Brescia insicura Archive

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BRESCIA. Furti a raffica in città: presi d’assalto i distributori di bevande

CRISI E MICROCRIMINALITA’

Colpi al liceo Leonardo e alle piscine di via Rodi, ma anche in bar, negozi. Via con 6mila euro in un laboratorio via Marconi

Furti a raffica. Furti di picola entità: vestiti, monetine di un distributore di bevande, che danno il segnale del malessere montante nella benestante Brescia. Giorni di superlavoro per la questura. Lunedì 27 febbraio ad esempio le denunce iniziano con le prime luci del mattino, quando la polizia viene chiamata al Bar “La Torre” di via San Faustino: il gestore una volta aperto il suo locale, non ha trovato la cassa. Sparita. Con i pochi spiccioli che conteneva. Stesso copione in via Bezzecca al negozio “Hair Mauro”: all’apertura il gestore trova cassa svuotata e pure il distributore di bevande calde. Nel pomeriggio al supermercato Simply di via Cefalonia una 30enne rumena si era messa in borsetta e sotto il giaccone del cibo. Pochi minuti dopo in via Marconi al laboratorio di analisi Oxi.Gen Lab viene denunciato il furto dell’incasso della giornata: un colpo da 6 mila euro.
Nella notte sono stati trafugati i distributori di bevande della piscina di via Rodi e del Liceo Scientifico Leonardo.

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ANFO, BRESCIA. VIOLENZE ALLA MATERNA: asilo chiuso fino a mercoledì

Gia nel 2007 ponevo la domanda: «Ma le scuole sono sicure?». Domanda poi ripetuta innumerevoli volte; oggi è una delle tantissime altre volte. red/STAN

E intanto la maestra accusata di maltrattamenti comparirà davanti al gip

Per lei si aprono le porte del tribunale, mentre quelle dell’asilo di Anfo, per ora, restano chiuse. Dopo tre notti in cella nel carcere di Verziano, Laura Papa, 52 anni, comparirà davanti al gip per la convalida del fermo. Pesantissime le accuse nei confronti della maestra di 52 anni, residente a Mazzano, che venerdì scorso è stata arrestata dai carabinieri di Sabbio CHiese con l’accusa di maltrattamenti su fanciulli. Incastrata dalle telecamere nascoste piazzate dei militari nella scuola dopo una segnalazione di un dipendente, stando alle atroci immagini registrate l’educatrice si sarebbe accanita soprattutto su quattro dei sedici bambini che frequentano l’asilo statale di Anfo, di cui due affetti da problemi di apprendimento.

Dai filmati emergerebbero almeno una dozzina di episodi di violenza. In un caso si vedrebbe un bimbo costretto dalla maestra a rimangiare quello che ha rigurgitato. In un altro un bimbo straniero viene violentemente strattonato perchè non sta fermo. Ad altri toccano schiaffi e pizzicotti. L’educatrice è stata arrestata non appena i carabinieri hanno avuto in mano elementi sufficienti. Sono andati a prenderla venerdì mattina direttamente in asilo. Sotto choc tutti gli abitante e soprattutto i genitori, nessuno, dei quali, a quanto si è appreso finora, aveva mai notato segnali di disagio tra i figli.

Intanto slitta la riapertura della scuola: non oggi, ma dopodomani, mercoledì: un guasto all’impianto di riscaldamento la motivazione ufficiale dell’ordinanza firmata dal sindaco. E ci sarà un nuovo parco-insegnanti: a un incontro fra il sindaco e il dirigente dell’Ufficio scolastico territoriale è seguito l’annuncio della decisione di sostituire tutti i maestri. In sciopero le mamme, ancora sotto choc: «Qualcuno sapeva e ha taciuto». E chiedono solo di sapere tutta la verità.  (corrieredellasera/brescia)

Image Giornalismo è diffondere quello che qualcuno non vuole che si sappia, il resto è propaganda
- Horacio Verbitsky

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BRESCIA. Scorie al cesio, cinque bombe ad orologeria (Pietro Gorlani)

Le polveri radioattive stoccate nei bunker a Brescia, Sarezzo, Lumezzane. Due le discariche: a Capriano del Colle e S.Polo

 

Brescia provincia radioattiva. Dalla Bassa alla Valtrompia,  passando per il capoluogo, sono cinque i siti contenenti scorie di cesio 137, tra i radioisotopi più pericolosi per la salute. Oltre ventimila tonnellate di polveri derivanti dalla fusione di rottame contaminato. E poi stoccate in appositi bunker creati all’interno delle aziende siderurgiche che hanno fuso quei rottami (Alfa Acciai a Brescia, Rivadossi Metalli di Lumezzane e Acciaierie Venete di Sarezzo) o in ex cave indicate dall’Enea a metà degli anni Novanta (Metalli Capra a Capriano del Colle ed ex cava Piccinelli in città). Le istituzioni rigettano gli allarmismi e assicurano che non esiste rischio di contaminazione per la popolazione (c’è un’apposito tavolo tecnico istituito in Prefettura). Gli imprenditori garantiscono di aver messo in sicurezza i loro siti, seguendo i protocolli indicati dalle istituzioni stesse. Ma cittadini e comitati ambientalisti non dormono sonni tranquilli. Una cosa è certa: con queste potenziali «bombe» ecologiche si dovrà convivere ancora a lungo, visto che in Italia non esiste nessuna discarica predisposta ad accogliere rifiuti contenenti radionuclidi. A riaprire la discussione sulla questione radioattività a Brescia è il recente caso dell’ex cava Piccinelli a Buffalora, dove fino all’inizio degli anni Novanta ha operato la Cagi-Metal, che ha stoccato circa 2mila tonnellate di scorie contaminate. Nel 1998 è il Comune a pagare la società Nucleco per una prima messa in sicurezza dell’area. Ma da allora non è più stato fatto alcun intervento.

Arpa nella relazione stilata il 28 settembre scrive che «si possono originare fenomeni di percolazione nel terreno delle acque con il conseguente trasporto del cesio (elemento fortemente solubile) verso gli strati più profondi del suolo». E torna a far parlare di sè anche la discarica Metalli Capra nel cuore del parco regionale del Monte Netto. Lì nel 1994 su indicazione dell’Enea vennero interrate le scorie prodotte dall’omonima raffineria di metalli. Discarica sequestrata nel 2007 dai carabinieri del Noe perché nel percolato trovano inquinanti (metalli pesanti e cesio). Nel maggio 2011 i nuovi sindaci di Capriano, Flero e Poncarale hanno chiesto garanzie all’Arpa. «So che non c’è pericolo per la mia popolazione — spiega Claudio Lamberti, sindaco di Capriano — ma voglio capire chi doveva imporre la bonifica del sito». «Sono preoccupata perché a nord della discarica continua la produzione di percolato — aggiunge il primo cittadino di Flero, Nadia Pedersoli — e in caso di pioggia il rischio di contaminazione del territorio di Flero e Poncarale è concreto. Per questo abbiamo chiesto nuovi controlli ad Arpa». Dati già nelle mani della Metalli Capra, che assicura: «I risultati Arpa consegnatici due giorni fa dicono che il livello di radioattività nel percolato è sotto il limite di legge, che è di mille bequerel al litro — spiega l’amministratore Gianpaolo Capra —. Percolato che sistematicamente provvediamo a smaltire a norma di legge». Ma la discarica è stata messa in sicurezza? «Certo. Nel 2009 è stato riportato terreno per migliorarne la permeabilizzazione. Inoltre siamo sottoposti a costanti controlli dell’Arpa e il comune ne è al corrente».

La maggior parte delle scorie radioattive è stata fusa, all’insaputa delle stesse aziende, fino a 15 anni fa. Poi con l’arrivo dei portali radiometrici all’ingresso delle fonderie è stato più facile rintracciare i vari allarmi. Ma succede che delle sorgenti radioattive schermate da altri metalli finiscano nell’alto forno. E contaminino l’intera filiera. «All’Alfa Acciai il deposito di scorie è stato realizzato nel 1997 a seguito di un grave episodio di contaminazione — spiega il direttore generale di produzione Giuseppe Cavalli — che non è paragonabile a quello dello scorso anno. Oggi abbiamo sofisticati sistemi di controllo in ingresso e in uscita. Un paio di volte l’anno capita di intercettare piccolissime sorgenti radioattive, che mettiamo in sicurezza nel bunker, anche se noi chiediamo alla prefettura di rispedirle al mittente». Cinque bombe al momento disinnescate. Ma che appesantiscono il ricco arsenale di criticità ambientali della provincia.

pgorlani@rcs.it

corrieredellasera/brescia

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BRESCIA. Il tour dei veleni intorno a Buffalora

Una giornata con i membri del Codisa, alla scoperta delle principali criticità ambientali Lo hanno ribattezzato il quadrilatero dei veleni. Perchè presenta una concentrazione elevatissima di cave, discariche ed impianti...

Una giornata con i membri del Codisa, alla scoperta delle principali criticità ambientali

video-playLo hanno ribattezzato il quadrilatero dei veleni. Perchè presenta una concentrazione elevatissima di cave, discariche ed impianti impattanti (due bitumifici). Vicino passa l’autostrada e la tangenziale. Non lontano ci sono gli sbuffi del cementificio Italcementi. . Stiamo parlando dei 7 chilometri quadrati compresi tra San Polo, Buffalora, Rezzato e Sant’Eufemia. Ma il nuovo piano di governo del territorio dell’amministrazione comunale non sembra intenzionato a mettere un freno alle future opere. Anzi. L’impressione è qui si voglia creare una cittadella del rifiuto (altro che cittadella dello sport) forse per preservare altre zone di Brescia.

video-playQui storicamente a partire dal dopoguerra sono nate le cave di sabbia e ghiaia. Riempite man mano di scorie. Inerti, speciali, tossiche. Discariche a volte autorizzate, a volte illegali. Abbiamo passato una giornata con i membri del comitato Codisa, per capire le ragioni delle loro lamentele. E di ragioni ne hanno diverse. «A partire dal nodo Alfa Acciai – taglia corto Valerio Beccalossi, rappresentante del Codisa- per passare alla Bonomi Metalli di via Bettole, che stocca scorie nel suo piazzale avvelenando l’aria e costringendo gli abitanti a chiudersi in casa.

Il tour dei veleni a Buffalora

Il tour dei veleni a Buffalora    Il tour dei veleni a Buffalora    Il tour dei veleni a Buffalora    Il tour dei veleni a Buffalora    Il tour dei veleni a Buffalora

L’Arpa è intervenuta più volte ma le criticità permangono». Non vogliono quindi la discarica di amianto in via Brocchi Il tour dei veleni a Buffalora «perchè è troppo vicino alle abitazioni, al centro sportivo Rigamonti alle scuole di Buffalora» gli fa eco Gabriele Avalli, sempre del Codisa. Mentre Maria Rosa Rocca, una signora di mezza età timida e discreta avvampa quando ricorda la Buffalora di un tempo: «Ce l’hanno distrutta. In nome dei soldi. Non si sono fermati nemmeno davanti alla cascina Castella, del ’700. L’hanno buttata giù, per farci una cava». Ma sono tantissime le altre criticità.

Nella ex cava Piccinelli, lungo via Serenissima, circa trent’anni fa sono stati smaltite abusivamente scorie di fonderia contenenti cesio 137. Qui sopra dovrebbe sorgere il futuro Parco delle cave. E ancora: la ex cava Pasotti di Buffalora oggi è un piccolo laghetto ma verrà ritombata con inerti.«Qui hanno nidificato 39 rare specie di volatili – Aggiunge Beccalossi – tra cui il cavaliere d’Italia. Sarebbe da tutelare quel poco di verde e natura che rimane. Invece con il nuovo bitumificio Gaburri e il nuovo polo logistico Italgros gli danno il colpo di grazia». A quattro passi da Buffalora c’è un’altra potenziale bomba ecologica. La discarica di rifiuti tossici Ecoservizi, chiusa nel 1983, da anni senza manutenzione. Tanto che l’acqua piovana penetra nelle crepe del piazzale, raggiunge i rifiuti e genera percolato. La stessa Provincia nel verbale di sopralluogo del 30 gennaio 2008 scrive: «Si ritiene che lo stato della discarica comporti seri rischi di contaminazione della falda e dei terreni circostanti».

corrieredellasera/brescia

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Brescia non ci stà a perdere primati: sulle morti bianche si conferma prima (Stanislao Barretta)

La Lombardia, in controtendenza con l’aumento in generale delle “morti bianche” in Italia nel 2011 :

663 SUI LUOGHI DI LAVORO (tutti documentati) + 11,61 % SULL’INTERO 2010 (594),

segna  78 morti e quindi un  -3,7 % sul 2010 (81 morti).

Ma Brescia non ci stà.

morti sul lavoro al nord nel 2011Brescia non ci stà a perdere primati ed eccola, allora,  pronta a svettare in cima alla lista delle province con il più alto numero di vittime sul lavoro conquistando la meritatissima maglia nera.

E che diamine, i conti non possono continuare a non tornare in tutto!

Ecco,  con 22 vittime, ora i conti tornano e Brescia è sempre al suo primo posto.

Ora si che può andare a testa alta.

La sicurezza, come predica il vice-sindaco Rolfi, deve essere sempre al primo posto ed ora è confermata: se c’è in palio un primato negativo Brescia c’è sempre; è una sicurezza (l’unica) sulla quale si può contare.

Ed eccovi la classifica delle province con più di 5 morti sui luoghi di lavoro

22 – Brescia,

19 . Torino

15 – Roma, Bolzano e Milano

13 – Frosinone e Bologna

12 – Bologna

11 – Bergamo e Chieti

10 – Vicenza, Venezia, L’Aquila, Catania, BAT, Perugia, Napoli e Reggio Emilia

09 – Savona, Cosenza e Benevento

08 – Ragusa, Lecce, Foggia, Macerata, Treviso, Arezzo, Trento, Latina, Salerno Padova e Cuneo

07 – Avellino, Firenze e Viterbo

06 – Terni, Trapani, Piacenza, Varese, Parma, Como, Catanzaro, Oristano, Campobasso, Caserta e Nuoro

05 – Rovigo, Messina, Palermo, Bari, Alessandria, Brindisi, Cagliari, Grosseto, Livorno, Forli-Cesena, Mantova, Asti, Novara e Udine.

Ricordiamo che queste elencate sono le vittime sui luoghi di lavoro nelle province. Se si aggiungono i lavoratori morti sulle strade e in itinere le vittime raddoppiano in quasi tutte le province. Statisticamente muoiono sulle “strade” dal 50 al 55% di tutti i morti sul lavoro.

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A BRESCIA I CONTI NON TORNANO … ma proprio non tornano: su e per tutto (Stanislao Barretta)

L’esimio vicesindaco Rolfi nonché tutto quell’altro che è, dovrebbe, cortesemente, spiegarci che cosa hanno a che vedere

“i tornelli elettronici finalizzati ad aumentare la deterrenza per gli abusivi, e un nuovo contingente di controllori per aumentare il giro di vite contro gli abusivi”

(leggi articolo)

 

con il controllo del territorio in toto e della sicurezza, suo vessillo a chiacchiere e comunque, sempre e a prescindere, con ordinanze e quant’altro che ben si adatterebbero ad una nota pubblicità dove si recita:

” … ti piace vincere facile, eh?”

.
Bah, misteri leghisti epperò, per chi fa sempre più fatica a digerire finanche i “misteri della fede”, costituiscono una presa per i fondelli in più e l’ennesima conferma della pubblicità di cui sopra: ” … ti piace vincere facile, eh?”
.
Comunque sia, grazie per l’attenzione e Buona Fine a tutti

(mi spiace ma l’Anno se lo son mangiato, o l’hanno fregato, gli amici di Rolfi che ci hanno governato nell’ultimo ventennio riconfermando che, per l’Italia, i “ventenni” sono nefasti)

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BRESCIA: Banda di minori picchia due autisti

Quattro ragazzi senegalesi picchiano due coetanei (un italiano e un moldavo), due autisti e un passeggero: due i fermi

L'interno di un busStoria da bronx o da sobborgo delinquenziale di megalopoli sudamericana. Invece accade a Brescia. Accade che due gruppi di minorenni sul bus di linea 2 inizino ad insultarsi. Per poi passare alle mani. Una violenta zuffa fatta di calci e pugni. I più violenti sono quattro senegalesi, che passano presto dalle parole ai fatti aggredendo due coetanei (un italiano e un moldavo). E quando l’autista ferma il mezzo e cerca di fare da paciere insieme ad un passeggero, le prende di santa ragione. Nessun rispetto per la sua età, per il suo lavoro. La rabbia cieca prende il sopravvento. Il bus è in piazzale Zanardelli e sale un altro dipendente di Brescia Trasporti per tentare di dare una mano: anche lui le prenderà. I due finiscono in Poliambulanza, per botte e contusioni. Anche il terzo adulto è costretto a farsi soccorrere. Dei quattro ragazzi senegalesi due sono stati fermati nella serata di mercoledì 28 dicembre dalla polizia locale. Gli altri sono riusciti a scappare.

Redazione Online

corrieredellasera/brescia

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BRESCIA – I residenti in centro: «Ridateci le Ztl» (Nuri Fatolahzadeh)

Un centro che resta nel cuore dei bresciani (a dimostrarlo sono i cittadini che per il 65% delle volte utilizzano il trasporto pubblico proprio per raggiungerlo) e che «va pedonalizzato con criterio e condivisione, perché fondamentale resta la sua impermeabilità» sottolinea il vicesindaco Fabio Rolfi.

 

«Ridateci le Ztl e restituiteci gli stalli per la sosta riservati, perché la sopportazione e il degrado sono al limite della sopportazione» ribatte Emanuela Tura, in rappresentanza dei residenti.

 

L’occasione del faccia a faccia è la tavola rotonda su «Mobilità dolce in centro storico. Il caso Brescia», ultima tappa della due giorni della Conferenza internazionale, andata in scena ieri pomeriggio nella Sala Piamarta.
Al centro del dibattito coordinato dal professor Roberto Busi il concetto di mobilità dolce, un principio che parte da una «sempre più necessaria rivoluzione culturale ed etica, il cui passaggio concreto passa attraverso una trasformazione urbanistica della città», in cui il concetto cuore deve tornare ad essere la «vivibilità dei luoghi». E se nessuno ha avuto nulla da dire sulla bicicletta – che per Giorgio Guzzoni degli Amici della bici resta «il mezzo compatibile tanto con la pedonalizzazione quanto con i concetti di accessibilità e sostenibilità -
a porre senza giri di parole le questioni sul tavolo sono stati i residenti.
«Un tempo – ricorda la Tura - vivere nel nucleo antico era un privilegio, perché in sé racchiudeva tutta quella rete di servizi che rendevano più semplice la vita quotidiana. Ma nel momento in cui si stava concretizzando un percorso, dal 2007 in avanti il quadro non ha
fatto che peggiorare».
Sul banco degli imputati, oltre alla rimozione delle Ztl, anche la chiusura delle Lam. «Troppo lo spazio riservato al terziario che ha smorzato la linfa del centro, il Piano sosta è stato un errore clamoroso perché consentire a tutti di parcheggiare rende insostenibile la vita di chi risiede in città».

 

Poi, il j’accuse, tutto rivolto a politiche amministrative che non convincono:
«Si creino delle zone di sosta dedicate alle biciclette visto che non è consentito legarle ai pali, ma soprattutto si riposizionino le panchine negli spazi pubblici, che devono essere vissuti».
Un no netto arriva anche al progetto del parcheggio sotto il Castello: «I  parcheggi si fanno fuori dalle mura venete, non dentro».
Un punto, questo, che non trova d’accordo né il vicesindaco Rolfi («l’obiettivo è vivere la città senza imposizioni e tutte le città d’Europa hanno un posteggio nelle vicinanze del centro per consentirne l’accesso») né Carlo Massoletti (Ascom).
«Non esiste una rete commerciale d’eccellenza e di qualità senza una corretta infrastruttura che consenta e garantisca il passaggio dei cittadini – incalza -. Le Ztl non sono la soluzione, piuttosto avanti tutta con una pedonalizzazione razionale».
gdb
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I dati bresciani sulla sicurezza , Fabio Rolfi*

2011-06-15 10:34:40

Intervengo per rispondere alle critiche avanzate dal capogruppo del Partito democratico in Consiglio comunale, Emilio Del Bono (lettera del 12 giugno),
che potrebbe giocare al lotto i numeri che ha comunicato: magari, con
un po’ di fortuna, potrebbe azzeccare qualcosa. Nel 2010, rispetto al
2009, i reati a Brescia sono calati, in città più che in provincia. Per
esempio, i reati collegati allo spaccio e al consumo di stupefacenti
fanno registrare un -11% in provincia e addirittura un -32% in città,
così come nel capoluogo sono calate del 9% le rapine in pubblica via,
del 14% le rapine in esercizi commerciali contro un -1% provinciale e le
rapine nelle abitazioni hanno fatto registrare un -50%, mentre è stato
addirittura azzerato il dato sulle rapine negli uffici postali in città.

Del Bono continua nell’arte di scomporre e ricomporre i dati a proprio
uso e consumo, dimenticando che i reati predatori nei primi mesi del
2011 sono legati all’immigrazione tunisina, visto che erano tunisini da
poco sbarcati in Italia, per esempio, i responsabili di scippi e rapine
che si sono verificati nelle scorse settimane. Emergenza rientrata,
grazie all’azione congiunta delle Forze di Polizia che hanno saputo
riportare tranquillità nella nostra città. I dati ufficiali della
Prefettura, che comprendono dunque tutte le Forze di Polizia,
evidenziano ancora una volta come in questi anni, con l’amministrazione
di centro destra, siano aumentati gli arresti e diminuiti i reati.
Questo anche grazie a importanti investimenti in materia di sicurezza,
ricordo l’interconnessione delle centrali operative e gli impianti di
videosorveglianza intelligente, peraltro finanziati anche grazie ai
fondi ricevuti con il patto «Brescia sicura», il che smentisce le
chiacchiere di Del Bono sull’inefficacia di questo progetto. Oggi la
città può contare su una politica attenta alle tematiche legate alla
sicurezza, che si riflette in una migliore qualità della vita, in Forze
di Polizia che collaborano tra loro e in una Polizia locale che non si
sottrae alle richieste dei cittadini e che interagisce con le autorità
preposte per il contrasto alla delinquenza e alla inciviltà.

Il numero di arresti e sanzioni di questi anni non è neppure
lontanamente paragonabile con quanto fatto registrare dalla giunta
Corsini, che sottovalutava il problema affrontandolo con superficialità,
con elucubrazioni intellettuali e con comportamenti snobistici da
tipici salottisti di sinistra. I bresciani si sono così ritrovati una
città imbruttita, insicura e non governata; una città dove bastava
occupare una piazza, da clandestini, per avere un permesso di soggiorno.

Del resto quello che avviene a Milano, dove il neosindaco Pisapia, come
promesso in campagna elettorale, toglierà armi e manganelli alla Polizia
locale, facendo fare alla città un salto indietro di 30 anni nelle
politiche di sicurezza a livello locale, è sintomatico di come la
sinistra non sappia affrontare efficacemente la questione, ma
rappresenti al contrario un problema per la sicurezza delle città. Non
abbiamo dunque bisogno di nessuna riflessione supplementare,
specialmente con questa opposizione, che dopo aver inventato
«Forchettopoli» ora potrebbe divertirsi con «Reatopoli», un nuovo gioco
di ruolo in cui per vincere bisogna sparare numeri a caso, fare
dichiarazioni strampalate e pronunciare parole al vento. Sarebbero
imbattibili. Noi invece continueremo a lavorare con la concretezza che
ci ha finora contraddistinto e ad ascoltare i problemi della gente,
rispondendo coi fatti.

* VICESINDACO DI BRESCIA

bresciaoggi

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