Codroipo (Udine) : figlio con problemi mentali uccide a coltellate il prorpio padre-

“Dignità umana : un bilancio sociale alquanto deludente .

Ancora una volta la “mannaia” ha colpito un innocente. A Codroipo in provincia di Udine un padre viene ucciso a coltellate dal proprio figlio con problemi mentali. Ancora una volta qualcuno deve rispondere alla propria coscienza. Ancora una volta dobbiamo “sentire” impotenti queste orribili notizie, che non saranno certamente le ultime, purtroppo !

Tutti noi dobbiamo mantenere sempre più vigile la n/s attenzione ed il n/s senso di responsabilità che non deve essere né desertificato né carente, specie oggi, nella consapevolezza del recupero di quelle doti morali che attestano il vivere dell’uomo.

Sono parole quelle che sentiamo spesso, attuali, anche se sono indirizzate e riflettono un situazione economica che incombe sulla società in genere, ciò non di meno coinvolgono la solidarietà sociale, principio altamente etico che ogni uomo deve sostenere verso i più sfortunati della vita, i più bisognosi, i più diseredati che non sono solo portatori di handicap, ma di diritti di uguaglianza e pari dignità sociale più volte richiamata e poco incarnata dalla n/s Costituzione e da quella Europea.

Da diverse settimane sui vari quotidiani si leggono notizie della rapida escalation di violenze fisiche e verbali ( non parliamo di stupri quasi quotidiani ! ) verso un proprio congiunto, un amico, un cittadino qualunque, ricondotte ad improvvisi “raptus” di follie, di incomprensibili atteggiamenti sociali, dove psichiatri e psicoterapeuti si fanno in quattro per definire questi comportamenti.

Quanto è successo a Codroipo dove quel giovane in condizione di parziale grado di ritardo mentale ha espresso una menomazione funzionale od una infermità di disabilità già riconosciuta, la quale non gli permette l’inserimento nella vita sociale, inabile a vivere in mezzo agli altri o privato del diritto ad interagire con il mondo e con altre persone.

Quel “fattaccio”, considerato un normale fatto di cronaca nera, non potrebbe essere giustificabile verso quelle persone che, attraverso “cavilli legali”, poi godono dell’imputabilità del reato.

Ma se quel “gesto” viene da un “malato” accertato di disordine psichico, come quello di Codroipo, allora è scandaloso non porre rimedio in quanto già si conosce quel “difetto” e nel suo insieme desta un senso di incomprensione e di ribellione.

Comunque quel “gesto” non è la strada sociale che risalta i valori della giustizia, della solidarietà, della equità, delle pari opportunità, “qualità” che dovrebbero presiedere le Istituzioni .

Anche se l’espressione “dignità umana” è diventata la parola della modernità, è tematica ricchissima e complessa il cui fine è la promozione e la difesa della dignità dell’uomo, di ogni uomo dal concepimento alla morte naturale, promuovendo una cultura della vita che dia un fondamento di amore all’intera società .

Le famiglie, incolpevoli, prendono atto di un bilancio sociale alquanto deludente, anche proveniente dai vari gradi di insensibilità dei rappresentanti della vita pubblica, non proprio elogiabili, soprattutto nell’osservare il disinteresse delle Istituzioni, tutte intente come sono nella loro litigiosità, invece di “guardare” verso il mondo della sofferenza e perseguire quegli sforzi per assicurare benefici che non lesino l’inalienabile dignità della persona umana.

Signori della Politica, quei benefici fanno parte di quei diritti che dovrebbero essere raccolti in un Testo Unico, riguardanti i disabili fisici e gli handicappati mentali, oggi carente.

Signori della politica, nell’opinione pubblica persiste intenso il timore di perdere quei diritti sociali condensati nel rispetto della persona umana, anche se, una progressione di “esternazioni” di “ricorrenze” di “episodi” non bene definibili, come nel caso del giovane che uccide a coltellate il proprio padre, vanno affermandosi, per essere ritenuti dalle Istituzioni un fatto di cronaca e non essere considerati un dovere da incarnare in un provvedimento protettivo.

Signori della Politica, purtroppo la vita quotidiana è anche segnata da “conseguenze”, “fatti” o “misfatti” che impediscono di percorrere anche la strada dei valori etici.

C’è proprio da vergognarsi! O sbaglio !
Previte

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La Famiglia resta pur sempre la cellula primaria della società.

La famiglia, che la Chiesa Cattolica ne celebra il “ 7° Incontro Mondiale” a Milano dal 29 maggio al 3 giugno, è concepita come una società originaria le cui basi non derivano dallo Stato, ma sviluppate attraverso un processo millenario di libertà .

Quando si riunirono nel 1946 i padri della n/s Costituzione nel riconoscere l’esistenza dei diritti “inviolabili dell’uomo “ (art.2) ed il valore di una particolare dignità propria della persona, ( art.3 ), ne hanno riconosciuto “ i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio”, la parità giuridica e morale dei coniugi e con la riforma del diritto di famiglia nel 1975 è stato attuato il principio costituzionale, abolendo la supremazia del marito stabilendo che i coniugi concordano tra loro l’indirizzo della vita familiare “a garanzia dell’unità familiare “( art.29 della n/s Costituzione ).

Queste poche nozioni del diritto pubblico, che ricordo con molta riconoscenza per essere stati maestri di vita, oggi tutti constatiamo che il n/s Paese è costantemente “preso” nella litigiosità politica ( davvero scandalosa!) con scambi di accuse (micidiali “forme” per abbattere la democrazia ) senza minimamente avvertire se emergenze (non solo quelle dello sbarco di migranti extra comunitari), esigenze ( come quelle di particolare tutela ed assistenza sanitaria ed ospedaliera per categorie di pazienti fragili come persone in età avanzata disabili psico-fisici, malati terminali), siano degne di essere chiamate tali e vergognosamente lasciate nell’angolo più buio del buon senso !

Due proposizioni si presentano imperanti nella n/s società : etica morale e bene comune.

Queste si trovano là dove sono difesi e tutelati i diritti della persona umana, specialmente quando entrano nel gioco della socialità i portatori di handicap di salute e di povertà, “soggetti” più colpiti da sventure del genere umano i cui “diritti deboli, non sono diritti deboli”come dice il Cardinale Dionigi Tettamanzi, il grande difensore degli ultimi fra gli ultimi.

Quando, a volte, si richiamano i fondamentali diritti umani, i principi civili, cristiani, sociali della vita e della famiglia, parte del mondo moderno innalza un “muro di opposizione”, quasi a contestare e tentare di privare il diritto di parlare se si toccano argomenti che riguardano queste “ problematiche ”.

Quando principi etici non collimano con la politica, con alcuni mass media, con frange di contestatori, allora in nome della libertà di parola, ma di un libertinaggio molto marcato, non si deve tacere, ma difendere il versante della morale.

La famiglia cellula primaria della società, oggi è in grave e preoccupante crisi come non mai perché si tenta di distruggere il suo fondamento, essa è nel turbinio delle contraddizioni “colpita” da una moda che dice di essere libertaria, “avversata” da situazioni anche economiche gravi, da “immoralismi” imperanti sempre più feroci, dobbiamo ricordare che l’unione familiare è sempre essa il trampolino di lancio della capacità di relazione umana, perché senza famiglia non c’è socializzazione.

Anche se si parla di aiuti alle famiglie nelle politiche sociali, ( oh! quanti politici “dicono di difendere”!) si continua la cultura di voler prestare attenzione ai problemi convivenze, coppie di fatto, single, matrimoni omosessuali, difesa dei cani e dei gatti ed ogni “cosa d’imperante moda”, si tralascia la famiglia, specialmente quella dove insiste un malato psico-fisico. In analisi si vuole far ritenere normale la società moderna che adotta vari tipi di vita, di famiglia e diversi modelli di matrimonio, estraniando dalla “società dei felici” tutti gli “altri”.

E’ vero che esistono situazioni difficili e casi che meritano rispetto, ma una cosa è l’andare a sanare situazioni con provvedimenti amministrativi, altra è ambire a stravolgere il diritto di famiglia fondato sul matrimonio tra uomo e donna come sancisce la Costituzione Italiana ed il diritto positivo.

Non è impossibile rilevare che un matrimonio possa naufragare, forse se all’origine non vi è stata una severa presa di coscienza del matrimonio con il quale sono cresciute le nostre comunità. Se poi vi sono bambini questi subiscono disordini psicologici (nevrosi, turbe psichiche, asocialità ecc.) e quanto alle coppie omosessuali, con il rispetto della libertà loro voluto, è ovvio ed indubbio che queste non possono contribuire alla procreazione, cioè alla continuazione del genere umano.

Bisogna difendere vita, famiglia, morale, affinché non si abbatte definitivamente ciò che resta della nostra società, augurandoci che questo “7° Incontro Mondiale delle Famiglie” possa ravvivare le esigenze di un “volto” e di un “valore” profondante umani, per realizzare con modi nuovi in tempi nuovi i valori incorporati in una Carta Costituzionale come quella italiana .

Previte

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Un dramma tremendo quello avvenuto a Brescia che si conclude con tre cadaveri.

L’handicap mentale” in Italia necessita di una riforma! Non è forse una priorità meglio di altre ?

Uno squallido episodio di violenza carnale su una minorata mentale, una madre che uccide il proprio nascituro, un padre che sopprime la propria famiglia, ecco in breve analisi i “fattacci” che avvengono quasi giornalmente nella nostra Italia da parte di persone psichicamente instabili, la cui malattia, anche in casa, diventa incurabile a causa di carenza di valide strutture atte alla prevenzione cura ed eventuale reinserimento sociale.

Ultimo “fattaccio “ ( ma non ultimo!) quello di Brescia dove un padre, da tempo, pare, in sofferenza per la depressione e rimasto senza lavoro da circa un anno, ha prima lanciato dalla finestra i suoi due piccoli figli, poi se stesso dopo aver tentato di “eliminare” senza riuscire la propria moglie.

La malattia mentale, dunque, è diventata il calvario per i familiari “schiacciati” dal peso di una grossa croce e da un volume sproporzionato di sacrifici che non riescono più a sopportare e che turbano l’incolumità pubblica..

Intanto i mass media mettono in risalto il “nefasto episodio”, quasi ad esaltare la “notizia” per arricchire il carnet dello share, visto che l’audience e lo scoop scandalistico, oggi, restano i parametri di valutazione di avvenimenti riguardanti la società civile, senza soffermarsi ad approfondire le “cause” che possono determinare questi “episodi”.

Gli “episodi” in cui sono protagoniste persone con problemi psichici, sono segni evidenti ed indiscutibili di un disagio interno di tipo patologico che va riconosciuto, capito, curato con interventi ad alta protezione sanitaria e legislativa, “revisione” che in Europa avviene ogni 3/4 anni, a differenza dell’Italia “ferma al palo” da ben 34 anni !

Un vero e proprio scandalo in Italia la mancata risoluzione di questo grave ed urgente disagio sociale, altro che richiedere la “protezione” di cani e gatti ! Ma, ci sono anche, gli esseri umani! O sbaglio!

Quello che sconcerta sempre più è la poca attenzione ed il disinteresse delle Istituzioni, soprattutto del Governo Monti tutto propeso ad enunciare le riforme, che riconfermano, in negativo, quei provvedimenti legislativi adottati oltre 34 anni or sono che hanno “scaricato” le responsabilità sulle opere caritative cattoliche, sugli cliniche specializzate private, sugli OPG, sugli “ospiti” delle carceri, sulle spalle delle famiglie, quest’ultime non in grado di tenere in casa malati di questo “genere.”

E’ necessaria una nuova legislazione, una legge-quadro che garantisca e tuteli i diritti di tutti i membri della comunità sociale affinché venga rispettato “ogni diritto inviolabile dell’uomo” che richiede “l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà ” come recita la Costituzione. ( art.2° Costituzione ).

E’ auspicabile che la politica, il Governo ed in prima persona il Presidente Monti, prima delle prossime elezioni politiche, realizzino omogeneità d’intenti mirati ad una riforma di quella legge che tanto danno ha apportato, perché il malato psichico anche in momenti drammatici diventa nocivo per sé, per gli altri e turbi la sicurezza dei cittadini, come ultimo il “caso” di Brescia.

Riteniamo, Signor Presidente del Consiglio dei Ministri e Signori della Politica, che deve essere più approfondita la capacità di interpretazione e di ascolto delle necessità e della priorità che questa patologia porta in seno alla società, per ottenere risposte confacenti dalle Istituzioni e dalla politica che per la verità a tutt’oggi, non hanno saputo o voluto dedicarsi con umiltà e sensibilità ai problemi connessi a questo “popolo di sofferenti”, forse, perché distratti dalle contrapposizioni interne nonché dalle continue litigiosità!

Signor Presidente del Consiglio dei Ministri, il popolo cattolico e quello della sofferenza guarda ed attende!

E con le partole del Beato Giovanni Paolo II° : Andiamo avanti con speranza”!

Previte

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A Milano il ” 7° Incontro Mondiale delle Famiglie”.

Sul tema “ La Famiglia, il Lavoro e la Festa” si terrà a Milano dal 29 maggio al 3 giugno 2012 il “7° incontro Mondiale delle Famiglie” che il Santo Padre Benedetto XVI° ha voluto ringraziare il Cardinale Tettamanzi “per la Sua sensibilità nell’accettare questo importante impegno “, che “ tutta la Chiesa di Milano accetta” come disse il Cardinale” per accresce ancor più l’attenzione pastorale verso la Famiglia cellula fondamentale della società”.

I testi della catechesi realizzati dalla Diocesi di Milano e dal Pontificio Consiglio per la Famiglia, rappresentano, come ha detto il Cardinale Tettamanzi, “un’occasione propizia per ri-lanciare e ri-saldare le sfide che trent’anni fa l’Esortazione Apostolica Familiaris Consortio e l’Enciclica Laborem Exercens di Giovanni Paolo II° ci hanno consegnato” e allo stesso tempo “innervare il cammino di tante Diocesi in tutto il mondo e diventare un riferimento utile non soltanto per le iniziative della Pastorale Familiare e del Lavoro”, ma avrà l’opportunità “di vivere sfide che sono esattamente quelle di ogni Famiglia”.

E’ necessario considerare che la Famiglia non è solo quella dove “imperano” i problemi di una società, dove il rapporto fra i coniugi è “amorevole”, dove si “educano” alla legalità i propri figli, dove si “rispettano” i genitori anziani, ma è anche Famiglia quella dove si “curano” i propri membri disabili ed ammalati !

Questa Famiglia è anche da difendere e come sovente dice il Cardinale Tettamanzi il grande difensore sociale sempre vicino agli ultimi fra gli ultimi “nella difesa effettiva dei diritti dei deboli, che non sono diritti deboli ” !

Forse oggi i temi etici e della morale proposti all’osservanza delle norme sono “allentati” e nessuno vuol essere vincolato e nessuno si sente responsabile di ogni “cosa”, tutti vogliono farci “conoscere qualche cosa” . In poche parole si assiste ad una solidarietà un po’ superficiale, “condensata” da una esteriorità e da un relativismo “smodato”, come avverte spesso il Santo Padre Benedetto XVI°, privi entrambi da ogni esteriorità, da ogni substrato profondo.

L’etica moderna forse è un invito a trasgredire, a volte i mass media “spingono” in anomala maniera verso un senso non di libertà, ma di libertinaggio, mentre una volta (oh! che rimpianti) esisteva la virtù di “frenare” o quella della “equità”, giustizia non a rigor di legge, ma con una certa ragionevole moderazione.

Oggi assistiamo all’affermarsi del fenomeno della frammentarietà e per questo è difficile e spesso vana la ricerca di un “senso” e “ non pochi si chiedono se abbia ancora un senso porsi una domanda sul senso”, scrisse il Beato Giovanni Paolo II° nella Lettera Enciclica Fides et Ratio, una degradazione della ragione senza ricercare la verità (punto 81 capitolo VII°).

Questo “passo” del Beato ci invitava e ci invita tutt’ora a raccogliere ed esaminare la realtà in tutta la sua drammaticità, perché oggi il cittadino che continua nella strada della morale ha il timore di perdere quei diritti che fanno parte dell’etica civile, cioè il rispetto della dignità della persona.

In questa società che si dibatte in serie difficoltà economiche, morali, violenze in famiglia, negli stadi di calcio, problemi extra comunitari, disagio giovanile, droga, eutanasia, depressione, corruzione, concussione, furti, omicidi in famiglia ecc. ecc. ( e chi più ne ha ce le metta!), mali di cui soffre la nostra società, se si distrugge la famiglia, ma come si può riconquistare quei valori morali indispensabili che si tenta e si vuole abbattere anche in Italia, come avviene in alcuni Paesi ?.

Nei momenti difficili della vita non possiamo restare sul monte delle nostre congetture ed estraniarsi dal mondo, ma è necessario il coraggio di prendere coscienza della nostra povertà interiore e del nostro egoismo. ( Oh! quanto ce né ! )

Bisogna difendere la vita, la libertà, la famiglia affinché non si abbatte definitivamente ciò che resta della nostra società.

La famiglia, che i rilevamenti statistici, forse, vogliono affermare lo sviluppo di una cultura troppo spesso indirizzata contro ogni forma di vita sociale e di vincolo matrimoniale in favore di nuove modalità dell’essere famiglia, deve restare ancora oggi salda e di continuazione tradizionale, perché, spesso, la libertà della persona finisce dove comincia, appunto, il libertinaggio.

Questa deve essere la sintesi di un più moderno concetto di libertà, di azione, di proposizione, di convivenza civile che costituiscono il senso della vita, il rispetto della dignità umana e della libertà che questo “7° Incontro Mondiale delle Famiglie” vuole ri-saldare in questa civiltà dell’individualismo, del relativismo e dell’indifferenza che si tenta di instaurare da troppo tempo.

Con le parole del Beato Giovanni Paolo II° : “Andiamo avanti con speranza”!

Previte

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Lettera al dr. Martin Schulz Presidente Parlamento Europeo.

Al dottor Martin Schulz

Presidente del Parlamento Europeo

Sede

Oggetto : Petizione n.1003/2011. Risposta dalla Commissione Europea CM/896443IT.doc PE 485.999v01-00 del 16.03.2012. Richiesta un provvedimento legislativo al fine di alleviare il disagio sociale in ambito UE onde prevenire abusi, maltrattamenti e tutela dei sofferenti psichici.

Gentile Signor Presidente del Parlamento Europeo,

Per una Direttiva Comunitaria od altro provvedimento legislativo a fronte di una diversificazione dei trattamenti sanitari in ambito europeo e per la creazione di un quadro di riferimento per i servizi sanitari transfrontalieri intesi a garantire una maggiore garanzia e solidarietà alla tutela della salute mentale, questo è quanto avevo richiesto a Lei Signor Presidente del Parlamento Europeo, che a sua volta aveva indirizzata tale richiesta alla Commissione Europea per le Petizioni rubricata al n.1003/2011.

La risposta è stata emessa il 16 marzo 2012 e da me conosciuta il 15 maggio 2012 alle ore 11,31 Office RMD05j046 che in sintesi dispone che“ la Commissione considera le questioni inerenti la salute mentale essere di competenza diretta dello Stato membro UE “ : una definizione della “questione”, mi permetta, alquanto impropria, avulsa, discriminatoria.

La Petizione, ripeto, intendeva “suggerire” una concreta risoluzione inerente il disagio psichico dal momento che manca un provvedimento legislativo comunitario uguale e con la stessa valenza in tutti gli Stati membri della UE, dove ogni 2 o 3 anni viene revisionata la legge che tutela la salute mentale, mentre in Italia ( come,forse, in altri Stati UE) sono passati 34 anni da quel 13 maggio 1978 con la legge 180 e 833 hanno “chiuso” gli Ospedali Psichiatrici senza produrre poi una tutela per la salute mentale riconosciuta tale anche dall’ex Commissario per i Diritti Umani del Consiglio Europeo dottor Gil Robles nel 2005.

Il “fattaccio” avvenuto a Roma il 19 luglio 2008, dove un padre di nazionalità francese con problemi psichici, tale Julien Monnet, ha violentemente sbattuto sul selciato innanzi la scalinata del Milite Ignoto la propria figlia di 4 anni, ha aperto, secondo il nostro modesto parere allora e continua tutt’ora, un contenzioso valido sulla carenza di una legislazione unica europea, applicabile sui “casi” inerenti disturbi di natura psichica.

Da notizie diramate dai mass media, pare, che il Monnet in un primo tempo abbia subito il TSO, (trattamento sanitario obbligatorio), che si configura ”solo se esistano alterazioni psichiche tali da richiedere urgenti interventi terapeutici” (art.43 comma 3° legge 833/1978), dopo di ché è stato trasferito nel carcere di Regina Coeli in Roma per aver commesso il reato di tentato omicidio od altri capi d’imputazione.

Ma il trattamento riservato a questo straniero è compatibile con la tutela della salute psichica in ambito europeo, come proposto con la Petizione n. 1003/2011 ?

Ammesso, sempre quale esempio inerente la “materia”, che il Monnet come pronto intervento sanitario abbia subito il TSO (Trattamento Sanitario Obbligatorio ) secondo i principi della legislazione italiana, appare contraddittorio che l’incriminato date le sue condizioni di squilibrio mentale debba scontare eventualmente la sua detenzione in un carcere normale e non, eventualmente, se reo, in un ospedale psichiatrico giudiziario!

Il Codice Penale italiano stabilisce nelle “Misure di sicurezza personale” che le persone che hanno “commesso un reato e ritenute socialmente pericolose” sono elementi per cui è previsto l’internamento in un Ospedale Psichiatrico Giudiziario. ( i quali, forse, nel 2013 verranno chiusi : mah !)

Ci chiediamo, però, questo tipo di penitenziario serve solo a punire il reato commesso, oppure come sarebbe legittimo si preoccupa anche di curare il “malato” ? come aveva previsto, appunto, il dottor Gil Robles già Commissario Europeo per i Diritti Umani in visita in Italia nel 2005.

Ora nel “caso” in esame è stato osservata la promozione della salute mentale che specifici documenti europei citano, ma non concretizzano per agire in maniera efficace e coordinata ?

A giudicare da “questo fatto” e secondo il nostro modesto avviso, l’assenza di una Direttiva Specifica Comunitaria Europea e la carenza di questa proposizione legislativa non ha consentito di dare, al Monnet, quella uguale assistenza, tutela della salute e della sicurezza che dovrebbe competere a tutti i cittadini della UE di cui al Titolo II° Art.II-66 della Costituzione Europea ! che poi la UE è stata vincolata a rispettare gli obblighi dell’ONU dal 22 gennaio 2011 con la “Convenzione sui Diritti delle Persone con Disabilità” (Sixty-first Session Distr.General 6 dicembre 2006 A/61/611 ).

Allora viene spontanea una domanda: se siamo un “corpo unico” “una casa comune”a tutti gli effetti, perché il Parlamento Europeo non è competente ad emanare una Direttiva specifica limitata e circoscritta per i sofferenti di questa patologia,? (ai sensi del principio di sussidiarietà di cui nel Titolo III° all’art.I-11 comma 1° e 3° e nelle azioni di sostegno e complemento ai sensi dell’art.I-17 lettera a)

Ricordo che la n/s Associazione “Cristiani per servire” vista la inadeguata attenzione della Costituzione Europea che rimarca la parola disabilità nel Titolo 3° art.II-86, ma non comprende specificatamente l’handicap mentale, ha inoltrato ai sensi del Titolo 5° art.II-104 della stessa Costituzione al Parlamento Europeo una Petizione il 21.12.2004 .richiedente anche in virtù del principio della sussidiarietà e proporzionalità una specifica Normativa, Direttiva Comunitaria, Risoluzione, cioè un uguale provvedimento legislativo sui portatori di handicap psichici per tutti gli Stati membri della Unione Europea.

La Commissione Europea ha respinto questa nostra richiesta dichiarandosi “non competente” e pertanto la n/s Associazione ha inoltrato alla “Corte Europea per i Diritti dell’Uomo” di Strasburgo il Ricorso n.44330/06 per ottenere una sentenza che dia adito all’assunzione di una Direttiva Comunitaria uguale e nella stessa valenza in tutti gli Stati UE.

Il Ricorso è stato respinto con motivazione che non desidero commentare!( II° Sezione CEDH-LIT.11.or (CD5) PC/Eni-au).

Ora il deliberato della Commissione per le Petizioni della Commissione Europea alla Petizione n.1003/2011 del 16 marzo 2012 (CM/896443IT.doc PE485.999v01-00) ci consegna nelle Conclusioni che “l’organizzazione e la prestazione di servizi sanitari alle persone con disabilità mentali, sono di competenza diretta della rispettiva autorità dello Stato membro”, ribadendo che i fattori economici sono di competenza degli Stati membri, mentre con la Petizione n.1003/2011 avevamo richiesto solo una Direttiva Comunitaria uguale e con la stessa valenza in tutti gli Stati UE.

Signor Presidente del Parlamento Europeo, dopo quanto emesso dalla Commissione Europea, è necessario, impellente, prioritario un provvedimento legislativo d’iniziativa parlamentare europea .

Tutti sappiamo che la salute è un patrimonio inestimabile e per tutti costituisce una norma fondamentale per garantire la pace e la giustizia fra i popoli.

La definizione di salute proposta dall’Organizzazione Mondiale della Sanità del 22 luglio 1946 la definisce come uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale e non solo assenza di malattia o di infermità.

La condizione sanitaria dei singoli individui, delle famiglie, delle comunità e delle Nazioni, specialmente Europee, è determinata da variabili condizioni ambientali, biologiche, psicosociali, socio-culturali, economiche e politiche.

In Europa fattori economici riguardanti la sanità pubblica “sono di competenza degli Stati membri”, come ha risposto la Commissione per le Petizioni della Commissione Europea alla Petizione n.146/99 inoltrata nel 1999 dall’Associazione “Cristiani per servire” ( per la prima volta in Europa una Associazione che solleva il “problema” e ne siamo orgogliosi ), tuttavia continua la Commissione : “i problemi relativi alla salute mentale acquistano un’importanza crescente nelle discussioni al vertice delle Istituzioni Europee ( risposta del 29 maggio 2000 CM\412554IT. Doc. PE 290.531). Parole !

Ma ci devono dire come risolverli questi problemi, che non sono inferiori ad altri!

Quindi la questione economica colpisce la pianificazione e l’attuazione sanitaria nonché l’accesso alle cure sanitarie, la qualità dei trattamenti, la ricerca ecc.

La promozione della salute, la prevenzione delle malattie connessi alla salute ( fumo, droga, malattie sessualmente trasmissibili, violenza ecc.), sono responsabilità congiunte per tutti gli Stati, per quanto ci riguardano quelli nell’Europa dei 27.

Ora nell’ambito della salute mentale in UE tali considerazioni assumono una rilevanza particolare.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità denuncia che 450 milioni di persone nel mondo sono affette da problemi mentali, neurologici o comportamentali e che 873 mila persone si suicidano ogni anno.

Il disagio mentale costituisce una vera e propria emergenza socio-sanitaria.

Il 25% dei Paesi non ha una legislazione in materia; il 41% non ha una politica definita per la salute mentale; nel 25% dei centri sanitari i “malati” non hanno accesso ai farmaci psichiatrici essenziali; il 70% della popolazione dispone di meno di un psichiatra per 100.000 persone.( Fonte Chiesa Cattolica).

Per promuovere la salute mentale, la Unione Europea punta sulla prevenzione.

1.) In “Europa dei 27” i disabili sono oltre 50 milioni: 1 su 10 incontra difficoltà con barriere architettoniche, 1 su 7 soffre di depressione o ansia, si calcola su circa 18 milioni di persone la sola depressione “brucia” il 4% del PIL; 1 su 3 soffre di disturbi mentali; il numero dei suicidi supera quello dei morti per incidenti stradali

Ogni anno, sottolinea il “Libro Verde” della Commissione Europea, oltre il 27% delle persone dai 18 ai 65 anni soffre di qualche forma di disturbo mentale.

La depressione, primo disordine funzionale della persona umana, colpisce oltre il 6% degli europei, spesso i giovanissimi ne soffre il 4% degli adolescenti e più del doppio (il 9%) dei diciottenni.

Pericolosa, poi, la depressione post-partum, da non sottovalutare gli ambienti scolastici, il lavoro ecc.

Il triste primato dei suicidi, in Europa, conta ogni anno oltre 58 mila vittime contro le 50.700 per incidenti stradali. Il numero più alto di suicidi è in Lituania con 44 vittime ogni 100.000 abitanti, ma tassi alti si segnalano in Ungheria il 25,4%, in Finlandia il 19.9%, in Austria il 17%, in Francia 16,8%, in Polonia 14,7%, nella Repubblica Ceca il 13,7%,in Danimarca il 13,0%,in Svezia il 12,2%,in Germania l’11,5%, in Irlanda il 10,5%,in Olanda il 9,!%,in Gran Bretagna il 6,8%, in Spagna 6,8%, in Italia il 6,0%.

Questi aridi dati statistici sono in continua evoluzione, quindi una cruda realtà quotidiana !

2.) In Italia la qualità dell’assistenza è carente, i Centri di Salute mentale sono raramente aperti 24 ore al giorno, mentre i servizi psichiatrici si trovano in posti precari, con porte sbarrate e dove legare, pare, le persone violenti, è una consuetudine.(vedi Ospedali Psichiatrici Privati, Giudiziari, Carceri).

Sono passati 34 anni dalla “rivoluzione”dalla legge 180/1978 voluta ed ispirata dal Prof. Franco Basaglia psichiatra veneziano, che “ordinò” la chiusura dei “manicomi”, ma da allora la legge è rimasta in buona parte “lettera morta”, ricorrendo facilmente in molte zone del Paese ai trattamenti obbligatori, senza che il Parlamento od il Governo Italiano abbiano rivisto le leggi che hanno autorizzato la chiusura degli ex-ospedali psichiatrici ed esprimere una normativa che tuteli i sofferenti mentali le loro famiglie e per la sicurezza di tutti i cittadini.

Con le Petizioni n.5 e n.6 al Senato della Repubblica e col n.9 alla Camera dei Deputati del 28 maggio 2008 da parte dell’Associazione “Cristiani per servire”, a mia firma, è stata richiesta una legge-quadro, strumento primario di tutela, di specifiche misure legislative d’intervento sulla malattia mentale.

Spesso ci colpisce il reiterato ricorso a richiedere misure atte a combattere lo stigma sociale, che ritenere di emergenza i malati mentali, considerando, forse, più maggior attenzione verso degli animali domestici ( per i quali non nutriamo nessuna disaffezione), collocando i primi nella serie B dell’etica sociale e morale.

Lo stigma sociale, cioè l’impronta, il suggello, la vergogna, la paura ed il timore di essere additati alla gente, non sussiste nell’animo umano e nella solidarietà del quotidiano, perché non è qui che si devono ricercare queste evenienze.

La vergogna da stigmatizzare è nelle leggi 180 e 833 del 1978 ed i vari “Progetti-Obiettivi” che si sono susseguiti in Italia, i quali non hanno garantito assistenza, strutture adeguate, finanziamenti programmati alla prevenzione, cura, riabilitazione e reinserimento sociale ( per quanto possibile) dei “malati”, non prevedendo l’obbligo di cura se non quando il “malato” diventa pericoloso per sé e per gli altri.

L’esclusione, anzi direi, l’emarginazione avvilente dei malati non viene compiuta da parte della gente.

La famiglia non è garantita perché non trova il posto giusto onde curare il proprio congiunto, perché questo tipo di malati non possono essere curati in casa, né si può tenere in casa questo genere di malati.

Si deve combattere la cultura dell’assistenzialismo che ghettizza il malato.

Non è possibile tacere di fronte alla continua aggressione alla serenità della vita quotidiana, anche in ambito UE!

La famiglia è “bombardata” da :

a.) stupri, molto ricorrenti, mostruose azioni che danneggiano irrimediabilmente la dignità umana;

b.) violenza, spesso spicciola tra gli adolescenti;

c.) aggressività, tra consanguinei dove spesso ci scappa il morto :

questi episodi, nella maggior parte, spesso derivano da menti non solo perverse, ma psichicamente instabili.

Non essere sensibili a questi problemi e nello specifico quelli sopraccitati, significa deludere sempre più le aspettative della società che alterna a volte insoddisfazione ed a volte indifferenza sintomo inconfondibile di malessere.

Quale valore viene attribuito alla vita umana, visto che a volte occorre richiedere la sicurezza dal folle gesto, anziché la libertà del gesto ?

Questo “ andazzo” rischia di traghettare gli Stati membri della UE verso una cultura dell’egoismo sfrenato, del gelo sempre più emergente e dell’indifferenza latente da una metodologia che si va affermando autonoma e svincolata da ogni rapporto con la legge e quello che è più grave esercitata dai giovani e dagli adolescenti.

Per queste ragioni di necessità e gravità, le famiglie di questi sofferenti e la pubblica opinione anelano ad un esame sollecito del problema “malattia mentale” da parte del Parlamento Europeo, affinché si possa addivenire ad una concreta soluzione di questo grave ed urgente disagio sociale, non ritenuto valido e proposto da me nel Ricorso n. 44330/06 alla “Corte Europea per i Diritti dell’Uomo”di Strasburgo, per almeno ottenere una Sentenza che dia il “via” ad una Direttiva Comunitaria adeguata, efficace, chiara e categorica libera da forme che ne sviliscono l’applicazione, in ugual misura e validità uniforme per tutti gli Stati membri della Unione Europea.

Il Ricorso è stato respinto con una motivazione che non desidero valutare !

.

Signor Presidente del Parlamento Europeo,

ci permettiamo ricordare che il “fattaccio” di Roma, come altri episodi di lucide follie avvengono in Europa (come in tutto il mondo) hanno una inconfutabile matrice per cui urge una Direttiva Specifica Comunitaria inerente la malattia mentale, anelata dalla Petizione n.1003/2011.

Le leggi in proposito che attualmente in Europa sono in vigore, comportano di conseguenza una differente valutazione, come è avvenuto nel “fattaccio” Julien Monnet in Italia, discriminando una patologia che dovrebbe avere una applicazione di trattamento uguale e specifica in tutti gli Stato membri della Unione Europea, per cui mi permetto sottoporre alla Sua attenzione e valutazione improrogabile, la problematica della malattia mentale con una Direttiva Comunitaria valida nella UE.

In ultima analisi Signor Presidente del Parlamento Europeo richiediamo la promozione e l’adozione di una Direttiva Comunitaria su inziativa del Parlamento Europeo.

Grato per una cortese risposta, ringrazio e porgo deferenti ossequi.

Previte Francesco

previtefelice@alice.it

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Italia, 16 maggio 2012

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DISAGIO MENTALE : alle Istituzioni riducete i privilegi e date una mano a chi soffre. Una nota espilcativa della Commissione Europea agli Stati Membri della UE, compresa l’Italia.

E così è passato sotto silenzio il 13 maggio 2012, data con la quale abbiamo raggiunto ben 34 anni da quel 13 maggio 1978 quando con una legge “infame” sono stati chiusi gli ospedali psichiatrici, restando ancora oggi immutati i gravi problemi prodotti da questa situazione. La ricorrenza è stata “evidenziata” molto bene dal SIR ( Agenzia di stampa dei Vescovi).

Questa patologia costituisce un ambito sanitario con problemi prioritari dimenticati da una classe politica di “azzeccagarbugli” che possiede orecchie solo per il tintinnare delle “monete”, occhi per i “piaceri negletti della vita” , “colpiti” da una assoluta sordità nelle strade della Capitale.

Eh si! perché il “bla bla”del politichese sta diventando una nebbia che toglie visibilità alla verità meritevole di maggiore attenzione e soprattutto carente di iniziative per seria soluzione ai mille problemi che affliggono il “Bel Paese del sole” e che offendono la dignità della persona indifesa.

Ogni tanto affiora nel putridume della insalubre palude, dove ci stanno cacciando, il ricordo di un detto popolare che recita “non c’è peggior sordo che non vuol sentire” ed è questa la ragione che fa cadere nel silenzio le ragioni di una realtà sociale non compresa da questi rappresentanti ( non votati !) del popolo seduti comodamente negli scranni del Palazzo.

E la gente, purtroppo, vede esaurire i propri sforzi tanto da essere paragonati alle “fatiche” espresse da Sisifo, personaggio della mitologia greca figlio di Eolo, condannato a spingere sempre più in alto una grosso sasso che subito precipita verso il basso, “richiamo” che indica la ( vana ) richiesta di attese che comporta una grande fatica con scarsi risultati .

“Nella strategia europea sulla disabilità 2010/2020 la Commissione Europea riconosce che numerosi ostacoli impediscono ancora alle persone con disabilità di esercitare pienamente i loro diritti “ e prosegue “ e si impegna a sostenere gli Stati membri nella creazione di strutture e servizi sanitari accessibili e non discriminatori” risposta a mia Petizione n. 1003/2011 del 15 maggio 2012 prot.CM/896443IT.doc PE485.999v01-00 ).

In Italia, Signori della Politica sono passati ben 34 anni immutati “nella creazione di strutture e servizi sanitari”ed è doveroso “ubbidire” alla Commissione Europea! O sbaglio!

Purtroppo di fronte ai disagi ed alle sofferenze delle persone affette da disabilità fisica e da handicap mentale, assistiamo impotenti, a tentativi di legalizzare l’eutanasia, presupponendo così di “risparmiare” sul budget della sanità e combattere non la “malattia”, ma discriminare per non dire “eliminare”, come nei lager di infelice memoria, questi sofferenti aggiungendo alle persone normali, anziani non autosufficienti, malati terminali, “difficoltà” alle quali il Parlamento non vuol rispondere :

http://digilander.libero.it/cristianiperservire/pdf/Petizione%20al%20Parlamento%20Italiano.pdf

http://digilander.libero.it/cristianiperservire/News2011/050911.htm

Queste “teorie che si vuol imporre, pur non legali né umane, in difesa del “risparmio potrebbero nascondere un disegno di selezione del genere umano, in quanto con la scusa di lenire il dolore si potrebbe arrivare ad annientare chi veramente soffre o chi potrebbe soffrire una volta venuto al mondo.

E’ triste richiamare risparmio “quell’azione”che è paragonabile all’eugenismo, quella pratica biomedica che ha recato conseguenze inquietanti sulla vita di molti popoli e che sosteneva che la specie umana andava migliorata con qualsiasi mezzo dagli aborti per eliminare i “figli imperfetti” all’eutanasia per eliminare la vita “senza senso”, “momento” che spianò la strada alle terribili selezioni della razza umana. E sono coloro che dichiarano che la vita attaccata al “respiratore” va eliminata, che sostengono di “staccare la spina”, che riconoscono più il “valore degli animali” e che pongono l’uomo allo stesso livello, se non sotto.

La politica non adotta provvedimenti certamente prioritari, ma la giustizia è uguale per tutti ( e non “altro” !) e non vogliamo pensare come Tacito, insigne latinista di precetti morali, che profeticamente avvertiva “ in repubblica plurimae leges”, negli Stati molte sono le leggi ed aggiungo a volte ingiuste, inutili, non confacenti o disattente della realtà, un nichilismo che conforma pensieri, cancella prospettive, oscura orizzonti.

Ma il silenzio, dice un Poeta inglese, è la più bella espressione del disprezzo !, mentre il Poeta latino Lucrezio suggeriva ai medici per convincere pazienti riluttanti a bere una medicina amara cospargendo l’orlo del calice con miele in maniera che il malato imbevesse il farmaco che restituisce la salute.

La conclamata solidarietà che si vorrebbe im-porre per ri-conoscere la disabilità in genere, assomiglia a quell’ escamotage di Lucrezio nel dire molto per non far niente, paragonabile al sistema sanitario in vigore in Italia troppo lento nell’aiutare le persone affette da gravi forme di disabilità e da un sistema sociale e legislativo troppo lontano dalla realtà. Non è eccessivo pensare che per gli stranieri illegali l’assistenza sanitaria è molto “positiva”, mentre per i cittadini italiani è molto “arida”.

Previte

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Risposta della Commissione Europea a Petizione n.1003/2011.

Gentile Signor Direttore,
ricevo ed in primis invio quanto comunica la Commissione Europea sulla Petizione n. 1003/2011 sull’handicap mentale.
Non ho la pretesa di commentare a fondo, ma dopo il negativo riscontro comunicatomi il 4.12.2008 della “Corte Europea per i diritti dell’Uomo di Strasburgo” con Sentenza sul mio Ricorso n. 44330/06 (Prot.CEDH-LIT 11.or (CD5), amaramente oggi constato :
1.) da una prima disanima di richiesta di una normativa UE uguale e con la stessa valenza in tutti gli Stati Membri della UE, la Commissione Europea risponde nelle conclusioni che il servizio sanitario agli handicappati psichici è “di competenza diretta della rispettiva autorità dello Stato membro. di ogni Stato”
2.) é un lavarsi le mani come Pilato, in quanto in Europa ogni 2 o 3 anni viene revisionata la normativa che riguarda gli handicappati mentali, mentre in Italia sono passati ben 34 anni senza nessuna revisione.
La Petizione da me inoltrata intendeva dare una unica Direttiva Comunitaria uguale in tutti i 27 Stati membri della UE.
Ho cercato di fare il mio dovere di cattolico e di cittadino, ma la “traccia” da me indicata resta solo un “ricordo” in ambito UE e questo per me è una vittoria ( magari di Pirro!), ma una sconfitta per il mondo cattolico e della sofferenza, in quanto, come dice il Cardinale Dionigi Tettamanzi “sono diritti non deboli, ma dei deboli”
Un cordiale saluto e che il Signore ci protegga tutti.
previtefelice@alice.it f

Egregio Signore,
le inviamo per informazione l’ultima comunicazione della Commissione Europea relativa alla Sua petizione in ogetto.
Cordiali saluti

European Parliament
European Parliament

Committee on Petitions

Rue Belliard, 89

B 1047 Brussels

Office: RMD05J046

( +32 (0)2 28 – 41514

PARLAMENTO EUROPEO
2009 – 2014

{PETI}Commissione per le petizioni

{16/03/2012}16.3.2012

COMUNICAZIONE AI MEMBRI

Oggetto: Petizione 1003/2011, presentata da Francesco Previte, cittadino italiano, sulla richiesta di una legislazione comune a livello europeo per i disabili

1. Sintesi della petizione

Il firmatario chiede l’adozione di una normativa UE a favore dei disabili psichici, al fine di alleviare il loro disagio sociale e prevenire abusi e maltrattamenti.

2. Ricevibilità

Dichiarata ricevibile il 06 gennaio 2012. La Commissione è stata invitata a fornire informazioni (articolo 202, paragrafo 6, del regolamento).

3. Risposte della Commissione, ricevuta il 16 marzo 2012

Dal 22 gennaio 2011, l’UE è vincolata a rispettare gli obblighi della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità (Convenzione dell’ONU) nella misura della sua competenza, come stabilito nei trattati UE. La Convenzione delle Nazioni Unite impone agli Stati di proteggere e salvaguardare tutti i diritti umani e le libertà fondamentali delle persone con disabilità. Conformemente alla Convenzione dell’ONU, per persone con disabilità si intendono coloro che presentano durature menomazioni fisiche, mentali, intellettuali o sensoriali che in interazione con barriere di diversa natura possono ostacolare la loro piena ed effettiva partecipazione nella società su una base di uguaglianza con gli altri.

Alla luce di quanto sopra, e poiché la malattia mentale è riconosciuta quale disabilità, le persone con problemi di salute mentale sono protette ai sensi della Convenzione delle Nazioni Unite e pertanto del quadro giuridico UE, tuttavia solamente nei limiti della competenza UE.

Il diritto UE prevede la protezione contro la discriminazione sulla base della disabilità nell’ambito dell’occupazione, delle condizioni di lavoro e della formazione professionale[1].

Mentre la Commissione intraprende determinate politiche e azioni per migliorare la situazione delle persone con disabilità a livello europeo, la principale competenza in molti settori direttamente pertinenti alla vita quotidiana delle persone con disabilità spetta alle autorità a livello nazionale o di amministrazione locale.

In particolare, l’organizzazione e la prestazione di servizi sanitari e cure mediche sono compiti che spettano principalmente agli Stati membri. Le politiche UE contribuiscono a proteggere e promuovere la salute mentale, a sensibilizzare in merito ai relativi problemi e a creare un quadro paneuropeo per la cooperazione e la condivisione di buone prassi tra i governi e i settori e per il collegamento delle politiche, delle prassi e della ricerca.

Nella strategia europea sulla disabilità 2010-2020[2], la Commissione riconosce che numerosi ostacoli impediscono ancora alle persone con disabilità di esercitare pienamente i loro diritti fondamentali, tra cui il diritto di accesso ai servizi sanitari e ai trattamenti medici ordinari, che possono portare a disuguaglianze sanitarie non correlate a una disabilità.

Pertanto la strategia si impegna a sostenere gli Stati membri nella creazione di strutture e servizi sanitari accessibili e non discriminatori; fornire adeguati servizi di riabilitazione; sostenere i servizi di salute mentale e lo sviluppo di servizi di intervento anticipato e di valutazione dei bisogni. L’elenco di azioni per il 2010-2015, esposto nell’allegato[3] alla strategia include la promozione dei moderni servizi di salute mentale e le strutture di assistenza a lungo termine tramite l’attuale patto europeo per la salute e il benessere mentale[4].

Inoltre, il riconoscimento dello status di disabilità e la gestione delle relative prestazioni sono questioni di competenza delle autorità nazionali, regionali o locali nei singoli Stati membri. Il coordinamento dei sistemi sociali e la trasferibilità delle prestazioni legate alle disabilità sono affrontate da un regolamento[5]. Le prestazioni trasferibili non comprendono le “prestazioni a carattere non contributivo” garantite dalle autorità nazionali, regionali o locali competenti in materia a loro discrezione. L’attuale quadro giuridico dell’Unione non prevede il riconoscimento dei documenti di disabilità emessi da un altro Stato membro o da un’altra autorità regionale o locale.

Conclusioni

La Commissione considera le questioni affrontate, vale a dire l’organizzazione e la prestazione di servizi sanitari alle persone con disabilità mentali, essere di competenza diretta della rispettiva autorità dello Stato membro.

——————————————————————————–

[1] Direttiva 2000/78/CE del Consiglio, del 27 novembre 2000, che stabilisce un quadro generale per la parità di trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro (GU L 303 del 2.12.2000 pag. 16).

[2] “Un rinnovato impegno per un’Europa senza barriere”, COM(2010)0636 definitivo, pagine 8-9.

[3] SEC (2010)1324.

[4] http://ec.europa.eu/health/ph_determinants/life_style/mental/docs/pact_en.pdf.

[5] Regolamento (CE) n. 883/2004 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 29 aprile 2004, relativo al coordinamento dei sistemi di sicurezza sociale.

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Gentile Signor Direttore,
domani 13 maggio ricorre il 34mo anno dalla emissione della legge 180 che ha “chiuso” i “manicomi”.
Desidero ricordare tale ricorrenza, per dare un “segnale” alle Istituzioni che non ci sono solo richiesti provvedimenti per cani e gatti, come sta andando di moda, ma anche per esseri umani, come appunto quanti hanno sulla loro pelle questo grave ed urgente disagio sociale, che necessita di urgenti provvedimenti legislativi e sanitari.
Aveva ragione il Poeta russo che ha detto ” La civiltà di una Nazione si riconosce dal trattamento che riserva ai malati di mente!”.
Alla “politica” al Governo ho inviato il messaggio : “riducete i molti privilegi e date una mano a chi soffre!”
Un cordiale saluto.
previtefelice@alice.it

Cristiani per servire

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e-mail previtefelice@alice.it
Il Presidente

Per la malattia mentale sono passati ben 34 anni di disinteresse delle Istituzioni.

Con il 13 maggio 2012, insiste spontanea una sola domanda : quali risultati qualitativi sono stati raggiunti ?

Il 13 maggio 1978 il Parlamento Italiano approvava la legge 180, “legge” ispirata dallo psichiatra veneziano Franco Basaglia, che sanzionava che il malato mentale è da curare e non segregare ed il “manicomio” una istituzione da abbattere.

Dopo ben 34 anni, con il 13 maggio 2012 pervade nell’opinione pubblica una sola domanda : quali sono i risultati ?

La legge 180, che è stata emanata priva del Regolamento d’Applicazione e la legge 833, non hanno previsto strutture alternative ed adeguate, organizzazione dei servizi, perché non vi è stata una serena valutazione dei limiti terapeutici attuati nell’epoca, stabilendo che la malattia mentale è un problema sociale ed il “malato” assimilato all’emarginato, all’handicappato, all’anziano non autosufficiente ed oggi si continua come se non fosse avvenuto tutto questo ! E’ davvero avvilente !

Con l’entrata in vigore della “legge” 180, per decenni Basaglia ha cercato di curare i malati psichici fuori dagli ospedali ; viene vietata la riapertura e la costruzione di nuovi “manicomi” introducendo la norma che “accertamenti e trattamenti sanitari sono volontari”; che TSO ( Trattamento Sanitario Obbligatorio) a base di farmaci antipsicotici dura solitamente 7 giorni e deve essere richiesto da uno psichiatra, firmato dal Sindaco e convalidato del giudice tutelare; che tutti gli interventi relativi alla cura, prevenzione e riabilitazione devono essere attuati di norma dai servizi e dai presidi psichiatrici extraospedalieri.

In quel di norma si nota tutta la lacuna in cui la psichiatria ha vissuto e vive tutt’ora in aperta ambiguità perché si dà il mandato al privato di curare i pazienti con costi elevati; inoltre nei Reparti Ospedalieri a volte non esiste la presenza psichiatrica ed i pazienti vengono sottoposti a terapie massicce di farmaci tanto da renderli socialmente accettabili e poi dimessi, per essere riammessi qualche settimana o mese dopo.

In breve la legge ha due movimenti d’interpretazione, perché alcuni sostengono che la legge 180 va rivista, rimodernata, mentre il privato, ripeto “copre” il 50% delle esigenze del pubblico con alti costi; altri propensi per potenziare i Dipartimenti di Salute Mentale ed attuare prevenzione, reinserimento sociale, lavorativo.

Siamo favorevoli al potenziamento dei Dipartimenti, ma contrari a quanti sostengono per nessun ricovero od ospedalizzazione pubblica, negando la cronicità ed il problema dei pazienti “difficili” (forse pensando di curare con la buona parola in alberghi a 5 stelle), favorendo in tal modo il lucro ed i business privati, come, forse, in atto sussiste.!

E’ opportuna la realizzazione di strutture territoriali di riabilitazione di lunga durata per i casi più “difficili” da riabilitare onde evitare che sulle famiglie gravino un carico insostenibile di disagi, costi e pericoli, con servizi specifici in strutture adeguate, l’autorizzazione al TSO obbligatorio anche in assenza del consenso del paziente almeno in determinate condizioni, la prevenzione dei disturbi di comportamento e di psicopatie in età giovanile.

Le norme che regolano la 180 vanno rivedute in una proposizione che renda ragione e giustizia, perché ancora oggi questa “problematica” ha compiuto un cammino tra demagogia e conflittualità ( dobbiamo sottolineare che il concordato Testo Unificato Burani-Procaccini sulla riforma dell’assistenza psichiatrica è letteralmente sparito dall’agenda parlamentare dall’aprile 2005: quelli che hanno compiuto questo “pateracchio” ne dovranno rispondere alla loro coscienza !).

A 34 anni dall’emissione della legge 180, insiste una sola domanda : mentre le famiglie sono rimaste sole e con esse la società, su una realtà così sconvolgente, quali risultati qualitativi sono stati raggiunti ?

Per le iniziative a favore di questo popolo di sofferenti, non possiamo non citare i continui ricordi di questo grave ed urgente disagio sociale con finalità pastorali-sociali da parte dei Vescovi, dalla Santa Sede Apostolica “ Servire i malati nel corpo, nell’anima e nello spirito” è il monito che ci viene dal Messaggio del S.Padre Benedetto XVI°( XXIII° Congresso Mondiale della FIAMC 6/9 maggio 2010).

Vorrei ricordare una frase che illustra molto bene quale importanza ha in seno alla società la malattia mentale nelle parole del dr. Hiroshi Nakajima ex-Direttore Generale OMS che nel 1996 in Vaticano nella Conferenza Internazionale sul disagio mentale disse: “Dobbiamo offrire delle strutture sanitarie e non dei luoghi di custodia “ ( da Atti XI° Dolentium Hominum n. 34 Anno XII° 1997 n. 1 Pontificio Consiglio per gli Operatori Sanitari).

La n/s Associazione ha chiesto ai Parlamenti Italiano ed Europeo con due Petizioni in itinere, ripeto, servizi specifici in strutture adeguate e norme legislative aderenti alla realtà che non si deve più nascondere !

Lo recepiscono i Signori della Politica ed il Governo Monti ?

Tutti dobbiamo mantenere molto attenta e vigile l’attenzione verso le attese dei cittadini, tutti, specie le Istituzioni, con profondo senso di responsabilità da non ignorare, nella consapevolezza che deve essere recuperato quella credibilità e quel “buon senso” che la gente attende in questi momenti, dove manca in maniera grave !

Alla Politica, al Governo : riducete i privilegi e date una mano a chi soffre !

Previte

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Richiesta notizie all’On.Erminia Mazzoni Presidente Commissione per le Petizioni del Parlamento Europeo

On.Erminia Mazzoni

Presidente Commissione

Per le Petizioni

Parlamento Europeo

Oggetto : Petizione n. 1003/2011. Richiesta cortesi notizie.

Gentile Signor Presidente,

in data 1 ottobre 2011 il sottoscritto Previte Francesco nella sua qualità di Presidente dell’Associazione “Cristiani per servire” ha inoltrato al Parlamento Europeo una Petizione che con cortese risposta Lei Signor Presidente della Commissione per le Petizioni mi comunica che la stessa è stata rubricata col n. 1003/2011 con lettera prot. N.300983 del 23.01.2012 GM/mjd[IPOL-COM-PETI D (2012) 1443].

La Petizione è diretta al Parlamento intesa ad umilmente “suggerire” una concreta risoluzione inerente il disagio psichico che in atto sussiste in Italia come in Europa a causa di carenza di un provvedimento legislativo comunitario uguale e con la stessa valenza in tutti gli Stati membri della UE.

Mi permetto richiedere notizie sull’iter procedurale inerente la richiesta di una legislazione nuova, a causa di una diversificazione dei trattamenti sanitari in ambito europeo e per la creazione di un quadro di riferimento per i servizi sanitari transfrontalieri intesi a garantire una maggior solidarietà e garanzia, che potrebbe alleviare il grosso disagio sociale che investe l’esigenza di necessità per la tutela della salute mentale, per i malati, per le loro famiglie e per la sicurezza dei cittadini europei.

Grato per una cortese risposta, ringrazio e porgo deferenti ossequi.

Previte

Previte Francesco
10 maggio 2012

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Malati psichici :Maramaldamente traditi e dimenticati. Con il 13 maggio 2012 passano ben 34 anni dall’emissione di quella legge che ha abolito i “manicomi”, ma i disagi restano nelle vergognose tragice vicende.

Nell’ultimo “atto” altalenante del teatrino della Politica e del Governo Monti, dove lo Stato Sociale dovrebbe essere presente ed operante verso la moltitudine d’indigenti e di sofferenti, quali sono i malati psichici e le loro famiglie, : è ancora assente !

I trattamenti innovativi prevedevano il blocco dei ricoveri, ma a tutt’oggi poche cose sono cambiate non solo dal punto di vista della attività legislativa, ma anche per la carenza di aiuti economici alle famiglie di questi “desaparecido della nostra civiltà.”

Un’empasse, quindi, che non ha saputo o voluto cogliere l’esigenza di una priorità in quanto non è stato sufficiente destituzionalizzare il mondo della sofferenza psico-fisica per una pseudo integrazione nel mondo della società civile, è necessario ed urgente intervenire per restituire il rispetto del diritto non solo come “malato”, ma quale “persona” da beneficiare di norme giuridiche ed economiche ( e non solo cani e gatti !), necessità che non possono prescindere dalla realtà quotidiana.

La legge 180, priva del Regolamento d’Applicazione e la legge 833 che ne ha proseguito “l’iter del non concludere”, non hanno previsto strutture alternative ed adeguate, organizzazione dei servizi, perché non vi è stata una serena valutazione dei limiti terapeutici attuati nell’epoca, stabilendo che la malattia mentale è un problema sociale ed il “malato” assimilato all’emarginato, all’handicappato, all’anziano non autosufficiente.

Con l’entrata in vigore della “ legge regina ” rubricata al n. 180/1978 :
1.) per decenni Basaglia ha cercato di curare i malati psichici fuori dagli ospedali;
2.) viene vietata la riapertura e la costruzione di nuovi “manicomi”, introducendo la norma che “accertamenti e trattamenti sanitari sono volontari”;
3.) che il TSO ( Trattamento Sanitario Obbligatorio) a base di farmaci antipsicotici dura solitamente 7 giorni e deve essere richiesto da uno psichiatra, firmato dal Sindaco e convalidato del giudice tutelare;
4.) tutti gli interventi relativi alla cura, prevenzione e riabilitazione devono essere attuati di norma dai servizi e dai presidi psichiatrici extraospedalieri.

In quel di norma si nota tutta la lacuna in cui la psichiatria ha vissuto e vive tutt’ora in aperta ambiguità perché :
a.) si dà il mandato della gestione al privato con costi elevati per cura;
b.) nei Reparti Ospedalieri a volte non esiste la presenza psichiatrica ed i pazienti vengono sottoposti a terapie massicce di farmaci tanto da renderli socialmente accettabili e poi dimessi, per essere riammessi qualche settimana o mese dopo.

In breve la legge ha due movimenti d’interpretazione, perché alcuni sostengono che :
1.) la legge 180 va rivista, rimodernata, mentre il privato “copre” il 50% delle esigenze del pubblico con alti costi,
2.) bisogna potenziare i Dipartimenti di Salute Mentale; reinserimento lavorativo; prevenzione. Siamo favorevoli al potenziamento dei Dipartimenti, ma contrari a quanti sostengono per nessun ricovero od ospedalizzazione pubblica, negando la cronicità (forse pensando di curare con la buona parola in alberghi a 5 stelle), favorendo in tal modo il lucro ed i business privati, come forse in atto sussiste.!

Se il Governo Monti “è particolarmente attento alla voce dei cittadini, all’ascolto delle loro difficoltà e problemi, ma anche alle valutazioni delle critiche e dei suggerimenti “ prosegue la Redazione Governo.it “Ogni opinione è preziosa per ul Governo che vede nel bene comune ( spesso invocato, ma totalmente ignorato!), democratico e partecipato l’obiettivo da raggiungere”.

Ancora una volta ci permettiamo di “suggerire” al Parlamento ed al Governo Monti, onde consentire una più consona realizzazione delle strutture intermedie ed alternative previste dai “Progetti-Obiettivi della salute mentale”, che è opportuna, fra altre, principalmente :
a) la realizzazione di strutture territoriali di riabilitazione di lunga durata per i casi più difficili da riabilitare onde evitare che sulle famiglie gravino un carico insostenibile di disagi, costi e pericoli;
b) servizi specifici in strutture adeguate; l’autorizzazione al TSO obbligatorio, anche in assenza del consenso del paziente almeno in determinate condizioni; la prevenzione dei disturbi di comportamento e di psicopatie in età giovanile:
vedi http://digilander.libero.it/cristianiperservire

Le norme che regolano la 180 vanno rivedute in una proposizione che renda ragione e giustizia, perché ancora oggi questa “problematica” ha compiuto un cammino tra demagogia e conflittualità ( dobbiamo sottolineare che il concordato Testo Unificato Burani-Procaccini sulla riforma dell’assistenza psichiatrica è letteralmente sparito dall’agenda parlamentare dall’aprile 2005: quelli che hanno compiuto questo pateracchio ne dovranno rispondere alla loro coscienza !

A 34 anni dall’emissione della legge 180, insiste una sola domanda : mentre le famiglie sono rimaste sole e con esse la società, su una realtà così sconvolgente, quali risultati qualitativi sono stati raggiunti ?
Purtroppo passeranno molti mesi ( per non dire anni !) prima, eventualmente, di “rivedere” questa situazione che dura da ben 34 anni, perché con le prossime elezioni politiche ormai alle porte il “problema” verrà accantonato e la possibilità di emanare provvedimenti finanziari volti a sostegno delle famiglie, seppur giusti, ma restano pochi per le famiglie di questi handicappati.

Dobbiamo ricordare che è anche famiglia quella che continua a mantenere la promessa di fedeltà reciproca dei coniugi, a farsi carico dei propri figli, ad aiutare i propri genitori anziani, soprattutto, a curare i membri disabili o svantaggiati.

Non ci aspettavamo soluzioni immediate, ma eravamo aperti alla speranza quando avevamo in 9 punti “offerto” al Governo Berlusconi il 17 marzo 2005 nella Sala Verde di Palazzo Chigi una seppur precaria immediata soluzione delle priorità verso i “malati” psico-fisici.

Alla politica vogliamo dire che non aspiriamo e non siamo così ingenui da immaginare “soluzioni” a questa “problematica” sol perché non le facciamo valere con cortei od altre manifestazioni di piazza come è di moda, ma vedere come tutti i santi giorni polemiche o stupide ripicche che riempiono le giornate politiche tralasciando le priorità, non è politica questa specie quando a pagarla fior di sudatissimi quattrini è la gente onesta..

Ancora una volta dobbiamo ribadire che non basta solo denunciare sperperi o tagliare spese inutili, è necessario che questi “accorgimenti” portino ad un concreto cambiamento, ma purtroppo dobbiamo constatare che forse non riescono a recepire il “problema” sopra citato coloro che queste gravi disgrazie non l’hanno in famiglia e che pertanto non pesano sulla pelle della politica ( col P maiuscolo !)

Una coerente solidarietà sociale non deve essere quella della superficialità o della esteriorità a sostegno delle famiglie (categoria che in politica ognuno si sente di difendere, ora !), ma di impegno comune per rimodellare la società, come anela l’opinione pubblica, secondo le necessità, i valori ed i principi di autentica etica civile.

Dostojevski , il celebre poeta russo, diceva che una società va giudicata a secondo del trattamento che riserva ai malati di mente.

http://digilander.libero.it/cristianiperservire/pdf/Petizione%20al%20Parlamento%20Italiano.pdf

http://digilander.libero.it/cristianiperservire/News2011/050911.htm

Il livello di civiltà si dimostra e si evidenzia nel rispetto della persona. Di ogni persona !

Che le Istituzioni non celebrano la ricorrenza del 13 maggio, è una motivazione ingiusta ed indefinibile, ma sperare che si possa aprire uno spiraglio di mutamento nell’attuale situazione italiana è utopia, perché è un continuo naufragare in questo mare del silenzio e del disinteresse della Politica e del Governo Monti, malgrado significativi ed urgenti solleciti.

Previte

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