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Mercoledì, 25 Giugno : 2008
ROMA - Ha infierito sul corpo di Loredana Benincasa, di 25 anni, in modo crudele e spietato. Per Nicolò Di Stefano, di 24, ancora ricoverato nel policlinico Gemelli, da questa sera l'accusa è pesantissima: omicidio premeditato con l'aggravante delle sevizie e crudeltà. Il cerchio si è quindi chiuso per gli inquirenti della squadra mobile di Roma. Dall'autopsia sul corpo della giovane, effettuata dall'Istituto di medicina legale del Gemelli, sono arrivati gli ultimi tasselli che mancavano al puzzle: domenica mattina la stanza da letto al primo piano della villetta rosa di vicolo dell'Acqua Paola nella periferia a nord di Roma, è stata lo scenario efferato di un disegno di morte agghiacciante. Due bisturi, due coltelli a serramanico: Nicolò ha colpito Loredana più volte senza lasciarle scampo.
Colpi violenti, profondi: per la giovane di origini foggiane il tentativo disperato di difendersi da tanta violenza non è bastato ad evitarle la morte. Quando gli operatori del 118 sono arrivati in quella tranquilla stradina del Trionfale, avvertiti da una telefonata di Roberto Di Stefano, il papà di Nicolò, Loredana era già morta, sdraiata sul letto accanto al suo fidanzato, anche lui ferito gravemente. Entro la fine di questa settimana il giovane potrebbe essere già ascoltato dal pubblico ministero. Le sue condizioni, infatti, sono in lento ma costante miglioramento tanto che nelle prossime 24-48 ore potrebbe essere sciolta la prognosi. A quel punto Nicolò dovrà spiegare i motivi del gesto, di quella furia omicida e autodistruttiva. Una coppia che appariva serena, sotto lo stesso tetto già da due anni ma forse qualcosa non andava più nel verso giusto. "Ma come faccio? Io l'avrei già lasciato ma tra i genitori miei e i suoi quanti casini! Paura!". Firmato Lolly83, nick quasi identico a quello utilizzato da Loredana.
Questo messaggio, lasciato sul suo blog nelle scorse settimane, fa pensare ad un rapporto in crisi che la giovane voleva troncare. Una decisione sofferta, complicata forse dall'atteggiamento dei genitori della coppia. Un indizio, troppo poco per spiegare il movente che ha portato alla tragedia di domenica mattina e che da questa sera vede Nicolò accusato della morte della fidanzata. Ora agli investigatori resta da verificare se davvero il biglietto d'addio trovato sul comodino accanto al letto e con le firme dei due giovani, sia stato scritto soltanto da lui.
Colpi violenti, profondi: per la giovane di origini foggiane il tentativo disperato di difendersi da tanta violenza non è bastato ad evitarle la morte. Quando gli operatori del 118 sono arrivati in quella tranquilla stradina del Trionfale, avvertiti da una telefonata di Roberto Di Stefano, il papà di Nicolò, Loredana era già morta, sdraiata sul letto accanto al suo fidanzato, anche lui ferito gravemente. Entro la fine di questa settimana il giovane potrebbe essere già ascoltato dal pubblico ministero. Le sue condizioni, infatti, sono in lento ma costante miglioramento tanto che nelle prossime 24-48 ore potrebbe essere sciolta la prognosi. A quel punto Nicolò dovrà spiegare i motivi del gesto, di quella furia omicida e autodistruttiva. Una coppia che appariva serena, sotto lo stesso tetto già da due anni ma forse qualcosa non andava più nel verso giusto. "Ma come faccio? Io l'avrei già lasciato ma tra i genitori miei e i suoi quanti casini! Paura!". Firmato Lolly83, nick quasi identico a quello utilizzato da Loredana.
Questo messaggio, lasciato sul suo blog nelle scorse settimane, fa pensare ad un rapporto in crisi che la giovane voleva troncare. Una decisione sofferta, complicata forse dall'atteggiamento dei genitori della coppia. Un indizio, troppo poco per spiegare il movente che ha portato alla tragedia di domenica mattina e che da questa sera vede Nicolò accusato della morte della fidanzata. Ora agli investigatori resta da verificare se davvero il biglietto d'addio trovato sul comodino accanto al letto e con le firme dei due giovani, sia stato scritto soltanto da lui.
ViviCentro (art. 19 e 21)
La libertà di stampa è una benedizione quando siamo inclini a scrivere contro gli altri, e una calamità quando ci troviamo ad essere sopraffatti dalla moltitudine dei nostri assalitori. (Samuel Johnson).
















