia, che ha però 4 milioni di residenti e 2 milioni di cittadini in più.

Insomma, un risultato molto positivo, considerando che sulla questione dell'applicazione del criterio della cittadinanza, invece di quello di residenza, per l'assegnazione degli scranni europei, Roma non ha fatto un passo indietro, ha "mantenuto il punto" ribadendo quello che per il governo italiano rappresenta un "principio" di democrazia. Così "sono state messe le cose a posto", spiega il premiernel corso di una lunga conferenza stampa. "Ci siamo arroccati su un principio e lo abbiamo mantenuto fino in fondo", dice il Professore proiettando questa regola basilare in un prossimo futuro che potrebbe portare al nostro Paese, anche grazie ai flussi migratori, nuovi cittadini e quindi margini di crescita della pattuglia nazionale presso l'europarlamento. Concetti che il ministro degli Esteri poi conferma punto per punto, rimarcando come sia stata trovata una "soluzione" che ha evitato "l'aprirsi di un conflitto istituzionale tra Consiglio e Strasburgo". "Un grande successo - spiega Massimo D'Alema - di fatto e di principio su una materia delicata, di 'codecisione', un problema reale posto dall'Italia, e poi risolto, su cui è inutile ironizzare".

"Se il Consiglio europeo avesse rigettato quanto deciso dal Parlamento, ci sarebbe stato uno scontro", prosegue il responsabile della Farnesina non senza fare un accenno a quella che sembra essere stata la dura battaglia notturna sui seggi, che avrebbe coinvolto diversi Paesi, Polonia in testa. Il ministro non si sbilancia, ma, ad una domanda precisa sull'ipotesi di ricatti di Varsavia che ieri avrebbero rallentato la trattativa, risponde così: "Sono cose che quanto più uno minaccia tanto più paga un prezzo...". Dal ministro anche qualche considerazione sul ruolo della Gran Bretagna: Londra non intende staccarsi dall'Unione, ma intenderebbe starci a modo suo. Resta, nel caso specifico dei seggi parlamentari, "l'atteggiamento di grande cooperazione" da parte del primo ministro britannico Gordon Brown. Archiviata la pratica del Trattato, il premier fa il punto sull'agenda operativa del Consiglio.

Si è parlato di energia, di ambiente, di ricerca e sviluppo, di globalizzazione. Tutti temi fondamentali che richiedono impegno, applicazione e stanziamento di risorse, spiega il premier italiano puntando l'indice contro chi fa l'orecchio di mercante quando si tratta di decidere ed applicare "regole" indispensabili sulla proprietà intellettuale o sull'origine dei prodotti, ma anche sul versante dei mercati finanziari. E' il caso dei cosiddetti 'Fondi sovrani', quelli gestiti dagli Stati, che si stanno accumulando in maniera vertiginosa in alcuni Paesi rischiando di "sollevare - secondo Prodi - reazioni di carattere protezionistico". Il presidente del Consiglio rimarca l'importanza del prossimo vertice Africa-Ue, senza entrare in polemica con Londra sul presunto disinteresse, registrato dagli altri Paesi dell'Unione, verso questo appuntamento da parte del Regno Unito. E non polemizza neanche per il documento sulle turbolenze dei mercati finanziari che Gordon Brown, Angela Merkel e Nicolas Sarkozy hanno firmato "dimenticandosi" di coinvolgere Roma. Ma è sempre più convinto che l'Italia, anche sulla scia del successo del Vertice di Lisbona, sia sempre in pista nella costruzione dell'Europa. E quindi in corsa per tutti gli incarichi di responsabilità alla guida degli organismi comunitari, a partire dalla presidenza della Commissione Ue.

  





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