CRONACA BRESCIA Archive

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A Brescia funerali padre omicida-suicida e dei due figlioletti

Brescia, 24 mag. – Si sono svolti oggi pomeriggio nella parrocchia di Santa Maria della Vittoria, a Brescia, i funerali di Marco Turrini e figli Samuele, 4 anni ed Emanuela, 14 mesi.

Una cerimonia funebre congiunta, come chiesto da Elena More’, l’unica sopravvissuta a un dramma familiare agghiacciante. In preda a una depressione che non accettava di curare, aggravata da alcuni problemi economici, l’uomo, 41 anni, agente pubblicitario, lunedi’ scorso ha scaraventato i piccoli dalla finestra di casa, al sesto piano. Infine si e’ ucciso lanciandosi da un finestrone condominale. La donna si e’ salvata solo grazie all’intervento dei vicini. La parrocchia ha accolto centinaia di persone commosse, colleghi, parenti, amici, vicini di casa, genitori con bambini, esponenti delle forze dell’ordine e amministratori pubblici, intervenuti per l’ultimo saluto. Elena More’, davanti agli occhi il feretro del marito sormontato da una rosa rossa, e poco piu’ avanti due piccole bare candide con un cuscino di rose bianche, e’ stata l’interlocutrice ideale di padre Francesco Ferrari, che durante l’omelia ha posto l’accento sulla fede, sulla continuita’, sull’amore che trascende qualsiasi dolore. “Occorre andare oltre, anche Cristo e’ risorto” ha suggerito il sacerdote, portando il cordoglio anche del vescovo Monari. “L’amore divino puo’ dare continuita’ all’amore di Elena e Marco. Da’ continuita’ anche all’amore di Marco, che c’e’ sempre stato. Nei sacramenti, con i figli, a scuola”. Poi un accenno sofferto all’epilogo choc: “Prendiamo atto tardi che una sofferenza troppo grande ha sgretolato quella roccia. L’amore verso Dio non e’ riuscito a colmare l’onda inarginabile della sofferenza, e la sua convinzione di potercela fare da solo”. Le ultime parole, infine, per i bimbi: “Cari angioletti, confermate nella fede e nella speranza la mamma, le nonne e tutti noi”. E poi il saluto finale: “Parlo a nome di Elena – ha detto padre Ferrari – Lei dice che vuole bene a tutti e tre.

Vuole bene a tutti voi”. I piccoli sono stati tumulati a Remedello (Brescia) nel paese di cui e’ originaria la famiglia materna. Il padre, Marco Turrini, invece, nel cimitero di via Volta a Brescia.  red/(agi)

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Difendiamoci dalla discarica di amianto. Incontro alla Casa delle Associazioni (video)

A tutti i comitati e le Associazioni ambientaliste di Brescia

APPELLO

La vicenda della discarica di amianto, voluta e richiesta dalla Profacta spa (Gruppo Faustini) nella via Brocchi del Comune di Brescia sta giungendo ad una fase critica.

 Infatti, in attesa delle iniziative giudiziarie in corso (Consiglio di Stato e Procura della Repubblica di Brescia) né la politica né le istituzioni locali sembrano in grado di dare una risposta alle pur valide motivazioni sollevate dai Comitati e Associazioni che hanno sin dall’inizio contestato la discarica in questione.

 Né la Regione Lombardia, né il Comune di Brescia hanno ancora preso la dovuta posizione nei confronti di una discarica formalmente autorizzata che però ha le seguenti caratteristiche :

 1)E’ estremamente vicina alle abitazioni.

2)E’ localizzata in un contesto dove vi sono nelle immediate vicinanze, numerose altre criticità. (Discariche, inquinamenti del suolo, siti insalubri ecc).

3)L’autorizzazione rilasciata appare più come il prodotto di una serie di affidamenti e leggerezze della Regione Lombardia che di una compiuta, autonoma e competente istruttoria.

 In queste condizioni, se la discarica di via Brocchi dovesse iniziare a funzionare, la città subirebbe un oltraggio tanto clamoroso quanto irreparabile e correrebbe il rischio di diventare il luogo dove la speculazione su uno dei materiali più micidiali avrebbe mano libera.

 Chiediamo dunque a tutti coloro, singoli cittadini o Comitati e Associazioni organizzati, che hanno a cuore la tutela della salute e della qualità della vita, nonché a quelli che pensano che dove c’è degrado bisogna migliorare la situazione, di impegnarsi per sventare questa eventualità.

 Diamo pertanto appuntamento a tutti Giovedì 24 Maggio alle ore 20.45 presso la Casa delle Associazioni in via Cimabue per organizzare l’opposizione e la resistenza contro questo impianto nocivo che non deve iniziare la propria attività.

Speriamo aderiate numerosi al presente appello.

Brescia, 22.5.2012.

Per Legambiente – Circolo di Brescia

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Disoccupato lancia i figli dal balcone e poi si getta nel vuoto: morti tutti e tre

La tragedia a Brescia dopo un litigio con la moglie. L’uomo, un pubblicitario di 41 anni, aveva perso il lavoro da qualche tempo. Inutili i soccorsi per i piccoli di 4 anni e 14 mesi

Tragedia questa mattina in via Cremona a Brescia. Dopo una lite con la moglie, un uomo di 41 anni, Marco Turrini, ha buttato i due figli di 4 anni e 14 mesi dal balcone del suo appartamento al sesto piano per poi lanciarsi lui stesso nel vuoto. Alla base del gesto, probabilmente, gravi problemi economici. L’uomo, un pubblicitario, aveva perso il lavoro da qualche tempo.

I tre sono finiti sulle auto parcheggiate nel giardino interno dell’abitazione. L’uomo è deceduto sul colpo e i bambini, un maschietto e una femminuccia, sono morti all’ospedale Civile di Brescia. L’uomo ha anche tentato di uccidere la moglie, non vi è riuscito e si è lanciato anche lui dal balcone morendo sul colpo. Sul posto sono intervenute le volanti e la squadra mobile della polizia di Brescia. “Una famiglia felicissima. Li conoscevo da quattro-cinque anni e visto nascere e crescere i bambini”, racconta Elisabetta, una vicina della famiglia Turrini. “Stamattina ho sentito le urla e sono scesa a vedere cose fosse successo. Lui era ancora vivo, ho sentito che respirava ancora. Ho provato a sentire il battito della bambina, ma era già molto debole”.

Tutto è successo alla periferia Sud: una zona abitata per lo più da operai, molti dei quali negli ultimi tempi sono rimasti disoccupati. Il quartiere era già stato scosso lo scorso dicembre dell’omicidio di un indiano, il cui corpo era stato ritrovato in una valigia nell’androne delle scale di una palazzina. La scena di un omicidio che si trova proprio a pochi metri dall’abitazione della famiglia Turrini.

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BRESCIA. Ore 4.04: forte scossa di terremoto avvertita in tutto il nord Italia

Una forte scossa di terremoto, durata 5 secondi circa, ha creato preoccupazione nel bresciano
Alle 4.07 ancora una brevissima replica, più lieve, avvertita solo per un secondo mentre a Padova invece, il movimento sussultorio è durato circa una ventina di secondi e la gente è corsa in strada spaventata. Dalle verifiche effettuate dalla Sala situazione Italia del dipartimento della Protezione civile, non risultano al momento danni a persone o cose.

La scossa è stata avvertita in tutta la provincia (con particolare rilievo, ancora una volta, sul lago di Garda) ed è stato il seguito di una precedente, di magnitudo 4,1, registrata all’ 1.13 , sempre nella pianura Padana, tra le province di Modena, Mantova, Ferrara e Rovigo.

La scossa  è stata chiaramente percepita dalla popolazione (e da chi scrive).

A quanto si è potuto constatare, i mobili hanno tremato nelle abitazioni ed è saltato qualche antifurto. Qualcuno, ci riferiscono, è uscito di casa, per la paura, anche a Bologna

Stando ai rilievi dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv), il sisma – di magnitudo  5,9 sarebbe in provincia di Modena con ipocentro a 6,2 km di profondità ed epicentro a 52 km dal capoluogo felsineo in prossimità dei comuni modenesi di Finale Emilia, San Felice sul Panaro e 11 da Crevalcore, e di quello mantovano di Sermide.

red/

AGGIORNAMENTO ore 5.03

Ad un’ora dalla percezione della prima (e brevissima seconda) scossa, si è potuto avvertire ancora una lieve scossa – molto breve – questa volta di tipo ondulatorio

DANNI

Nel Ferrarese sono stati segnalati crolli in alcune fabbriche di Bondeno. Secondo le prime informazioni dei pompieri, che stanno già intervenendo, ci sarebbero delle persone coinvolte. Crollato anche un campanile a Sant’Agostino, sempre nel ferrarese. A Finale Emilia, nel Modenese, è crollata una torre.

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Castegnato festeggia il patrono

 

 dal 10 al 14 maggio 2012

Il culto di san Vitale a Castegnato

 

        Di san Vitale martire, il patrono di Castegnato sconosciuto e leggendario, le notizie certe risalgono al 1685.

        “”In coincidenza con la costruzione della nuova chiesa — scrive Gianpietro Belotti nel volume: “Storia di Castegnato dalle origini all’Ottocento” pubblicato dal Comune nel maggio 2008–  si ebbe anche la donazione del corpo di san Vitale, effettuata dal cappuccino fra Giocondo da Padenghe in favore del nobile Girolamo Clera – marito di Orsola Clera Zadei, sorella di detto frate. L’autenticità della reliquia viene confermata nell’atto di donazione rogato il 15 ottobre 1685 dal notaio della Curia Vescovile, Pietro Vincenzo Rescattus; in esso si precisa che il Sacro Corpo giunse per varie vie fino al sopradetto padre Giocondo, dopo che “”venne estratto dal Cimitero di San Callisto in Roma per ordine del Papa.”"

        Le reliquie di questo martire subirono non poche le traversie per lo più dovute a chi ne vantava tempo per tempo la proprietà; divenne della comunità di Castegnato solo dopo la morte della signora Zadei, anche se a riguardo, ricorda Belotti nella sua ricerca,  non esiste alcun atto legale di donazione.

        “”Una reliquia così importante – scrive ancora Gianpietro Belotti — era concupita dai paesi più potenti: bramavano d’impossessarsi del corpo del Santo soprattutto gli abitanti di Salò, ai quali originariamente – secondo la documentazione storica e secondo tutte le leggende – erano dirette le Sante Spoglie…”"

        “Una notte  - dice un racconto tra storia e leggenda, contenuto nel libro di Belotti–  quelli di Salò penetrarono in chiesa per portarsi via il Santo ma, come misero le mani sulle ossa, le campane cominciarono a suonare richiamando in chiesa il parroco e gli abitanti più vicini. I salodiani riuscirono a fuggire portando via un dito. Pensate come ci tenevano: loro, con un dito, fanno festa per tre giorni. Noi con tutto il corpo, facciamo festa due giorni soli…”"

        Fatto è che per una ragione o per l’altra i castegnatesi hanno concepito  la presenza del corpo del Santo voluta più che da una volontà terrena, ad una volontà divina.

        Se nessun dubbio c’è sul fatto che le spoglie venerate a Castegnato siano di un martire cristiano, per quanto riguarda il resto, il suo nome, la sua storia: solo incertezze.

        “”Non siamo in grado di stabilire — scrive il parroco di Castegnato don Luigi Piccinelli nel gennaio del 1916 — se il nostro santo sia stato ricco o povero, sacerdote o libero cittadino e non è lecito dare di lui qualsiasi altra notizia  finchè non si avranno rintracciati nuovi documenti riconosciuti autentici dal Vescovo…”"”.

        Fino ad oggi, nessun nuovo documento è stato rintracciato.

        La venerazione del Santo si è comunque consolidata nei decenni ed è celebrata tutt’oggi ogni anno e salvo poche eccezioni, la seconda domenica di maggio.

        Solo ogni 25 anni, in occasione del Giubileo, le spoglie di san Vitale sono portate trionfalmente per le vie del paese.

        In quest’ultima metà del secolo il Giubileo è stato festeggiato dal 14 al 16 settembre del 1946 quale ringraziamento per la fine della guerra mondiale e nel maggio del 1971.

        Un Giubileo straordinario è stato celebrato nel 1987 per ricordare i trecento anni della chiesa parrocchiale.

        Riprendendo la cadenza venticinquennale, il giubileo si è celebrato nel 1996.

        “”Il Patrono — scrisse il parroco don Renato Firmo a proposito di quest’ultimo Giubileo e delle molte manifestazioni programmate — sta facendo un nuovo miracolo: il miracolo di ricomporre questa comunità, di riunire i dispersi e di stimolare e “nuovi” a scoprire il bello e il buono che a Castegnato si trova…”"

        “”L’ultima volta che le spoglie del patrono di Castegnato sono state portate in processione per le vie del paese –ricorda il sindaco Giuseppe Orizio — è stata In occasione del passaggio del millennio.  Per i credenti  è prioritaria la devozione al martire San Vitale, ma per tutti i castegnatesi credenti e non, la festa patronale, i Giubilei in particolare, sono anche l’occasione per riproporre momenti e manifestazioni che in passato hanno reso orgogliosi gli abitanti di Castegnato ed attratto in paese gente da ogni dove: le cerimonie in chiesa, la processione, la pesca, le mostre, le “autine” (le auto-scontro del Luna Park), le bancarelle, i giochi, l’invito a pranzo dei parenti più lontani o più cari.””

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Morire di nocività a Brescia (Giulio Cavalli) + video

Da giorni a Brescia semplici cittadini si sono organizzati in un comitato spontaneo per alzare la voce sulla città più inquinata di Lombardia.  

Dalle conclusioni del loro intervento in Commissione Ambiente durante la loro audizione in Regione Lombardia si apprende che nelle zone di San Polo, San Polino e Buffalora della città di Brescia è diffuso un intenso inquinamento di aria, acqua e suolo tanto che recenti dati dell’Asl bresciana dimostrano una grave diffusione di patologie respiratorie più alte rispetto al resto d’Italia. Solo nel quartiere di San Polo, inoltre, i bambini dai 6 ai 14 anni soffrono di malattie respiratorie per il 30% in più rispetto ai residenti nelle altre circoscrizioni della città.

[ LEGGI TUTTO ]

 

Interviste – Brescia

Partecipanti allo sciopero della fame

Brescia – Intervento dell’Assessore alla Cultura

(Andrea Arcai)

BRESCIA – precedenti manifestazioni

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Ero e sono vicino al comitato antinocività – video (Pasini Roberto – BS)

Egregio Direttore, mi preme far sapere pubblicamente che  ero e sono vicino al comitato antinocività che con lo sciopero della fame a staffetta denunciava la voglia di vivere.

Pasini roberto

 

Il  carretto passava…

E quell’uomo gridava..  rifiutiii…

Sotto le autostrade “carrozzoni” nascondono rifiuti.

 

Industrie scaricano scorie nei fiumi,

persone in strada,

famiglie nella disperazione.

 

Sotto la loggia si fa la fame

Per un po’ di  verde e acqua.

Sopra si progetta l’abbattimento delle torri popolari.

 

Rifiuti,

tutti in discarica,

donne, bambini e lavoratori e anziani.

 

Io Pasini Roberto,

carta d’identità n.AO2572230 valevole sino al 7/04/2013  

c.f. PSNRRT54D28B157X

vorrei testimoniare alle forze dell’ ordine e politiche

che con il pensiero tutti i giorni passavo sotto la Loggia

per una testimonianza di una cittadinanza attiva.

 

e ho nell’anima
in fondo all’anima cieli immensi
e immenso amore
e poi ancora ancora amore amor per te
fiumi azzurri e colline e praterie
dove corrono dolcissime le mie malinconie
l’universo trova spazio dentro me
ma il coraggio di vivere quello ancora non c’è .

 

ma il coraggio di vivere ancora non cè….sopra la Loggia e dintorni.

 

Pasini roberto

Miniatura

Interviste – Brescia_riunione_rete_antinocività

Miniatura
Brescia – Intervento dell’Assessore alla Cultura

25 aprile 2012 23:46

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Green Hill: scarcerati stasera i 12 “liberatori di cuccioli”

Brescia, 30 apr. – Saranno scarcerati stasera i “liberatori di cuccioli” arrestati sabato durante un blitz in un allevamento di cuccioli destinati alla sperimentazione scientifica. Oggi c’e’ stato l’interrogatorio di convalida per i 12 manifestanti che hanno dato l’assalto a ‘Green hill’, l’allevamento di beagle a Montichiari (Brescia). Si tratta di otto donne e quattro uomini provenienti da Bologna, Feerrara, Roma, Firenze, Treviso.

Per tutti i reati contestati sono furto in concorso, danneggiamento, resistenza e violenza a pubblico ufficiale. Tre donne, bloccate con altrettanti cani in braccio, devono rispondere anche di rapina impropria. Per loro il pm Ambrogio Cassiani ha chiesto gli arresti domiciliari, mentre per gli altri si e’ pronunciato a favore dell’obbligo di firma.

In undici si sono avvalsi della facolta’ di non rispondere.
  Solo una manifestante 51enne di Roma ha risposto al giudice, negando qualsiasi violenza e persino di aver fatto irruzione nell’allevamento. La decisione dal tribunale, arrivera’ per le 18. In serata prevista la scarcerazione.  red/(agi)

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Brescia, esplode la rivolta animalista contro il macello più grande d’Europa (JENNER MELETTI)

Ogni giorno arriveranno alla struttura di Manerbio 12mila suini destinati ai prosciuttifici
che riforniscono i supermercati. Il sindaco: “L’impianto darà un lavoro a 800 persone”

MANERBIO (Brescia) - Sarà in bella mostra, «il più grande macello d’Europa». Il mattatoio «con stordimento e iugulazione, reparti dissanguamento…» (non c’è bisogno di andare oltre, per far capire cosa sia un macello) sarà costruito proprio a fianco del casello autostradale della Torino-Brescia. Ogni giorno una fila di camion porterà qui 12.000 suini e, anche tenendo conto dei giorni di pausa, il totale un po’ spaventa: 50.000 maiali alla settimana, 2,5 milioni all’anno, troveranno qui il loro viaggio ad ‘alta velocità’ verso i prosciuttifici e i banchi refrigerati dei supermercati. Gli animalisti del ‘Coordinamento contro il mega-macello’ dicono che «il sangue scorrerà a fiumi, notte e giorno».

Gli ambientalisti protestano perché altri 100.000 metri quadrati di buon terreno agricolo verranno cementificati mentre dal sottosuolo verranno prelevati 85 litri d’acqua al secondo. Gli industriali della carne, numeri alla mano, sostengono che il grande impianto sconvolgerà il mercato, cancellerà le filiere locali e riuscirà a prosperare solo se farà fallire gli altri macelli, che in Lombardia già ‘lavorano’ 4 milioni di suini all’anno.

Il sindaco di Manerbio, Cesare Meletti, gioca subito la sua briscola: i posti di lavoro. «Ricevo i cittadini il mercoledì e ogni volta c’è la fila di disoccupati. Il macello darà lavoro a 700 operai e a 80 fra impiegati e tecnici. Per una città di 13.500 abitanti non è la panacea di tutti i mali ma è certo un aiuto importante. Gli animalisti dicono che questo sarà “un nuovo campo di sterminio”. Invece non sarà solo un macello, ma una grande azienda di trasformazione della carne suina. E certo, imporrà grandi cambiamenti al mercato. Ci sono forti interessi in ballo e i produttori di prosciutti fanno cartello in difesa del loro business».

L’altro giorno il sindaco ha preso l’aereo ed è andato a Kutno, in Polonia. «Ho visto il macello aperto nel 2009 dalla Hamburgher Pini, lo stesso gruppo che vuole aprire a Manerbio con un investimento di 45 milioni di euro. Tutto pulito, tutto in ordine, come in una sala operatoria. E gli operai sono contenti, perché lavorano 10 ore al giorno ma guadagnano 1.000 euro al mese, contro i 350 degli altri operai polacchi». Pdl (il partito del sindaco), Lega nord e Futuro e Libertà attaccano coloro che «lanciano pericolosi messaggi adducendo problemi come inquinamento, caporalato, problemi di traffico e dimenticando che la priorità vera è il lavoro».

Non sono scesi in piazza, gli imprenditori dell’Assica (Associazione industriali delle carni), ma hanno scritto al presidente della Lombardia Roberto Formigoni. «Abbiamo spiegato – dice il direttore, Davide Calderone – che l’apertura di un macello con capacità potenziale di 50.000 suini alla settimana cambierebbe tutto il quadro produttivo. In Lombardia ci sono già 5 imprese che lavorano 11.000 suini la settimana e altri due macelli medi. In tutto, con i nostri 4 milioni di abbattimenti, copriamo l’80 per cento del totale. Facendo i conti, per poter ottimizzare i costi, un macello come quello di Manerbio dovrà importare un milione e mezzo di suini da altre regioni e anche dall’estero. Tutto questo comporta un aumento del rischio sanitario.

Nel bresciano c’è la più alta concentrazione italiana di suini: 1,5 milioni di capi. La diffusione di malattie animali sarebbe devastante. Soltanto l’ultima epidemia di Mvs – malattia vescicolare del suino- in Lombardia ha provocato danni per 37,5 milioni di euro, pagati dalla collettività tramite la Regione. E poi ci sono i danni pesantissimi per le esportazioni. Dopo ogni focolaio si blocca il mercato dei prodotti di salumeria in molto Paesi extra Ue, prosciutti Dop compresi».

Per portare la materia prima a Manerbio arriveranno 350 camion alla settimana, ognuno con 150 maiali. «Noi ci chiediamo – dice Gabriele Pellegrini, portavoce di Legambiente, che fa parte del Coordinamento movimenti beni comuni bassa bresciana – se questa sia davvero un’opportunità di occupazione o un affare per pochi. Il macello sarà un vantaggio per l’agricoltura locale o per l’agro-industria multinazionale? Secondo uno studio della Flai Cgil, la competitività nei macelli si gioca quasi tutta sul costo del lavoro. Un dipendente con specializzazione media, dipendente diretto, costa all’azienda 22 euro all’ora.

Per un dipendente di un’impresa appaltatrice, spesso false cooperative, si scende a 12-15 euro, con l’utilizzo di lavoratori extracomunitari. E per ridurre ancora i costi si accelerano i ritmi di lavoro, con aumento delle malattie muscolo scheletriche al sistema mano-braccio, creando veri e propri danni permanenti. A 40 anni quei lavoratori non saranno più in grado di tenere in mano un coltello». Il Comune è comunque deciso ad andare avanti anche se nella zona sono tanti gli scheletri di cemento, prove di investimenti sbagliati: a San Gervasio ci sono i piloni di un centro commerciale mai finito, a Offlaga ci sono capannoni per 300.000 metri quadrati che «si affittano a 2 euro al mq al mese»e sono vuoti. «Qui da noi – dice il sindaco Meletti – c’era la Marzotto ed è andata nella Repubblica Ceca. Così al mercoledì potrò dire ai cittadini: sì, un posto di lavoro c’è».  (larepubblica)

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Piazza della Loggia, il governo paga le spese processuali a carico delle parti civili

Il Governo pagherà le spese processuali a carico delle parti civili per la strage di piazza della Loggia del 28 maggio 1974. Il consiglio dei ministri, su proposta del Presidente Monti – si legge in una nota di palazzo Chigi – ha preso la decisione di assumere a carico del Governo le spese processuali derivanti dalla conclusione del procedimento per la strage di Piazza della Loggia. Il Presidente Monti aveva concordato la decisione con il Presidente della Repubblica.

Considerando che la Presidenza del Consiglio si era costituita parte civile, – recita la nota – deve ritenersi che la condanna in solido delle parti civili al pagamento delle spese sia sostenuta legittimamente dal solo Stato, anche in virtù della vigente legislazione sulla tutela delle vittime del terrorismo. Infatti, in base alla legge 3 agosto 2004, n. 206, e alla direttiva del Presidente del Consiglio dei Ministri del 27 luglio 2007, le vittime e i familiari di eventi stragisti beneficiano dell’assistenza processuale pubblica in «ogni procedimento giurisdizionale».

Il governo, quindi, non ha voluto che si ripetesse la beffa del processo di Piazza Fontana del 2004 quando i familiari delle vittime furono condannati al pagamento delle spese processuali dopo l’assoluzione del gruppo ordinovista veneto. Questa volta lo stesso gruppo è stato assolto per la strage di Piazza Della Loggia, del maggio 1974, ma Mario Monti, d’intesa con il capo dello Stato Giorgio Napolitano, è intervenuto. Una decisione simbolica, visto che la cifra non sarà ingente, ma che invia un preciso messaggio: chi cerca la verità non può pagare per questa sua richiesta, sempre giustificabile e valida anche 38 anni dopo i fatti.

Già sabato, dopo la nuova assoluzione per gli imputati, erano state molte le richieste di intervento: si era chiesto anche un decreto legge da parte dell’ex sindaco della città, Paolo Corsini. Walter Veltroni aveva proposto che i partiti pagassero unitariamente le spese. Oggi il comune di Bologna aveva offerto un contributo in un coro di interventi e proposte.

Poi la decisione presa dal Consiglio dei Ministri. Anche una risposta diretta alle amare parole di Manlio Milani, che Presiede l’associazione dei familiari delle vittime: «Una beffa, è ridicolo, permettetemi di dirlo, che in questi processi che sono contro anche due uomini che rappresentavano lo Stato, si debbano anche pagare le spese processuali».

Il riferimento è al generale dei carabinieri, Francesco Delfino e all’ex parlamentare missino Pino Rauti. Delfino, allora capitano a Brescia si occupò dell’inchiesta «e – ha detto Milani dopo la sentenza – l’esito di queste ore è anche il risultato di come sono state condotte le prime indagini. Queste persone non si sono mai fatte vedere in un’aula in in tre anni di processo. Dovevano avere il rispetto per il ruolo istituzionale che hanno ricoperto e per le vittime di questa strage».  (ilsole24H)

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