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Domenica 05 Ottobre : 2008 di Lucilla Perrini
IN PIAZZA ROVETTA. Successo dell’iniziativa promossa da Diocesi e Brescia aperta e solidale
Capire il ciclo della raccolta differenziata non è semplice per chi è bresciano da sempre, per uno straniero lo è ancora di più. Per questo l’Associazione centro migranti della Diocesi e il gruppo Brescia aperta e solidale hanno organizzato ieri pomeriggio in piazza Rovetta l’iniziativa «Rifiuto dove vai?», una festa con laboratori e giochi per bambini sul tema del riciclaggio dei rifiuti, stand, gruppi musicali provenienti da vari paesi del mondo e un’isola ecologica con i cassonetti, per imparare a utilizzarli nel modo corretto.
L’idea è piaciuta sia ai bresciani di passaggio, che si sono fermati incuriositi ad ascoltare i gruppi musicali dello Sri Lanka e del Bangladesh, sia agli immigrati. Secondo Mdshahab Uddin, dal Bangladesh, «è un’iniziativa veramente bella vedere per un giorno la piazza di Brescia animarsi con tanta gente che viene dalle zone più diverse del mondo. Sul tema dei rifiuti mi ero già accorto nei miei viaggi in Europa quanto l’Italia fosse un passo indietro rispetto alla Germania o alla Francia. Ora che si è diffusa anche qui la raccolta differenziata è interessante capire qual è il percorso che fa il rifiuto e dove gettarlo». Perché la comprensione sia chiara, per Uddin «bisognerebbe applicare sui cassonetti le scritte nelle diverse lingue».
Anche Augustin Senghor, senegalese, ha apprezzato la festa «credo sia molto importante – dice – per noi che veniamo da un altro paese, con altri usi e diverse tradizioni, conoscere la gestione dei rifiuti. Solo così possiamo davvero integrarci, conoscendo come funzionano qui le cose, non ignorando le regole del convivere».
Soprattutto, afferma Senghor «se si parla di ambiente: un ambiente pulito significa anche una buona salute per i cittadini. Per questo è stato bello che siano stati coinvolti tutti, bresciani e stranieri del centro, perché tutti dobbiamo avere a cuore la pulizia della nostra città».
La festa è stata anche l’occasione per ritrovarsi: «Siamo qui a lavorare - racconta Abdul Dahlil Zaki, marocchino -, ma è bello, soprattutto in questo momento in cui siamo nell’occhio del ciclone, ritrovarsi e festeggiare in pace, con buona musica».
L’idea è piaciuta sia ai bresciani di passaggio, che si sono fermati incuriositi ad ascoltare i gruppi musicali dello Sri Lanka e del Bangladesh, sia agli immigrati. Secondo Mdshahab Uddin, dal Bangladesh, «è un’iniziativa veramente bella vedere per un giorno la piazza di Brescia animarsi con tanta gente che viene dalle zone più diverse del mondo. Sul tema dei rifiuti mi ero già accorto nei miei viaggi in Europa quanto l’Italia fosse un passo indietro rispetto alla Germania o alla Francia. Ora che si è diffusa anche qui la raccolta differenziata è interessante capire qual è il percorso che fa il rifiuto e dove gettarlo». Perché la comprensione sia chiara, per Uddin «bisognerebbe applicare sui cassonetti le scritte nelle diverse lingue».
Anche Augustin Senghor, senegalese, ha apprezzato la festa «credo sia molto importante – dice – per noi che veniamo da un altro paese, con altri usi e diverse tradizioni, conoscere la gestione dei rifiuti. Solo così possiamo davvero integrarci, conoscendo come funzionano qui le cose, non ignorando le regole del convivere».
Soprattutto, afferma Senghor «se si parla di ambiente: un ambiente pulito significa anche una buona salute per i cittadini. Per questo è stato bello che siano stati coinvolti tutti, bresciani e stranieri del centro, perché tutti dobbiamo avere a cuore la pulizia della nostra città».
La festa è stata anche l’occasione per ritrovarsi: «Siamo qui a lavorare - racconta Abdul Dahlil Zaki, marocchino -, ma è bello, soprattutto in questo momento in cui siamo nell’occhio del ciclone, ritrovarsi e festeggiare in pace, con buona musica».
ViviCentro (art. 19 e 21)
La libertà di stampa è una benedizione quando siamo inclini a scrivere contro gli altri, e una calamità quando ci troviamo ad essere sopraffatti dalla moltitudine dei nostri assalitori. (Samuel Johnson).

















