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Caso Formigoni, ora Daccò ammette “Ho pagato io tutte le sue vacanze”

L’imprenditore interrogato sabato scorso: “Il presidente non mi ha mai restituito nulla”. La confessione si basa sulle rivelazioni del marinaio che gestiva lo yacht Ad Maiora a disposizione del governatore....

L’imprenditore interrogato sabato scorso: “Il presidente non mi ha mai restituito nulla”. La confessione si basa sulle rivelazioni del marinaio che gestiva lo yacht Ad Maiora a disposizione del governatore. I pm portano al faccendiere due fatture, per il resort a sette stelle. Importo: 50mila euro. “Le riconosco, riguardano l’affitto”

MILANO - “Da anni, da giugno a settembre lo yacht Ad Maiora è a disposizione di Formigoni… Il presidente è stato mio ospite per tre capodanni ai Caraibi, non mi ha restituito nulla…”. Arriva dal carcere di Opera la risposta alla domanda che Repubblica pone da tempo a Roberto Formigoni su chi gli abbia pagato le recenti, lussuose vacanze. Arriva dal verbale rilasciato sabato scorso da Pierangelo Daccò, il lobbista-consulente-faccendiere, detenuto dal 15 novembre.

LA VERITÀ DEL MARINAIO
Non è raro che a bucare le versioni più blindate siano i dettagli. In questo caso è il marinaio responsabile dello yacht dal simbolico nome “Ad Maiora” a permettere ai pubblici ministeri un salto di qualità: “Tutte le estati, da giugno a settembre – questo si legge in sintesi sul verbale – lo yacht era messo nella disponibilità esclusiva del presidente della Regione Lombardia. Daccò usava l’altra barca, riservando “Ad Maiora” a Roberto Formigoni”.

A STAGIONE COSTA 50MILA EURO
Quando il procuratore aggiunto Francesco Greco e i suoi sostituti mettono questa verità portuale (e non politica) sotto gli occhi del milionario detenuto, Daccò reagisce. È ritenuto il perno delle inchieste nate sul crac dell’ospedale San Raffaele e sul dissanguamento dei conti della fondazione Maugeri. Cerca di trovare le parole giuste: “Non si può definire come un’esclusiva, perché qualche volta m’imbarcavo anch’io. Però effettivamente ogni anno, da diversi anni, da giugno a settembre “Ad Maiora” è a disposizione di Formigoni”.

In Liguria, in Sardegna, per i week end, e con la mania del presidente per il fax, che costringe a deviazioni di rotta, in modo da poter ricevere e trasmettere ritagli di giornali e documenti. La barca costa, quanto?, domandano i magistrati. “I costi oscillano tra i 30mila e i 50mila euro a stagione”, è la risposta.

Contributi, divisione spese? Zero. Sa o no Roberto Formigoni che Eurosat Telecommunication Ltd, la società irlandese di Daccò, ha pagato quasi 150mila euro di costi vivi dello yacht “Ad Maiora”, escluse le spese del personale, che comprendono stipendio e carta di credito per le spese quotidiane? “Formigoni era mio ospite, non mi ha mai restituito nulla”, ammette Daccò. Tanti parlano di “amicizia”, in questa storia, e non di favori, benefici, regali di varia natura. Nemmeno parlano di lobby, anche se “Ricordo che Daccò mi disse che era opportuno continuare ad avere la disponibilità della barca perché – si legge nel verbale del “socio” di Daccò, l’ex assessore dc Antonio Simone – poteva servire per le pubbliche relazioni”.

IL JET PRIVATO PER LE ANTILLE
Queste gite nautiche gratis e “a disposizione” del governatore rappresentano una novità dell’inchiesta. Ma l’analogo canovaccio emerge finalmente per la questione spinosa e polemica dei viaggi esotici: “Formigoni – dice Daccò – è stato mio ospite in almeno tre capodanni alle Antille”. Parole semplici. Per capirle sino in fondo, partiamo però dall’ultimo capodanno così come l’ha vissuto il portafoglio del lobbista: “Per quello del 2010/2011 – questa la sintesi del suo verbale – ho speso 100mila euro per il noleggio di un jet privato”, quello della società Alba Servizi.

Quest’ultima è una società del gruppo Mediaset, alla quale il San Raffaele aveva messo a disposizione un monte ore di volo. La prima a parlarne è stata Stefania Galli, la segretaria del defunto Mario Cal, ex amministratore del San Raffaele: “Una volta mi fu detto dal dottor Cal di prenotare un volo per San Marteen a bordo del quale ci sarebbe stato Daccò e Formigoni”, e anche in quel caso per pagare arriva Eurosat, come per lo yacht.

La procura milanese, cercando i diari di bordo del jet, scopre che non riportano i dati dei passeggeri. È dunque Daccò, nell’interrogatorio di sabato scorso, a svelare ai magistrati che in quel capodanno 2010/2011 “il jet ha portato me, Formigoni, il suo segretario Willy e Roberto Perego alle Antille e poi è tornato a riprenderci”. Willy è Mauro Villa.

LE VERSIONI DI FORMIGONI
S’impone ora un piccolo salto nel tempo. Arriviamo agli inizi dello scorso aprile, in un palazzo della Regione Lombardia che trema, e ha già visto arresti e dimissioni. Formigoni, che appena l’anno prima aveva usufruito – e noi lo sappiamo da questo recente verbale, lui per averle vissute – delle vacanze supervip gratis, non esita: “Non ho mai ricevuto neppure un euro da nessuno (…) Non ho nulla da rimproverarmi sulla vicenda delle vacanze, io non ho pagato niente a Daccò e lui non ha pagato niente a me (…) Grazie a Dio, ho la possibilità di pagare (…) Comunque, non costituirebbe nessuna fattispecie di reato ricevere cose in dono”. Ma di quali doni esattamente parla?

LE FATTURE 2011 DI DACCÒ
I pubblici ministeri sabato scorso portano a Daccò due fatture, che riguardano appunto l’ultimo capodanno e il costoso Resort a sette stelle. La somma è di circa 50mila euro: “Sì, le riconosco, riguardano il costo d’affitto. Formigoni era mio ospite – questa è la linea di Daccò – e non mi ha restituito nulla, né per il soggiorno né per il volo”. Ancora una volta, parole nette.

I CONTI 2009 DI DACCÒ
Tra i fatti certi, ce n’è uno: Roberto Formigoni all’inizio dello scandalo “non ricordava” nemmeno dove avesse passato le feste il capodanno, nonostante si trovasse in uno di quei posti che vengono considerati “indimenticabili”. “Devo consultare le agende”, annaspava. “A che titolo mi fa questa domanda? Vale la parola del Presidente”, reagiva sui conti. Quando sono emersi i primi documenti bancari di Daccò e, accanto ai biglietti aerei, il nome Formigoni, il presidente ha recuperato in pubblico porzioni di memoria.

Ci sono i due biglietti Air France per Parigi emessi il 27 dicembre 2008, per il presidente della Regione e Alberto Perego, memores di Cl, collaboratore di Formigoni, 4.080 euro cadauno. C’è una ricevuta da 9.637 dollari, pari a 7.180 euro, datata 9 gennaio 2009, a saldo di un soggiorno presso l’”Altamer Resort” di Anguilla. Inoltre – ed è noto a chi segue le cronache politico-giudiziarie del presidente Formigoni – in quel periodo il generoso Daccò ha pagato con carta di credito, tra il “Cuisinart Resort&Spa”, altri ristoranti e intrattenimenti, 6.226 euro in più. Il totale ammonta a 13.406 euro.

LA LETTERA A TEMPI
Con questo bagaglio d’informazioni, arriviamo all’autodifesa che il 21 aprile scorso Formigoni invia al settimanale Tempi, che sul sito sta pubblicando anche le corpose lettere dal carcere di Simone, il coindagato di Daccò e amicissimo di Formigoni. “Le spese delle carte di credito di Daccò sono elevate perché si riferiscono a conti collettivi. E se ci sono biglietti aerei e una settimana di vacanza alle Antille con cifre importanti, scusate tanto, non sono Brad Pitt, ma – scrive Formigoni – me le posso pagare con il mio stipendio”. Purtroppo, sostiene, non ha le ricevute: “Le ho buttate; scusate, è un reato?”, domanda, e rilancia, parla di “deriva gossippara”.

Certo, non è reato buttare le ricevute, è che sembra non ci fossero. Lo dice Daccò nel verbale, dove precisa: “Anche nelle due precedenti vacanze di capodanno Formigoni era mio ospite, e non mi ha restituito niente”. Neppure un euro di spesa per il soggiorno. Nemmeno un euro di viaggio.

Chi ha letto le carte, e conosce questo passaggio, si chiede perché mai un politico di lungo corso come Formigoni parli con ostinazione di divisione delle spese “tra amici”. E perché mai Daccò, nel verbale, spieghi di non aver preso nemmeno in considerazione l’idea del rimborso, avendo con lui un rapporto di “pura amicizia”.

Tocca a magistrati, detective e avvocati aiutare l’opinione pubblica a capire che cosa è successo e come sono andati i fatti, intorno ad aziende sanitarie che avevano dalla Regione rimborsi cospicui e pagavano profumatamente, e non si capisce bene perché, “amici” di Formigoni. Ma intanto è legittimo chiedere: perché il presidente Formigoni inganna e mente su tre anni di vacanze natalizie gratis? È gossip pretendere una risposta da un amministratore pubblico? DAVIDE CARLUCCI e PIERO COLAPRICO / larepubblica

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Presidente Formigoni, risponda

Le vacanze pagate dal faccendiere Daccò, le inchieste che travolgono la giunta, le offese ai giornalisti. Sette domande al governatore della Lombardia

(larepubblica)

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COSA RESPIRIAMO OGGI: dati in tempo reale

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A Brescia funerali padre omicida-suicida e dei due figlioletti

Brescia, 24 mag. – Si sono svolti oggi pomeriggio nella parrocchia di Santa Maria della Vittoria, a Brescia, i funerali di Marco Turrini e figli Samuele, 4 anni ed Emanuela, 14 mesi.

Una cerimonia funebre congiunta, come chiesto da Elena More’, l’unica sopravvissuta a un dramma familiare agghiacciante. In preda a una depressione che non accettava di curare, aggravata da alcuni problemi economici, l’uomo, 41 anni, agente pubblicitario, lunedi’ scorso ha scaraventato i piccoli dalla finestra di casa, al sesto piano. Infine si e’ ucciso lanciandosi da un finestrone condominale. La donna si e’ salvata solo grazie all’intervento dei vicini. La parrocchia ha accolto centinaia di persone commosse, colleghi, parenti, amici, vicini di casa, genitori con bambini, esponenti delle forze dell’ordine e amministratori pubblici, intervenuti per l’ultimo saluto. Elena More’, davanti agli occhi il feretro del marito sormontato da una rosa rossa, e poco piu’ avanti due piccole bare candide con un cuscino di rose bianche, e’ stata l’interlocutrice ideale di padre Francesco Ferrari, che durante l’omelia ha posto l’accento sulla fede, sulla continuita’, sull’amore che trascende qualsiasi dolore. “Occorre andare oltre, anche Cristo e’ risorto” ha suggerito il sacerdote, portando il cordoglio anche del vescovo Monari. “L’amore divino puo’ dare continuita’ all’amore di Elena e Marco. Da’ continuita’ anche all’amore di Marco, che c’e’ sempre stato. Nei sacramenti, con i figli, a scuola”. Poi un accenno sofferto all’epilogo choc: “Prendiamo atto tardi che una sofferenza troppo grande ha sgretolato quella roccia. L’amore verso Dio non e’ riuscito a colmare l’onda inarginabile della sofferenza, e la sua convinzione di potercela fare da solo”. Le ultime parole, infine, per i bimbi: “Cari angioletti, confermate nella fede e nella speranza la mamma, le nonne e tutti noi”. E poi il saluto finale: “Parlo a nome di Elena – ha detto padre Ferrari – Lei dice che vuole bene a tutti e tre.

Vuole bene a tutti voi”. I piccoli sono stati tumulati a Remedello (Brescia) nel paese di cui e’ originaria la famiglia materna. Il padre, Marco Turrini, invece, nel cimitero di via Volta a Brescia.  red/(agi)

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Difendiamoci dalla discarica di amianto. Incontro alla Casa delle Associazioni (video)

A tutti i comitati e le Associazioni ambientaliste di Brescia

APPELLO

La vicenda della discarica di amianto, voluta e richiesta dalla Profacta spa (Gruppo Faustini) nella via Brocchi del Comune di Brescia sta giungendo ad una fase critica.

 Infatti, in attesa delle iniziative giudiziarie in corso (Consiglio di Stato e Procura della Repubblica di Brescia) né la politica né le istituzioni locali sembrano in grado di dare una risposta alle pur valide motivazioni sollevate dai Comitati e Associazioni che hanno sin dall’inizio contestato la discarica in questione.

 Né la Regione Lombardia, né il Comune di Brescia hanno ancora preso la dovuta posizione nei confronti di una discarica formalmente autorizzata che però ha le seguenti caratteristiche :

 1)E’ estremamente vicina alle abitazioni.

2)E’ localizzata in un contesto dove vi sono nelle immediate vicinanze, numerose altre criticità. (Discariche, inquinamenti del suolo, siti insalubri ecc).

3)L’autorizzazione rilasciata appare più come il prodotto di una serie di affidamenti e leggerezze della Regione Lombardia che di una compiuta, autonoma e competente istruttoria.

 In queste condizioni, se la discarica di via Brocchi dovesse iniziare a funzionare, la città subirebbe un oltraggio tanto clamoroso quanto irreparabile e correrebbe il rischio di diventare il luogo dove la speculazione su uno dei materiali più micidiali avrebbe mano libera.

 Chiediamo dunque a tutti coloro, singoli cittadini o Comitati e Associazioni organizzati, che hanno a cuore la tutela della salute e della qualità della vita, nonché a quelli che pensano che dove c’è degrado bisogna migliorare la situazione, di impegnarsi per sventare questa eventualità.

 Diamo pertanto appuntamento a tutti Giovedì 24 Maggio alle ore 20.45 presso la Casa delle Associazioni in via Cimabue per organizzare l’opposizione e la resistenza contro questo impianto nocivo che non deve iniziare la propria attività.

Speriamo aderiate numerosi al presente appello.

Brescia, 22.5.2012.

Per Legambiente – Circolo di Brescia

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Disoccupato lancia i figli dal balcone e poi si getta nel vuoto: morti tutti e tre

La tragedia a Brescia dopo un litigio con la moglie. L’uomo, un pubblicitario di 41 anni, aveva perso il lavoro da qualche tempo. Inutili i soccorsi per i piccoli di 4 anni e 14 mesi

Tragedia questa mattina in via Cremona a Brescia. Dopo una lite con la moglie, un uomo di 41 anni, Marco Turrini, ha buttato i due figli di 4 anni e 14 mesi dal balcone del suo appartamento al sesto piano per poi lanciarsi lui stesso nel vuoto. Alla base del gesto, probabilmente, gravi problemi economici. L’uomo, un pubblicitario, aveva perso il lavoro da qualche tempo.

I tre sono finiti sulle auto parcheggiate nel giardino interno dell’abitazione. L’uomo è deceduto sul colpo e i bambini, un maschietto e una femminuccia, sono morti all’ospedale Civile di Brescia. L’uomo ha anche tentato di uccidere la moglie, non vi è riuscito e si è lanciato anche lui dal balcone morendo sul colpo. Sul posto sono intervenute le volanti e la squadra mobile della polizia di Brescia. “Una famiglia felicissima. Li conoscevo da quattro-cinque anni e visto nascere e crescere i bambini”, racconta Elisabetta, una vicina della famiglia Turrini. “Stamattina ho sentito le urla e sono scesa a vedere cose fosse successo. Lui era ancora vivo, ho sentito che respirava ancora. Ho provato a sentire il battito della bambina, ma era già molto debole”.

Tutto è successo alla periferia Sud: una zona abitata per lo più da operai, molti dei quali negli ultimi tempi sono rimasti disoccupati. Il quartiere era già stato scosso lo scorso dicembre dell’omicidio di un indiano, il cui corpo era stato ritrovato in una valigia nell’androne delle scale di una palazzina. La scena di un omicidio che si trova proprio a pochi metri dall’abitazione della famiglia Turrini.

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BRESCIA. Ore 4.04: forte scossa di terremoto avvertita in tutto il nord Italia

Una forte scossa di terremoto, durata 5 secondi circa, ha creato preoccupazione nel bresciano
Alle 4.07 ancora una brevissima replica, più lieve, avvertita solo per un secondo mentre a Padova invece, il movimento sussultorio è durato circa una ventina di secondi e la gente è corsa in strada spaventata. Dalle verifiche effettuate dalla Sala situazione Italia del dipartimento della Protezione civile, non risultano al momento danni a persone o cose.

La scossa è stata avvertita in tutta la provincia (con particolare rilievo, ancora una volta, sul lago di Garda) ed è stato il seguito di una precedente, di magnitudo 4,1, registrata all’ 1.13 , sempre nella pianura Padana, tra le province di Modena, Mantova, Ferrara e Rovigo.

La scossa  è stata chiaramente percepita dalla popolazione (e da chi scrive).

A quanto si è potuto constatare, i mobili hanno tremato nelle abitazioni ed è saltato qualche antifurto. Qualcuno, ci riferiscono, è uscito di casa, per la paura, anche a Bologna

Stando ai rilievi dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv), il sisma – di magnitudo  5,9 sarebbe in provincia di Modena con ipocentro a 6,2 km di profondità ed epicentro a 52 km dal capoluogo felsineo in prossimità dei comuni modenesi di Finale Emilia, San Felice sul Panaro e 11 da Crevalcore, e di quello mantovano di Sermide.

red/

AGGIORNAMENTO ore 5.03

Ad un’ora dalla percezione della prima (e brevissima seconda) scossa, si è potuto avvertire ancora una lieve scossa – molto breve – questa volta di tipo ondulatorio

DANNI

Nel Ferrarese sono stati segnalati crolli in alcune fabbriche di Bondeno. Secondo le prime informazioni dei pompieri, che stanno già intervenendo, ci sarebbero delle persone coinvolte. Crollato anche un campanile a Sant’Agostino, sempre nel ferrarese. A Finale Emilia, nel Modenese, è crollata una torre.

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Accolta la richiesta di ”Cittadini contro l’amianto”: la Commissione Europea indagherà sull’autorizzazione concessa a Locatelli

La Commissione Europea accoglie la richiesta di Cittadini contro l’amianto e dei 1200 firmatari della Petizione di indagare sull’autorizzazione concessa a Locatelli per realizzare la discarica di amianto di Cappella Cantone (Cremona).

Il 15 maggio abbiamo ricevuto dalla Commissione Petizioni dell’Unione Europea la comunicazione ufficiale (vedi allegato) di aver avviato le procedure per svolgere un’indagine preliminare sui vari aspetti dell’autorizzazione data dalla Regione Lombardia per realizzare la discarica di amianto di Cappella Cantone. Stiamo lavorando per fare in modo che i commissari europei vengano direttamente sul posto. Questa decisione costituisce un altro risultato politico raggiunto dai cittadini della zona interessata, dopo che la mobilitazione e la magistratura avevano bloccato e messo sotto sequestro l’area destinata alla discarica.

Con questa decisione il Parlamento Europeo si dimostra più sollecito della giunta Formigoni nel voler indagare sulla discarica di Cappella Cantone. Infatti da circa due mesi è stata costituita ufficialmente a livello regionale una commissione d’inchiesta che naturalmente non si è ancora riunita per lavorare. Inoltre poco o nulla è stato fatto per modificare e ridefinire ruolo e funzione dell’ARPA soprattutto per quanto riguarda la nomina dei dirigenti, dopo che il massimo esponente dell’ARPA Lombardia, Rotondaro, è stato arrestato con l’accusa di corruzione nell’ambito dell’inchiesta sulla discarica di Cappella Cantone che ha portato anche agli arresti di Locatelli, intestatario dell’autorizzazione, e Nicoli Cristiani (Pdl) ex assessore all’ambiente della Regione Lombardia. Ricordiamo che Rotondaro è accusato di aver ricevuto mazzette per ammorbidire i controlli della falda acquifera dell’ex cava Retorto, il luogo dove si voleva realizzare la discarica.

Questa una delle intercettazioni: 8 giugno 2011, il giorno precedente alla conferenza dei servizi

LOCATELLI: Pronto.
ROTONDARO: Buongiorno, come stai?
LOCATELLI: Eh non lo so, ti farò sapere domani.
ROTONDARO: Eh…dai…vedrai che domani starai meglio.
LOCATELLI: Dici?
ROTONDARO: Si, si, si. Dove sei?
LOCATELLI: A Grumello.
ROTONDARO: Ah. Niente, io…penso che sia tutto a posto. Ho fatto anche delle verifiche …
LOCATELLI: Hai fatto un po’ di verifiche?
ROTONDARO: Si, son stato giù anche l’altro giorno lì…dalle tue parti, non te l’han detto?

Dopo questi fatti non è più possibile tollerare che chi deve fare i controlli ambientali sia un organismo dipendente dal governo regionale; come è noto le nomine dei dirigenti dell’ARPA Lombardia sono fatte direttamente dalla giunta Formigoni e non è più prevista l’approvazione da parte del consiglio regionale.

Ci preme inoltre sottolineare come sia stato inopportuno e fuori luogo e tempo costituire un “tavolo tecnico” , che nei fatti è solo politico, nelle province di Cremona e Pavia al fine di individuare siti idonei per lo smaltimento dell’amianto. A questo proposito abbiamo già avuto modo di esprimere la nostra valutazione radicalmente negativa per i seguenti motivi che riassumiamo:

1) Già dal 2008 Cittadini contro l’amianto denunciava che non si potevano autorizzare discariche senza una pianificazione dei siti idonei a livello regionale. La Regione ha sempre ignorato le nostre richieste, ha autorizzato la discarica di Cappella Cantone e solo adesso che è scoppiato lo scandalo decide di procedere alla pianificazione.

2) Si vuole discutere di siti idonei senza coinvolgere direttamente i cittadini interessati, tutti i partiti politici e tutte le organizzazioni sindacali.

3) Secondo la Regione Lombardia uno degli interlocutori , per la provincia di Cremona, è l’attuale amministrazione provinciale di centro-destra del ciellino Salini, la stessa, cioè, che diede parere favorevole alla valutazione di impatto ambientale per la discarica di Cappella Cantone e negativo per la discarica di Cingia de’ Botti pur avendo i due progetti caratteristiche simili; la stessa che non disse né SI né NO alla discarica in sede di autorizzazione integrata ambientale (e per legge si intende un SI).

4) La composizione di questi “tavoli” a Cremona e Pavia ha seguito principi inspiegabili e non corrisponde ai criteri di competenza e neanche alle procedure previste per la pianificazione del trattamento e smaltimento dei rifiuti.

5) Le proposte di pianificazione dovrebbero essere preventive, fatte da tecnici qualificati e non da politici, prendendo in considerazione TUTTO il territorio regionale.

Ci risulta, invece, che questi tavoli siano attivi solo a Cremona e Pavia, guarda caso le uniche province, oltre a Bergamo e Brescia, dove i privati vogliono realizzare discariche di amianto.

Ci tornano con inquietudine alla memoria le intercettazioni fatte dagli inquirenti in un ristorante di Brescia in cui si ritrovano Locatelli, Nicoli Cristiani e Mauro Papa, amministratore della Ecoeternit, e parlano di una sorta di spartizione delle aree di competenza: Papa nelle province di Brescia e Bergamo, Locatelli a Cremona e Pavia. I tre parlano anche di Faustini.

La Ecoeternit sta gestendo una discarica di amianto a Montichiari, Faustini sta per finire la realizzazione di una discarica di amianto a Brescia, località San Polo, e ha chiesto di realizzare una discarica di rifiuti di amianto pericolosi accanto alla discarica della Ecoeternit.

Noi riteniamo comunque urgente risolvere il problema dello smaltimento dell’amianto, ma nello stesso tempo pensiamo che di questo NON SI POSSA OCCUPARE l’attuale giunta Formigoni a seguito delle recenti e note vicende giudiziarie che hanno coinvolto assessori ed ex assessori in gravi reati di corruzione e scempio ambientale. Formigoni non poteva non sapere nonostante che, con arroganza, continui a definirsi estraneo all’operato dei suoi uomini, senza il timore di sfiorare il senso del ridicolo e documentare quanto dice con prove.

In sostanza noi ribadiamo la necessità di provvedere sia alla revoca delle autorizzazioni date che alla moratoria di tutte le domande in corso di autorizzazione per lo smaltimento dell’amianto in Lombardia; vogliamo che si costituisca un organismo qualificato con il compito di verificare l’idoneità e la sicurezza dei progetti e dei siti destinati allo smaltimento dell’amianto , che sia indipendente dalla politica e che tuteli i reali interessi dei cittadini, che sono la difesa della salute e del territorio, e non le lobbies di varia natura.

Un’ultima annotazione: siamo contenti e soddisfatti che quasi tutti si siano convertiti alla necessità di esplorare metodi e soluzioni alternativi all’interramento del cemento amianto. Quattro convegni scientifici qualificati organizzati da noi in questi quattro anni sono serviti a convincere anche esponenti della giunta regionale sulla necessità di seguire questa strada. E questo non è poco anche se bisognerà sempre vigilare su possibili colpi di mano. Politici corrotti ed imprenditori invischiati con la criminalità organizzata sono sempre in agguato.

Cittadini contro l’amianto

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Ritrovato in serata a San Donato il bambino scomparso a Milano

Le due sorelle lo avevano accompagnato al mattino, ma lui aveva detto che andava ad aspettare un compagno alla fermata del tram. Un passante lo ha notato vicino a un bar. I carabinieri lo hanno trovato in stato confusionale

E’ stato ritrovato a Poasco, piccola frazione di San Donato Milanese (Milano), il bambino romeno disabile di 11 anni scomparso a Milano mentre andava a scuola. Il piccolo è stato individuato alle 23 di ieri sera dai carabinieri. A notarlo è stato un uomo nei pressi del bar Bianchi, in via Unica, che lo ha visto aggirarsi in stato confusionale. Il bambino, che non presenta lesioni o violenze, ha detto di non ricordare come era arrivato fin lì. I carabinieri lo hanno prima portato in ospedale per una visita di controllo e poi a casa.

“Non è mio figlio, ma è come se lo fosse. L’ho cresciuto io”. aveva detto ieri Leo L., il patrigno. Lo aveva accompagnato a scuola la sorellastra maggiore di 17 anni, che aveva il compito di portare all’istituto anche la sorellina di sette. Arrivati all’ingresso dell’elementare in via dell’Arcadia 22, zona Gratosoglio, Marius aveva detto alla ragazza che sarebbe andato alla fermata del bus ad aspettare un amico, promettendo di entrare in classe con quest’ultimo poco dopo. Invece, quando nel pomeriggio di ieri la madre è andata a prenderlo, le maestre le hanno spiegato di non averlo visto entrare.

La donna ha quindi denunciato la scomparsa al commissariato Scalo Romana, i cui investigatori hanno ascoltato il patrigno per ricostruire esattamente la dinamica e capire se in passato si erano già verificati episodi insoliti. L’uomo, un manovale italiano di 37 anni, aveva spiegato di non aver mai ricevuto minacce o fastidi tali da lasciar ipotizzare un rapimento. Al momento della sparizione il piccolo indossava una maglietta rossa, pantaloncini con la mimetica militare, scarpe da ginnastica, uno zainetto nero con un’immagine stampata di New York e la scritta Urban.

Il bambino ha un ritardo cognitivo visibile solo in parte nel lato sinistro del corpo. Pertanto gli investigatori non si erano sorpresi del fatto che i passanti non l’avessero ancora soccorso. Quindi l’ipotesi più accreditata è stata da subito quella dell’allontanamento volontario. Del resto, già lo scorso ottobre era sparito per circa tre ore prima di essere ritrovato nel parco di Rozzano. Non si esclude che l’altro ieri il bambino abbia perso l’orientamento e abbia tentato di tornare a casa a piedi, visto che la famiglia abita in via Costantino Baroni, a poco più di un chilometro dalla scuola. I genitori si sono sposati nel 2004.

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Bambino di 11 anni, disabile, scompare a Milano

Un bambino rumeno Marius Vladut M. di 11 anni affetto da ritardo cognitivo e’ scomparso ieri pomeriggio in via dell’Arcadia in zona Gratosoglio a Milano. Il bambino era stato accompagnato a scuola dalle sorelle di 17 e 9 anni intorno alle 8.30. Si sarebbe allontanato dicendo alle sorelle di voler andare incontro a un amico alla fermata del tram. La madre 34enne e’ venuta a prenderlo verso le 16.30 e non lo ha trovato. Il bambino non e’ mai entrato in classe. Il compagno della madre italiano ha denunciato la scomparsa ai carabinieri di Gratosoglio dopo aver cercato il bambino per un’ora chiedendo agli amici.

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