Abusi e Violenza Archive

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Violenze su due bambine a scuola arrestato a Opera il prof di musica

L’uomo, 54 anni, è stato sorpreso in flagranza dai poliziotti che lo stavano seguendo dopo una denuncia: stava tenendo una lezione individuale di piano in una scuola media

Un docente di musica di 54 anni che insegna in una scuola media di Opera, alle porte di Milano, è stato arrestato in flagranza per violenza sessuale aggravata nei confronti di almeno due sue allieve, di 11 e 12 anni, nel corso delle lezioni di pianoforte che l’uomo dava all’interno della scuola in orario pomeridiano. Gli agenti della quarta sezione della squadra mobile hanno proceduto all’arresto il 7 marzo scorso, dopo che il primo marzo una delle alunne accompagnata dalla mamma si era presentata in questura per denunciare i palpeggiamenti da parte dell’insegnante.

Dopo aver proceduto a una audizione protetta della bambina di 12 anni, gli investigatori hanno posto le microspie nella stanza in cui maestro dava lezioni di piano , soprendendolo mentre molestava l’alunna di 11 anni. Le indagini sono tuttora in corso per accertare eventuali molestie ai danni di altre alunne e sono coordinate dal pm Pietro Fornmo. Il magistrato che ha coordinato l’arresto è Galileo Proietto. L’arrestato davanti al magistrato si è avvalso della facoltà di non rispondere.

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Abusi su ragazzina, il parroco ammette la relazione: «Aiutatemi a guarire». Parlano i parrocchiani (VIDEO)

Como – chiederà gli arresti domiciliari in una struttura ecclesiastica*

(ndr: magari con sauna idromassaggio per rilassarsi, piscina per temprarsi e bel panorama per ritemprare lo spirito. SIC!

Siamo sempre alle solite: nessuno tocchi Caino! E di Abele ? … ma chi se ne frega; di solito NON può pagare bene e/o non ha solidi agganci! STAN

PEDOFILIA ecclesiastica Lombardia: dossier)

Il legale di don Marco Mangiacasale: «La situazione è riscontrata, riferirà in modo dignitoso la sua verità»

Don Marco Mangiacasale

MILANO – Don Marco Mangiacasale ammette la relazione con la giovanissima parrocchiana e chiede aiuto per superare la sua «affettività anomala». Lunedì mattina, durante il primo interrogatorio in carcere, il sacerdote arrestato con l’accusa di violenza sessuale continuata su una minorenne risponderà a tutte le domande. «Riferirà in modo dignitoso la sua verità», dice il suo legale difensore, Renato Papa, che è stato affiancato anche dal collega Mario Zanchetti. Si parte da un punto fermo, i fatti sono dimostrati. «La situazione è riscontrata – conferma il legale –. Si tratterà di valutare la portata e la natura dei fatti. Cercheremo di chiarire come i fatti non si siano svolti in un contesto di violenza, ma di affettività anomala».

Parlano i parrocchiani

Per il sacerdote, 48 anni, economo della Diocesi di Como rimosso da ogni incarico dopo l’arresto, i difensori chiederanno gli arresti domiciliari. «Non nella sua abitazione, naturalmente – precisa Papa – ma in una sede nella quale sarà possibile avviare un percorso di recupero personale. Pensiamo a una struttura di natura ecclesiastica, se non fosse possibile troveremo un’alternativa».

Anna Campaniello

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ANFO, BRESCIA. VIOLENZE ALLA MATERNA: asilo chiuso fino a mercoledì

Gia nel 2007 ponevo la domanda: «Ma le scuole sono sicure?». Domanda poi ripetuta innumerevoli volte; oggi è una delle tantissime altre volte. red/STAN

E intanto la maestra accusata di maltrattamenti comparirà davanti al gip

Per lei si aprono le porte del tribunale, mentre quelle dell’asilo di Anfo, per ora, restano chiuse. Dopo tre notti in cella nel carcere di Verziano, Laura Papa, 52 anni, comparirà davanti al gip per la convalida del fermo. Pesantissime le accuse nei confronti della maestra di 52 anni, residente a Mazzano, che venerdì scorso è stata arrestata dai carabinieri di Sabbio CHiese con l’accusa di maltrattamenti su fanciulli. Incastrata dalle telecamere nascoste piazzate dei militari nella scuola dopo una segnalazione di un dipendente, stando alle atroci immagini registrate l’educatrice si sarebbe accanita soprattutto su quattro dei sedici bambini che frequentano l’asilo statale di Anfo, di cui due affetti da problemi di apprendimento.

Dai filmati emergerebbero almeno una dozzina di episodi di violenza. In un caso si vedrebbe un bimbo costretto dalla maestra a rimangiare quello che ha rigurgitato. In un altro un bimbo straniero viene violentemente strattonato perchè non sta fermo. Ad altri toccano schiaffi e pizzicotti. L’educatrice è stata arrestata non appena i carabinieri hanno avuto in mano elementi sufficienti. Sono andati a prenderla venerdì mattina direttamente in asilo. Sotto choc tutti gli abitante e soprattutto i genitori, nessuno, dei quali, a quanto si è appreso finora, aveva mai notato segnali di disagio tra i figli.

Intanto slitta la riapertura della scuola: non oggi, ma dopodomani, mercoledì: un guasto all’impianto di riscaldamento la motivazione ufficiale dell’ordinanza firmata dal sindaco. E ci sarà un nuovo parco-insegnanti: a un incontro fra il sindaco e il dirigente dell’Ufficio scolastico territoriale è seguito l’annuncio della decisione di sostituire tutti i maestri. In sciopero le mamme, ancora sotto choc: «Qualcuno sapeva e ha taciuto». E chiedono solo di sapere tutta la verità.  (corrieredellasera/brescia)

Image Giornalismo è diffondere quello che qualcuno non vuole che si sappia, il resto è propaganda
- Horacio Verbitsky

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Dodici anni, fuga da 50 chilometri per scappare dalla mamma cattiva (GABRIELE CEREDA)

Picchiata per mesi. La madre non aveva denunciato la scomparsa nel cuore della notte
La bambina è stata ritrovata al terminal dell’Atm di Trezzo sull’Adda. Addosso solo la tuta

La fermata della metro a Gessate

Una fuga nel cuore della notte, per scappare dalle continue botte della mamma. Dodici anni appena, eppure ha trovato il coraggio di prendere la metro, e poi un pullman, e farsi 50 chilometri da sola, prima che l’autista la individuasse rannicchiata sull’ultimo sedile, nella rimessa Atm di Trezzo sull’Adda.

Arrivata dalla Tunisia in Italia solo da pochi mesi, la ragazzina vive con la mamma, 32enne, incensurata, casalinga, in un appartamento alla periferia sud di Milano. L’ennesimo litigio, poi la donna ha ricominciato a menarla. Lei si è messa a piangere, poi ha deciso di approfittare di un attimo di distrazione ed è riuscita a sgattaiolare fuori dalla porta. In strada, vestita solo con la tuta, ha vagato fino alla prima fermata della metropolitana che ha incontrato.

È salita e la metro l’ha portata fino al capolinea della verde, a Gessate. Qui ha trovato un pullman e senza pensarci due volte ci è salita. Alla fine del suo percorso l’autista è entrato nel deposito di via Brasca 83, e solo quando ha fatto per scendere ha notato quella specie di fagotto in fondo al bus. Si è avvicinato per parlarle, ma la bambina, infreddolita e spaventata, è rimasta zitta. Allora ha deciso di chiamare i carabinieri. Pochi minuti dopo sono arrivati i militari della caserma cittadina, che hanno deciso di portarla al comando di Vimercate. Gli uomini del capitano Marco D’Aleo le hanno dato un maglione caldo, poi le hanno comprato una pizza e una coca cola. Quando sono riusciti ad avere la sua fiducia, le hanno chiesto cosa era successo e lei, in un italiano stentato, ha finalmente vuotato il sacco.

Su disposizione della Procura dei Minori la dodicenne è stata affidata ad una comunità protetta. Poi, è stata accompagnata in ospedale a Milano, dove il corpo martoriato dai lividi ha confermato il suo racconto: una storia di maltrattamenti che vanno avanti da mesi. Ora verrà visitata alla Mangiagalli per accertare se abbia subito anche altre violenze. I militari hanno rintracciato la madre, che non aveva nemmeno denunciato la scomparsa della figlia. Per lei l’accusa è di maltrattamenti in famiglia.

larepubblica

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Condannato a 10 anni per abusi sessuali sulle figlie. (Antonella Paparelli)

 Un padre 49enne, residente nella bergamasca, è stato condannato dalla prima sezione penale della Corte d’Appello di Brescia per abusi sessuali sulle figlie. All’epoca dei fatti, l’anno 2003, le bambine...

 Un padre 49enne, residente nella bergamasca, è stato condannato dalla prima sezione penale della Corte d’Appello di Brescia per abusi sessuali sulle figlie. All’epoca dei fatti, l’anno 2003, le bambine avevano 5 e 7 anni e, ad oggi, che hanno 18 e 20 anni, vivono in una comunità protetta per riuscire almeno a lenire le ferite di quanto subito in passato.

 

A quanto riferiscono le due ragazze ad abusare di loro non era solo il padre ma anche il nonno, uno zio (morto suicida in carcere) ed il stesso loro fratello (all’epoca minorenne).

La Corte d’Appello, oltre ad aver disposto la revoca della patria potestà all’uomo, ha anche fissato una provvisionale di 20mila euro per ciascuna delle due sorelle che si sono costituite parte civile.

La difesa dell’uomo ricorrerà in Cassazione contro la decisione della Corte.

Antonella Paparelli

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Brescia: bimba di due anni in coma, forse malmenata dai genitori

pronto soccorsoNonostante ancora ci siano molte in certezze in merito, si sta seriamente sospettando che la bimba di due anni ricoverata nel nosocomio di Brescia, in condizioni molto gravi, possa essere stata malmenata dai suoi genitori, due egiziani. Secondo quanto si appreso dalla ‘Provincia’, giornale di Cremona e Crema, i due egiziani hanno  portato la figlia nel locale ospedale,  affermando che le escoriazioni e i lividi erano stati provocati da una brusca caduta dalle scale.

Benché ancora gli inquirenti non vogliono rilasciare dichiarazioni in merito a questa tragica e misteriosa vicenda, si stanno facendo strada alcuni dubbi sulla veridicità delle dichiarazioni rese dai genitori della piccola. I lividi, in particolare, su molte zone del corpicino, sarebbero stati cagionati da violente percosse. Spetterà agli inquirenti verificare la responsabilità dei genitori della bimba. Attualmente la bimba si trova  nel reparto rianimazione dell’ospedale di Brescia,  in coma. Il trasferimento nel reparto di rianimazione è avvenuto a seguito della constatazione, da parte dei medici, delle condizioni di salute precarie della bimba.

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A DESENZANO (BS) Cane sepolto vivo, salvato dopo 2 giorni

Jerry adesso sta bene. Il «padrone» è stato denunciato

A DESENZANO Cane sepolto vivo

Sepolto vivo. Una supplizio di un sadismo patologico quello scelto dal padrone di Jerry. Il cagnolino è stato salvato dalla polizia locale di Desenzano del Garda dopo quasi due giorni di tortura. La segnalazione ai vigili è arrivata a mezzogiorno del primo novembre: un cittadino ha sentito dei lamenti provenire da un appezzamento di terreno, in aperta campagna. Sul posto è stata inviata una pattuglia di agenti che ha notato un avvallamento coperto da un cumulo di laterizi, senza udire alcun gemito. Solo dopo alcuni minuti un flebile lamento, proveniente da sotto le macerie, ha spinto i vigili a scavare togliendo ghiaia e forati per una profondità di mezzo metro sotto il livello del terreno.

Il salvataggio di Jerry
Il salvataggio di Jerry   Il salvataggio di Jerry   Il salvataggio di Jerry   Il salvataggio di Jerry   

Sotto le macerie, sepolto vivo, giaceva un cane di razza bretone di colore bianco e rossiccio, con entrambi gli occhi coperti da una benda. Jerry, questo il nome del cane, respirava a fatica, era completamente immobile, gli occhi all’infuori. Subito un’altra pattuglia di vigili ha portato dell’acqua, visto che l’animale era fortemente disidratato. Il cane è poi stato affidato alle cure dei veterinari dell’Asl. Le indagini hanno portato in poche ore all’identificazione del proprietario del cane che ha ammesso di avere sepolto il suo animale 40 ore prima. Il desenzanese è stato deferito all’autorità giudiziaria per maltrattamento di animali (artt. 544 ter e 727 del C.P.): la polizia locale ha sottolineato al pm di turno la particolare crudeltà con cui era stato sepolto vivo l’animale. Jerry, sottoposto alle cure del canile sanitario di Brescia (al quale è stato affidato dal giudice) non è in pericolo di vita. Tra pochi giorni verrà affidato al canile di Desenzano. In attesa di un padrone meno cane.

Redazione on line

cds/Brescia

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Giovane e bella, vuol fare la modella: il papà la prende a frustate (Beatrice Raspa)

Una una studentessa albanese denuncia: maltrattata e picchiata, non potevo neanche uscire

Violenza donneBrescia, 3 novembre 2011 - Storie di immigrati di seconda generazione che viaggiano alla velocità dei coetanei italiani. Ma la famiglia vive nel passato. E il conflitto è inevitabile. Lei è una 18enne albanese, studentessa di un liceo scientifico della provincia. La chiameremo Danja. Loro sono un padre e una madre poco più che quarantenni, di casa nell’entroterra gardesano con altri due figli. Tutto potrebbe procedere senza scosse degne di nota se non fosse per un dettaglio. Che trasforma una routine di ordinari diverbi tra genitori e una adolescente ribelle in un cataclisma.

Lei è bella. E ha un sogno: vuol fare la modella. A darle coraggio c’è un fotografo di una agenzia milanese che la vorrebbe immortalare in un book fotografico. Le dice che è perfetta. Insomma, le sfilate e le passerelle potrebbero essere a portata di mano. Ma questa figlia che scalpita per entrare nel mondo luccicante della moda per mamma e papà, è fumo negli occhi. Il padre è l’ultimo a venire a sapere che la sua Danja ha in programma di farsi fare degli scatti per diventare mannequin. E la situazione esplode. I genitori mordono il freno, iniziano a controllare, a vietare.

La tensione cresce. Insulti, schiaffi, rimproveri, divieti e pure le botte, lamenta la ragazza. Siamo a fine novembre 2010. Il caso finisce in mano ai carabinieri, che denunciano i coniugi per maltrattamenti e lesioni. L’avrebbero resa vittima di «violenze psicologiche e fisiche», presa a sberle, persino picchiata sulla schiena con il ramo di un albero del cortile. «Non vedo l’ora che tu muoia – era secondo l’accusa il refrain del padre – così mi tolgo un peso». Risultato: sul capo dei genitori pende una richiesta di rinvio a giudizio. A decidere sarà ora il gup, il 26 gennaio 2012.

La storia dell’aspirante modella frustata è venuta alla luce tramite la scuola. Avvilita, un giorno di un anno fa la ragazza ha deciso di chiedere aiuto agli insegnanti, sfogandosi in una lunga lettera. Ha denunciato una vita impossibile, fatta di controlli del cellulare, di divieti di frequentare i compagni. Di oppressioni continue. Il caso dall’istituto è rimbalzato ai servizi sociali, ai carabinieri e poi alla Procura dei minori, che ha aperto un’inchiesta e disposto per la giovane, all’epoca 17enne, il trasferimento in una comunità protetta. Dal canto suo il padre gli inquirenti ha confessato: «Rifarei tutto». E’ convinto che la figlia abbia stretto un patto con il diavolo. E ai carabinieri ha raccontato che Danja, un tempo tutti 10 in pagella, nell’ultimo periodo saltava le lezioni. Aveva troppi grilli per la testa.


ilgiorno/Brescia

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BRESCIA – Pedopornografia: pensionato in manette

UN 72ENNE DI ROVATO

I carabinieri gli sequestrano oltre mille foto di ragazzini

  1. BRESCIA e la PEDOFILIA: dossier

 

Ieri i carabinieri della Compagnia di Chiari hanno arrestato un 72enne di Rovato con l’accusa di detenzione di materiale pedopornografico. Nella sua abitazione i militari hanno trovato oltre 1.100 fotografie di minori ritratti nudi e in atteggiamenti hard e sequestrato un computer, un binocolo e diverse chiavette Usb. Al vaglio anche una decina di ricevute di ricariche telefoniche che il 72enne avrebbe versato su schede Sim di ragazzini tra gli 11 ed i 13 anni. Le indagini sono partite la scorsa settimana grazie alla denuncia di una 54enne di Chiari che aveva ricevuto sul proprio telefono cellulare una decina di Mms con le immagini incriminate. L’uomo ha reagito in modo abbastanza violento alla vista delle forze dell’ordine, spintonando un carabiniere nel tentativo di sbarazzarsi di un telefono cellulare zeppo di immagini vietate, lanciandolo dalla finestra.

 

Redazione on line

corrieredellasera/Brescia

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Tante fiaccole per don Marco «È innocente, liberatelo!» Manuel Venturi

LA PROTESTA PACIFICA. Quattrocento in corteo con il comitato «Liberi nella verità» e l’associazione «FreeDon»
In fila dalla stazione alla Loggia Brignoli, coordinatore del gruppo: «È l’unico mezzo che abbiamo per risvegliare la coscienza sopita»

«Don Marco Baresi è innocente». La frase è stata ripetuta più volte ieri sera, in una fiaccolata organizzata da chi l’ha conosciuto e non riesce a credere all’accusa che gli è stata mossa. Un mantra che ha accompagnato ogni passo, ogni preghiera e ogni canto delle circa 400 persone che hanno voluto manifestare la loro vicinanza al’ex vice direttore del seminario di Brescia, arrestato il 26 novembre del 2007 con l’accusa di violenza sessuale su minore e diffusione di materiale pedopornografico e condannato sia in primo grado che in appello a sette anni e mezzo di carcere. Una sentenza della Cassazione del giugno di quest’anno ha disposto un nuovo appello per il sacerdote, ma solo per i fatti successivi al 2004: le accuse sono dunque confermate, e la più grave resta quella di pedofilia.
MA LA GENTE che ha avuto a che fare con lui, sia in Val Camonica che a Chiari e a San Zeno, non ha mai smesso di pensare che don Marco «con questa storia non c’entra nulla». Così, per ribadire ancora una volta la vicinanza al prete e per chiedere la revisione totale del processo, il comitato «Liberi nella verità» e l’associazione «FreeDon» hanno organizzato una fiaccolata che è partita ieri sera dal piazzale della stazione, per raggiungere piazza Loggia. «La fiaccolata è l’unico strumento che abbiamo per risvegliare la coscienza sopita di questa città, ed è una testimonianza del nostro affetto per don Marco, che è innocente – ha spiegato Ovidio Brignoli, coordinatore di Liberi nella verità -. Noi che l’abbiamo conosciuto sappiamo bene che persona sia, ed è un paradosso che la nostra testimonianza sia stata messa in dubbio nel processo».
SULLA MANCATA partecipazione del vescovo Luciano Monari, che nei giorni scorsi ha scritto una lettera agli organizzatori per spiegare i motivi della sua assenza, Brignoli ha fatto notare che «prima di tutto il vescovo ha sottolineato che don Marco è innocente; poi, ha avuto un comportamento eccellente nella gestione di questa situazione, perché la sua presenza si sarebbe potuta leggere come un dissenso nei confronti della magistratura. Ma è la società civile che si deve attivare per don Marco: dobbiamo farlo per noi, per i nostri figli e per l’intera città».
Alla fiaccolata hanno preso parte in tanti: due pullman sono arrivati da Chari e uno da San Zeno, mentre molti si sono mossi autonomamente, da cittadini comuni alle suore operaie (don Baresi sta scontando i domiciliari nella casa delle suore operaie di Botticino).
Armati di torce e di candele che diffondevano luci gialle, rosse, verdi e bianche, i partecipanti prima si sono disposti in cerchio davanti all’ingresso della stazione, hanno assistito ad un balletto e ascoltato un passo biblico di Isaia. Successivamente il lungo corteo è partito in direzione di piazza Loggia, accompagnato da canti, poesie e preghiere: una volta arrivato a destinazione, i manifestanti si sono riuniti per un ultimo canto collettivo, mentre su uno schermo scorrevano le immagini di don Marco tra la sua gente. Dopo un secondo balletto e la lettura di un altro passo della Bibbia, gli organizzatori hanno iniziato una raccolta firme che mira alla revisione del processo.

bresciaoggi

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