Regione Archive

0

Le risposte che Formigoni non dà

Presidente Formigoni, risponda

Le vacanze pagate dal faccendiere Daccò, le inchieste che travolgono la giunta, le offese ai giornalisti. Sette domande al governatore della Lombardia

Share
0

Formigoni è sempre più isolato adesso invoca il popolo dei fax (ANDREA MONTANARI)

Il gelo del partito, i dubbi di Cl. E uno sfogo in privato: tanti mi stanno voltando le spalle

Dopo l’incontro con Angelino Alfano, Roberto Formigoni è ancora più solo. Tanto che il governatore si rivolge ai consiglieri regionali del Pdl per mobilitare i militanti, invitati a spedirgli un fax con scritto: «Presidente, siamo con te». Prima di ritirarsi fino a domenica a Rimini per gli annuali esercizi spirituali organizzati da Comunione e Liberazione. Nel frattempo, cresce il disagio sempre più evidente non solo nel mondo cattolico, ma anche tra i suoi fedelissimi.

La cosa che lo fa più arrabbiare in questi giorni, raccontano al Pirellone, sono «i tanti che mi stanno voltando le spalle». Un disagio che si è manifestato nei giorni scorsi anche con le prime crepe che sono emerse proprio dentro il mondo vicino a Cl. Dove non sono ormai pochi i ciellini di stretta osservanza che ammettono di non riconoscersi più nei comportamenti del governatore. Anche se finora lo ammettono solo in privato. Del resto, l’immagine più eloquente dell’attuale isolamento di Formigoni è proprio l’esito dell’incontro con Alfano. Un quarto d’ora scarso di tempo in una saletta della Fiera di Rho-Pero e non al Pirellone come il governatore aveva insistito fino  all’ultimo. Nessuna conferenza stampa o dichiarazione congiunta, come Formigoni ha provato a chiedere più volte al numero uno del suo partito, ma solo un risultato generico e scontato: il «pieno sostegno del Pdl alle iniziative di governo della Regione» e un invito rivolto a tutti «alla coesione».

Non una parola da Alfano sul complotto «mediatico politico» che Formigoni denuncia da giorni nei suoi confronti. Né un accenno di condivisione alla linea di difesa adottata dal Celeste dopo le rivelazioni emerse dalle nuove inchieste sulla sanità lombarda. Solo un minivertice a porte chiuse, con molte assenze, qualche imbarazzo anche tra i ciellini e la chiara volontà dell’ex ministro della Giustizia di farsi vedere il meno possibile al fianco di Formigoni, che non è rimasto nemmeno per il pranzo con gli imprenditori offerto dai vertici della Fiera. E quando i fotografi hanno chiesto al governatore e all’ex ministro di posare insieme per una foto, Alfano con balzo felino si è subito smarcato: «Ho proprio voglia di fare una fotografia con Mariastella Gelmini».

C’è chi sostiene addirittura che Alfano avesse espressamente chiesto di essere accompagnato nel suo viaggio elettorale lombardo solo dalla Gelmini, responsabile della task force elettorale del Pdl, e dal coordinatore regionale Mario Mantovani che nei giorni scorsi aveva usato toni duri non sul «merito» della politica della Regione, ma sui «metodi» di Formigoni. Altri smentiscono categoricamente che il governatore abbia incontrato Berlusconi e ammettono che solo Alfano ha ascoltato giovedì gli sfoghi del governatore.
Arrivato a Legnano, davanti a 450 persone, dal palco del teatro Cantoni, primo appuntamento del suo tour, Alfano non ha usato giri di parole: «Noi del Pdl — ha spiegato — dobbiamo dare l’esempio. Essere onesti e non prendere un euro per noi».

Un alto dirigente pidiellino sintetizza l’esito della riunione con il gruppo: «È evidente che Alfano su Formigoni non ci ha voluto mettere la faccia. Cosa poteva fare in questa situazione? Con tutto quello che sta venendo fuori». Anzi, quando Formigoni è arrivato al Salone del mobile, il segretario del Pdl stava già rispondendo ai giornalisti e non c’era nemmeno un posto per il governatore al tavolo della conferenza stampa. Anche il capogruppo del Pdl in Regione, il ciellino Paolo Valentini, nel ribadire il «pieno» sostegno a Formigoni, è costretto a commentare i risultati di quello che lui stesso derubrica a «ritrovo» con il semplice impegno a considerare «i risultati raggiunti in Lombardia» come «patrimonio dell’intero partito».

Nel frattempo, è partito il pronto soccorso dei fedelissimi. Una lettera a tutti i consiglieri regionali pidiellini su carta intestata del partito e firmata dal consigliere regionale di Saronno Renzo Azzi e da Giorgio Puricelli, il fisioterapista di Silvio Berlusconi eletto nel listino di Formigoni. Il testo è inequivocabile e i toni ricordano quelli usati da Silvio Berlusconi quando in passato gridava al complotto. «Caro amico, caro amica, in questi giorni più che mai, si sta verificando un vero e proprio attacco nei confronti di Regione Lombardia e del suo presidente, Roberto Formigoni. È un attacco basato esclusivamente su voci che poco hanno a che fare con la politica e con l’operato della Regione. È per questo che ti chiediamo di far sentire la tua voce per testimoniare la tua fiducia nei confronti del presidente Roberto Formigoni e per sostenerlo nel continuare il prezioso lavoro che sta svolgendo, in un momento così difficile, nell’interesse del popolo lombardo».

Segue un numero di fax e l’invito a scrivere la frase: «Presidente, siamo con te!». Alcuni fanno notare che il mezzo adottato per sollecitare questa crociata è un po’ antiquato. Sicuramente meno controllabile di una mail o di un post su Facebook o Twitter. Social network che oltretutto negli ultimi tempi sono stati molto utilizzati dallo stesso Formigoni.


Share
0

Milano, 400 casi di Tbc l’anno. Salgono malati resistenti a farmaci

Milano – Colpiti soprattutto gli uomini, i bambini sono il 5%. Dei 243 pazienti ‘contagiosi’ il 73% è guarito, 2% i morti

A Milano, ogni anno, sono 400 i casi di tubercolosi diagnosticati. Un trend stabile, ma a crescere sono i casi di mutiresistenza ai farmaci, i pazienti piu’ difficili da curare. Sono i dati dell’Asl di Milano che effettua il monitoraggio su circa 1,6 milioni di abitanti (capoluogo lombardo e 6 comuni della Provincia) e dell’Istituto Villa Marelli-ospedale Niguarda, centro regionale di riferimento per la tubercolosi. Gli esperti li hanno diffusi oggi durante la presentazione del convegno ‘La Tbc nelle aree metropolitane’, in programma domani (in piazza della Scala 2), alla vigilia della Giornata mondiale della tubercolosi (sabato 24 marzo).

La Tbc a Milano porta i pantaloni. Sono gli uomini i piu’ colpiti: il rapporto con il gentil sesso e’ di 2 a 1, anche se per alcune comunita’ straniere gli ammalati sono in maggior numero donne. “In crescita rispetto al 2011 – segnalano gli esperti – i casi di multiresistenza ai farmaci”. Nei primi due mesi dell’anno – conferma Luigi Codecasa, responsabile del Centro regionale di riferimento per la tubercolosi, Villa Marelli – abbiamo registrato un aumento dei pazienti con forme multiresistenti che necessitano di terapie piu’ lunghe, dai 18 ai 24 mesi, e di un’assistenza che spesso le strutture ospedaliere non sono in grado di dare. Il problema piu’ grande e’ trovare un luogo dove tenere questi soggetti, in modo che non siano fonte di contagio”.

I 400 casi annuali di Milano sono il 40% di quelli lombardi e il 9% su scala nazionale. L’incidenza sui residenti e’ di 20 casi su 100 mila abitanti (stabile negli ultimi 10 anni). Ma la Tbc ha un ‘accanimento selettivo’. Puo’ colpire persone di qualunque strato sociale, ma si sviluppa di piu’ in situazioni di fragilita’ e in presenza di piu’ fattori di rischio: fra immigrati da Paesi ad alta endemia, dove c’e’ poverta’ ed emarginazione, disagio sociale e sovraffollamento. Tra gli italiani i piu’ colpiti sono gli anziani. I bambini pero’ sono stati protagonisti di una delle piu’ recenti epidemie fronteggiate all’ombra della Madonnina: i 171 bambini infetti e 15 malati nella scuola primaria Leonardo da Vinci di Milano. I casi di tubercolosi nei piu’ piccoli rappresentano il 5% del totale.

La Lombardia, continuano gli esperti, “e’ stata tra le prime Regioni in Italia ad adottare un sistema di monitoraggio degli esiti della terapia con la finalita’ di debellare la malattia nel singolo, ma anche di prevenire la trasmissione dell’infezione ad altre persone. Nel 2009, sempre secondo Asl Milano, dei 243 casi di tubercolosi polmonare (la forma contagiosa della malattia) 178 hanno completato il trattamento (indice di guarigione 73%), il 2% e’ deceduto e l’8 % e’ stato ‘perso’ nel corso dei controlli programmati. Si tratta di soggetti che, non avendo completato il percorso, possono continuare a trasmettere l’infezione”.

Il tasso di guarigione raggiunto a Milano (73%) e’ superiore alla media nazionale che si attesta a quota 67%, ma non basta. La metropoli e’ ancora sotto l’indice dell’85% indicato dall’Organizzazione mondiale della sanita’. Unica eccezione a Milano, con un tasso di guarigione del 95%, e’ il Centro regionale di riferimento per la tubercolosi Villa Marelli. Ogni anno a Villa Marelli confluiscono da tutta la Provincia 400 pazienti con malattia attiva e 1.000-1.200 casi di infezione latente.

“Comune, Asl, Associazioni di volontariato e terzo settore – sottolinea l’assessore comunale alle Politiche sociali e cultura della salute, Pierfrancesco Majorino – devono fare rete per aumentare attraverso campagne mirate l’informazione e la profilassi sulle categorie a rischio, come anziani, immigrati adulti e comunita’ straniere. Vogliamo e dobbiamo informare in maniera costante senza allarmismi, ma con un approccio positivo finalizzato, non alla ghettizzazione dei soggetti, ma alla diffusione delle norme di igiene, prevenzione e cura”.  (Adnkronos Salute)

Share
0

Milano conquista l’acciaio di Brescia

Made in steel trasloca a Milano

MILANO«Decisione sofferta» spiega Francesco Bettoni. «Scelta lungimirante» sottolinea Enrico Pazzali. Camera di Commercio di Brescia e Fiera di Milano non possono certo avere una visione univoca sulla mini-rivoluzione avviata nel mondo dell’acciaio italiano: Made in Steel, maggiore rassegna nazionale del settore, dal prossimo anno trasloca da Brescia al capoluogo lombardo. Per la patria del tondino è una svolta epocale anche se in fondo non è altro che la presa d’atto della forza crescente della globalizzazione, principale agente di cambiamento per tutti i nostri distretti.

La rassegna, nata nel 2005 su iniziativa di Siderweb in partnership proprio con Brixia Expo-Fiera di Brescia, in pochi anni è arrivata a più che raddoppiare espositori e visitatori, obbligando il board a valutare uno spostamento verso un sito di maggiori dimensioni. Valutazione che ha coinvolto Verona, Bologna, Rimini ma che poi ha imboccato la strada dell’accordo con Milano. L’evento si svolgerà a Fieramilanocity dal 3 al 5 aprile 2013, con un’opzione per il sito di Rho-Pero in concomitanza con l’Expo del 2015.
Francesco Bettoni, presidente della Camera di Commercio di Brescia e socio della fiera locale, è certo della bontà dell’operazione. «Ormai si cresce solo con l’internazionalizzazione – spiega – e fermarsi a Brescia avrebbe limitato le capacità di sviluppo del settore. La proposta progettuale è di alto spessore e Milano offre garanzie di visibilità e apertura sul mondo globale». Soddisfatto è ovviamente l’ad di Fiera Milano Enrico Pazzali che elogia le persone e le aziende coinvolte, disponibili a fare un passo indietro in funzione di una visione più alta per l’intero sistema. «La sfida – spiega Pazzali – è ora quella di aggiungere alla nostra capacità di attrarre in Italia buyer e aziende straniere anche la possibilità di portare all’estero le nostre imprese, realizzando eventi e fiere soprattutto nei mercati a maggior tasso di crescita. Made in Steel a breve potrebbe arrivare in Brasile». Guardare oltreconfine è del resto una priorità assoluta per il comparto, capace lo scorso anno di esportare 17 milioni di tonnellate di acciaio, oltre la metà della produzione globale italiana. Nel 2011 l’Italia è riuscita a recuperare posizioni, con una crescita della produzione pari all’11,5%, quasi il quadruplo rispetto alla media europea. Bene anche questo scorcio del 2012, con una produzione in crescita rispettivamente del 4,6% e del 7,5% a gennaio e febbraio, pur in presenza di una domanda globale meno tonica rispetto al 2011.

«Il settore – commenta il presidente di Federacciai Giuseppe Pasini – resta vivo e dinamico nonostante la debolezza della congiuntura. Certo, aggredire mercati lontani o molto protetti come Cina e Brasile non è facile, ma il punto di partenza è che le nostre aziende per sopravvivere devono andare all’estero. Brescia non basta più, la scelta di Milano è giusta». «Con Fiera Milano – spiega l’ad di Made in Steel Emanuele Morandi – siamo convinti che sia possibile costruire un evento di valore per attrarre l’intero mondo dell’acciaio in Italia, creando una finestra sull’eccellenza del nostro sistema».  (ilsole24H)

Share
0

Tangenti Pirellone: parla Leuci, “soldi pro quota a Lega e Forza Italia”

Milano – L’ex leghista, Marco Paoletti, il potente architetto, Michele Ugliola, e suo cognato, il consulente Gilberto Leuci. E’ dai loro verbali d’interrogatorio che arrivano le accuse piu’ pesanti per il presidente leghista del consiglio regionale lombardo, Davide Boni, e per il capo della sua segreteria, Dario Ghezzi, entrambi indagati per corruzione dalla Procura di Milano. Depositate oggi al Tribunale del Riesame, cui hanno fatto ricorso lo stesso Ghezzi e l’immobiliarista Luigi Zunino contro i sequestri e le perquisizioni dei giorni scorsi, queste carte offrono uno spaccato di come funzionasse, almeno stando alle dichiarazioni degli indagati, il ‘sistema’ delle mazzette sul fronte leghista-pidiellino per modificare il piano regolatore a Cassano d’Adda e per ottenere le autorizzazioni in diverse operazioni immobiliari. Boni, all’epoca assessore all’Edilizia e al Territorio, e Ghezzi erano, secondo la deposizione di Leuci, i politici dai quali si doveva passare per fare ‘business’ in Lombardia.

“Nel corso di un incontro con l’amministratore delegato della Serenissima Sgr – fa mettere a verbale Leuci, presunto collettore delle mazzette insieme a Ugliola – lo stesso mi rappresento’ che era a conoscenza del fatto che per montare affari immobiliari in Lombardia era necessario fare un passaggio da Boni e da Ghezzi, i quali dirigevano l’imprenditore verso il sottoscritto e da Ugliola.
  Personalmente non ho mai consegnato denaro a Boni o a Ghezzi, in quanto tali incombenze sono state gestite da Ugliola”. Leuci spiega “che i soldi per la politica dovevano essere destinati pro quota ai partiti che reggevano la giunta cassanese, in particolare Forza Italia e Lega Nord” ed entra nel ‘cuore’ del ‘sistema’.

“Posso dire che le operazioni che io ho montato a Cassano, sulle quali ho percepito denaro dagli imprenditori, che ho girato a Michele Ugliola trattenendo la mia parte, sono circa 12. Posso quantificare in circa un milione e mezzo la somma che io ho ritirato dagli imprenditori per le predette operazioni. Io e Ugliola trattenevamo generalmente tra un quarto e un terzo delle somme ricevute valutando la quota trattenuta caso per caso”. L’indagato spiega come avveniva la spartizione delle tangenti. “La quota da destinare ai politici, di circa due terzi della somma percepita, era gestita completamente da Ugliola, il quale si occupava di recapitarla”.

Ugliola, ritenuto il mediatore tra imprenditori e politici e ‘grande accusatore’ di Boni, rivela che il ‘sistema’ avrebbe superato i confini della cittadina dove e’ nata l’inchiesta che ha travolto i vertici lombardi della Lega ed elenca tutte le operazioni illecite: “Tutti gli incarichi che ho ottenuto dalla societa’ ‘Risanamento’ di Luigi Zunino, quali Santa Giulia, Area Falck di Sesto San Giovanni, Rodano – Pioltello – area ex Sisas, Scalo Farini, con riferimento all’immobile ex poste e Marconi 2000 – comune di Varedo. In ciascuno di questi casi, sono state promesse somme di denaro ai medesimi esponenti politici sopra indicati, e cioe’ Boni, Ghezzi e Casiraghi (ndr Monica, all’epoca consulente all’Assessorato di Boni), in cambio dell’ ottenimento delle autorizzazioni”. Da un ex leghista, Marco Paoletti, ex assessore a Cassano d’Adda e poi consigliere provinciale ‘migrato’ nel gruppo misto, arrivano infine altri macigni su Boni. Le presunte tangenti, racconta, costituivano una sorta di ‘provvista’ per sostenere la campagna elettorale dell’attuale presidente del Pirellone. Per sottolineare il suo legame con Boni, svela ai magistrati che ricevette da lui rassicurazioni su un appoggio politico dopo la perquisizione disposta a suo carico nell’ambito delll’inchiesta su Cassano. Promessa non mantenuta perche’ Paoletti venne espulso dal gruppo leghista quando si seppe che era indagato ma, l’11 ottobre fa mettere a verbale: “Ero consapevole del fatto che un terzo dei profitti andavano alla Lega  (agi)

Share
0

Corruzione, n’drangheta e discariche di amianto di Cappella Cantone (Cremona) e non solo

Intrecci criminosi fra malavita organizzata e politica stanno venendo al pettine. Noi avevamo visto giusto e lo avevamo detto, scritto e denunciato da tempo. QUANDO FORMIGONI?

Dopo gli arresti di Nicoli Cristiani, ex assessore e vice presidente della Consiglio regionale della Lombardia, di Ponzoni, ex assessore e membro dell’ufficio di presidenza dello stesso Consiglio regionale, entrambi del PdL, e di un dirigente dell’ARPA Lombardia, ente di emanazione della giunta regionale; dopo l’iscrizione nel registro degli indagati del leghista Boni, presidente dello stesso Consiglio regionale e di altri dirigenti della Regione Lombardia, diviene più che mai attuale la riproposizione di alcune questioni al signor Formigoni e alla sua giunta che noi facemmo negli anni scorsi e alle quali non si è mai voluto e potuto rispondere:

1) il 26 giugno 2011 scrivevamo : “… la Giunta Regionale approva provvedimenti ad personam, anzi “ad cavatorum”, come la delibera n.1594 del 20/11/2011 (la famosa delibera che L’Espresso scopre solo ora e che, pare, non sia mai stata pubblicata sul bollettino ufficiale della Regione Lombardia). Questo atto, che contiene forti elementi di illegalità, è un supporto su misura per Cavenord (ora di proprietà della Locatelli) che lo ha ripetutamente sollecitato. Con questo provvedimento la Giunta regionale ha di fatto esautorato la provincia sul piano cave, esercitando un atto di indirizzo verso quest’ultima su argomenti di competenza delle singole provincie. Questa deliberazione costituisce una clamorosa forzatura sul piano normativo e legislativo da parte della giunta Formigoni , alla faccia del federalismo tanto propugnato dalla Lega. E’ stata approvata in corso d’opera, pensando di creare un nuovo quadro normativo senza più ostacoli per la realizzazione della discarica, anzi delle discariche, nelle ex-cave. Traducendo: per coprire atti esplicitamente fuori dalle norme, si approvano delibere per annullare la illegalità !”

2) il 30 novembre 2011 scrivevamo: “…La ‘fantasia al potere’. Il caso dell’ARPA di Cremona.
A metà novembre dell’anno scorso tutti noi, quelli contrari alla discarica di amianto di Cappella Cantone, avevamo cantato vittoria. Le misurazioni dell’altezza della falda acquifera fatte dall’ARPA di Cremona avevano stabilito che non venivano rispettati i famosi due metri di altezza fra il fondo della discarica e la falda per cui la Regione Lombardia aveva scritto a Cavenord che se non modificava il suo progetto entro dieci giorni questo sarebbe stato respinto. Evviva! Passano dieci giorni, passa un mese, due mesi. Tutto tace. Si scopre poi, PER CASO, solo perché un sindaco ha sollecitato la Regione, che sono state presentate in tempo utile (?) le modifiche, che queste consistono nell’aggiungere uno strato di m 1,40 di materiale isolante e che l’ARPA prosegue tranquillamente le misurazioni della falda “facendo finta” che esista questo strato aggiuntivo di terreno. Domanda alla giunta: perché non è stato subito reso noto che le modifiche erano state presentate? La normativa sulla trasparenza lo prevede. Che esistano falde affioranti in quella zona lo sanno tutti senza scomodare i tecnici. Basta un semplice temporale per allagare l’ex cava Retorto e i torrenti e le rogge della zona facilmente esondano. Lo abbiamo documentato con foto più di una volta, nel settembre 2007 e nel febbraio 2009. Nel giugno 2010 si è verificato addirittura un ulteriore innalzamento della falda. Infatti dopo circa due mesi di forte siccità, in meno di sei ore di pioggia consecutiva l’area si è quasi completamente allagata. Ma per i tecnici dell’ARPA non è un problema…”

3) il 6 dicembre 2011 abbiamo posto domande dirette a Formigoni, tra cui queste:
- COME POTEVA Nicoli Cristiani, vice presidente del Consiglio regionale, che non fa parte della giunta e quindi non titolato a prendere alcuna decisione, a garantire con certezza che alcuni atti autorizzativi sarebbero stati comunque approvati negli uffici e ambiti competenti? Chi copriva e garantiva Nicoli Cristiani in giunta? Quale era, o meglio, chi era il trait-d’union ?

- COME MAI FORMIGONI e la sua giunta hanno approvato a più riprese delibere tendenti a rendere possibile la realizzazione della discarica, rimuovendo alcuni ostacoli legali, come quello che prevedeva una distanza minima di 5 km tra una discarica e l’altra o i vincoli del piano cave? Ricordiamo che la normativa, in vigore precedentemente, avrebbe impedito che partissero addirittura i primi atti autorizzativi.

- PERCHE’ MARCELLO RAIMONDI ( assessore regionale all’ambiente ) fu “contattato” da Luigi Brambilla, consulente aziendale della ditta Locatelli, affinché si attivasse al fine di accelerare l’iter della discarica di Cappella Cantone pur non essendo il suo assessorato direttamente competente per la materia? L’interessamento di Raimondi, che emerge dai verbali della Magistratura, avviene attraverso “interventi” su alcuni dirigenti e funzionari del suo assessorato e tramite una lettera inviata a Tadi, sindaco di Cappella Cantone e al vice-sindaco dello stesso paese che è il vero uomo forte e decisivo del consiglio comunale.
In sintesi qual è, o meglio, CHI E’ il trait d’union fra Nicoli Cristiani e la giunta Formigoni, al cui interno c’è un assessore di Cremona? Infatti come poteva Nicoli Cristiani, non essendo in giunta, garantire a Locatelli che tutte le autorizzazioni sarebbero state concesse con celerità? E’ chiaro che quando sarà reso noto questo nome (o questi nomi) molta più chiarezza sarà fatta su tutta la vicenda e finalmente i cittadini saranno informati di uno dei più gravi episodi di corruzione degli ultimi 30 anni, rispetto ai quali tangentopoli rischia di impallidire. Nei prossimi mesi l’inchiesta in corso rischia di smontare poteri forti trasversali ai partiti politici e Compagnia, che hanno condizionato l’economia lombarda, e non solo, in questi ultimi 30 anni.

4) il 13 gennaio 2012 abbiamo ribadito quanto segue: “…Che ci fosse un intreccio pericoloso, esteso e ramificato in Lombardia tra malaffare e politica noi lo sosteniamo fin dall’inizio della vicenda della discarica di Cappella Cantone, e l’abbiamo concretizzato con un esposto alla Magistratura. Oltre a voler autorizzare a tutti i costi discariche di amianto in luoghi non idonei (Brescia e provincia, Ferrera Erbognone (Pavia), Cava Manara (Pavia) ecc…) ci sono state speculazioni illegittime fatte da privati e coperte dalla politica per nascondere progetti di discarica dietro i progetti di cava come a Telgate e altri fatti che sono in stretta connessione con la vicenda specifica di corruzione legati alla discarica di Cappella Cantone…”

Per tutte queste ragioni e per altre argomentazioni contenute nel nostro dossier, consegnato alla Magistratura, noi ribadiamo che, per motivi di igiene politica, Formigoni e la sua giunta se ne devono andare subito. Possibile che il sig. Formigoni non sapesse nulla dell’operato dei suoi più stretti collaboratori? Se così fosse o sarebbe incapace, o sarebbe colpevolmente distratto. In entrambi i casi non è più in grado di svolgere la sua funzione, DEVE ANDARSENE!

In conclusione, la partita che si giocherà d’ora in avanti può diventare ancora più complessa di quella che si è dipanata finora. Per fermare i disonesti, i furbi e quelli che fanno affari sulla nostra pelle occorrerà l’attenzione e la mobilitazione di tutti i cittadini lombardi per impedire la realizzazione di tutte le discariche di amianto, in corso di approvazione o già approvate. Così si potrà arrivare ad una pianificazione trasparente e realmente partecipativa per lo smaltimento dell’amianto che prenda in seria considerazione il riciclo dell’amianto. In tal senso ribadiamo che per i futuri impianti di smaltimento dell’amianto va contrastata l’iniziativa lasciata ai privati, privilegiando il controllo e la gestione pubblica.

Cittadini contro l’amianto
Share
0

Il diktat del ‘Trota’: al Pirellone niente più Facebook e Twitter (ANDREA MONTANARI)

Interrogazione leghista al consiglio regionale lombardo: tra i firmatari c’è anche Bossi junior
La motivazione ufficiale: “I costi di manutenzione della rete” e il rischio di “download illegali”

Renzo Bossi "Il Trota di papà", consigliere regionale leghista

La Lega Nord vuole oscurare Facebook e Twitter in Regione. È il curioso contenuto di un’interrogazione presentata da diversi esponenti del gruppo del Carroccio, tra cui il figlio di Umberto Bossi, Renzo, che sarà discussa in consiglio regionale. Nel testo dell’interrogazione alla giunta, i leghisti ufficialmente si dicono preoccupati del «possibile aumento dei costi» per la casse del Pirellone per «la manutenzione della rete informatica» o del «rischio di rallentamento» della rete stessa o «di download di materiale illegale che espone la pubblica amministrazione a forme di responsabilità per omesso controllo».

L’iniziativa, però, sorprende perché non solo l’interrogazione è stata consegnata (come prevede il regolamento) al presidente del consiglio regionale, Davide Boni, che fa parte anche lui della Lega, ma soprattutto perché lui, come del resto anche l’europarlamentare Matteo Salvini, sono sempre più spesso soliti utilizzare proprio i social network per comunicare. Basta collegarsi a Twitter a o Facebook per avere la riprova. Nonostante questo, la Lega chiede alla Regione se «non trova opportuno valutare la possibilità di predisporre dei filtri che impediscano l’accesso ai sociali network dalle postazioni di lavoro del Pirellone e di società partecipate».

Verrebbe da chiedersi: come faranno a comunicare i vertici istituzionali del Carroccio se il Pirellone impedisse di collegarsi a questi siti? Sembra che un’idea simile l’abbia decisa perfino il leader maximo Umberto Bossi. Che ha avvisato i suoi: da ora in poi tutto quello che i militanti pubblicheranno su Facebook sarà considerato come dichiarazioni a mezzo stampa. E come tali passibile anche di provvedimenti disciplinari.  (larepubblica/milano)

Share