Al dottor Martin Schulz
Presidente del Parlamento Europeo
Sede
Oggetto : Petizione n.1003/2011. Risposta dalla Commissione Europea CM/896443IT.doc PE 485.999v01-00 del 16.03.2012. Richiesta un provvedimento legislativo al fine di alleviare il disagio sociale in ambito UE onde prevenire abusi, maltrattamenti e tutela dei sofferenti psichici.
Gentile Signor Presidente del Parlamento Europeo,
Per una Direttiva Comunitaria od altro provvedimento legislativo a fronte di una diversificazione dei trattamenti sanitari in ambito europeo e per la creazione di un quadro di riferimento per i servizi sanitari transfrontalieri intesi a garantire una maggiore garanzia e solidarietà alla tutela della salute mentale, questo è quanto avevo richiesto a Lei Signor Presidente del Parlamento Europeo, che a sua volta aveva indirizzata tale richiesta alla Commissione Europea per le Petizioni rubricata al n.1003/2011.
La risposta è stata emessa il 16 marzo 2012 e da me conosciuta il 15 maggio 2012 alle ore 11,31 Office RMD05j046 che in sintesi dispone che“ la Commissione considera le questioni inerenti la salute mentale essere di competenza diretta dello Stato membro UE “ : una definizione della “questione”, mi permetta, alquanto impropria, avulsa, discriminatoria.
La Petizione, ripeto, intendeva “suggerire” una concreta risoluzione inerente il disagio psichico dal momento che manca un provvedimento legislativo comunitario uguale e con la stessa valenza in tutti gli Stati membri della UE, dove ogni 2 o 3 anni viene revisionata la legge che tutela la salute mentale, mentre in Italia ( come,forse, in altri Stati UE) sono passati 34 anni da quel 13 maggio 1978 con la legge 180 e 833 hanno “chiuso” gli Ospedali Psichiatrici senza produrre poi una tutela per la salute mentale riconosciuta tale anche dall’ex Commissario per i Diritti Umani del Consiglio Europeo dottor Gil Robles nel 2005.
Il “fattaccio” avvenuto a Roma il 19 luglio 2008, dove un padre di nazionalità francese con problemi psichici, tale Julien Monnet, ha violentemente sbattuto sul selciato innanzi la scalinata del Milite Ignoto la propria figlia di 4 anni, ha aperto, secondo il nostro modesto parere allora e continua tutt’ora, un contenzioso valido sulla carenza di una legislazione unica europea, applicabile sui “casi” inerenti disturbi di natura psichica.
Da notizie diramate dai mass media, pare, che il Monnet in un primo tempo abbia subito il TSO, (trattamento sanitario obbligatorio), che si configura ”solo se esistano alterazioni psichiche tali da richiedere urgenti interventi terapeutici” (art.43 comma 3° legge 833/1978), dopo di ché è stato trasferito nel carcere di Regina Coeli in Roma per aver commesso il reato di tentato omicidio od altri capi d’imputazione.
Ma il trattamento riservato a questo straniero è compatibile con la tutela della salute psichica in ambito europeo, come proposto con la Petizione n. 1003/2011 ?
Ammesso, sempre quale esempio inerente la “materia”, che il Monnet come pronto intervento sanitario abbia subito il TSO (Trattamento Sanitario Obbligatorio ) secondo i principi della legislazione italiana, appare contraddittorio che l’incriminato date le sue condizioni di squilibrio mentale debba scontare eventualmente la sua detenzione in un carcere normale e non, eventualmente, se reo, in un ospedale psichiatrico giudiziario!
Il Codice Penale italiano stabilisce nelle “Misure di sicurezza personale” che le persone che hanno “commesso un reato e ritenute socialmente pericolose” sono elementi per cui è previsto l’internamento in un Ospedale Psichiatrico Giudiziario. ( i quali, forse, nel 2013 verranno chiusi : mah !)
Ci chiediamo, però, questo tipo di penitenziario serve solo a punire il reato commesso, oppure come sarebbe legittimo si preoccupa anche di curare il “malato” ? come aveva previsto, appunto, il dottor Gil Robles già Commissario Europeo per i Diritti Umani in visita in Italia nel 2005.
Ora nel “caso” in esame è stato osservata la promozione della salute mentale che specifici documenti europei citano, ma non concretizzano per agire in maniera efficace e coordinata ?
A giudicare da “questo fatto” e secondo il nostro modesto avviso, l’assenza di una Direttiva Specifica Comunitaria Europea e la carenza di questa proposizione legislativa non ha consentito di dare, al Monnet, quella uguale assistenza, tutela della salute e della sicurezza che dovrebbe competere a tutti i cittadini della UE di cui al Titolo II° Art.II-66 della Costituzione Europea ! che poi la UE è stata vincolata a rispettare gli obblighi dell’ONU dal 22 gennaio 2011 con la “Convenzione sui Diritti delle Persone con Disabilità” (Sixty-first Session Distr.General 6 dicembre 2006 A/61/611 ).
Allora viene spontanea una domanda: se siamo un “corpo unico” “una casa comune”a tutti gli effetti, perché il Parlamento Europeo non è competente ad emanare una Direttiva specifica limitata e circoscritta per i sofferenti di questa patologia,? (ai sensi del principio di sussidiarietà di cui nel Titolo III° all’art.I-11 comma 1° e 3° e nelle azioni di sostegno e complemento ai sensi dell’art.I-17 lettera a)
Ricordo che la n/s Associazione “Cristiani per servire” vista la inadeguata attenzione della Costituzione Europea che rimarca la parola disabilità nel Titolo 3° art.II-86, ma non comprende specificatamente l’handicap mentale, ha inoltrato ai sensi del Titolo 5° art.II-104 della stessa Costituzione al Parlamento Europeo una Petizione il 21.12.2004 .richiedente anche in virtù del principio della sussidiarietà e proporzionalità una specifica Normativa, Direttiva Comunitaria, Risoluzione, cioè un uguale provvedimento legislativo sui portatori di handicap psichici per tutti gli Stati membri della Unione Europea.
La Commissione Europea ha respinto questa nostra richiesta dichiarandosi “non competente” e pertanto la n/s Associazione ha inoltrato alla “Corte Europea per i Diritti dell’Uomo” di Strasburgo il Ricorso n.44330/06 per ottenere una sentenza che dia adito all’assunzione di una Direttiva Comunitaria uguale e nella stessa valenza in tutti gli Stati UE.
Il Ricorso è stato respinto con motivazione che non desidero commentare!( II° Sezione CEDH-LIT.11.or (CD5) PC/Eni-au).
Ora il deliberato della Commissione per le Petizioni della Commissione Europea alla Petizione n.1003/2011 del 16 marzo 2012 (CM/896443IT.doc PE485.999v01-00) ci consegna nelle Conclusioni che “l’organizzazione e la prestazione di servizi sanitari alle persone con disabilità mentali, sono di competenza diretta della rispettiva autorità dello Stato membro”, ribadendo che i fattori economici sono di competenza degli Stati membri, mentre con la Petizione n.1003/2011 avevamo richiesto solo una Direttiva Comunitaria uguale e con la stessa valenza in tutti gli Stati UE.
Signor Presidente del Parlamento Europeo, dopo quanto emesso dalla Commissione Europea, è necessario, impellente, prioritario un provvedimento legislativo d’iniziativa parlamentare europea .
Tutti sappiamo che la salute è un patrimonio inestimabile e per tutti costituisce una norma fondamentale per garantire la pace e la giustizia fra i popoli.
La definizione di salute proposta dall’Organizzazione Mondiale della Sanità del 22 luglio 1946 la definisce come uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale e non solo assenza di malattia o di infermità.
La condizione sanitaria dei singoli individui, delle famiglie, delle comunità e delle Nazioni, specialmente Europee, è determinata da variabili condizioni ambientali, biologiche, psicosociali, socio-culturali, economiche e politiche.
In Europa fattori economici riguardanti la sanità pubblica “sono di competenza degli Stati membri”, come ha risposto la Commissione per le Petizioni della Commissione Europea alla Petizione n.146/99 inoltrata nel 1999 dall’Associazione “Cristiani per servire” ( per la prima volta in Europa una Associazione che solleva il “problema” e ne siamo orgogliosi ), tuttavia continua la Commissione : “i problemi relativi alla salute mentale acquistano un’importanza crescente nelle discussioni al vertice delle Istituzioni Europee ( risposta del 29 maggio 2000 CM\412554IT. Doc. PE 290.531). Parole !
Ma ci devono dire come risolverli questi problemi, che non sono inferiori ad altri!
Quindi la questione economica colpisce la pianificazione e l’attuazione sanitaria nonché l’accesso alle cure sanitarie, la qualità dei trattamenti, la ricerca ecc.
La promozione della salute, la prevenzione delle malattie connessi alla salute ( fumo, droga, malattie sessualmente trasmissibili, violenza ecc.), sono responsabilità congiunte per tutti gli Stati, per quanto ci riguardano quelli nell’Europa dei 27.
Ora nell’ambito della salute mentale in UE tali considerazioni assumono una rilevanza particolare.
L’Organizzazione Mondiale della Sanità denuncia che 450 milioni di persone nel mondo sono affette da problemi mentali, neurologici o comportamentali e che 873 mila persone si suicidano ogni anno.
Il disagio mentale costituisce una vera e propria emergenza socio-sanitaria.
Il 25% dei Paesi non ha una legislazione in materia; il 41% non ha una politica definita per la salute mentale; nel 25% dei centri sanitari i “malati” non hanno accesso ai farmaci psichiatrici essenziali; il 70% della popolazione dispone di meno di un psichiatra per 100.000 persone.( Fonte Chiesa Cattolica).
Per promuovere la salute mentale, la Unione Europea punta sulla prevenzione.
1.) In “Europa dei 27” i disabili sono oltre 50 milioni: 1 su 10 incontra difficoltà con barriere architettoniche, 1 su 7 soffre di depressione o ansia, si calcola su circa 18 milioni di persone la sola depressione “brucia” il 4% del PIL; 1 su 3 soffre di disturbi mentali; il numero dei suicidi supera quello dei morti per incidenti stradali
Ogni anno, sottolinea il “Libro Verde” della Commissione Europea, oltre il 27% delle persone dai 18 ai 65 anni soffre di qualche forma di disturbo mentale.
La depressione, primo disordine funzionale della persona umana, colpisce oltre il 6% degli europei, spesso i giovanissimi ne soffre il 4% degli adolescenti e più del doppio (il 9%) dei diciottenni.
Pericolosa, poi, la depressione post-partum, da non sottovalutare gli ambienti scolastici, il lavoro ecc.
Il triste primato dei suicidi, in Europa, conta ogni anno oltre 58 mila vittime contro le 50.700 per incidenti stradali. Il numero più alto di suicidi è in Lituania con 44 vittime ogni 100.000 abitanti, ma tassi alti si segnalano in Ungheria il 25,4%, in Finlandia il 19.9%, in Austria il 17%, in Francia 16,8%, in Polonia 14,7%, nella Repubblica Ceca il 13,7%,in Danimarca il 13,0%,in Svezia il 12,2%,in Germania l’11,5%, in Irlanda il 10,5%,in Olanda il 9,!%,in Gran Bretagna il 6,8%, in Spagna 6,8%, in Italia il 6,0%.
Questi aridi dati statistici sono in continua evoluzione, quindi una cruda realtà quotidiana !
2.) In Italia la qualità dell’assistenza è carente, i Centri di Salute mentale sono raramente aperti 24 ore al giorno, mentre i servizi psichiatrici si trovano in posti precari, con porte sbarrate e dove legare, pare, le persone violenti, è una consuetudine.(vedi Ospedali Psichiatrici Privati, Giudiziari, Carceri).
Sono passati 34 anni dalla “rivoluzione”dalla legge 180/1978 voluta ed ispirata dal Prof. Franco Basaglia psichiatra veneziano, che “ordinò” la chiusura dei “manicomi”, ma da allora la legge è rimasta in buona parte “lettera morta”, ricorrendo facilmente in molte zone del Paese ai trattamenti obbligatori, senza che il Parlamento od il Governo Italiano abbiano rivisto le leggi che hanno autorizzato la chiusura degli ex-ospedali psichiatrici ed esprimere una normativa che tuteli i sofferenti mentali le loro famiglie e per la sicurezza di tutti i cittadini.
Con le Petizioni n.5 e n.6 al Senato della Repubblica e col n.9 alla Camera dei Deputati del 28 maggio 2008 da parte dell’Associazione “Cristiani per servire”, a mia firma, è stata richiesta una legge-quadro, strumento primario di tutela, di specifiche misure legislative d’intervento sulla malattia mentale.
Spesso ci colpisce il reiterato ricorso a richiedere misure atte a combattere lo stigma sociale, che ritenere di emergenza i malati mentali, considerando, forse, più maggior attenzione verso degli animali domestici ( per i quali non nutriamo nessuna disaffezione), collocando i primi nella serie B dell’etica sociale e morale.
Lo stigma sociale, cioè l’impronta, il suggello, la vergogna, la paura ed il timore di essere additati alla gente, non sussiste nell’animo umano e nella solidarietà del quotidiano, perché non è qui che si devono ricercare queste evenienze.
La vergogna da stigmatizzare è nelle leggi 180 e 833 del 1978 ed i vari “Progetti-Obiettivi” che si sono susseguiti in Italia, i quali non hanno garantito assistenza, strutture adeguate, finanziamenti programmati alla prevenzione, cura, riabilitazione e reinserimento sociale ( per quanto possibile) dei “malati”, non prevedendo l’obbligo di cura se non quando il “malato” diventa pericoloso per sé e per gli altri.
L’esclusione, anzi direi, l’emarginazione avvilente dei malati non viene compiuta da parte della gente.
La famiglia non è garantita perché non trova il posto giusto onde curare il proprio congiunto, perché questo tipo di malati non possono essere curati in casa, né si può tenere in casa questo genere di malati.
Si deve combattere la cultura dell’assistenzialismo che ghettizza il malato.
Non è possibile tacere di fronte alla continua aggressione alla serenità della vita quotidiana, anche in ambito UE!
La famiglia è “bombardata” da :
a.) stupri, molto ricorrenti, mostruose azioni che danneggiano irrimediabilmente la dignità umana;
b.) violenza, spesso spicciola tra gli adolescenti;
c.) aggressività, tra consanguinei dove spesso ci scappa il morto :
questi episodi, nella maggior parte, spesso derivano da menti non solo perverse, ma psichicamente instabili.
Non essere sensibili a questi problemi e nello specifico quelli sopraccitati, significa deludere sempre più le aspettative della società che alterna a volte insoddisfazione ed a volte indifferenza sintomo inconfondibile di malessere.
Quale valore viene attribuito alla vita umana, visto che a volte occorre richiedere la sicurezza dal folle gesto, anziché la libertà del gesto ?
Questo “ andazzo” rischia di traghettare gli Stati membri della UE verso una cultura dell’egoismo sfrenato, del gelo sempre più emergente e dell’indifferenza latente da una metodologia che si va affermando autonoma e svincolata da ogni rapporto con la legge e quello che è più grave esercitata dai giovani e dagli adolescenti.
Per queste ragioni di necessità e gravità, le famiglie di questi sofferenti e la pubblica opinione anelano ad un esame sollecito del problema “malattia mentale” da parte del Parlamento Europeo, affinché si possa addivenire ad una concreta soluzione di questo grave ed urgente disagio sociale, non ritenuto valido e proposto da me nel Ricorso n. 44330/06 alla “Corte Europea per i Diritti dell’Uomo”di Strasburgo, per almeno ottenere una Sentenza che dia il “via” ad una Direttiva Comunitaria adeguata, efficace, chiara e categorica libera da forme che ne sviliscono l’applicazione, in ugual misura e validità uniforme per tutti gli Stati membri della Unione Europea.
Il Ricorso è stato respinto con una motivazione che non desidero valutare !
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Signor Presidente del Parlamento Europeo,
ci permettiamo ricordare che il “fattaccio” di Roma, come altri episodi di lucide follie avvengono in Europa (come in tutto il mondo) hanno una inconfutabile matrice per cui urge una Direttiva Specifica Comunitaria inerente la malattia mentale, anelata dalla Petizione n.1003/2011.
Le leggi in proposito che attualmente in Europa sono in vigore, comportano di conseguenza una differente valutazione, come è avvenuto nel “fattaccio” Julien Monnet in Italia, discriminando una patologia che dovrebbe avere una applicazione di trattamento uguale e specifica in tutti gli Stato membri della Unione Europea, per cui mi permetto sottoporre alla Sua attenzione e valutazione improrogabile, la problematica della malattia mentale con una Direttiva Comunitaria valida nella UE.
In ultima analisi Signor Presidente del Parlamento Europeo richiediamo la promozione e l’adozione di una Direttiva Comunitaria su inziativa del Parlamento Europeo.
Grato per una cortese risposta, ringrazio e porgo deferenti ossequi.
Previte Francesco
previtefelice@alice.it
http://digilander.libero.it/crisianiperservire
Italia, 16 maggio 2012