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Finanziaria. Unione studia modifiche, si valuta fiducia
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Messaggio Finanziaria. Unione studia modifiche, si valuta fiducia 
 
Martedì, 6 Novembre 2007- 21:15



 
ROMA - Governo e maggioranza al lavoro per rinsaldare le fila in vista dei voti sulla manovra in aula al Senato. Ma solo domani si valuterà se c'é la possibilità di procedere senza mettere il voto di fiducia, un voto che il ministro dell'Economia Tommaso Padoa-Schioppa spera di poter evitare. L'opposizione ha comunque dimezzato i propri emendamenti: ora ce ne sono solo 300 "per mettere a nudo le contraddizioni interne del centosinistra". Ma il ministro per i Rapporti con il Parlamento Vannino Chiti, che domani mattina valuterà gli ostacoli posti al cammino della finanziaria insieme alla maggioranza in una riunione al Senato, aveva chiesto nei giorni scorsi di ridurli a 200. Che la maggioranza stia lavorando per rinsaldare la tenuta non è un mistero per nessuno. Da una parte ci sono le riserve dei senatori diniani sulle norme per l'assunzione dei precari nella pubblica amministrazione, dall'altra le richieste della sinistra radicale su tobin tax e rendite finanziarie. La strada sembra spianata sulle assunzioni dei precari della Pa, anche se dalla Cgil arrivano pesanti strali contro Dini. "Il suo accanimento contro i precari è insopportabile", dice il sindacato in una nota ufficiale.

La mediazione politica sembra già aver vinto. Le richieste dei diniani sono contenuti negli emendamenti del senatore Natale D'amico. Chiede che si possano assumere solo i lavoratori a tempo e i co.co.co che siano entrati in una pubblica amministrazione attraverso una selezione. Una richiesta, questa, che potrebbe essere accolta, considerando che è proprio la legge a prevedere selezioni per i lavoratori pubblici. Ma che si stia lavorando ancora lo fa capire lo stesso leader dei Liberaldemocratici, Lamberto Dini. "Che lavorino, che lavorino! E poi vedremo...", dice ai giornalisti che lo incalzano. Le richieste dei "dissidenti" più radicali, invece, trovano spazio in due ordini del giorno, approvati in commissione Bilancio: il governo si è così impegnato a reintrodurre in futuro, nella delega che è ora all'esame della Camera, l'aliquota unica del 20% per tassare tutti gli strumenti finanziari. Altre modifiche sono comunque in arrivo. "La struttura della finanziaria non è certo perfetta - dice Padoa-Schioppa in aula aprendo a cambiamenti - e forse andrà modificata in alcune parti". Ad esempio, c'é il tetto agli stipendi pubblici, che rischia di penalizzare la Rai. C'é poì un'accesa polemica su parte della copertura (non bollinata dalla Ragioneria Generale dello Stato) per l'eliminazione del ticket sulla diagnostica.

Una questione che il ministro dell'Economia Tommaso Padoa-Schioppa liquida così: "E' una favola". Su questo punto la maggioranza ritiene di avere le carte in regola, anche se i diniani chiedono chiarimenti. Si discute poi anche dell' assunzione di dipendenti collegata a quella degli ispettori dell'Agenzia delle Entrate (che apre la strada pure per l'assunzione in altre amministrazioni). A non piacere ai diniani ma anche ad altre componenti della maggioranza sono poi le norme sui simboli dei partiti, introdotte nella finanziaria per evitare doppioni elettorali, ma che salva i simboli depositati nei 90 giorni precedenti al varo della finanziaria. "Una norma che va bene solo per chi sapeva", dicono sia il senatore D'Amico sia il 'dissidente' dell'Ulivo Roberto Manzione. Così, mentre l'aula termina la discussione generale e passa al voto sul Ddl di Bilancio, riprendono i confronti governo-maggioranza. A scaldare il confronto è una richiesta che arriva dal centrodestra: sollecita i moderati a non votare la Finanziaria e ad andare all'esercizio provvisorio.

L'ipotesi, poiché la manovra redistribuisce reddito, comporterebbe tra l'altro un miglioramento del rapporto deficit-pil. Ma dalla maggioranza rispondono che l'ipotesi dell'esercizio provvisorio sarebbe "devastante" per il Paese che si troverebbe certamente di fronte ad una bocciatura da parte della agenzie di rating internazionale vedendo, contestualmente, aumentare l'esborso per il servizio al debito. Infine il decreto, ora all'esame della Camera: critiche arrivano dal relatore di maggioranza, Lello Di Gioia (Rosa nel Pugno), che in ogni caso giudica positivamente l'impianto complessivo del provvedimento. "Auspico che l'esame presso la Camera - ha detto Di Gioia intervenendo in Commissione Bilancio - permetta di intervenire su voci di spesa che non appaiono né urgenti né necessarie e consenta di definire in modo migliore alcuni punti problematici che l'esame presso il Senato non è riuscito a risolvere o che, addirittura, ha introdotto nel provvedimento". Anche in questo caso modifiche sono scontate. Soprattutto sul bonus incapienti che, spiega il relatore, se non si trova una copertura adeguata dovrà tornare a 150 euro (attualmente è a 300 euro).

  





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