Il bresciano: “Ricorreremo contro l’espulsione. Stiamo valutando anche la possibilità di denunciare il Comune per sequestro di persona”
Brescia, 8 aprile 2012 – Mario e Tamara come Renzo e Lucia. Questa volta però il Don Rodigro di nome fa burocrazia troppo zelante con qualcuno e meno con altri. Giovedì mattina la coppia di fidanzati, lui bresciano di 47 anni, lei moldava di 39 anni, si sono recati presso l’ufficio matrimoni del Comune per fissare la data delle nozze. Ad attenderli però hanno trovato 3 agenti della Locale che hanno contestato a Tamara il fatto di essere sprovvista del permesso di soggiorno. La 39enne, da sette anni in Italia e che lavora presso un locale del centro è quindi stata trasferita al comando di via Donegani quindi dopo 8 ore di camera di sicurezza il passaggio in questura dove le è stato notificato il decreto di espulsione.
«Trattata come una criminale — spiega Mario — eppure non ha mai avuto un attimo di cedimento nemmeno quando le è stata prospettata la possibilità di essere trasferita nel Cie di via Corelli a Milano. Solo quando siamo tornati a casa è crollata». La questione però, per loro, non si chiude qui. «Con l’avvocato Sergio Pezzucchi presenteremo ricorso contro l’espulsione — spiega Mario — La sentenza 116 della Corte Costituzionale sostiene infatti che il Comune avrebbe dovuto procedere a regolare la posizione di Tamara attraverso le nozze. Su questo avevamo fatto affidamento nel momento in cui abbiamo presentato tutti i documenti».
Potrebbe anche non essere l’unica azione. «Stiamo valutando anche la possibilità di denunciare il Comune per sequestro di persona — anticipa — ma la cosa più importante è che la posizione di Tamara sia chiarita in fretta». Le nozze sono solo rimandate. «Ci vogliamo sposare il più in fretta possibile e quel giorno invieremo i confetti anche… al comando della Polizia Locale oltre che al vicesindaco e assessore alla Sicurezza del Comune». Grandissima la solidarietà arrivata alla coppia da amici e non solo. «Ho postato un messaggio su Facebook non appena hanno portato via Tamara — ricorda — da quel momento ho iniziato a ricevere telefonate e suggerimenti su quello che si poteva fare. Ammetto che mi ha fatto molto piacere e ci ha dato la forza per andare avanti nella nostra battaglia». (ilgiorno/brescia)



La notizia che la moschea di viale Piave riaprirà a breve i battenti non manca di scatenare le prime prevedibili polemiche e sul centro islamico, bandito dal civico 203 la scorsa primavera, si riaccendono i malumori di coloro che al luogo di culto si sono sempre opposti. Vale a dire l’Amministrazione Comunale (il vicesindaco Fabio Rolfi in testa) e i membri del Comitato Quartiere Sicuro, senza dimenticare un discreto numero di residenti della zona.
Hanno lasciato Montecampione di prima mattina in 35. E nel pomeriggio in 6 sono stati ricevuti in Prefettura, strappando non solo un impegno a trattare la loro vicenda al tavolo tecnico di venerdì mattina, ma anche una fornitura di beni di prima necessità.
Tutto è cominciato a Milano. Ma nell’intera Lombardia il boom dei parrucchieri stranieri degli ultimi anni ha registrato un balzo nel 2010, con una crescita del 22 per cento in generale, con un più 41 per cento per i cinesi. Questo mentre si perdeva uno 0,5 per cento di ditte italiane.
Sono più o meno queste le tariffe di «Yomita Nail spa» in via Solferino 4. Lì si fa orario continuato dalle 9 alle 21, dal lunedì al sabato. A dirigere un gruppetto di ragazze e un ragazzo è Zhan Xiao Pan, formata nel suo Paese, venuta qui per lavorare. «Faccio questo mestiere perché mi piace e perché bisogna guadagnare per vivere» dice. Assicura che i clienti sono contenti e fidelizzati anche perché i prodotti sono italiani. Lo conferma Valeria Giuvellea, affezionata da quando il negozio ha aperto un anno fa. E’ rumena e afferma: «sono più soddisfatta qui che dagli italiani. Solo la tinta me la faccio da sola in casa, è più sicuro. I prezzi sono bassi e ho una gratuità ogni venti pagamenti».
Non è molto distante «Ok per uomo, donna, bambino», in vicolo della Stazione. Lì c’è l’intestatario, Zhou Ming, che ha ereditato l’arte dal padre in Cina ma ha voluto emigrare perché, beato lui, crede che l’euro sia la meglio moneta. Ha imparato la lingua chiacchierando con chi gli stava seduto davanti ed è soddisfatto. 

Soli e arrabbiati. Travolti da un’onda che non accenna a placarsi; combattuti tra la responsabilità di pubblici amministratori e i mal di pancia dei concittadini. Si sentono così i sindaci Bresciani: senza certezze, a cinque mesi dall’esplosione dell’ «emergenza immigrazione dal nord Africa». A mancare è prima di tutto un soggetto di coordinamento a livello istituzionale che sappia interfacciarsi con le realtà del territorio, a cominciare dai Comuni, che sulla questione dell’accoglienza ai profughi continuano a lamentare un quadro di totale improvvisazione gestionale.



