Finanziaria: accordo su precari, ma Dini rilancia
ROMA - La battaglia sulla Finanziaria riprende domani mattina nell'aula del Senato dove si concluderà mercoledì 14 o, al massimo, giovedì 15. La partita, è ormai chiaro, ha come posta la sopravvivenza del governo; ma il centrosinistra si presenta all'appuntamento con un punto a suo favore, perché sulle assunzioni dei precari nel pubblico impiego l'accordo con Dini è stato ufficialmente raggiunto. Fino alla fine, però, l'Unione dovrà incrociare le dita per scongiurare il rischio che qualche senatore dissidente decida di fare lo sgambetto al governo Prodi. "Lambertow", infatti, ogni giorno che passa continua a ripetere che dirà no a una manovra economica troppo "spendacciona" e oggi rilancia.
"Mi riservo fino all'ultimo il giudizio complessivo sulla Finanziaria ", ha spiegato intervenendo alla presentazione milanese del suo movimento politico. Dini sa bene quali sarebbero le conseguenze di un suo no: "Ci sarà una crisi di governo", prevede. Ma la cosa non lo turba più di tanto: perché, sottolinea, "noi abbiamo le mani libere". Per scongiurare l'eventualità del voto negativo di Dini, il centrosinistra è pronto ad accogliere quasi tutte le sue richieste. Il nodo delle assunzioni dei precari della pubblica amministrazione , come ha spiegato il relatore Legnini, è stato sciolto accogliendo un emendamento del braccio destro di Dini Natale D'Amico, opportunamente modificato.
Non ci sarà una sanatoria indiscriminata: i precari con un contratto a termine dovranno superare una selezione, mentre i co.co.co avranno diritto a un punteggio da far valere nei prossimi concorsi. Il punto è che Dini non si accontenta: sul tappeto, insiste, ci sono altri nodi. In primis quello del tetto degli stipendi dei manager pubblici, al quale è totalmente contrario in nome della difesa della qualità nello Stato; quindi quello della copertura della norma che abolisce i ticket. Il relatore Legnini casca dalle nuvole: "Nessuna copertura è stata passata ai raggi x come quella per l'abolizione dei ticket".
Non ha tutti i torti, visto che per superare ogni obiezione al riguardo è intervenuto di persona anche il Ragioniere generale della Stato Canzio. Sono queste uscite di Dini a far temere al centrosinistra che l'ex presidente del Consiglio sia alla ricerca di un pretesto per rompere. In ogni caso, l'Unione è disposta anche a ritardare la tabella di marcia della Finanziaria, facendo slittare il voto finale da mercoledì 14 a giovedì 15, pur di risolvere tutti i problemi sollevati dalla battagliera pattuglia liberaldemocratica. E domani mattina a Palazzo Madama si svolgerà una riunione di maggioranza per affrontare tutte le questioni ancora sul tappeto. La capogruppo dell'Ulivo Anna Finocchiaro, si mostra tranquilla e convinta del voto di Dini: "Sono certa - assicura - che il presidente Dini non verrà meno né ai suoi convincimenti né alle sue responsabilità ".
Silvio Berlusconi, invece, insiste nel dire che alcuni senatori del centrosinistra potrebbero voltare le spalle a Prodi. L'ex premier, però, fa retromarcia sull'idea di ottenere la crisi di governo il giorno del voto finale sulla Finanziaria: "Non ho mai parlato di spallata, non ho mai detto che c'era una data, può essere in qualsiasi momento, ho solo scelto la strategia del wait and see, aspetta e vedrai", ha spiegato il leader di Forza Italia. "Conto soltanto sul fatto - ha detto ancora - che, avendo parlato con diversi senatori, ho trovato degli stati d'animo e dei giudizi su ciò che fa il governo che francamente non consentono a certe personalità di approvare la Finanziaria. Se poi si smentiscono e la approvano, lo fanno per ragioni che non corrispondono al loro convincimento che mi hanno onestamente appalesato".
"Mi riservo fino all'ultimo il giudizio complessivo sulla Finanziaria ", ha spiegato intervenendo alla presentazione milanese del suo movimento politico. Dini sa bene quali sarebbero le conseguenze di un suo no: "Ci sarà una crisi di governo", prevede. Ma la cosa non lo turba più di tanto: perché, sottolinea, "noi abbiamo le mani libere". Per scongiurare l'eventualità del voto negativo di Dini, il centrosinistra è pronto ad accogliere quasi tutte le sue richieste. Il nodo delle assunzioni dei precari della pubblica amministrazione , come ha spiegato il relatore Legnini, è stato sciolto accogliendo un emendamento del braccio destro di Dini Natale D'Amico, opportunamente modificato.
Non ci sarà una sanatoria indiscriminata: i precari con un contratto a termine dovranno superare una selezione, mentre i co.co.co avranno diritto a un punteggio da far valere nei prossimi concorsi. Il punto è che Dini non si accontenta: sul tappeto, insiste, ci sono altri nodi. In primis quello del tetto degli stipendi dei manager pubblici, al quale è totalmente contrario in nome della difesa della qualità nello Stato; quindi quello della copertura della norma che abolisce i ticket. Il relatore Legnini casca dalle nuvole: "Nessuna copertura è stata passata ai raggi x come quella per l'abolizione dei ticket".
Non ha tutti i torti, visto che per superare ogni obiezione al riguardo è intervenuto di persona anche il Ragioniere generale della Stato Canzio. Sono queste uscite di Dini a far temere al centrosinistra che l'ex presidente del Consiglio sia alla ricerca di un pretesto per rompere. In ogni caso, l'Unione è disposta anche a ritardare la tabella di marcia della Finanziaria, facendo slittare il voto finale da mercoledì 14 a giovedì 15, pur di risolvere tutti i problemi sollevati dalla battagliera pattuglia liberaldemocratica. E domani mattina a Palazzo Madama si svolgerà una riunione di maggioranza per affrontare tutte le questioni ancora sul tappeto. La capogruppo dell'Ulivo Anna Finocchiaro, si mostra tranquilla e convinta del voto di Dini: "Sono certa - assicura - che il presidente Dini non verrà meno né ai suoi convincimenti né alle sue responsabilità ".
Silvio Berlusconi, invece, insiste nel dire che alcuni senatori del centrosinistra potrebbero voltare le spalle a Prodi. L'ex premier, però, fa retromarcia sull'idea di ottenere la crisi di governo il giorno del voto finale sulla Finanziaria: "Non ho mai parlato di spallata, non ho mai detto che c'era una data, può essere in qualsiasi momento, ho solo scelto la strategia del wait and see, aspetta e vedrai", ha spiegato il leader di Forza Italia. "Conto soltanto sul fatto - ha detto ancora - che, avendo parlato con diversi senatori, ho trovato degli stati d'animo e dei giudizi su ciò che fa il governo che francamente non consentono a certe personalità di approvare la Finanziaria. Se poi si smentiscono e la approvano, lo fanno per ragioni che non corrispondono al loro convincimento che mi hanno onestamente appalesato".
ViviCentro (art. 19 e 21)
La libertà di stampa è una benedizione quando siamo inclini a scrivere contro gli altri, e una calamità quando ci troviamo ad essere sopraffatti dalla moltitudine dei nostri assalitori. (Samuel Johnson).













